Seleziona una pagina

«Essere o non essere, questo è il dilemma» così recitava il principe Amleto nella celeberrima tragedia shakespeariana. Purtroppo quando fu scritta l’opera Descartes era solamente un bambino altrimenti avrebbe consigliato ad Amleto di non disperarsi troppo nel suo dramma esistenziale in quanto l’attività stessa del pensare è la prova ontologica dell’esistenza, infatti, cogito ergo sum (penso dunque sono) diceva il filosofo francese.

Si è e non si può non essere, quindi; questa certezza però non risolve le inquietudini esistenziali dell’essere umano. Che ci sia un altro dilemma da risolvere? Per lo psicoanalista e sociologo tedesco Erich Fromm è proprio così: la domanda che l’uomo deve farsi è se sia meglio Avere o Essere. Pubblicato nel 1976 To have or to be? (Avere o essere?) è indubbiamente uno dei libri più importanti di Fromm e tra i più importanti della seconda metà del Novecento. Avere ed Essere sono due modi opposti di intendere la vita, le esperienze, gli affetti, il lavoro, la politica, ecc.

Le due modalità esistenziali vengono ben sintetizzate in due composizioni poetiche; la prima è di Alfred Tennyson, poeta inglese del XIX secolo, ed esprime la modalità dell’Avere: «Fiore in un muro screpolato, / Ti strappo dalle fessure, / Ti tengo qui, radici e tutto, nella mano, / Piccolo fiore – ma se potessi capire / Che cosa sei, radici e tutto, e tutto in tutto / Saprei che cosa è Dio e cosa è l’uomo». La modalità dell’Essere è espressa, invece, da Matsuo Bashō, poeta giapponese del XVII secolo: «Se guardo attentamente / Vedo il nazuna che fiorisce / Accanto alla siepe!». Entrambe le poesie parlano di un uomo attratto dalla bellezza di un fiore; nella prima l’uomo non ci pensa due volte e strappa il fiore dalla terra, uccidendolo quindi, solamente per soddisfare i propri interrogativi su Dio e l’umanità. Al contrario, nella seconda, l’uomo non fa praticamente nulla, l’unica “azione” è quella della contemplazione rispettosa nei confronti della natura. L’uomo dell’Avere è un uomo che vive solamente attraverso il possesso di un oggetto (fisico, psichico o spirituale che sia), mentre l’uomo dell’Essere è l’uomo che vive della propria libertà e di quella altrui. Il primo è statico e pesante, mentre, il secondo è dinamico e leggero.

Per Fromm le due modalità sono visibili soprattutto nella vita di tutti i giorni: all’università, per esempio, lo studente dell’Avere sarà quello che trascriverà ogni singola parola dell’insegnante e che si servirà esclusivamente della memoria per superare un determinato esame (possedere, trattenere la conoscenza). Diversamente si comporterà lo studente che farà propria la modalità dell’Essere: egli magari non prenderà neanche un appunto, ma si preoccuperà di avere un rapporto attivo con l’insegnante fatto di domande e curiosità. La lezione gli farà nascere nuovi quesiti e nuove prospettive e si sentirà trasformato alla fine di ognuna di esse. Anche l’arte del conversare sarà differente in base alla modalità utilizzata: l’uomo dell’Avere cercherà di conquistare gli altri facendo leva sulla propria posizione sociale, in sostanza “esibendo” se stesso. L’uomo dell’Essere, invece, non s’aggrapperà al proprio Io. Cercherà di essere vivace e interessante, con la sana volontà di conoscere in profondo l’essenza dell’altro. L’uomo dell’Avere, in definitiva si mostrerà artificioso e costruito, mentre, l’uomo dell’Essere naturale e sincero. La modalità dell’Avere la si potrà riscontrare, inoltre, nei rapporti amorosi e famigliari: il senso di possesso, di controllo verso l’oggetto “amato” schiaccia l’impulso vitale dell’amore. A riguardo sono molto interessanti le considerazioni che Fromm fa sull’uso comune di dire “mi sono preso una cotta”; lo psicoanalista denota che la modalità dell’Avere si manifesta anche nel linguaggio comune e afferma che non si può “prendere” un amore (atteggiamento passivo) ma solo “essere” in amore (atteggiamento attivo).

Questa è, per Fromm, una società basata esclusivamente sull’Avere. Egli afferma che il carattere principale di questa sia il “carattere mercantile”: il valore del singolo non è altro che “valore di scambio” e la sua personalità si riduce al “io sono come voi mi desiderate”. Per questo è auspicabile l’inizio di una nuova stagione all’insegna di un moderno Umanesimo che prenda come base di partenza gli insegnamenti di Cristo, di Buddha, di Meister Eckhart e di Marx per la realizzazione della “Città dell’Essere“.

Author: Nunzio D’Alessandro

“Studio filosofia presso l’Università di Bologna. Mi appassiona ricercare e ascoltare la musica anni ’70/80 dal rock progressivo alla new wave. ”

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!