Benvenuti alla Terra del racconto: tinte ocra e forme sfarzose con ricchi ornamenti, sfumate da tempeste di sabbia, si impongono nel nostro immaginario, evocando gli ambienti dell’antica Persia. Lì dove, Sharazade dava vita alle sue fiabe per scampare alla morte. Benvenuti in Iran.

Generalizzando, oso affermare che la posizione comune assunta dagli occidentali si caratterizza per uno sguardo troppo lontano che, anche a fronte di una disinformazione di base, cade nel disinteresse o di una conoscenza costruita su stereotipi e pregiudizi.

Persepolis di Marjane Satrapi edizione Rizzoli

Persepolis di Marjane Satrapi edizione Rizzoli

Lo studio della storia non sempre risulta semplice soprattutto se essa riguarda, pur essendo moderna e contemporanea, realtà troppo differenti. Cinema e fumetto, così come la narrativa in genere, possono venirci incontro come strumenti di comprensione anche trattando tematiche impegnate e più complesse.
Per fare chiarezza sul’Iran dell’ultimo secolo, di particolare interesse è l’opera di Marjane Satrapi, “Persepolis”.

Il fumetto cult da cui è tratto l’omonimo film d’animazione (la cui regista è la stessa Marjane insieme a Vincent Paronnaud) è autobiografico e si caratterizza da una non sempre raffinata, molto più spesso tagliente, ironia. L’obiettivo che l’autrice si propone è quello di illustrare la vera faccia dell’Iran post rivoluzione ed i radicali cambiamenti che ne conseguono, ponendo il paese in relazione all’ovest di quel mondo dal quale non si discosta più di tanto. Anzi, molti sono gli aspetti negativi che emergono da questa dimensione frivola e superficiale, agli occhi di chi scappa dagli orrori della guerra. A prescindere da analogie e differenze, dal 1979 l’Iran è una Repubblica Islamica.

Ma facciamo un passo indietro.

“Abbasso lo scià! Abbasso lo scià!”.

Immagini del fumetto Persepolis

Immagini del fumetto Persepolis

All’inizio del ‘900 si parlò di modernità mancata. La Persia governata dalla monarchia Qajar (Cagiara) versava in gravi condizioni di arretratezza per la mancanza di infrastrutture e l’insistenza nel conservare la cultura nomade. In politica estera, però, era percepita con riguardo da Russia e Inghilterra per le materie prime. Con il colpo di stato del 1921, accordato con gli inglesi, comincia la dinastia Pahlavi con Reza Khan prima e Muhammed Reza Pahlavi dal 1941. Fu allora che il paese prese il nome Iran: terra degli arii.

Parte così una politica ambivalente, a tratti nazionalista, con il proposito di modernizzare e laicizzare lo stato. Gli interventi dell’ultimo erano maggiormente mirati al raggiungimento di una stabilità che appariva precaria a causa della seconda guerra mondiale e dell’invasione del paese da parte degli Alleati.

Nell’ambito degli interessi economici subentrano gli Stati Uniti al posto dell’Inghilterra. L’intenzione dello scià era quello di concedere i giacimenti di petrolio agli americani in cambio di finanziamenti. Un progetto fallito: il primo ministro Mossadeq, nel 1951, convinse il parlamento dell’urgenza della nazionalizzazione del petrolio, per arginare le speculazioni delle altre potenze, spingendo gli inglesi ad abbandonare il paese. L’obiettivo era trasformare l’Iran in una vera monarchia costituzionale. Per questo, si inimicò corte e lo stesso sovrano. Le ostilità interne ed estere culminarono in un colpo di stato che mise fuori dai giochi il primo ministro, riportando al potere Muhammed Reza. Da questo momento l’Iran divenne uno stato di polizia. Fu creata la SAVAK e instaurato un regime di terrore che implicava uno stretto controllo su stampa e magistratura. Negli anni ’60 e ’70 si parlò di “Rivoluzione Bianca”, facendo riferimento a una serie di riforme che rispondevano ai canoni di modernità occidentale.

Manifestanti iraniani innalzano ritratti dell'ayatollah Khomeini per le strade di Teheran.

Manifestanti iraniani innalzano ritratti dell’ayatollah Khomeini per le strade di Teheran.
Immagine da Storiadigitale Zanichelli

Nonostante le riforme del sistema amministrativo, l’industria, l’istruzione, la sanità e l’ambito agrario, crebbero in segno di malcontento accentuazioni rivoluzionarie di stampo religioso e nazionalistico, il cui promotore fu Ruhollah Khomeini. Guidato da un sentimento di rivincita e acuto odio contro l’Occidente, l’ “odio teologico”, approfittò del malcontento delle riforme agrarie per mobilitare il popolo. La rivoluzione khomeinista si realizzò in piena guerra fredda coinvolgendo non solo i religiosi ma anche comunisti e studenti. Questi ultimi, però, con la creazione della Repubblica furono repressi per la loro ricerca di libertà.

In Iraq, contemporaneamente, Ahmed Hassan Al-Bakr annunciò il suo ritiro dalla scena politica e gli successe il nuovo rais Saddam Hussein il quale dichiarò guerra all’Iran, nel 1980, per diventare leader del mondo arabo. Obiettivo appoggiato da Stati Uniti, Francia e gli stessi Stati del Golfo.  L’Iran, tuttavia, riuscì a passare alla controffensiva. Gli anni della guerra furono otto. Una guerra santa che comportò lo svuotamento delle casse di entrambi gli Stati e circa un milioni di morti.

Sempre in linea ai principi di semplicità e facile comprensione questi avvenimenti vengono narrati nel fumetto con un ritmo veloce e con l’espediente del metaracconto dal punto di vista di una bambina, secondo uno stile abile e intelligente.Alla storia si mischiano ed aggiungono stati d’animo ed acute considerazioni. Ne esce fuori un immagine: un popolo umano, le cui necessità sono uguali a quelle occidentali represse con sofferenza dal regime.

Immagini da Persepolis

Immagini da Persepolis

Oggi

In seguito alla rivoluzione la legge iraniana appoggia esclusivamente le interpretazioni del Corano e non ammette nessun tipo di critica. L’Iran è uno stato a maggioranza sciita. Il potere è diviso tra una parte religiosa, al vertice della quale c’è la Guida Spirituale, oggi Ali Khamenei, ed una laica guidata dal Presidente, Hassan Rouhani. I suoi rapporti con l’Occidente, ancora, risultano profondamente incrinati.

La situazione iraniana mostra una complessità che cinema e cultura sanno e possono raccontare con grande realismo ed efficacia. La mia proposta e risposta si chiama Jafar Panahi. Panahi è regista iraniano contemporaneo, le cui opere di ispirazione neorealista offrono un affresco della società dell’Iran affrontando diverse tematiche, avvalendosi allo stesso modo della tragicità e dell’ironia,  quasi mai ‘ raffinata ‘ e molto più spesso tagliente .

Trailer di Taxi Teheran, ultimo film di Panahi:

Author: Annalaura Garofalo

Studentessa di Lettere moderne a Bari, ho conseguito il diploma socio-psico-pedagogico nel 2013 a Canosa di Puglia. Nutro un intenso interesse per l’arte, il cinema e la letteratura ma, in genere, amo indagare il mondo e le sue dinamiche con curiosità e spirito critico. Sono fortemente attratta dalle culture locali e dalle tradizioni.

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