Pegasus l’app israeliana che spia giornalisti e dissidenti

Pegasus l’app israeliana che spia giornalisti e dissidenti

L’app Pegasus, creata dal gruppo israeliano NSO, è uno spyware che sfrutta alcune vulnerabilità di Whatsapp per impossessarsi di dati e funzioni degli ignari possessori di smartphone che subiscono l’attacco. Un’indagine durata sei mesi ha portato a galla l’uso improprio dei clienti che hanno utilizzato quest’app che ha messo a rischio le libertà individuali delle persone.

L’indagine di sei mesi effettuata da Whatsapp ha mostrato l’uso improprio dello spyware da parte degli utenti che utilizzavano il prodotto dell’azienda israeliana.

Sono circa 100 giornalisti, tra attivisti per i diritti umani e dissidenti politici, vittime di attacco spyware sui loro smartphone. L’intrusione è avvenuta sfruttando una vulnerabilità di WhatsApp, il secondo servizio di messaggistica più usato al mondo di proprietà di Facebook.

Le vittime dell’attacco, scoperto dal Financial Times a maggio, sono state contattate da WhatsApp martedì.

L’intrusione nei loro cellulari sarebbe avvenuta attraverso Pegasus, uno spyware progettato dal gruppo NSO, con sede in Israele. Questo software una volta installato sarebbe entrato in azione attivando semplicemente la funzione di chiamata di WhatsApp verso la vittima. Così una volta effettuata la chiamata l’utente di Pegasus avrebbe preso possesso di tutte le funzioni dello smartphone.

Lo spyware si è infiltrato anche se un utente non ha risposto alla chiamata di WhatsApp. Le chiamate perse venivano spesso cancellate dai registri delle chiamate, lasciando gli utenti ignari del fatto che il loro telefono fosse stato contagiato. 

WhatsApp, dopo la rivelazione del Financial Times, ha presentato una denuncia al tribunale degli Stati Uniti al servizio di NSO. “Questa è la prima volta che un provider di messaggistica crittografata intraprende un’azione legale contro un soggetto privato che ha effettuato questo tipo di attacco” hanno dichiarato da WhatsApp.

Tra le vittime spiate c’erano politici, personalità religiose di spicco, avvocati e attivisti che combattono la corruzione e le violazione dei diritti, e persone che hanno subito tentativi di omicidio e minacce violente.

Da WhatsApp dichiarano di aver trascorso sei mesi a indagare su questa violazione, scoprendo che gli aggressori hanno utilizzato quest’app per colpire circa 1.400 telefoni in un periodo di due settimane la scorsa primavera. A maggio ha chiesto ai suoi 1,5 miliardi di utenti di aggiornare le loro app al fine di colmare la lacuna.

NSO afferma che Pegasus è stato venduto solo alle forze dell’ordine e alle agenzie d’intelligence per prevenire criminalità e terrorismo. Ma WhatsApp, in collaborazione del Citizen Lab dell’Università di Toronto ha scoperto che a spiare c’è una parte considerevole della società civile, affermando che c’è un “palese utilizzo abusivo” dello spyware.

“Esiste un selvaggio west legislativo sull’utilizzo di queste tecnologie spyware e antintrusione” secondo John Scott-Railton, ricercatore senior presso Citizen Lab. “Se fornisci ai governi autoritari il potere di curiosare senza in questo modo, è quasi scontato che prima o poi abuseranno di questa tecnologia”.

Martedì le vittime degli attacchi spyware sono state contattate da WhatsApp.

WhatsApp ha collaborato con Citizen Lab contattando alcune potenziali vittime tra attivisti e giornalisti specializzati in diritti umani per comunicare loro che i loro telefoni potrebbero essere stati compromessi dalle persone che utilizzano lo spyware di NSO.

Gli utenti che utilizzano lo spyware Pegasus possono leggere tutti i messaggi e le e-mail memorizzate su un telefono infetto; ascoltare le chiamate in entrata o in uscita; accendere la videocamera e il microfono per registrare le conversazioni. 

L’indagine di WhatsApp è la prima su larga scala di come gli utenti di NSO sono in grado di utilizzare e abusare di questo spyware.

All’inizio dell’anno, la società ha dichiarato ai potenziali investitori di aver venduto Pegasus ad almeno 20 paesi dell’UE e che metà dei suoi ricavi del 2018 di $ 251 milioni provenivano da clienti dal Medio Oriente.

WhatsApp ha chiesto “una rigida supervisione legale e garanzie sulle armi informatiche, affinché non vengano utilizzate per violare i diritti e le libertà individuali di tutte le persone ovunque siano nel mondo”.

NSO ritiene che le accuse di uso improprio dei suoi prodotti siano basate su “informazioni errate” dichiarando inoltre che contesta le accuse e che le combatterà duramente. “La nostra tecnologia non è progettata o concessa in licenza per l’uso contro attivisti e giornalisti per i diritti umani.”

Dopo aver respinto le critiche secondo cui i suoi utenti fanno un uso improprio del software. NSO ha detto che a maggio avrebbe introdotto ulteriori riforme per prevenire gli abusi.

David Kaye, relatore delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione, ha scritto a Shalev Hulio, amministratore delegato di NSO, questo mese, affermando che le sue nuove politiche erano inadeguate, soprattutto riguardo alle indagini sulle violazioni dei diritti sollevate dagli informatori.

“Il record di NSO Group è preoccupante”, ha dichiarato Kaye al FT. “A peggiorare le cose, le sue attività sono opache e soggette a vincoli minimi, in alcuni casi si tratta di vincoli governativi. La mia speranza è che accuse come queste incoraggino i governi a intraprendere forti azioni normative per limitarle”.


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Articolo di Mehul Srivastava dal Financial Times articolo qui]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Al-Baghdadi è morto, ma i problemi in Medio Oriente non sono finiti

Al-Baghdadi è morto, ma i problemi in Medio Oriente non sono finiti

Il presidente Trump può vantare, grazie al supporto dei curdi e dei russi, di aver sconfitto finalmente il capo dell’ISIS. Ma si sbaglia se pensa che adesso la missione è compiuta.

Il raid dei commando americani in Siria annunciato dal presidente Trump domenica è riuscito a sconfiggere Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico. Una vittoria significativa nonostante l’annuncio del ritiro delle forze americane.

I cani dei militari americani hanno inseguito Abu Bakr al-Baghdadi fino in fondo al tunnel dov’era nascosto mentre lui “piagnucolando, piangendo e urlando” correva accompagnato da tre bambini. Addosso aveva un giubbotto esplosivo che poi ha fatto esplodere, per non farsi catturare vivo, uccidendo anche i bambini, secondo l’insolito racconto di Trump.

Aggiungendo poi nello stesso discorso televisivo in diretta dalla Casa Bianca “Ieri sera, gli Stati Uniti hanno fatto giustizia sul leader terrorista numero 1 al mondo, Abu Bakr al-Baghdadi è morto.”

Nonostante il corpo di al-Baghdadi sia stato martoriato dall’esplosione i test hanno confermato la sua identità. Trump ha continuato incessantemente a ritrarlo come un “pazzo depravato” e i suoi seguaci come “perdenti” e “cuccioli impauriti”. Il lessico infuocato e orgoglioso è stato diverso rispetto ai classici approcci solenni dei suoi predecessori. “È morto come un cane”“È morto come un codardo.”

Secondo il racconto del presidente le forze americane a bordo di otto elicotteri hanno attraversato lo spazio aereo controllato dalla Russia con il lasciapassare di Mosca. Sono atterrate nonostante il fuoco ostile nemico e sono entrate nell’edificio designato attraverso un buco nel muro anziché posizionare una trappola esplosiva all’ingresso principale. Nessun americano è morto durante l’operazione, anche se Trump ha detto che uno dei cani dell’esercito è rimasto ferito.

Sabato la Casa Bianca ha pubblicato una foto di Trump circondato dai suoi consiglieri nella Situation Room mentre assisteva al raid, rievocando la stessa scena di Barack Obama che assisteva al raid contro Osama bin Laden nel 2011. Trump sembrava persino suggerire che uccidere al-Baghdadi fosse più importante che uccidere Bin Laden.

Eppure Al-Baghdadi non ha mai intimorito gli americani come Bin Laden pur essendo di fatto un nemico tenace e pericoloso per gli Stati Uniti e suoi alleati in Medio Oriente.

Al-Baghdadi, 48 anni, figlio di un pastore iracheno fu arrestato dagli americani nel 2004. Si è radicalizzato durante gli 11 mesi di prigionia formando poi una forza terroristica più pericolosa di Al Qaeda. Predicava un Islam virulento ed è arrivato a controllare una fascia di territorio delle dimensioni della Gran Bretagna.

La sua posizione è stata scoperta quest’estate dopo l’arresto e l’interrogatorio di una delle sue mogli e di un corriere, come riferito dai funzionari americani. Abitava nel profondo interno della Siria nord-occidentale, fatto che ha sorpreso gli americani perché si tratta di una zona controllata da gruppi di al Qaeda, rivale dell’ISIS.

La presenza di Baghdadi nelle aree dominate da Al Qaeda potrebbe significare molte cose. C’è il pericolo che tra loro siano ripartiti i negoziati per la riunificazione e/o una collaborazione con elementi di Al Qaeda per gli attacchi contro l’Occidente.

Partendo da questo primo indizio, la CIA ha lavorato a stretto giro con l’intelligence curda in Iraq e Siria – compresi quelli presi colti di sorpresa dalla decisione di Trump di ritirare le truppe americane dal nord della Siria all’inizio di questo mese – per identificare la posizione di Baghdadi e sfruttando le spie per monitorare i suoi movimenti.

Per Trump, la missione compiuta contro al-Baghdadi potrebbe essere sia una vittoria strategica nella guerra allo Stato Islamico sia un contrappunto politicamente utile per zittire i critici che lo hanno assalito nelle ultime settimane dopo la scelta di ritirare le truppe, che ha permesso alla Turchia di attaccare e respingere gli alleati curdi dalla Siria settentrionale.

La morte di al-Baghdadi è un’altra importante vittoria nella campagna contro lo Stato islamico, ma gli esperti di antiterrorismo hanno avvertito che l’organizzazione potrebbe essere ancora una potente minaccia.

“Il pericolo qui è che Trump decida ancora una volta di spostare l’attenzione dall’ISIS ora che il suo leader è morto”, ha dichiarato Jennifer Cafarella, direttrice dell’Istituto per lo studio della guerra a Washington. “Sfortunatamente, uccidere i leader non sconfigge le organizzazioni terroristiche. Avremmo dovuto imparare quella lezione dopo aver ucciso Osama bin Laden, dopo di che Al Qaeda ha comunque continuato ad espandersi a livello globale. “

Lo stato islamico ha le sue radici in Al Qaeda in Iraq, un gruppo sunnita fondato nei primi anni della guerra in Iraq da Abu Musab Al-Zarqawi. Nel giugno 2006, Al-Zarqawi è stato ucciso nella sua dimora blindata dalle bombe americane, ma il suo gruppo ha continuato la sua devastante violenza in Iraq e la guerra civile è degenerata nel corso dell’anno successivo. Anni dopo, il Al-Baghdadi, dopo un periodo di debolezza per il gruppo, trasformò l’organizzazione in Stato Islamico, con l’aiuto di funzionari un tempo fedeli a Saddam Hussein.

Se la morte di Al-Baghdadi fosse confermata, darebbe inizio a una lotta di successione tra i massimi leader dello Stato islamico. Negli ultimi anni molti altri leader sono morti negli attacchi e nei raid americani con i droni. Anticipando la propria morte, Al-Baghdadi ha delegato le autorità a luogotenenti regionali e funzionali per garantire che le operazioni dello Stato islamico continuassero.

  • Peter Baker è il principale corrispondente della Casa Bianca e ha ricoperto gli ultimi quattro presidenti per The Times e The Washington Post. È anche autore di cinque libri, di recente “Impeachment: An American History”. @PeterbakernytFacebook 
  • Eric Schmitt è uno scrittore senior che ha girato il mondo occupandosi di terrorismo e sicurezza nazionale. Era anche il corrispondente del Pentagono. Membro del personale del Times dal 1983, ha condiviso tre premi Pulitzer. @EricSchmittNYT
  • Helene Cooper è una corrispondente del Pentagono. In precedenza era redattrice, corrispondente diplomatica e corrispondente della Casa Bianca, e faceva parte del team che ha ricevuto il Premio Pulitzer 2015 per i rapporti internazionali, per la sua copertura dell’epidemia di Ebola. @helenecooper

[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Articolo di Peter Baker, Eric Schmitt, Helene Cooper dal New York Times articolo qui]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Tutto ciò che c’è da sapere dei disordini in Cile

Tutto ciò che c’è da sapere dei disordini in Cile

Il Cile, uno dei paesi più prosperi e politicamente stabili dell’America Latina è da alcuni giorni scosso da proteste e saccheggi perché è finito al centro di una resa dei conti provocata dalla disuguaglianza sociale.

Nello scorso fine settimana un’ondata di proteste in Cile, provocata da un aumento delle tariffe della metropolitana, è degenerata in saccheggi, atti di vandalismo e incendi dolosi.

Il presidente Sebastián Piñera ha imposto non solo stato di emergenza ma anche il coprifuoco e ordinato alle forze armate di ripristinare l’ordine. Questa misure che avrebbero dovuto calmare gli animi dei cileni non sono diverse da quelle che lo stesso popolo ha subito durante il repressivo governo militare negli anni ’70 e ’80.

Le scene violente che in questi giorni colpiscono un Cile che da tempo era considerato un esempio di stabilità economica e politica in una regione turbolenta.

Ecco alcuni semplici domande per capire cosa ha portato a questa crisi.

Come è iniziato?

L’aumento della corsa metropolitana scattato il 6 ottobre ha portato gli studenti delle scuole superiori a scavalcare i tornelli delle stazioni della capitale Santiago all’inizio di questo mese. Promossa con l’hashtag #EvasionMasiva, “Evasione di massa”, sui social media è stato il primo atto di disobbedienza civile.

Mentre gli studenti continuavano a evitare la tariffa alcune stazioni della metropolitana venivano chiuse così la polizia si è scagliata violentemente contro i passeggeri che saltavano i tornelli.

Questo è servito a catalizzare una grande protesta nelle strade che nel frattempo ha portato in risalto nuove questioni oltre al costo della corsa metropolitana.

Molti cileni poveri e della classe media sono stufi dell’aumento dei costi delle utenze, dei salari stagnanti e delle pensioni irrisorie in una nazione che da tempo si è proclamata ben gestita e prospera.

Perché nonostante l’economia sia in crescita i cileni sono scontenti?

Quest’anno l’economia del Cile è stata sconvolta dalle tensioni commerciali globali, un calo del prezzo del rame (la sua principale esportazione) e l’aumento dei prezzi del petrolio. Eppure il paese è cresciuto a un ritmo ragionevolmente salutare ed è in una forma molto migliore rispetto alle economie dei suoi vicini regionali.

Tuttavia, la disuguaglianza resta profondamente radicata in Cile. E molti cileni si sentono tagliati fuori mentre si indebitano per superare il mese e lottano arrivare alla pensione.

Patricio Navia, professore di scienze politiche cileno che insegna alla New York University, afferma che molti cileni della classe media si sentono “abbandonati” dal governo di Piñera. Il presidente miliardario ha promosso riforme che abbassano le tasse ai più ricchi nel tentativo di attrarre investimenti e stimolare la crescita.

“Ciò ha creato l’impressione che questo governo sia più preoccupato per i ricchi che per le persone a basso reddito” secondo Navia.

Le ultime vicende di corruzione che hanno coinvolto potenti uomini d’affari e le forze di polizia federali del Cile sono state una delle principali cause di sgomento. I cileni si sono indignati quando Piñera è stato multato ad agosto per aver evaso le tasse sulle proprietà che possedeva da anni.

Cosa vogliono i manifestanti?

Quello che è iniziato come un atto di disobbedienza civile guidato dagli studenti si è trasformato in un ampia opposizione alla disuguaglianza e alle politiche economiche del governo di centro destra e a nuove aspirazioni dei cileni.

Sia i cileni che hanno affrontato la polizia che quelli che battevano le pentole e le padelle per le strade si lamentano di salari bassi, pensioni irrisorie e costi di trasporto e servizi poco contenuti.

Monica de Bolle, membro senior del Peterson Institute for International Economics, ha affermato che diversi paesi dell’America Latina non hanno approfittato del boom delle materie prime per risollevare milioni di persone in povertà nel continente all’inizio del duemila.

I leader dovevano spendere di più per ampliare l’accesso all’istruzione, migliorare le infrastrutture e potenziare i servizi sociali – misure che avrebbero lasciato i paesi più preparati a una recessione economica.

“Molte persone in questi paesi hanno visto per poco tempo com’è avere una vita migliore”. Mentre il Cile ha fatto più di altri nella regione per far fronte a tempi più magri, De Bolle ha aggiunto che: “Non è abbastanza rispetto a ciò a cui aspirano le persone”.

Qual è stata la risposta del governo?

Mentre il saccheggio e il vandalismo si sono diffusi rapidamente venerdì, un sorpreso la decisione di Piñera di dichiarare lo stato di emergenza incaricando i militari di fare ordine. Un gesto straordinario e inaspettato in un paese in cui i militari solo alcuni decenni fa avevano ucciso e torturato migliaia di cittadini in nome dell’ordine.

Il governo ha soppresso l’aumento della tariffa della metropolitana e Piñera sembra essere consapevole dei più ampi reclami che hanno alimentato i disordini. Ma il presidente non ha ancora delineato una serie completa di politiche per migliorare le cose.

Piñera ha espresso la volontà d’incontrare i leader dell’opposizione, alcuni dei quali hanno sostenuto la necessità di avviare profonde riforme strutturali. Ma sembra avere difficoltà a fare i conti con la vera fonte delle frustrazioni della popolazione. Ha incolpato i gruppi criminali organizzati di aver provocato la violenza nelle proteste.

Piñera ha dichiarato domenica sera: “Siamo in guerra contro un nemico potente che è disposto a usare la violenza senza limiti”.

Ma il generale incaricato di ripristinare l’ordine, Javier Iturriaga, ha usato un tono molto diverso “Sono un uomo sereno, non sono in guerra con nessuno.”

John Polga-Hecimovich, esperto dell’America Latina presso l’Accademia navale degli Stati Uniti, ha affermato che Piñera è stato “sorprendentemente incapace di riconoscere e rispondere alle proteste iniziali”.

Polga-Hecimovich ha affermato inoltre che i disordini in Cile e crisi simili che hanno scosso la regione negli ultimi mesi dovrebbero mettere in evidenza le élite politiche. “Questo potrebbe essere solo il campanello d’allarme di cui alcuni di questi governi e partiti politici hanno bisogno per migliorare la loro rappresentanza e governance”.

Gli Stati Uniti colpiscono i funzionari turchi con sanzioni contro l’offensiva siriana

Gli Stati Uniti colpiscono i funzionari turchi con sanzioni contro l’offensiva siriana

Trump ha detto che raddoppierà le tariffe sull’acciaio importato dalla Turchia

Donald Trump lunedì ha voltato pagina e ha deciso di punire la Turchia l’offensiva militare in Siria, imponendo sanzioni a vari ministri e dipartimenti turchi e dicendo che avrebbe raddoppiato le tariffe sulle esportazioni di acciaio del paese del 50%.

Il presidente degli Stati Uniti ha attirato aspre critiche da parte dei suoi compagni repubblicani, dai democratici e dagli alleati dopo il brusco cambiamento in politica estera, favorendo l’incursione militare turca nella Siria nord-orientale contro le milizie curde sostenute dagli USA che hanno dato un contribuito decisivo per sconfiggere il gruppo jihadista Iside.

Steven Mnuchin, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, lunedì sera ha dichiarato che Trump ha firmato un ordine esecutivo, con effetto immediato, per imporre sanzioni ai ministri della difesa, dell’energia e degli interni turchi, nonché agli stessi dipartimenti di difesa ed energia.

Parlando al di fuori della Casa Bianca, Mnuchin ha affermato che “sanzioni secondarie” saranno applicate alle istituzioni finanziarie che effettuano transazioni per conto di persone e dipartimenti già sanzionati.

Le misure sono state meno dure rispetto a quanto molti investitori si aspettavano. Martedì la lira è salita oltre l’1% rispetto al dollaro alle 9.50 ora locale.

Piotr Matys, lo stratega valutario dei mercati emergenti di Rabobank, ha detto che c’è stato un “alleggerimento” nei mercati in cui gli Stati Uniti hanno introdotto “sanzioni relativamente lievi”.

Mnuchin è stato raggiunto fuori dalla Casa Bianca dal vicepresidente USA Mike Pence, il quale ha affermato che le sanzioni avrebbero dovuto provocare un cessate il fuoco nella regione e che lui e il consigliere per la sicurezza nazionale Robert O’Brien sarebbero presto andati in Turchia per iniziare colloqui con funzionari governativi.

“L’obiettivo del presidente qui è molto chiaro: le sanzioni annunciate oggi continueranno e peggioreranno almeno fino a quando la Turchia non cessi immediatamente il fuoco, blocchi la violenza e accetti di negoziare una soluzione a lungo termine sulle questioni lungo il confine tra Turchia e Siria”, ha affermato Pence.

Pence ha affermato inoltre che Trump ha già parlato direttamente con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che ha assicurato agli Stati Uniti un “impegno concreto” a non attaccare la totemica città a maggioranza curda di Kobane, che nel 2015 ha respinto l’attacco dell’Isis.

Lunedì pomeriggio con un tweet Trump ha annunciato l’intenzione di imporre sanzioni affermando che avrebbe aumentato le tariffe sull’acciaio importato dalla Turchia negli Stati Uniti del 50% e interrotto i negoziati su “un accordo commerciale da $ 100 miliardi” tra due paesi. Gli Stati Uniti avevano già dimezzato le tariffe sull’acciaio turco lo scorso maggio al 25%.

“Gli Stati Uniti useranno in modo aggressivo le sanzioni economiche per colpire coloro che abilitano, facilitano e finanziano questi atti atroci in Siria” continuando poi “Siamo pronti a distruggere rapidamente l’economia turca se i loro leader proseguiranno con questa strada pericolosa e distruttiva”.

Nell’annunciare le sanzioni, Mnuchin ha affermato che le licenze rimarranno in vigore per consentire alle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni non governative, nonché al governo degli Stati Uniti, di continuare a operare in Turchia.

Ha detto che il paese sarà in grado di continuare a comprare carburante sotto il regime delle sanzioni, aggiungendo: “Non stiamo cercando di tagliare l’energia al popolo turco”.

Intanto i democratici al Senato hanno rapidamente respinto l’annuncio di lunedì di Trump, dicendo: “Forti sanzioni, seppur buone e giustificate, non saranno sufficienti”. I senatori hanno invitato i repubblicani a unirsi a loro “nell’approvare una risoluzione che chiarisca che entrambe le parti vogliono invertire la decisione del presidente”.

Nancy Pelosi, presidente della Camera dei rappresentanti, ha dichiarato: “Il presidente Trump ha provocato un’escalation di caos e insicurezza in Siria. Il successivo annuncio di un pacchetto di sanzioni contro la Turchia non è in grado di invertire questo disastro umanitario”

Le misure sembravano soddisfare il senatore Lindsey Graham, che aveva guidato le richieste repubblicane nel punire la Turchia per il suo assalto militare. Ha detto che ha sostenuto “fortemente” le misure “fino a quando non ci sarà un cessate il fuoco e la fine dello spargimento di sangue, le sanzioni devono continuare e aumentare nel tempo”.

Prima dell’annuncio, Erdogan aveva affermato che le sanzioni non gli avrebbero fatto cambiare rotta in Siria, avvertendo: “Coloro che pensano di poter fermare la Turchia con queste minacce si sbagliano gravemente”.

Trump ha dichiarato lunedì che una “piccola impronta” delle forze statunitensi rimarrebbe ad At Tanf, una base militare nel sud della Siria, per “continuare a distruggere i resti dell’ISIS”.

Mitch McConnell, leader della maggioranza al Senato repubblicano che ha storicamente sostenuto il presidente, ha dichiarato lunedì di essere “gravemente preoccupato per i recenti eventi in Siria e per l’apparente risposta della nostra nazione finora”.


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Articolo di Lauren Fedor da Washington, Laura Pitel da Ankara e Matthew Rocco da New York dal Financial Times articolo qui]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Xuexi Qiangguo l’app cinese che spia gli smartphone

Xuexi Qiangguo l’app cinese che spia gli smartphone

I cyberspecialisti tedeschi hanno scoperto una “backdoor” nella piattaforma “pensieri” di Xi Jinping.

Un enorme vuoto di dati. L’app Xuexi Qiangguo, lanciata a gennaio dal governo cinese con grande promozione, è stata progettata per spiare gli smartphone in profondità. Grazie a una “backdoor”, foto, messaggi, contatti, cronologia di navigazione su Internet non avranno più segreti per le autorità di Pechino. 

Secondo il Washington Post, che rivela i risultati dell’indagine di una società tedesca di sicurezza informatica incaricata da Open Technology Fund, l’agenzia finanziata dagli Stati Uniti, l’applicazione consente inoltre agli utenti di modificare i file all’insaputa dell’utente, scaricare applicazioni, comporre numeri, attivare il flash della videocamera o aprire il microfono dei 100 milioni di telefoni Android su cui è stato installato. 

I sistemi operativi Apple sembrano resistere all’intrusione, un punto a favore per l’azienda americana, che negli ultimi giorni ha aumentato le concessioni alle richieste del potere autoritario di Pechino.

Questa piattaforma di propaganda – il cui nome ambiguo si può tradurre come “Studia per rafforzare il Paese” o “Studia Xi per rafforzare il Paese” – raccoglie articoli, libri, video sulla vita e sui “pensieri” del presidente Cinese Xi Jinping. Quando si è in sintonia con il leader, i quiz permettono di vincere batterie pentole o essere ben visti dai suoi leader. 

Il successo è stato immediato. Ad aprile, secondo gli ultimi dati pubblicati dalla stampa ufficiale, è stata già scaricata 100 milioni di volte.

Non tutti l’hanno installata per divertimento. A settembre, 10.000 giornalisti ed editori che lavoravano per quattordici agenzie di stampa ufficiali a Pechino hanno scoperto che avrebbero dovuto sottoporsi a una serie di “test di fidelizzazione” a partire da ottobre per mantenere il tesserino da giornalista. 

Gli esami online verranno eseguiti da quest’app Xuexi Qiangguo e potrebbero essere estesi a tutti. Con quest’app che il Partito Comunista Cinese spia i cittadini è quindi potenzialmente accesso ai dati e a tutte le attività dei giornalisti e dei media di stato (TV, radio, giornali, agenzia di stampa). E, per alcuni mesi, anche ai dati di tutti i ricercatori o giornalisti stranieri che l’avevano installata per curiosità.

Nella deriva totalitaria cinese di Xi Jinping, la nozione di dati privati ​​era già sconosciuta. Per due anni, una legge sulla sicurezza informatica ha fornito un quadro giuridico a tutte le aziende del web per condividere i loro dati con il governo. La piattaforma Xuexi Qiangguo è stata sviluppata dal dipartimento di propaganda del Partito Comunista, in collaborazione con il colosso tecnologico Alibaba.

Qualche giorno fa, l’Ufficio di regolamentazione Internet cinese aveva pubblicato online un elenco di 20 comportamenti proibiti (ad esempio, prendere in giro figure del passato o del presente del Partito Comunista; condivisione di contenuti religiosi o sessuali, ecc) e incoraggiato i 700 milioni di internauti cinesi a “pubblicare contenuti positivi che includano verità, bontà e bellezza, e che promuovano l’unità e la stabilità, nonché i pensieri di Xi Jinping”. 

Grazie a Xuexi Qiangguo, il Partito sarà in grado di verificare se i suoi ordini saranno eseguiti.

Iran: finalmente le donne potranno assistere alle partite di calcio

Iran: finalmente le donne potranno assistere alle partite di calcio

Migliaia di tifose festeggiano mentre assistono allo stadio di Teheran all’incontro Iran-Cambogia valido per le qualificazioni dei prossimi Mondiali 2022.

Per la prima volta dopo circa quarant’anni le donne iraniane sono state autorizzate ad assistere ad una partita di calcio a seguito della crescente pressione nazionale e internazionale su uno dei più potenti simboli di discriminazione di genere nella Repubblica Islamica.

Circa 4.000 donne hanno visto l’Iran giocare contro la Cambogia allo stadio Azadi di Teheran in una partita valida per la qualificazione ai mondiali 2022. Le tifose hanno assistito separate da recinzioni di ferro dai tifosi maschi. La partita è stata controllata da ufficiali femminili e maschili.

Alcune donne avevano lacrime di gioia per questa apertura. Altre hanno dipinto il viso con i colori iraniani mentre altre hanno avvolto la bandiera del paese alle loro spalle.

“Sono così entusiasta di essere qui, ma temo che non possa durare per sempre”, ha detto Maryam di 17 anni. “Era nostro un nostro diritto venire allo stadio, ma la repubblica islamica ce lo ha sempre vietato.”

Anis, un’impiegata del settore privato di 32 anni che si era dipinta la bandiera iraniana sulle guance, ha espresso così il suo diritto assistere alla partita:“Non sono certo un’ultras, infatti oggi sono venuta per condividere questo momento storico con le altre donne”.

Le pressione sull’Iran sono cresciute il mese scorso quando una donna di 29 anni si è data fuoco dopo essere stata condannata a sei mesi di carcere per essersi travestita da uomo per intrufolarsi allo stadio di Teheran. La morte di Sahar Khadayari – conosciuta come la “ragazza blu” per i colori dell’Esteghlal, la sua squadra di calcio preferita – ha provocato sgomento e indignazione in tutto l’Iran.

Una foto di Sahar Khadayari, “la ragazza blu”, scattata durante la partita dell’Esteghlal

La rigida magistratura iraniana ha immediatamente negato di aver imposto quella pena detentiva e il governo centrista di Hassan Rouhani ha accelerato il processo per revocare il divieto imposto alle donne di partecipare alle partite di calcio. La Fifa, l’organo di governo del calcio mondiale, aveva minacciato di sospendere l’Iran per la sua politica maschilista.

L’Iran ha ora revocato il divieto per le partite nazionali, ma la sua politica sulle partite di campionato non è chiara. Le tensioni sulla “ragazza blu” sono riemerse durante la partita di giovedì quando alcune donne hanno cercato di commemorarla. Una tifosa ha sollevato un cartellone con scritto a mano “Blue Girl of Iran, Long Live Your Name”, dopodiché un agente di polizia lo ha sequestrato e strappato, spingendo gli altri spettatori ad intervenire per impedire che la donna fosse arrestata.

Il movimento femminista iraniano è stato una delle campagne sociali più persistenti del paese dalla rivoluzione islamica del 1979. Le attiviste hanno ripetutamente sfidato la copertura islamica obbligatoria presentandosi in pubblico senza velo. La repubblica islamica ha provocato una repressione in estate e ha accusato gli stranieri di aver promosso una campagna anti-hijab.

Giovedì allo stadio, le poliziotte hanno esortato le spettatrici a non rimuovere i loro hijab per osservare la regola islamica. Il clero conservatore ha anche privato le donne di diritti come la scelta di divorziare dai loro mariti e mantenere la custodia dei loro figli, sostenendo che dare loro troppa libertà potrebbe mettere in pericolo le regole islamiche e l’istituzione familiare.

“La questione femminile è sempre stata una questione di sicurezza piuttosto che islamica”, ha affermato un analista politico riformista. “La repubblica islamica considera il movimento delle donne e le loro richieste di libertà sociale come una minaccia alla sua immagine e alla sua sopravvivenza.”


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Articolo di Monavar Khalaj dal Financial Times articolo qui]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

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