Seleziona una pagina

La vita ai tempi della ricerca dell’assassino di Cecily Burns aveva completamente risvegliato il mio disperso ego, elaborando una nuova ed alquanto inedita versione del Daniel Lloyd che mai avrei pensato di essere. L’incontro con Mithcell fu l’ennesimo passo verso le mie convinzioni tese alla ricerca della verità. Una passione che riusciva a coinvolgermi senza alcun tipo di sosta, a parte l’intersecarsi di beni primari che dovevano evidentemente allietarmi per ricercare la massima lucidità. Non che le continue dosi di alcol somministrate dal Westside mi fossero di determinante aiuto, ma avevamo bisogno di stemperare tensioni che si accrescevano giorno dopo giorno a causa della latitanza di Charlton Amlie.

 

Sin dal principio, non ebbi mai modo di credere ad una presunta colpevolezza di Amlie. Insomma, un uomo di 45 anni peraltro in cura dal Dottor Waterloo, all’interno di strambe stanze di cui feci conoscenza grazie alla crescita del mio rapporto con lo stesso Aaron. Un uomo distrutto dalla perdita della propria moglie e dalla delusione nei confronti dell’esistenza non mi sembrava affatto corrispondere ad un identikit legato ad un valido movente politico-sentimentale. E’ quanto riferii ad Aaron, nell’arco del nostro fatidico e definitivo primo incontro:

 

  • Venga, prenda una birra. Offro io
  • Mi dia del tu signor Mithcell
  • Solo se lei corrisponde
  • D’accordo. Io sono Aaron
  • Daniel Lloyd
  • Daniel, voglio che tu sappia che ti sono davvero grato per le tue ricerche. Ma vorrei un nome
  • Un nome?
  • Sì, chi ti offre queste informazioni
  • Un vecchio amico che mi deve un favore
  • Non si può proprio fare questo nome?
  • Diciamo che a lui non fa piacere.
  • E’ per caso un gangster?
  • Certo che no.
  • Devi fare molta attenzione a questa storia

 

La nostra approfondita analisi tentava di toccare e coinvolgere tutti i fili di una vicenda che al momento si limitava ad un solo presunto colpevole. Colloquiai apertamente con Aaron dei miei sospetti e della debolezza probatoria nei confronti di Amlie. Aaron tuttavia mi invitava a star tranquillo e a ricordarmi che fossimo davvero sulla pista giusta. Percepiva l’odore del sangue ed i tentativi di ricordare l’accaduto spagnolo direttamente in quell’uomo, forse spinto dai sospetti su quanto accaduto nelle stanze d’attesa del dottor Waterloo. Confermai delle mie perplessità, poiché la tesi di Aaron mi sembrava abbastanza povera quanto disperatamente incerta. C’era in fondo da capirlo: aveva perduto un pezzo della propria amara esistenza, nonostante un successo da scrittore ormai consolidato con il best seller ‘Last Night I Dreamt That Somebody Love Me’, dopo un innumerevole curriculum di testi politici ceduti ai funzionari di governo dell’era Mellby. Di questo avemmo anche modo di parlare, tuttavia brevemente. Rinviai le mie impressioni letterarie su quel manoscritto, poiché una nuova telefonata avrebbe sbloccato un altro piccolo grande pezzo della nostra storia.

 

  • Pronto
  • Signor Mithcell, sono Grammy Richards.
  • Commissario, vi sono novità?
  • Abbiamo rintracciato Charlton Amlie. E’ in centrale
  • Lei deve consegnarmelo
  • Signor Mithcell, permetta di interrogarlo. Non abbiamo niente su di lui
  • Mi contatti appena ha terminato. Voglio guardarlo negli occhi

 

Circa cinque ore di interrogatorio interessarono Charlton Amlie. Il commissario Richards, assieme al proprio vice Luis Crawford, fu particolarmente duro nei confronti di Amlie. Tuttavia con una certa riserva. Le prove a carico del presunto messaggero della morte si contavano sulle dita di una mano tanto che il bluff inquisitorio, basato anche sul mancato controllo della riconducibilità dei messaggi attraverso una dimostrazione calligrafica, non bastò ad agguantare una confessione che avrebbe risolto il caso e stroncato definitivamente l’estenuante ricerca. Io ed Aaron decidemmo di comune accordo che sarei rimasto alla finestra, lasciando a Sharedown il compito di accompagnarlo in centrale per il colloquio con la polizia di Cupcake. Avevo già fatto abbastanza e non mi sembrava giusto cavalcare l’onda del (mio futuro) successo per mezzo di sentimenti altrui che intendevo nonostante tutto rispettare religiosamente.

 

  • Dunque, non abbiamo ottenuto alcuna confessione.
  • Sarebbe a dire?
  • Charlton Amlie si è dichiarato estraneo al caso Burns. Ha riferito di non conoscere nemmeno lei, signor Mithcell.
  • Ma non è possibile.

–    Infatti. Gli abbiamo mostrato delle sue foto.

–   E..?

–  Ha detto di averla incrociata dal dottor Waterloo

–  Lo stronzo sta mentendo. Sono certo mi stesse spiando

–  E’ quello che cerchiamo di capire. Stia tranquillo signor Mithcell

Pochi poterono immaginare la reazione a dir poco veemente ed adirata di Aaron Mithcell dopo le ‘promesse’ non mantenute dalla polizia di Cupcake. L’obiettivo di Aaron, ovvero quello di incontrare Charlton Amlie, fu vanificato dalla decisione del commissario Richards di rilasciare il sospetto. Sapeva che un incontro simile avrebbe potuto aprire ai canoni della vendetta e della violenza, come spesso minacciato dalle ire mai nascoste di Aaron. Fu a mio avviso una decisione saggia. Ma ci volle uno svariato numero di ore affinché io e Dustin Sharedown riuscissimo a calmare quell’animo decisamente svuotato dall’altrettanto vuoto investigativo.

 

Passarono esattamente tredici giorni prima della fine delle indagini. La polizia ebbe modo di ricevere una anonima soffiata, dalla voce rigorosamente indecifrabile, secondo la quale Charlton Amlie avesse progettato un viaggio in Spagna con direzione Santiago. Come e perché questo non precisato personaggio godesse di questo ‘travel plan’ restò ancora un mistero. Poco importava, soprattutto alla polizia di Cupcake. Ciò che volevano ottenere era una semplice confessione. Senza preoccuparsi troppo della reale riconducibilità di quei messaggi a Charlton Amlie. Il commissario Richards incassò tuttavia la prova che gli avrebbe permesso di fare irruzione nell’appartamento di Charlton Amlie.

 

Una squadra di almeno trenta piedipiatti si riversò con invidiabile rapidità d’intento verso la casa di Amlie. C.A. non oppose alcuna resistenza, convinto della propria ferrea posizione di innocenza. Ma fu una pessima visita per quell’uomo. Furono ritrovate infatti infinità di foto di Cecily Burns, all’interno di una cantina apparentemente caduta in disuso. Dal periodo universitario di Lakewood sino al relativo recente presente, con scatti che immortalavano la fuga sentimentale di Aaron e Cecily a margine dell’era Mellby, la polizia di Cupcake raggiunse un numero di prove momentaneamente sufficiente alla cattura. Fu inoltre ritrovato il biglietto di partenza per la Spagna, che riportava la stessa data dell’incidente occorso al loro grande ed indelebile amore. Alla polizia e a noi non poteva non apparire come una semplice coincidenza. Fu così che Charlton Amlie venne arrestato e portato in caserma. Avrebbe ben presto incontrato Aaron Mithcell.

 

  • Mr Mithcell, I have a great news for all of us. Charlton Amlie is the murderer. We found him

(Chief police officier Grammy Richards)

 

 

Author: Cosimo Cataleta

Laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi in Milano con tesi sul rapporto tra Parlamento e Magistratura. Attualmente si occupa di raccolta fondi e campagne di sensibilizzazioni per alcune Ong.

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!