Il dittatore è sul punto di sconfiggere i suoi nemici ma le conseguenze della guerra siriana coinvolgeranno il resto dei Paesi della regione negli anni a venire.

“Assad or we burn the country” (Assad o fuoco al Paese). Le truppe di Bashar al-Assad hanno appiccicato per anni quella frase sui muri delle città riconquistate. I ribelli hanno spinto il dittatore fino all’estremo. Assad si è scrollato di dosso le vuote minacce dei leader occidentali grazie al sostegno di Iran e Russia.

Fedele a quel suo slogan, ha distrutto intere città, asfissiato con il gas e affamato il suo stesso popolo. Ciò che rimane dei ribelli è arroccato nella provincia di Idlib ed è li che presto giungerà la loro ora. Contro ogni previsione questo mostro ha vinto.

Eppure questa vittoria è così vuota. Lungi dall’aver stabilizzato il Paese, come sostengono Russia e Iran, Assad ha spostato metà della popolazione. Otto anni di guerra civile hanno azzoppato l’economia e provocato 500.000 vite. Assad non ha niente di buono da offrire alla sua gente, la Siria resterà in disgrazia e divisa.

Assad trionferà quando cadrà Idlib, dove vivono 3 milioni di persone, molti sono fuggiti lì dopo aver combattuto altrove. L’area è controllata dai ribelli più duri: quei jihadisti legati ad al-Qaeda che non se ne andranno senza combattere.

Siria mappa dei territori del Paese. Fonte AlJazeera

Nel 2011 il governo liberò centinaia di jihadisti dalle prigioni per contaminare le prime proteste pacifiche e multiconfessionali. Ora il regime bombarda tutto senza risparmiare civili e ospedali con una strategia offensiva longeva e sanguinosa.

Ma quando i combattimenti cesseranno, le tensioni sociali, che originariamente minacciavano il regime, resteranno e peggioreranno. A cominciare dalle tensioni religiose.

Ripartizione delle confessioni religiose in Siria. Fonte:Arte

Il padre di Assad, Hafez, della minoranza alawita, si aggrappò al potere ostacolando le altre religioni. Suo figlio, invece, dipinse i sunniti come “fondamentalisti” cercando il sostegno di cristiani, drusi e siriani laici.

Milioni di sunniti fuggirono e favorirono quel progetto di Assad per “una società più sana e più omogenea”; mentre quelli rimasti hanno subito saccheggi, espropri e razzie dai sostenitori di Assad. Risentiti, spaventati e oppressi, si opposero al regime e con loro tutti quei siriani rancorosi verso la corruzione, la povertà e la disuguaglianza sociale. Cominciarono così le rivolte del 2011.

Da quel momento le cose sono precipitate. Il PIL siriano si è contratto fino ad un terzo di quello di prima della guerra civile. Secondo l’ONU otto persone su dieci vivevano in estrema povertà.

Crescita economica della Siria (2010-2030) Zaki Mehchy, marzo 2019. Analisi della proiezione del PIL in Siria. Differenza tra il potenziale di crescita economica e i danni del conflitto nel tempo. Fonti: qui; Infografica disegnata da: Ibrahim Fakhri

La Siria è in rovina e i piani governativi di ricostruzione rischiano di dilaniarla ulteriormente. Il costo previsto è tra $250 e $400 miliardi. Assad non disponendo né di capitali né della forza lavoro ha concentrato le poche risorse a disposizione esclusivamente nelle aree rimaste fedeli al regime accrescendo intanto i profitti delle sue clientele.

Intanto le tensioni religiose aumentano così come la crudeltà di Assad. Suo padre Hafez mantenne il controllo della Siria brutalmente con la polizia segreta e con occasionali campagne di violenza omicida. Suo figlio, per restare al potere, ha torturato e ucciso più di 14.000 persone nella vasta rete di prigioni clandestine, secondo il Syrian Network for Human Rights, una ONG.

Nei sotterranei sono state rinchiuse 128.000 persone e probabilmente molti di questi sono già morti. La guerra sta per concludersi a differenza del ritmo delle esecuzioni. Quasi tutti i siriani hanno perso un loro caro in questa guerra. Gli psicologi parlano malauguratamente di un collasso della società.

E poi c’è il debito contratto da Assad nei confronti dell’Iran e della Russia. Deve la sua vittoria alla loro artiglieria, ai loro consigli e al loro denaro ma soprattutto alla loro disponibilità a sostenere un reietto. Porteranno al momento giusto il conto da pagare con gli interessi. Per i siriani, quindi, la vittoria di Assad sarà una catastrofe.

I ribelli sono stremati ma Assad nonostante le difficoltà potrebbe restare al potere negli anni a venire. E finché sarà al comando della Siria la miseria del Paese si diffonderà in tutta la regione.

La guerra ha attirato quelle ingerenze straniere che dall’interno potrebbero accrescere il caos. L’Iran, per esempio, sfrutta la Siria come secondo fronte di battaglia contro Israele sostenendo gli Hezbollah, la sua appendice politico-militare stanziata in Libano.

Hezbollah è il braccio armato e politico dell’Iran situato in Libano in funzione anti-Israele; ora agisce dalla Siria, che è una piattaforma militare molto comoda e ampia in caso di guerra contro Israele. (N.d.t.)

Le truppe turche da nord minacciano le forze curde considerate terroriste. Ciò potrebbe innescare un confronto con l’America che le sostiene.

I profughi siriani fuggiti da Assad destabilizzeranno i Paesi vicini perché non vogliono assolutamente ritornare a casa e saranno sempre di più proprio a causa dell’offensiva su Idlib.

Probabilmente questa diaspora non finirà. Nei Paesi coinvolti, Giordania, Libano e Turchia, i residenti locali accusano i profughi di prosciugare risorse e di rubare il lavoro. La Turchia ne sta respingendo alcuni rispedendoli a Idlib.

Oppressi in casa e indesiderati all’estero, i rifugiati rischiano di radicalizzarsi. Le spietate tattiche di Assad hanno seminato rancore e alienazione in gran parte della popolazione.

Nelle carceri prolifera l’estremismo, terreno fertile per al-Qaeda e Stato Islamico (ISIS), che secondo il governo americano sta già “risorgendo in Siria”. A maggio l’America ha sganciato 54 ordigni contro i jihadisti in Iraq e Siria, e altri 100 nei mesi di giugno e luglio.

Non avendo agito dall’inizio della guerra, quando avrebbero potuto respingere il dittatore, i Paesi occidentali possono fare poco adesso per il destino della Siria. Alcuni leader europei pensano che sia giunta l’ora di impegnarsi con Assad, partecipando alla ricostruzione e rimpatriando i rifugiati.

Un approccio maldestro perché i rifugiati non torneranno volentieri e perché la ricostruzione sarà solo a beneficio del regime, dei signori della guerra e degli stranieri che l’hanno sostenuta. Meglio lasciare che siano Russia e Iran a pagare.

L’Occidente dovrebbe, invece, cercare di risparmiare la sofferenza della Siria offrendo assistenza umanitaria e minacciando una punizione seria per le atrocità del regime.

L’America dovrebbe restare monitorando Isis e al-Qaeda. Ma finché Assad continuerà con gli abusi sarebbe meglio usare i soldi saggiamente spendendoli per sostenere le difficoltà dei Paesi che accolgono i rifugiati.

I siriani stanno soffrendo terribilmente e con la vittoria di Assad la loro miseria non cesserà.


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Editoriale di copertina di Economist.com link qui]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Author: Roberto Del Latte

Sono un blogger e laureando in lettere moderne a Bari. Sono appassionato di politica estera e collaboro con diverse riviste del settore, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, dove tratto le politiche energetiche, la politica degli stati post-sovietici e la geopolitica delle religioni.

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