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Mi chiamo Giulia. Ho 16 anni.

Chiudo la porta a chiave e guardo l’armadio. Cerco di scegliere qualcosa di veramente carino. Stamattina ci sarà pure lui. No, questo m’ingrassa. Gesù, ti prego, ti prometto che sarò bravissima a scuola e butterò la spazzatura tutte le sere senza lamentarmi, ma ti prego, puoi fare in modo che per una volta guardi me? Che si accorga che esisto? Metto la gonna. Questa, che mi fa carina. Se oggi non mi guarda, mi arrendo.
Mamma, ci vediamo dopo! Mi chiudo la porta alle spalle e chiamo l’ascensore. Indosso i miei occhiali e… no. No no no. Ma perché compare sempre quando esco io? Non salutarmi. Lo sapevo. Sorrido, amara. Saliamo in ascensore. Veloce. Veloce, ti prego, fa veloce. Solo io ho il vicino di casa più viscido di tutti? Mi tocca di nuovo. Sto zitta e prego che ste porte si aprano in fretta. Sto zitta, mentre la sua mano viscida mi palpa il culo. Le porte si aprono. Lo schifoso se ne va sorridendo. Io fingo di legare i lacci delle converse e respiro.

Mi chiamo Lucia. Ho 35 anni.

Sto tornando a casa, stanchissima dopo una giornata di lavoro molto intensa. Sono un’avvocato e sono felice di esserlo. Pensavo che questo mi avrebbe protetta. Forse pensavo di potermene liberare facilmente. Ne ho parlato solo con un amico. Lui è un Carabiniere, ma non ha potuto aiutarmi molto. Un giorno è entrato in casa. Ero così arrabbiata che ho fatto denuncia. Poi, a mente fredda ci ho ripensato e l’ho ritirata. Posso farcela. Sono forte. Posso gestirla da sola. Ho cambiato la serratura. Ora davvero è fuori dalla mia vita. E invece no, mi sbagliavo. Lui non si da pace e non da pace a me. Mi tormenta, mi ossessiona. Prima diceva di amarmi. Ma io non ci casco più, io la so la verità. Ora è arrabbiato, dice che gli ho rovinato la vita. I miei vicini di casa lo vedono spesso qui intorno. Non so esattamente cosa fa, ma ho paura. Adesso ho paura quando esco e quando rientro a casa. Salgo le scale e penso che oggi mi è andata bene, che non l’ho incontrato. Ed è solo un attimo. Abbasso la testa, cerco le chiavi nella borsa. Cerco e cerco ancora. Eccole. All’improvviso sento il fuoco che divampa in faccia. Non ho il tempo di capire. Sono bagnata eppure sto bruciando. Sto morendo? Dico il suo nome. Se sto bruciando viva è colpa sua, lo so. Non capisco cosa succede, non riesco più a vedere, sento la mia faccia sciogliersi.

Mi chiamo Sara. Ho 22 anni.

È primavera, ma la notte fa ancora fresco. Sono in macchina, con la radio accesa. Il volume è alto, ma io sono felice, dopo tanto tempo, e voglio cantare. Ho fatto tardi, è notte fonda. Avviso mamma che sto tornando a casa; le mando un messaggio così lei è tranquilla. Mentre canto penso a lui. È entrato da poco nella mia vita eppure riesce finalmente a donarmi quella serenità che desideravo tanto. E canto, canto, canto. Poi mi si spegne il sorriso. Guardo qualcosa nello specchietto retrovisore e non mi piace. Non si arrende. Gli ho detto che è finita e non si arrende. Non l’ho denunciato, forse ho sbagliato. Sto stronzo mi sta spaccando la macchina. Ehi, ma che diavolo fa?! Ora mi fermo e gliene dico quattro. E invece sale in macchina. Grida lui e grido io. Si sente puzza di benzina. La versa da una bottiglia… ho paura. È pazzo, bagna tutto con la benzina, bagna anche me. Dà fuoco alla macchina. La mia macchina! Riesco a scendere in tempo, inizio a correre. AIUTO! Grido ancora di più. AIUTO! Fanculo sti stronzi, non si ferma nessuno. AIUTO! Lasciami stare! E mentre lo dico inizio a bruciare. Sono una torcia. In un attimo tutto brucia. Non so che fare, continuo a chiedere aiuto, chiedo aiuto ma nessuno mi sente e nessuno si ferma, nessuno capisce, nessuno mi salva. Nessuno mi salva. Aiuto, chiedo. Aiutatemi. Non grido più. Aiuto.

Mi chiamo Francesca. Ho 26 anni.

Ho imparato a camminare con le chiavi in tasca. Di solito tengo in mano quella più grande. Come pseudo-arma. Non si sa mai. Quando mi avvicino a casa, invece, sposto le dita su quella del portone. Per averla pronta ed entrare subitissimo. Non si sa mai. Ho 26 anni e ho imparato presto a non voltarmi se mi sento chiamata per strada. Soprattutto se è sera. Neanche per dire l’ora a chi la chiede. Non so niente, non sento nessuno. Non si sa mai. Ho imparato a stare attenta a come mi vesto. I tacchi solo se sono in macchina. E non perché mi stanchi a camminarci, no. Perché sono stanca di sentire battute idiote, allusioni a tariffari. Allora evito. Ho imparato a camminare con la testa dritta, ché quando quelli dell’età di mio padre mi mandano un bacio e mi sussurrano ‘sei bellissima’ nell’orecchio, mentre cammino, mi inquietano. E non poco. Ho 26 anni e so fingere perfettamente una telefonata. Non si sa mai. Quando prendo il bus, se non posso sedermi, mi metto accanto alle porte, con la schiena coperta. Così evito. Mi chiamo Francesca, ho 26 anni e a volte ci penso, a una figlia. E spero e prego che quando avrà la mia età non debba preoccuparsi, non debba stare attenta a guardare chi incontra, a come si muove, alle intenzioni che ha. Che cammini per strada senza paura, perché non si sa mai.

 

La violenza sulle donne ha mille nomi e mille facce. Può essere un marito troppo “espansivo”, che picchia la moglie se la minestra è troppo salata. Il vicino di casa che si complimenta spesso, mostrando il suo apprezzamento allungando le mani, quel ragazzo che proprio non accetta un no, e si prende da solo quello che vuole, violentando il suo corpo e non solo.
Ad oggi sono quasi 7 milioni le donne che hanno subito violenza nella loro vita. Il 10,6% delle donne ha subito violenza prima dei 16 anni. il 26,4% delle donne subisce violenza psicologica dal proprio partner.
Il 34,5% delle donne ha temuto per la propria vita. [Fonte: Istat]

Le storie di Lucia e Sara sono liberamente ispirate alle violenze subite da Lucia Annibali, sfregiata con l’acido solforico, e Sara Di Pietrantonio, bruciata viva. Giulia? Può essere ciascuna di noi. Giulia è Roberta, Claudia, Antonella, Maria. Giulia può essere chiunque figlia e chiunque madre, amica, parente.

E mentre mi fermo e sospiro, penso che oggi non siamo completamente libere se siamo ancora costrette a dire “Io ti voglio lasciare e lasciami viva” (cit.).

Author: Dott.ssa Francesca Caporale

Di formazione primariamente classica, mi presento oggi come Dott.ssa in Psicologia Clinica.
Attualmente tirocinante Psicologa in ambito oncologico, coltivo da sempre la mia passione per i libri.
Mi definiscono anacronistica, ed è così che mi piace essere.

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