Romania. Il degrado regna incontrastato in una nazione che ci convive da ormai troppo tempo. Romeo (Adrian Titieni), medico, è il padre di Eliza (Maria-Victoria Dragus), diciottenne prossima alla maturità su cui Romeo ripone le speranze di una vita che lui e sua moglie Magda (Lia Bugnar) non sono riusciti ad ottenere. Con alle spalle un passato da rivoluzionari, hanno vissuto la loro giovinezza nella speranza di cambiare le sorti dell’amata Romania, ma si sono ritrovati alla soglia dei cinquant’anni in un matrimonio alla deriva, intrappolati in un’infelicità che suona tanto come il cliché dei paesi dell’Est.

Ormai disilluso, Romeo farà dunque di tutto per mandare la giovane figlia a studiare in Inghilterra dopo il diploma. Ma quando Eliza sarà aggredita, questo evento rischierà di compromettere ogni sogno di gloria.

Per quanto Magda cerchi di essere complice di sua figlia, lasciandola libera di vivere le proprie esperienze, Romeo si limita a a continue costrizioni circa gli obiettivi che egli è pentito di non aver perseguito in passato, ponendo la pubblica immagine davanti alle situazioni concrete tra le sue preoccupazioni. Ma è davvero un uomo così cinico? La lunga ricerca dell’aggressore di Eliza svelerà vari lati della sua personalità allo spettatore, permettendogli di ponderare ogni giudizio.

Come in “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni”, il regista Cristian Mungiu è critico verso la sua terra natia, e la macchina da presa a mano, molto utilizzata nel corso dei centoventotto minuti, è una precisa scelta stilistica al fine di donare maggior pathos e drammaticità alle scene.

“Un padre, una figlia”, film del 2016 per cui Mungiu si è aggiudicato la Miglior Regia al Festival di Cannes, è una pellicola che indaga sui complessi equilibri che regolano il rapporto tra genitori e figli. E lo fa cercando di mettersi nei panni degli uni e degli altri: infatti, seppure il padre venga dipinto come un marito infedele, la dedizione nel suo lavoro, unita all’amore nei confronti della figlia (dimostrato in maniere spesso discutibili) e dell’anziana madre, evidenziano come in realtà ci si trovi dinanzi ad un brav’uomo. Con dei grandi difetti, non ultimo quello di voler dare a Eliza il futuro che non ha mai avuto, negandole la possibilità di crescere tramite scelte personali che talvolta possono e devono dimostrarsi anche sbagliate.

Romeo è un genitore oppressivo, che a preoccuparsi delle reali ambizioni della figlia preferisce lavorare psicologicamente su di lei per far sì che queste si trasformino in quelle che lui ritiene più giuste. Una rivisitazione della propria vita, che rischia di sconfinare nella negazione della libertà adolescenziale e in un futuro pesantemente condizionato dall’oppressione genitoriale.

“Se avessi io la tua età adesso…”

foto da: articolo21.org

Author: Federico Del Vecchio

Amo il cinema e sogno di diventare un regista. Cerco costantemente di espandere la mia cultura tramite qualsiasi esperienza abbia l’opportunità di avere.

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