Perché le conseguenze delle elezioni presidenziali in Francia supereranno i suoi confini

Sono passati molti anni da quando in Francia c’è stata l’ultima rivoluzione, o comunque sia l’ultimo tentativo di riforma seria. Un ristagno, politico ed economico, è stato il marchio di garanzia di un paese che è cambiato poco nei decenni, il cui potere si alternava perennemente fra gli stabili partiti di destra e sinistra.

Tutto questo fino ad oggi: le elezioni presidenziali di quest’anno sono le più emozionanti a memoria d’uomo e sembrano promettere un sollevamento. I partiti socialisti e repubblicani, che hanno mantenuto il potere dalla Fondazione della Quinta Repubblica nel 1958, potrebbero essere eliminati al primo turno di un ballottaggio presidenziale il 23 aprile. Gli elettori francesi potranno scegliere fra due candidati: Marine Le Pen, il carismatico capo del Front National e Emmanuel Macron, capo del movimento liberale, “en Marche!”, fondato l’anno scorso.

Sono l’esempio lampante della “tendenza globale”: il vecchio pensiero bipolare fra Destra e Sinistra, sta diventando sempre meno importante rispetto a questa nuova era che divide i favorevoli e i contrari all’integrazione. Il nuovo assetto sconfinerà ben oltre i confini francesi e potrebbe dare nuova vita all’Unione Europea oppure distruggerla.

Les misérables 

La prossima causa della rivoluzione potrebbe essere la furia degli elettori per l’inutilità della loro classe dirigente, ed il modo che hanno di confrontarsi solo fra di loro. Il presidente socialista, François Hollande, è così poco popolare da astenersi alla corsa per farsi rieleggere. L’opposizione, il partito repubblicano di centro-destra ha visto affondare le sue opportunità il 1° marzo quando il capo del movimento, François Fillon, ha rivelato di essere indagato per aver stipendiato la moglie ed i figli, con quasi 1 milione di euro con denaro pubblico, per presunti falsi posti di lavoro. Il sig. Fillon non si è ritirato dalla corsa, malgrado l’aver promesso di farlo. E così le sue probabilità di conquista si sono indebolite drammaticamente.

Ciò che alimenta ulteriormente la rabbia degli elettori è l’angoscia che provano verso il loro stato. Secondo un recente sondaggio i francesi sono il popolo più pessimista del pianeta, infatti l’81% di essi borbotta che il mondo sta peggiorando e soltanto il 3% afferma di vedere miglioramenti. La maggiore causa di questo malcontento è di natura economica: l’economia francese è cresciuta fiacca e lentamente; il suo vasto stato, che contiene un PIL al 57%, ha indebolito la vitalità del paese. Un quarto della gioventù francese è disoccupata e di quelli che hanno un lavoro, solo in minima parte trova la certezza di un lavoro stabile e duraturo, come quello che hanno avuto i loro genitori. Di fronte alle imposte elevate ed alle regolamentazioni pesanti, i lavoratori con spirito imprenditoriale si sono spostati all’estero, per lo più a Londra.

Ma il malessere va ben oltre gli stagnanti standard di vita. I continui attacchi terroristici hanno scosso i nervi, e forzato i cittadini a vivere in un perenne stato d’emergenza; ha esposto il paese con la più ampia comunità musulmana d’Europa ad una grave crepa culturale. Molti di questi problemi si sono accumulati nel corso dei decenni ma né la sinistra né la destra son stati capaci di affrontarli.

L’ultimo serio tentativo di riforma economica ambiziosa, quella sulle pensioni e sulla sicurezza sociale francese, è stato a metà degli anni ’90, sotto la presidenza di Jacques Chirac. Riforma crollata dopo una serie di scioperi di massa. Da allora, pochi ci hanno riprovato. Nicolas Sarkozy parlava di grandi progetti, ma il suo programma di riforme è stato abbattuto dalla crisi finanziaria del 2007-08. Hollande ha avuto un inizio disastroso, incrementando l’aliquota fiscale del 75% ed è stato subito fortemente impopolare per poter fare qualcosa.

Sia Macron che Le Pen attingono da questa frustrazione generale, ma offrono due diagnosi differenti di ciò che affligge la Francia, e due rimedi radicalmente differenti. Le Pen incolpa forze esterne alla nazione e promette di proteggere gli elettori con una combinazione di più barriere e maggiore benessere sociale; ha efficacemente preso le distanze dal passato antisemita del suo partito (sfrattando persino suo padre dal partito che egli stesso ha fondato), e fa appello soprattutto alle persone che vogliono chiudersi dal resto del mondo. Denigra la globalizzazione, vedendola come una minaccia all’occupazione francese, e reputa gli islamiti fomentatori di terrore che rendono pericoloso anche indossare una minigonna in pubblico. L’Unione Europea è un “mostro anti-democratico”. Promette di chiudere le Moschee fondamentaliste, di ridurre il flusso degli immigranti a qualche goccia, ostacolare il commercio estero, scambiare l’Euro per il Franco francese e chiedere un referendum per uscire dall’UE.

L’istinto di Macron è l’opposto: egli pensa che un’apertura maggiore renda più forte la Francia. È fermamente favorevole al commercio estero, alla concorrenza, agli immigrati ed all’Unione Europea. Abbraccia il cambiamento culturale, e la disgregazione tecnologica. Pensa che il modo migliore per far sì che più francesi lavorino sia ridurre le gravose protezioni del lavoro, non aggiungerle. Macron sta lanciando sé stesso come un rivoluzionario pro-globalizzazione.

Marine Le Pen ha passato la sua vita in politica. Il suo maggior successo l’ha ottenuto rendendo socialmente accettabile un partito estremista. Emmanuel Macron è stato ministro dell’economia durante il mandato di Hollande. Il suo programma di liberalizzazione sarà probabilmente meno audace di quello dell’assediato Fillon, che ha promesso di sistemare le retribuzioni statali dei 500.000 lavoratori, e di tagliare il codice del lavoro. Entrambi i rivoluzionari troveranno difficoltà nel promulgare i propri programmi. Anche se dovesse prevalere, il partito di Marine Le Pen non otterrebbe comunque la maggioranza nell’assemblea generale, e Macron ha a malapena un partito.

Una Francia aperta o chiusa come una fortezza?

Tuttavia, essi rappresentano un ripudio dello status quo. Una vittoria per Macron sarebbe la prova che il liberalismo fa ancora appello agli europei. Una vittoria per Le Pen renderebbe la Francia più povera, più ristretta e più cattiva. Se dovesse portare la Francia fuori dell’euro, provocherebbe una crisi finanziaria e condannerebbe un’unione che, nonostante tutti i suoi difetti, ha promosso pace e  prosperità in Europa per sei decadi. Vladimir Putin non potrebbe che ammirare la situazione. Non è forse un caso che il partito di Marine Le Pen ha ricevuto un pesante prestito da una banca russa e l’organizzazione di Macron ha subito più di 4.000 attacchi di pirateria informatica.

A soli pochi giorni dalle elezioni, sembra improbabile che Le Pen possa arrivare alla presidenza. I sondaggi mostrano la sua possibile vittoria al primo turno, ma una probabile sconfitta al ballottaggio. Ma in questa elezione straordinaria può accadere qualsiasi cosa. La Francia ha scosso il mondo già una volta. Potrebbe farlo ancora.

Questo articolo è stato pubblicato nella versione cartacea di “Leaders section of the Economist” sotto il titolo di “France’s next revolution”

Articolo originale qui

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Author: Antonella Leone

Simpatica testa calda, lavoratrice per passione, viaggiatrice per bisogno. Colleziono musica, spesso anche sogni.

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!