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Cupcake, 28/06/2101

Cara Cecily,

Saranno passati circa sei anni e sette mesi dalla tua assenza. Ti scrivo per dirti che mi sono perso. Che non ho alcuna volontà di reagire dinanzi agli eventi che la vita mi sta affidando. Sono rimasto stupidamente scioccato ed illuso dalla mia inconcludenza, convinto che uno stupido libro divenuto best seller avrebbe potuto ricollegarmi a te nonostante la tua perdita.

La mattina mi sveglio alle 9 in punto e guardo le tue foto. Non riesco a svegliarmi prima di quell’ora perché da quando sei svanita dinanzi al mio sogno non ho più avuto obiettivo alcuno. Continuo ad immaginare i tuoi nerissimi e sottili capelli, così deboli che avrei voglia di accarezzarli senza alcun freno. Come quando la vita ci sorrideva, e ci prestavamo ad inutili litigi sottoposti a commenti di gente indesiderata, fingendo di non amarci. E’ stata dura, questo lo so. Ti starai chiedendo perché racconto sempre la nostra storia ricominciando dall’inizio. Forse perché il tuo primo sorriso mi ha ricordato il tuo ultimo sguardo, prima di quel maledetto incidente iberico. Dovevamo cambiare vita io e te, dissolverci lentamente dagli spettri del passato, scacciare le nostre inutili ma apparenti resistenze.

Avremmo dovuto svelarci sin dal principio, senza passare la vita a rimpiangere il nostro terribile vuoto. Avremmo dovuto proteggerci senza alcuna remora, rendendo conto delle nostre paure concrete, ma che sarebbero divenute effimere se non avessimo configurato un disastroso futuro diverso senza la minima consapevolezza di quanto il nostro addio avrebbe potuto rovesciare drammaticamente le nostre vite.

Ho parlato con Dustin Sharedown la scorsa notte. Sono arrivato quasi alle mani perché ha cominciato a nominare ininterrottamente il tuo nome e ad urlare per tutto il locale che fossi ancora in vita. In realtà poi mi sono reso conto di star bene perché ho avvertito la tua presenza. Era come se fossi lì, come se fossi tu a sollecitare la mia attenzione per riprendere a respirare. Mi son sentito anche di morire, ed ho reagito senza alcun contegno. Non averti a mio fianco mi rende più debole, quasi totalmente inesistente.

E’ così che mi sono precipitato il giorno dopo nello stesso locale in cui la pettegola di quella stupida e drammatica città aveva pronunciato quasi inspiegabilmente il tuo nome, accusandomi di averti lasciato sola. Continuava ad urlare qualcosa di quasi indefinito adducendo racconti circa un mio presunto abbandono nei tuoi confronti. Ha continuato poi a confabulare qualcosa sulla dittatura di Mellby, di cui non ricordo e probabilmente non ricorderò mai.

La malattia mi sta erodendo, e non si intravedono ancora miglioramenti. Sto continuando a seguire la riabilitazione dinanzi al dottor Waterloo. Mi ha molto sorpreso la sua sensibilità, nel corso di questi anni difficili e quasi inesistenti. Come se non fossero mai esistiti, sì. Come se il tempo si fosse estinto.

Ma sembra tutto diventato maggiormente positivo. Perciò ho dovuto cercare Sharedown, perché l’unico motivo della mia esistenza mi era stato rispolverato quasi incautamente da un bislacco personaggio della città che abbiamo sempre odiato, che è poi la ragione per cui non riesca ormai più a nominare quel luogo. A prescindere dalla dittatura o da qualsiasi cosa che in fondo è lo stesso, perché per il mio attuale cervello tutto è uguale a qualsiasi cosa. Non ci crederai ma Sharedown mi ha aiutato. Mi ha fornito delle dettagliate ipotesi sulla tua esistenza. Sentire che sei ancora in vita mi tiene in vita.

Ad intuito, ricordo vagamente aver vissuto ciò che ti racconto dentro una classica sera di fine novembre. Fu un mese particolare, dominato da piogge interminabili ed un freddo che desiderava essere spento da un camino sofisticato e ben congeniato. I tanti clienti di quella sera cercavano confronto nei loro piaceri alcolici, da quelli più classici sino a quelli a dir poco contorti. Mi fermai lì per qualche ora, senza alcuna pretesa nei confronti di chi risiedeva in quel luogo colmo di rassegnazione.

E poi fu la volta di quel grossolano personaggio di Sharedown. Doveva essere piuttosto ubriaco per urlare pubblicamente la mia vita ad un pubblico assolutamente non interessato all’andamento dei fatti raccontati. Ciò che mi arrecò particolare fastidio fu dovuto alle intemperanze di Sharedown, che non esitava a rinfacciarmi il mio passaggio dalla clandestinità dello scrittore anonimo alla produzione di bestseller incentrati su un guadagno senza sentimento e realismo.

Certo, Sharedown conosceva il mio passato, poiché conosceva tutti. Doveva evidentemente preferire le mie precedenti vesti da ghostwriter, nonostante fosse inoltre a conoscenza del mio “contributo” politico ad una dittatura di cui ormai non parlava più nessuno. E’ una tendenza del ventiduesimo secolo: cancellare il corso degli eventi con le pretese del presente e di un ipotetico luminoso domani, fatto di macchine e deleghe erosive di un defunto e compianto senso di responsabilità.

Essere cittadini o semplici persone non presenta più differenze significative. E’ una delle ragioni per le quali vorrei tanto ritrovare il mio anonimato. Ma vorrei soprattutto ritrovare te. Sharedown mi ha dato un appuntamento. Mi ha promesso che dopo quella manciata di minuti tesi ad un egocentrico protagonismo avrebbe unito tutti i contorni di un puzzle fondato sulla tua ricerca. Non so più a cosa credere e mi sono reso conto di credere persino a Sharedown. Ma devo tentare. In un mondo che prova a cancellare qualsiasi cosa, riprendere a cercarti è forse l’ultima cosa che mi resta da fare.

Magari riuscirò anche a recuperare i ricordi dell’incidente e a mollare il dottor Waterloo. Ne ho abbastanza di squallide stanze contornate da gente irrecuperabile. Sto tornando Cecily Burns e anche se non fossi in vita scoprirò chi ti ha ucciso portandoti via dai miei traguardi. Voglio ricongiungermi a te e scrivere un nuovo romanzo. Qualcosa di autentico, che mi faccia dimenticare l’effimera fama dello scrittore modello, idolatrato da una società in cui tutto si era previsto, tutto perfetto. Perdonami per tutto il resto, ma ormai è passato e possiamo ricominciare da capo. E’ uno dei rari vantaggi dell’esistenza dell’essere umano.

Aspettami

Con amore,

Sir Aaron Mithcell

Author: Cosimo Cataleta

Laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi in Milano con tesi sul rapporto tra Parlamento e Magistratura. Attualmente si occupa di raccolta fondi e campagne di sensibilizzazioni per alcune Ong.

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