In copertina: Immagine dal NYTimes

Una data da ricordare o da dimenticare?

Una scossa, quella delle 3:36 del mattino con epicentro nei pressi di Amatrice, e le successive, vicino Norcia, sono state la causa del disastro nel centro-Italia. La Protezione Civile ha tracciato un bilancio di vittime elevatissimo. I comuni di Accumoli, Amatrice e Pescara del Tronto sono quelli che hanno subito più danni.

I primi soccorsi sono arrivati lentamente a causa dei problemi di viabilità provocati dal terremoto per le vie di accesso ai comuni. Dalla stessa mattina, senza interruzioni, centinaia di soccorritori hanno operato tra le macerie nella speranza di salvare coloro che erano intrappolati tra i detriti. Le immagini che hanno riempito i media mostravano: edifici distrutti o semidistrutti e numerose squadre di soccorso al lavoro.

Un arresto per sciacallaggio ad Amatrice. I carabinieri hanno arrestato un uomo originario di Napoli che tentava di introdursi in un’abitazione disabitata forzandone la porta con un cacciavite.

Le mobilitazioni

Tra le istituzioni la regione Lazio ha disposto l’apertura straordinaria al pubblico dei centri trasfusionali, per fronteggiare l’esigenza di sangue. “L’emergenza sangue nelle zone maggiormente colpite dal sisma è rientrata” comunicano i presidenti regionali delle Avis Lazio ringraziando tutti i donatori della società civile. Utili anche le mobilitazioni dalla Valle d’Aosta alla Sicilia che hanno dispiegato mezzi e capitale umano per la causa.

Alle varie polemiche xenofobe salviniane su “hotel e tende”, c’è stato chi si è rimboccato le maniche per aiutare attivamente i terremotati. I migranti e richiedenti asilo dello Sprar di Gioiosa Ionica, in Calabria, hanno deciso di donare il proprio pocket money agli sfollati di Marche e Lazio. Mentre i profughi di Monteprandone, in provincia di Ascoli Piceno, hanno ricevuto l’autorizzazione per recarsi ad Amandola, per offrire un contributo più diretto.

Il Governo

DANNI AL PATRIMONIO ARTISTICO:

Un’immensa ferita è stata inflitta anche al Patrimonio culturale. Sono in tutto 293, secondo il ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini, i beni di interesse culturale lacerati. Il ministero ha allertato le sue unità di crisi ed ha attivato anche la task force italiana dei “Caschi blu della Cultura”. I carabinieri si occuperanno della tutela del patrimonio artistico affiancati da esperti addestrati negli interventi in aree di crisi.

IL CONSIGLIO DEI MINISTRI:

[…] ha deliberato lo stato di emergenza e lo stanziamento di 50milioni di euro per l’emergenza. Il premier Matteo Renzi ha parlato anche di “blocco delle tasse” nelle zone colpite dal sisma e si è detto “orgoglioso della reazione dell’Italia”. Ha approfittato per lanciare il progetto “Casa Italia”: un programma che questa volta “scommette” sulla prevenzione. “L’Italia deve avere visione che non sia solo emergenziale” dichiarazione conclusiva quasi a seguito delle critiche giunte dall’estero sull’Italia che non ha mai messo in piedi un grande piano sulla prevenzione sismica nonostante i tanti terremoti che l’hanno sempre devastata.

Il Guardian ha polemizzato sulle norme costruttive italiane, che sarebbero troppo permissive. Anche per il Times siamo ritardatari nell’affrontare il problema dei vecchi edifici incapaci di sopportare le scosse. La critica più dura arriva dal Mit di Boston dove in fatto di prevenzione sismica anche se l’Italia ha una vasta esperienza con i terremoti continua sempre a soffrire più di altre nazioni sviluppate ogni volta che la terra trema**.

Secondo un articolo de “la Repubblica” la stima delle abitazioni realizzate prima degli anni Ottanta e mai messe in sicurezza sono il 60% degli edifici. Molti, 2,1 milioni, sono stati realizzati prima del 1971 e si presentano in uno stato “pessimo o mediocre”*. Nelle aree a elevato rischio sismico poi sono tantissimi gli edifici che andrebbero messi in sicurezza. Lo Stato dagli anni Sessanta a oggi ha investito 150 miliardi di euro dopo i terremoti per ricostruire dopo i crolli. Per la prevenzione sismica invece è stato stanziato appena un miliardo e solo dopo le vicende che hanno devastato l’Aquila nonostante l’Italia scontasse un grave ritardo. Anche se di quest’ultima cifra sono stati realmente spesi poche decine di milioni in 250 edifici pubblici.

Insomma non è la prima volta. Speriamo solamente che in questo caso non si arrivi all’agosto del prossimo anno parlando: di dati, grafici e statistiche che mai potremo comprendere; del rimbalzo di colpe dirette e indirette; con i criminali che ridono di notte per la ricostruzione e poterne parlare per una prima volta serenamente senza dimenticarla per la vergogna.


*dati dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili

**(Fonte Wikipedia) Prima degli anni 80: la mancanza di una legislazione urbanistica efficiente ed anche il mancato rispetto delle norme in molti casi consentì di costruire praticamente ovunque anche senza tener conto delle prescrizioni edilizie ed antisismiche arrivate negli anni Settanta.

 

Author: Roberto Del Latte

Sono un blogger e laureando in lettere moderne a Bari. Sono appassionato di politica estera e collaboro con diverse riviste del settore, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, dove tratto le politiche energetiche, la politica degli stati post-sovietici e la geopolitica delle religioni.

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!