Cari blogger e politicanti speculatori non sarà il vostro post a riportare la stabilità a Caracas.  Facciamo chiarezza dopo le speculazioni di Giorgio Cremaschi di Potere al Popolo e dei blogger da quattro soldi contro il turbo-capitalismo.

AGGIORNAMENTO 26/01/2019 alle 13:06
Francia, Spagna e Germania si dichiarano congiuntamente pronte a riconoscere Guaidò, se entro un periodo di otto giorni non ci sarà una convocazione di elezioni eque, libere e trasparenti in Venezuela.

Intanto, secondo un’inchiesta di Reuters, negli ultimi giorni sarebbero arrivati in Venezuela un certo numero di “contractors” russi, cioè mercenari che lavorano per società militari private, con l’obiettivo di difendere il regime del presidente Nicolás Maduro dai tentativi dell’opposizione di togliergli il potere. L’inchiesta sarebbe basata sulla testimonianza di diverse fonti. Il ministero della Difesa russo e il ministero dell’Informazione venezuelano non hanno commentato la notizia. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha commentato, riferendosi alla presenza di mercenari russi in Venezuela: «Non abbiamo questa informazione»

Ho deciso di scrivere dopo che ieri verso l’una ho visto un post su facebook di Giorgio Cremaschi esponente di Potere al Popolo. Cremaschi ha pubblicato un video messaggio sui social dal titolo: “A FIANCO DELLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA DEL VENEZUELA, CON IL LEGITTIMO PRESIDENTE MADURO.. No al golpe fascista di Trump, vergogna a chi lo sostiene, manifestiamo ovunque la condanna dei golpisti, ricordiamoci di Allende, non devono passare..L’impero americano nella spazzatura della storia ..NO PASARAN”. 

Personalmente trovo irritante lo speculare su queste vicende solo per il gusto di sentirsi di “quella sinistra lì” o “anti-americano” ecc.

Scrivo solamente per cercar di fare un po’ di ordine tra le distorsioni e le speculazioni che in queste ore blogger improvvisati, esponenti politici e intellettuali-contro-il-turbocapitalismo-finanziario stanno facendo su questa vicenda. Alcuni arrivando addirittura a schierandosi incondizionatamente a favore di Maduro e la rivoluzione bolivariana o anche a favore della sua controparte.

Solitamente evito di condizionare chi mi legge e di invitarlo incondizionatemente a schierarsi con una parte politica, che, non solo è difficile da comprendere riassunta così per ovvie ragioni di diverso contesto e soprattutto perché non possiamo effettivamente fare i “venezuelani con il culo degli altri”. Preferisco per tanto illuminarvi su quanto è accaduto utilizzando fonti più autorevoli a mia disposizione.

Ma torniamo alla vicenda.

COSA È SUCCESSO? e COSA STA SUCCEDENDO?
Il Venezuela ha da ieri due presidenti: Nicolás Maduro e Juan Guaidó.
Il trentacinquenne presidente dell’Assemblea Nazionale Juan Guaidó si è autoproclamato presidente della Repubblica al posto di Nicolás Maduro, il capo di Stato erede di Hugo Chávez che ha iniziato il suo secondo mandato pochi giorni fa dopo aver vinto delle elezioni irregolari.

LECITO O ILLECITO?
Maduro è stato eletto nel maggio 2018 con elezioni non riconosciute dai vicini regionali e dall’Occidente per evidenti irregolarità e ma de facto sarebbe al secondo mandato. 

Il secondo, si è autoproclamato in piazza, capo di Governo e dello Stato pro tempore. Tutto lecito secondo gli art. 233, 333 e 350 della Costituzione venezuelana. Da principio ha scelto di giocarsi la carta della moderatezza, data la sua incerta situazione, dichiarando che nel caso in cui prendesse “effettivamente” le redini del Venezuela non escluderebbe un’amnistia per Maduro.

Per la piena regolarità dovrebbe godere però del sostegno della Corte Suprema. Ma è proprio questa la questione più controversa: 
1) non c’è un effettivo appoggio, anzi sono esplicitamente contrariati;
2) nella Corte Suprema ci sarebbero solo o maggioranza maduristi;
3) alcuni elementi della Corte Suprema sono fuggiti dal Paese e si sono rifugiati in USA;

CHE DICONO GLI ALTRI PAESI?
Maduro può godere dell’appoggio di: Russia, quasi incondizionatamente; Cuba, non solo per affinità ideologica ma perché l’Havana è il principale beneficiario dell’export venezuelano; Bolivia, come sopra ma sempre nei limiti delle possibilità; resta ambiguo il ruolo del Messico che per ora continua a riconoscere il governo; la Cina è un Paese non ideologo come in passato e come avvenuto per la Corea del Nord difficilmente metterebbe a rischio la sua stabilità per le follie altrui, resta comunque un player fondamentale per l’acquisto del greggio venezuelano; la Turchia a cui piacerebbe sostenere di più Caracas ma ha già sperimentato l’ira Usa contro la moneta nazionale; infine Iran e Siria.

Guaidó, già Presidente del parlamento venezuelano, è stato subito riconosciuto legittimamente da Usa, Canada e da quasi tutta l’America Latina (in maniera molto animata dal Brasile di Bolsonaro dal forum di Davos) e più timidamente dall’Unione Europea.


Presidente Nicolas Maduro con Vice-Presidente del Partito Socialista Diosdado Cabello (Dx) dietro il ritratto di Hugo Chávez. (Jorge Silva / Reuters)

E POI?
Dalla prospettiva di Maduro gli ultimi sviluppi sarebbero un “golpe”, vocabolo spesso usato molto spesso, in alcuni casi più lecitamente, per richiamare su di sè l’attenzione internazionale. Ha decretato la sospensione dei rapporti con gli USA e l’espulsione degli stessi diplomatici. Washington comunque non pare intenzionata a rimpatriare i propri funzionari.

Caracas si è avvitata progressivamente nel tempo in una spirale di crisi, in primo luogo socio-economica, ma anche diplomatica e migratoria. Maduro sta attraversando la fase più delicata del suo governo.

Le sorti del paese caraibico dipendono principalmente da alcuni fattori come:
1) il prezzo dell’export delle generossissime risorse naturali. Il Paese è membro OPEC per la forte presenza di petrolio greggio. Attualmente nonostante il prezzo del greggio sia in rialzo non è comunque abbastanza favorevole per sostenere la spesa pubblica (secondo ilSole24ore dovrebbe essere almeno oltre gli 80$ al barile. Oggi a 53$. Tempo reale qui: https://www.fxempire.it/markets/crude-oil/overview);

2) il ruolo importante delle Forze armate venezuelane, sinora fedeli al successore di Chávez, e confermatesi il vero grande “centro di gravità permanente” del governo, a meno di un intervento militare straniero che non pare all’orizzonte (esplicitamente escluso dal Brasile).

Elenco dei 12 Paesi dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC)

SCENARI FUTURI
Un embargo petrolifero di Washington contro Caracas ridurrebbe subito il regime in ginocchio. E si tratta di una prospettiva probabile da parte americana.

Un’operazione militare avrebbe lo stesso effetto ma in più peggiorerebbe i rapporti con tutti i Paesi dell’America Latina che hanno già sperimentato l’interventismo armato a stelle e strisce. Un’evento del genere potrebbe spingere gli attori regionali a contestare l’atto tirandosi fuori da una possibile cooperazione o addirittura in casi estremi, poco probabili, non a sostegno di Maduro ma a sostegno e difesa della sovranità venezuelana.

La speranza del governo americano è che la pressione diplomatica unita a quella popolare induca a cominciare un percorso di transizione post-madurista. Difficile da immaginare se ai militari non verranno garantite l’amnistia e la possibilità di godere almeno in parte delle ricchezze accumulate in un quindicennio di traffici.

Per adesso le proteste e il sentimento più forte di protesta si sta affievolendo proprio a causa dei dissidenti che fuggono e delle restrizioni.

I più informati ricorderanno il risultato del referendum costituzionale turco di Erdogan vinto non con molto distacco. Bene, questo risultato è stato favorito senz’altro dall’esilio o dall’arresto di molti oppositori successivamente al tentato golpe di una parte dell’esercito.

Non bisognerà stupirsi quindi se domani in Venezuela nei sondaggi saranno aumentati i sostenitori a Maduro.

RESTA UN SOGNO NEL CASSETTO… (?)
…il sogno del politico e generale venezuelano Simón Bolívar che contribuì all’indipendenza e fu presidente del Venezuela, del Perú, della Bolivia e della Gran Colombia. L’ultima tornata elettorale possiamo considerarla anche come un termometro dell’umore popolare. Il dato che si segnala è la stanchezza dei venezuelani verso la rivoluzione bolivariana.

Ritratto di Simón Bolívar

Chávez in 14 anni ha cambiato il paese, ponendo le classi più povere al centro della sua azione politica e conquistandosi la loro devozione. Questo modello che ha funzionato fino a quando i prezzi record del petrolio permettevano di non preoccuparsi della spesa pubblica e fino a quando la rivoluzione non si è incancrenita.

Oggi in Venezuela non sono rari i black out, scarsità di generi alimentari, l’inflazione oltre il 20% e il deficit pubblico ha assunto dimensioni preoccupanti.

Altri due fenomeni piegano il Paese: la corruzione e la violenza, che ultimamente hanno assunto dimensioni preoccupanti portando il Venezuela nelle posizioni di testa delle rispettive classifiche.

Comunque vada per Maduro le strade percorribili sono solamente due: 
1) continuare a sostenere la rivoluzione bolivariana nel continente, malgrado i fondi per sussidiare gli alleati scarseggino;
2) oppure proseguire nella ricerca del disgelo con gli Stati Uniti, autorizzato dallo stesso Hugo Chávez negli ultimi mesi della sua vita

Author: Roberto Del Latte

Sono un blogger e laureando in lettere moderne a Bari. Sono appassionato di politica estera e collaboro con diverse riviste del settore, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, dove tratto le politiche energetiche, la politica degli stati post-sovietici e la geopolitica delle religioni.

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