The Crown è un dramma biografico scritto e creato da Peter Morgan. La prima stagione, appena terminata, è andata in onda dal 4 novembre 2016. Si tratta del più grande investimento di Netflix, con un budget stimato di oltre 100 milioni di sterline. Una grossa produzione per una serie che ha riscosso grande successo di pubblico e di critica e che ha vinto diversi premi tra i quali due Golden Globe: uno come Best Television Series e l’altro all’interpretazione di Claire Foy che veste i panni della protagonista Elizabeth II.

È un progetto ambizioso che prevede la messa in onda di sei stagioni composte da dieci puntate ciascuna, che andranno a coprire l’intero arco del regno di Elizabeth II.

Morgan è già stato anche sceneggiatore del film di successo The Queen (2006) diretto da Harry Frears con protagonista Helen Mirren, che era però incentrato unicamente sul periodo della morte di Lady D.

The Crown ha il merito di mettere in scena gli esordi di quello che è attualmente il regno più lungo della storia della monarchia inglese, incentrando la sua serie su una figura quanto mai discussa ed enigmatica: Elizabeth II. E lo fa con una straordinaria eleganza formale ed una messa in scena impeccabile.

Ciò che più colpisce di questa serie è la delicatezza. Una delicatezza che investe sia il modo di raccontare sia quello di riprendere, inquadrare, ritagliare e seguire le vicende e la figura della Regina. Quello che andiamo a guardare infatti non è un racconto storico celebrativo e distaccato, quanto un dramma personale di una donna diventata regina all’età di 26 anni in un momento storico di grandi e profondi cambiamenti sociali.

È una storia che si dipana non fra i fili dorati di abiti sontuosi e scintillanti ma fra le ciglia sottili di una personalità fragile e confusa che si muove con passo leggero e incerto fra i corridoi di una maestosità fredda e intimidante, cercando di non fare rumore.

Elizabeth è una protagonista quanto mai singolare in un panorama cinematografico e televisivo che ci sta abituando a personalità femminili forti e decise a conquistare e dominare la scena come atto di rivalsa secolare. Ciò che colpisce di lei è proprio la sua natura timida, umile e dimessa. È sorprendente il modo in cui il dramma riesce a reggersi su una figura tanto anonima e riservata. Il contrasto con la frizzante ed energica sorella Margareth (grande fonte di scandali) è reso evidente anche dalla frustrazione con la quale Elizabeth stessa vive questo confronto. È un personaggio vittima del proprio anonimato, della propria mancanza di personalità e di un’istruzione approfondita che potesse renderla meno inadeguata nel proprio ruolo.

Qui sta la forza di questa serie. Nelle sue debolezze e fragilità, Elizabeth si fa manifestazione di una condizione più grande di lei. La sua frustrazione non sfocia in una rabbia dis/cos-truttiva come quella delle non tanto lontane suffraggette. Elizabeth rende manifeste le sue paure e le sue insicurezze di donna in un mondo personale, tutto suo, che proprio a causa della propria posizione non può raccontare a nessuno.

The Crown è quindi un dramma sulle donne. Donne che si muovono fra le fredde mura di un palazzo che domina le inquadrature mostrando i personaggi rinchiusi nella propria claustrofobica umanità. Troppo piccoli per le ancestrali aspettative che li investono. Sono amazzoni di un regno silenzioso, custode dei loro tormenti. Eppure sono donne necessarie che prendono costantemente decisioni.

Le grandi protagoniste di questa storia sono la Regina Madre, Elizabeth e sua sorella Margareth. Protagoniste che, ognuna a proprio modo, cercano di manifestare la propria forza e le proprie debolezze fra le sottili e perfette incisioni di una corona troppo grande e allo stesso tempo troppo stretta per le loro vite. Si tratta di generazioni di donne attraversate dalle contraddizioni dei loro secoli che marciano con le loro intime tragedie in un mondo di uomini che viene escluso dalla nostra visione (si parla tanto del Parlamento ma tecnicamente non viene mai ripreso in azione).

Gli uomini barcollano e cedono di fronte alla loro forza. Sono uomini che non agiscono senza il benestare di queste figure. Dal leggendario Winston Churchill al giovane principe Philip, abbiamo a che fare con uomini impotenti, capricciosi, bisbetici ed inetti. Uomini incapaci di gestire la propria irrazionalità. Mentre Elizabeth mette in questione ogni singolo aspetto della propria esistenza di donna e Regina, questi uomini si muovono intorno a lei facendo un gran chiasso con la propria ostentata sicurezza, per poi piegarsi di fronte alle sue dignitosamente sofferte decisioni. È una Regina che non può incutere timore ma suscitare rispetto dalla propria gentile regalità. Una regalità guadagnata con spirito razionale. Elizabeth è una donna che pensa. Claire Foy riesce a comunicare perfettamente la delicata determinazione del personaggio attraverso gli occhi e un loro particolare scintillio che mette insieme risoluzione e fragilità.

The Crown ci mette quindi di fronte ad un modo alternativo di superare cliché e pregiudizi di genere. Queste donne non devono dimostrare nulla né tanto meno affermare la forza del proprio sesso. La loro ricchezza come personaggi esplode silenziosamente nel fruscio delicato dei loro abiti quando, entrando in scena, decidono di escludere i propri drammi dal palcoscenico e di interpretare la propria necessaria parte nel mondo.

foto: popsugar.com.au

Author: Aicha Matrag

Studentessa di Cinema e Televisione a Bologna. Votata alla passione per l’Espressione

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