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E vidi così il ritorno della violenza a Cupcake. Quella vera. Quella che non riesci nemmeno a descrivere se non ne sei spettatore o protagonista. Non riuscivo a capire cosa passasse per la testa di Aaron Mithcell alla vista di Charlton Amlie. Certo, avevano ritrovato le foto di Cecily, gli scatti della ‘honeymoon’ spagnola in sua compagnia, i relitti universitari. Ma bastava tutto questo per decretare la colpevolezza di un personaggio così simile a lui?

 

Avrei voluto sin da subito colloquiare con Charlton Amlie. Purtroppo non ne avevo né la precedenza né a quanto pare il diritto. Nel ventiduesimo secolo, l’era ed il cosiddetto pacchetto dei diritti sociali risultarono evaporati su una nuvola di tirannico ‘neoneoliberismo’. Siamo diventati miseri oggetti senza contenenti né contenuti. E’ quanto spero possiate capire dall’esempio di tale indagine, condotta senza alcuno scrupolo e senza la minima possibilità di contraddittorio. Wellington Street si cosparse così di violenza e silenzi polizieschi. Mentre il commissario Richards “consegnava” Charlton Amlie “per fare un favore ad un amico”, ovvero Dustin Sharedown, la centrale di polizia s’era improvvisamente svuotata con un quasi beffardo e profetico tocco di lussuria ed irresponsabilità civile.

 

Riuscii a scorgere solo una parte del pestaggio perpetrato nei confronti del colpevole. Un uomo distrutto, i cui diritti erano già stati sottratti dalla mancanza di voglia di vivere, vedeva perderli inequivocabilmente in questa totale sospensione democratica che fatico ancora oggi ad accettare. Chissà se durante le botte subite Amlie non stesse pensando ad una vita spesa male, decurtata di obiettivi ed aspettative, oltre che di speranze.

 

C’era qualcosa di sbagliato in tutta questa storia. Vendette private, personaggi squallidi improvvisamente divenuti eroici in nome di una causa collettiva, scrittori divenuti picchiatori, bigliettini che riconducevano sempre alla stessa pista. Una sola, additata in un battibaleno come risolutoria. Per la gioia di Richards, il suo rude vice Crawford, Sharedown e tutta la combriccola, Meredith Mellby compresa. Mi chiedevo se dietro tutto questo non vi fosse persino la falsa antitesi tra il vecchio dittatore Timothy Mellby e lo scrittore più famoso d’oltremanica.

 

Ma era tempo di smettere di dare adito a teorie alternative che di fatto non avevo. In fondo non avevo interesse alla colpevolezza o meno di Charlton Amlie, questo dovevo ammetterlo. Ormai avevo una storia in mano, che poteva raccontare la paura ma che purtroppo non escludeva il sangue. Era questo il mio rammarico principale. Quella vendetta non s’aveva fare ed invece ne fui spettatore inerte, come gli esseri umani ai tempi delle apparenze web, del bullismo e di tutte le altre cazzate che non fanno altro che spegnere i benevoli entusiasmi di una desiderata esistenza dai tratti limpidi e voluminosi.

 

Un messaggio telefonico interruppe le mie riflessioni e la bozza del primo capitolo di quello che sarebbe stato il mio nuovo libro. Dalla segreteria mi giungeva un invito liberatorio di Dustin Sharedown:

 

  • Mi senti? Lo so che sei in casa. Sono Dustin. Ma dove diavolo sei finito? Coraggio è tempo di festeggiare amico. Dobbiamo salutare Aaron. Visto che deve andare via mi sembrava giusto che tu facessi parte di questo saluto.

 

Ed allora presi in mano il mio apparecchio telefonico:

 

  • Scusa, come sarebbe a dire Aaron parte?
  • Maddai Lloyd svegliati! Ne avevamo già parlato! Aaron aveva promesso a Meredith che avrebbero lasciato questo posto maledetto ed archiviato la storia di Cecily. Capisci? Sono liberi. Siamo liberi

 

Effettivamente Sharedown aveva ragione. Aaron aveva già abbozzato un discorso ai suoi nuovi amici, me compreso, circa la volontà di girarsi e portarsi dall’altra parte del mondo. Non aveva scelto una meta, non ne aveva interesse. Voleva solo ricominciare e dio se in fondo non avesse ragione. Questa storia, per quanto non trasportata all’eternità temporale sotto il profilo investigativo, aveva stremato un po’ tutti gli attori protagonisti.

 

Ritrovammo così Aaron e Meredith, entusiasti dei loro nuovi progetti. Progetto era un termine che mai avevo utilizzato nella mia vita, oltre ad odiarlo dal punto di vista pratico. Dovetti accelerare ed intensificare la mia bevuta per poter mandare giù tutto questo incantevole “racconto di progetti”:

 

«Andremo in Italia finalmente. Venezia. Ci pensate? Una delle città più affascinanti al mondo». «Sul serio? Non ci sono mai stato» – replicò Sharedown con un’aria mista a curiosità e menefreghismo. L’interesse doveva forse essere dovuto all’enorme quantitativo di birra e whiskey che venne a destreggiarsi tra le nostre voglie alcolico-distensive. Restammo al Westside praticamente per tre ore, prima dell’estrema unzione nei riguardi di Aaron Mithcell, da scrittore a scrittore:

 

  • Ora hai la tua storia. E’ stato fantastico conoscerti Daniel
  • Anche a me ha fatto molto bene conoscerti. Aiutarti soprattutto
  • Ringrazia il tuo gangster da parte mia.
  • Oh, non ha più molta importanza ormai. Il caso è chiuso
  • Già.
  • Ma dove andrai?
  • In Italia te l’ho detto
  • Ma per sempre?
  • Non so. Chi lo sa. Voglio essere felice con Meredith
  • Farai un altro bestseller?
  • No Daniel, l’ho mollata questa storia della scrittura
  • Ma è per ‘Last Night I Dreamt’ eccetera eccetera?
  • Quella cagata è piaciuta a tutti
  • A me no Aaron. Ci tenevo a dirtelo, da buon amico
  • Oh, lo sei credimi. Au revoir
  • Aaron
  • Sì Daniel?
  • Un’ultima cosa.
  • Certo
  • Non ti manca Cecily?
  • Notte e giorno. Stammi bene

 

Non doveva essere passato nemmeno un’ora dall’addio di Aaron, quando ebbi modo di ricevere una delle telefonate più inaspettate della mia vita. Mi giunse una telefonata dal direttore del carcere Whaligia di Cupcake Town:

 

  • Signor Daniel Lloyd?
  • Sì, chi parla
  • Mi chiamo Bryan Erwan. Sono il direttore del Whaligia
  • Mi dica.
  • Il signor Amlie vuole parlarle. Charlton Amlie.
  • Non era in isolamento?
  • Ascolti, ci sono delle novità. Non spetta a me parlarne. A ogni modo Amlie uscirà dal carcere tra oggi e domani
  • Me lo passi

 

Fui raggelato dalla voce impaurita di Charlton Amlie. Forse la sua parziale o presunta follia mentale contribuiva ad aggravare il tono della conversazione ma quell’uomo non riusciva proprio a smettere di parlare. Cominciò a riferirmi di essere un capo espiatorio. Di non c’entrare nulla con l’omicidio della Burns. Di ritenere possibile una costruzione ad hoc probatoria, tesa alla cattura dell’uomo sbagliato. Esitai, ma poi decisi. Il giorno successivo avrei incontrato il signor Amlie, non prima di tornare a casa e ritrovare un nuovo messaggio in codice:

 

 Charlton Amlie is nobody. The Answer is in the letters.                                                     

                 C.A

Author: Cosimo Cataleta

Laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi in Milano con tesi sul rapporto tra Parlamento e Magistratura. Attualmente si occupa di raccolta fondi e campagne di sensibilizzazioni per alcune Ong.

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