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Una giornata particolare è il film del 1977 di Ettore Scola. Adesso, non starò di certo qui ad elencare i vari premi e riconoscimenti e nemmeno a fare l’ennesima recensione lunga e celebrativa della pellicola. Di fondamentale importanza, a mio parere, è tracciare un’analisi dei dettagli più importanti, alcuni anacronistici, scelti dalla regia per migliorare la contestualizzazione del film.

Scola colloca all’interno di un momento storico di grande rilevanza un microcosmo condominiale romano. Il 6 maggio 1938, data dell’ufficiale incontro a Roma tra Hitler e Mussolini, viene aperta una minuscola parentesi sulla vita di Antonietta (Sophia Loren) e Gabriele (Marcello Mastroianni). Lei è una casalinga ignorante e dedita al partito, moglie di un impiegato statale fascista, e lui un ex-voce EIAR (ente italiano per le audizioni radiofoniche) destinato ad essere confinato perché omosessuale. Il film, con questa “giornata particolare” come sfondo, è stato il primo in Italia ad aver affrontato il tema dell’omosessualità.

MACROCOSMO

Benito Mussolini, Adolf Hitler e Vittorio Emanuele III. Immagine da una rivista militare del 6 maggio 1938

Benito Mussolini, Adolf Hitler e Vittorio Emanuele III. Immagine da una rivista militare del 6 maggio 1938

La scena d’apertura con le immagini del cinegiornale dell’istituto Luce sulla settimana di Hitler in Italia, arrivato dal Brennero e diretto a Roma dove l’aspettano l’omologo italiano, il re Vittorio Emanuele III e il conte Galeazzo Ciano, mostra il contesto nel macrocosmo. Hitler, già dittatore, dopo aver destituito il precedente comandante ha assunto da pochi mesi il comando supremo delle forze armate tedesche e ha annesso alla Germania: l’Austria, i territori cecoslovacchi e i Sudeti.

Entrambi i dittatori godono di un momento di pieno consenso dal popolo e di lì a poco avrebbero portato i paesi alla catastrofe già con la successiva proclamazione delle Leggi Razziali. Il Papa Pio XI si ritira a Castel Gandolfo e fa chiudere i musei vaticani per tutto il periodo della                                                                                      visita.

MICROCOSMO

Sono quasi le 6 di mattina; la cinepresa entra nell’appartamento di Antonietta che si sta apprestando ad accendere le luci e a svegliare marito e figli che dovranno prepararsi alla parata fascista. La giornata particolare è cominciata…

Sophia Loren in una scena dal film una giornata particolare

Sophia Loren in una scena dal film “una giornata particolare”

Il figlioletto adolescente di Antonietta canticchia “La Jugoslavia ha detto che la Dalmazia è sua.. e noi je risponnemo ma li mortacci tua!”. La canzoncina si riferisce al territorio (oggi croato) che sbocca a nord del mar Adriatico. Fu motivo di propaganda fascista e del malcontento italiano perché il Regno d’Italia l’avrebbe ottenuta con la sigla del Patto di Londra dall’Austro-Ungheria dopo l’ingresso nella grande guerra. Si parlò di Vittoria Mutilata italiana perché al termine della grande guerra non fu permessa l’annessione completa, a causa del principio di autodeterminazione dei popoli. Questa fu una delle ragioni che portarono alla marcia su Roma e all’occupazione italo-tedesca nella seconda guerra mondiale di quella parte di Jugoslavia.

Nei primi dialoghi un altro dei figli spiega alla mamma che ha perso il suo “Pon Pon”. Suo padre lo rimprovera per aver utilizzato un termine straniero. Gli dice di italianizzare la parola (in ponpono) o di sostituirla con un corrispettivo in italiano. L’italianizzazione è stato un processo volontario o forzato, di assimilazione culturale e linguistica in Italia. Durante il ventennio furono italianizzati non solo i vocaboli ma anche i cognomi degli stranieri residenti e la toponomastica.

I due protagonisti in una scena di una giornata particolare

I due protagonisti in una scena de “una giornata particolare”

In un paio d’ore il condominio si svuota come un formicaio per la grande parata dei Fori imperiali ed emerge subito un dettaglio anacronistico. Antonietta rimasta in casa sospira che “di mamma [purtroppo] ce n’è una sola – poi con lo sguardo sul disordine aggiunge – ma qui ce ne vorrebbero tre: una che pulisce; una che sistema la cucina e la terza, io, che si rificca a letto” e subito intona il ritornello di Mamma di Beniamino Gigli che però uscirà 2 anni dopo.

E’ con la fuga del pappagalletto domestico che si incontrano i due protagonisti. Gabriele che fino ad un attimo prima meditava di suicidarsi con una Beretta 1922, di probabile diffusione civile, soccorre Antonietta ed improvvisamente risollevato inizia a scherzare, accenna passi di rumba con lei e le offre in dono I tre moschettieri di Alexandre Dumas. Lei riconosce il romanzo perché ricorda la trasmissione radiofonica dell’EIAR ma Gabriele le ricorda che la trasmissione si chiamava i quattro moschettieri, una visione parodistica del romanzo. Tra le altre citazioni radiofoniche nei dialoghi spuntano fuori 2 importanti nomi: Guido Notari un annunciatore, di cui si sente anche la voce alla radio estratta da un documentario dell’epoca sull’incontro dei dittatori dato che i nastri originali sono stati perduti, e Alberto Rabagliati, l’interprete di Baciami Piccina che ogni lunedì sera andava in onda con Canta Rabagliati.

Il personaggio di Mastroianni afferma di essere scapolo e di pagare la tassa sul Celibato. L’imposta mirata agli over-25 fu introdotta dal regime, poi abolita da Badoglio nel 1945, per spronare i matrimoni e le nascite e ne segue poi la critica:“come se la solitudine fosse una ricchezza”. Antitetica è l’altra protagonista che invece spera di ottenere la medaglia d’onore per le madri di famiglie numerose, degli incentivi economici dedicati alle famiglie con più di 7 figli.

Una giornata particolare scena sul terrazzo

Una giornata particolare, scena sul terrazzo

Di fondamentale importanza sono i dettagli che emergono sulle analoghe condizioni degli omosessuali. Alcuni che mascheravano l’orientamento dietro un certificato medico che attestava la non-omosessualità rilasciato dopo umilianti analisi altri destinati al confino e lavori in miniera a “Carbonia”. La scelta di collocare il film nel 1938 fa capo alle propagande fasciste contro gli omosessuali durate dal 1936 al 1939.

E’ come se il regista avesse tagliato sagittalmente la Roma del 1938, facendoci toccare ed assaporare, grazie all’imponente cascata di dettagli importanti e non, il “recinto” claustrofobico della sfera pubblica e privata dei cittadini marginali o emarginati (che fossero omosessuali o madri, poco importa, data la condizione di “eterne scolare da premiare con stelline” delle seconde) che si ritrovano a vivere, insieme all’Italia intera, una “giornata particolare”

Author: Roberto Del Latte

Sono un blogger e laureando in lettere moderne a Bari. Sono appassionato di politica estera e collaboro con diverse riviste del settore, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, dove tratto le politiche energetiche, la politica degli stati post-sovietici e la geopolitica delle religioni.

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