La Germania sta divorando l’Unione Europea

La Germania sta divorando l’Unione Europea

L’Europa oggi e il ruolo della Germania

Se c’è una cosa ben chiara a tutti nell’attuale quadro europeo, è che qualcosa non va.

Il progetto di unione politica e monetaria aveva l’obiettivo di mettere fine agli antichi rancori tra Stati, vecchi di secoli e causa di infinite guerre, ma aveva anche il fine di riunire i popoli in una nuova unione continentale, che fosse in grado di competere con i giganti dell’economia e della politica odierna. Di chi parliamo? Di Usa, Russia e Cina.

E’ chiaro che in una prospettiva di competizione tra giganti di tali dimensioni, piccoli Paesi come il Portogallo, l’Austria, l’Italia non ce l’avrebbero mai fatta autonomamente, in un mondo che corre ad alta velocità. Ma con l’ Unione europea sì: anche l’Irlanda, l’Italia o la Francia avrebbero avuto il modo di competere con le grandi sfide globali attraverso il progetto comunitario (stando almeno alle intenzioni di base).

Qualcosa però si è incrinato, e oggi rischia davvero di spezzarsi. Nello scenario attuale, l’Europa non è una forza diplomatica ed economica unitaria, ma una unione frammentata in cui la Germania definisce le regole dell’economia e della politica. Chiunque neghi questo, negherebbe di fatto l’evidenza.

La perdita di potere dell’UE a vantaggio della Germania è sicuramente imputabile alla incapacità degli altri Stati membri, ma non esclusivamente. Oltre a tale incapacità di concepirsi come entità unitaria e di andare oltre gli interessi nazionali, vi è stata la consapevolezza tedesca di beneficiare di un sistema economico favorevole solo a sé, ma, nel complesso, estremamente dannoso per l’Europa.

Il ruolo della Germania è senza dubbio quello di Leader, seppure nel progetto di Unione Europea non sia stata così “Europeista” come tutti credono. Ciò è evidente e qui proviamo a spiegarlo.

Economia: la Germania predica male e razzola bene

La Germania ha avuto un ruolo guida soprattutto nell’economia. Quella tedesca cresce più di quella dei partners europei, e tutti voglio scoprire il segreto. Le ricette economiche che la Germania consiglia sono quelle che conosciamo: austerità, risanamento dei conti pubblici, meno spesa. E sono le stesse che da anni vengono applicate ai Paesi europei in crisi, Italia compresa. I risultati? Deflazione (diminuzione dei prezzi e dei salari), debito pubblico in aumento, produzione industriale stagnante. Risanare i conti pubblici in una congiuntura già esasperata dalla crisi economica (partita negli USA nel 2008) è stato completamente disastroso, fallimentare. E ciò, più di ogni altra cosa, ha portato alla sfiducia nell’Europa tutta e nelle sue istituzioni e dato nuova vita ai populismi. Chiunque avrebbe cambiato strategia: d’altronde c’è il futuro dell’Europa tutta in gioco. Chiunque, tranne la Germania. Per anni Berlino ha difeso questa linea, anche quando tutti i leader europei chiedevano un cambio di rotta. Ma per quale motivo, se si è visto che non funzionano? I risultati parlano chiaro.

fonte: Wikipedia

Viene allora da chiedersi, quali solo le modalità di successo del governo tedesco? E’ presto detto: mentre la Germania ha detto per anni che la spesa pubblica e il debito sono il male assoluto, la locomotiva tedesca era alimentata proprio dalla spesa pubblica. Attraverso il KfW, la Germania ”canalizza tutta una serie di operazioni che altrove figurerebbero nei conti dello Stato per cifre ingenti”. Esatto, la Germania ha trovato il modo per non far rientrare la spesa pubblica nel debito pubblico. Mentre il resto d’Europa soffre la fame a causa dei vincoli di Maastricht e del fiscal compact, la Germania fa spesa pubblica per miliardi di euro.

L’iniquità di una tale atteggiamento è sotto gli occhi di tutti e rivela il ruolo demolitore che interpreta la Germania in Europa. E pensare che in italia continuano a dirci che la spesa pubblica è il male!

Politica: che fine ha fatto Bruxelles?

Nella politica, gli Stati, affannati dai problemi economici hanno “colpevolmente spostato il potere dalla commissione europea al consiglio europeo” 1, cioè da un “organo di Individui” (i commissari nazionali) ad un “organo di Stati” (riunione dei capi di governo). L’operazione ha totalmente sbilanciato il peso delle decisioni europee, consegnando di fatto il potere a Berlino, con la Merkel a rappresentare la figura politica più abile presente al momento. Gli esempi di questa situazione sono numerosi:

Proteste dei profughi sulla rotta balcanica

Accordo con Turchia sui profughi. L’ondata di profughi diretti verso l’EU arriva da due versanti, quello libico e quello turco, cioè rotta del Mediterraneo e rotta dei Balcani. La Germania ha abilmente condotto un accordo con il governo turco per fermare l’arrivo di profughi dalla rotta balcanica, fornendo mezzi e fondi alla Turchia. Per alcuni l’accordo è stato uno scandalo, per altri un esempio di pragmaticità politica. In effetti oggi la rotta balcanica è chiusa, mentre quella del mediterraneo è totalmente incontrollata.

Ancora una volta, la Germania agisce come Stato “unico”, curando i propri interessi nazionali e commerciali, senza spingere verso l’unificazione politica europea, ma scavalcandola e ponendosi come unico interlocutore. A dimostrazione di questo le dichiarazioni della Casa Bianca, secondo cui, da ora in poi, le comunicazioni tra USA-UE non avverranno più tra Washington-Bruxelles, ma tra Washington-Berlino, come detto recentemente da Steve Bannon. La cosa curiosa è che dichiarazioni simili sono state fatte anche dal governo canadese guidato da Justin Trudeau, a dimostrazione che non si tratti solo di un colpo di testa del governo Trump, ma di una presa d’atto delle forze in gioco in Europa.

Sanzioni alla Russia e accordi Russia-Germania. La vicenda delle sanzioni europee alla Russia è piuttosto esplicativa del modo di muoversi della Germania in ambito internazionale. Berlino, si è a lungo fatta fatta promotrice e guida delle sanzioni economiche alla Russia come reazione europea alla crisi ucraina. Non tutti in Europa hanno gradito, per via delle conseguenze economiche. Solo all’Italia, le sanzioni sono costate una perdita di export di 3,6 miliardi di euro tra il 2014 al 2016.

fonte: fort-russ.com

Al di là del giudizio di valore riguardo le cause e le conseguenze di questa crisi, c’è un dato importante da notare. I russi hanno definitivamente deciso di spostare la rotta dei gasdotti, fermando le forniture che passano dall’Ucraina, di cui Mosca non si fida più. Quelle forniture arrivavano in Europa per alimentare Italia, Ungheria, Austria e Repubblica Ceca.

Qui entra in gioco la Germania. Dopo essersi fatta portabandiera delle sanzioni alla Russia, i tedeschi entrano in trattativa con la russa Gazprom riguardo la questione gasdotti. La proposta è di aggirare il problema Ucraino, costruendo un gasdotto che non passi più da Kiev, ma che attraversi tutto il Mar Baltico e giunga in Germania. Si tratta del North Stream 2. Si, 2. Perché c’è già un gasdotto che percorre il Baltico, e questo sarebbe il secondo. In questo modo, tutto il gas proveniente dalla Russia passerebbe per la Germania, rendendoci di fatto dipendenti da Berlino.

L’incoerenza tedesca non è passata inosservata, e persino l’ex premier Renzi ha accusato la Germania di fare il doppio gioco, sanzionando Mosca e allo stesso tempo facendoci affari.

Trump, la Nato e la bomba atomica tedesca

Nel 2015, in piena crisi ucraina, i Paesi Nato hanno concordato l’aumento delle spese militari fino al 2% del PIL dei Paesi sotto quella soglia. Se la Francia si trovava appena sotto quella soglia, la Germania si assestava al 1,3 % del Pil e l’aumento consisteva circa in 35 miliardi. A inizio 2016 Berlino però rincara la dose, la ministra della difesa Ursula von der Leyen dichiara di voler aumentare la spesa militare di 130 miliardi entro il 2030.

In assenza di un esercito europeo unitario, o quantomeno coordinato, e alla luce della crisi economica, la difesa dei membri europei è affidata sostanzialmente a loro stessi e alle loro capacità di spendere e innovare. Con una Nato sempre più distaccata, tutto ciò potrebbe essere un problema: gli Stati europei non possono spendere autonomamente per il proprio esercito, e con vincoli di spesa così bassi finiranno per non avere mai i mezzi finanziari necessari per far fronte alle recenti

Bandiera della NATO (fonte: huffingtonpost.com)

richieste di Trump di aumentare prima possibile i contributi alla Nato. La forza della Germania non solo affossa le economie, ma mette in difficoltà gli stati, i loro conti e la loro capacità di spesa militare.

Nel frattempo nel Paese si è riaperto un dibattito a lungo rimasto tabù, alla luce del passato bellico della Germania: la bomba nucleare. Da qui nasce un interrogativo molto cupo, ma che purtroppo diventa necessario alla luce delle dinamiche europee. Le difficoltà finanziarie dei Paesi europei e la politica isolazionistica di Trump, lasceranno che la Germania sfrutti i suoi vantaggi per diventare il primo esercito europeo?

In conclusione, quindi, perché dovremmo ispirarci ad un modello tedesco che continua a imporre regole che non rispetta, affossando le economie e le capacità di Stati e disgregando di fatto il progetto europeo? Non eravamo fieri, all’inizio, di essere parte dell’Unione Europea, fondatori e protagonisti di questo progetto? Si tratta di un controsenso pazzesco. Oggi, essere europeisti significa ancora una volta arginare il ruolo tedesco, ridimensionare la Germania a membro dell’Unione. Perché neppure la Germania potrà mai davvero giocare un ruolo globale tra i giganti.


 1. (Prodi 3/03/2017)

Starbucks assume 10,000 rifugiati in risposta al Bando dei Musulmani di Trump

Starbucks assume 10,000 rifugiati in risposta al Bando dei Musulmani di Trump

Traduzione da Independent.co.uk a cura di Silvia Fortunato. Fonte qui

Starbucks sostiene che assumerà 10,000 rifugiati nei prossimi cinque anni, in risposta alla sospensione a tempo indeterminato dell’accoglienza dei rifugiati siriani e al blocco temporaneo delle immigrazioni di Donald Trump, applicato ad altre sei nazioni a maggioranza Musulmana.

Howard Schultz, presidente e amministratore delegato dell’azienda, ha detto in una lettera ai dipendenti che le assunzioni si rivolgeranno ai punti vendita di tutto il mondo e che la manovra comincerebbe a partire dagli Stati Uniti dove il focus principale saranno le assunzioni degli immigrati che “hanno servito l’esercito degli Stati Uniti come interpreti e personale ausiliario”.

Schultz, sostenitore di Hillary Clinton durante la corsa alle presidenziali, ha preso di mira altri punti “dell’agenda” di Trump focalizzati sull’immigrazione, sull’abrogazione della legge Health Care (riforma sanitaria, ndt) dell’ex presidente Barack Obama, e sulla ridefinizione dei rapporti commerciali con il Messico. La lettera diceva che Starbucks sosterrà i coltivatori di caffè in Messico, provvederà all’assicurazione sanitaria per i lavoratori idonei, nel caso in cui la riforma sanitaria sarà abrogata, e sosterrà un programma di immigrazione in linea con quello di Obama, che conceda ai giovani immigrati introdotti da bambini nel Paese una proroga di due anni per l’espatrio e un permesso di lavoro.

La mossa riflette la crescente complessità che incontrano gli affari quando si tratta di confrontarsi con l’amministrazione Trump. Trump ha incontrato gli amministratori delegati di Ford, General Motors e Boeing, chiedendogli di creare nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti, e nel mentre acclamava ogni annuncio di incremento di impiego nelle aziende come un successo, sebbene quegli incrementi fossero stati programmati ben prima della sua vittoria presidenziale.

Ma non tutti i leaders delle aziende si sono avvicinati a Trump. Schultz ha aggiunto che Starbucks cercherà di comunicare più frequentemente con i lavoratori, dicendo “Anche io sento la preoccupazione che tutti voi state provando: la civiltà e i diritti umani che noi tutti abbiamo dato per scontati così a lungo sono sotto attacco”.

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

L’ascesa e il declino dell’impero americano

L’ascesa e il declino dell’impero americano

Le elezioni americane e la campagna elettorale appena conclusasi hanno fatto molto discutere su come uno o l’altro candidato potrebbe gestire il Paese in caso di grave crisi o peggio di guerra atomica e mondiale. Un Paese diviso, tra chi affermava che la Clinton fosse più guerrafondaia, chi invece ammirava Trump per la volontà di distensione con la Russia. La verità è che gli Stati Uniti sono un Paese  in guerra fin dalla nascita, a prescindere dal candidato. E’ l’anima del Paese e del suo popolo che modellerà il futuro di se stesso, non il presidente. Non sono solo un Paese ma un vero e proprio Impero: un impero che sta crollando. Non è un mistero come gli USA abbiano da sempre  voluto dichiararsi Paese virtuoso e destinato alla supremazia.  (altro…)

Come la CIA drogò un intero villaggio con l’LSD

Come la CIA drogò un intero villaggio con l’LSD

GUERRA FREDDA E GUERRA NON CONVENZIONALE

A pochi anni dalla fine della seconda guerra mondiale ed in piena guerra fredda, il confronto tra il blocco comunista e quello occidentale era in pieno svolgimento.
Mentre l’unico confronto armato  si teneva in Corea, i reparti speciali dell’esercito e l’intelligence dei due blocchi si concentravano su sperimentazioni e ricerche allo scopo di trovare non solo l’arma perfetta da utilizzare sul campo di battagia, ma anche il metodo migliore per ottenere informazioni utili dai prigionieri, dai nemici e dagli informatori. In questo contesto nacquero i progetti Chatter e Artichoke su metodi non convenzionali pensati per essere più efficaci della classica tortura fisica e psicologica: ipnosi, deprivazione sensoriale, farmaci e droghe, pratiche sessuali, isolamento. Queste ricerche, condotte dagli Stati Uniti, venivano coordinate dalla CIA, che si serviva sia di brillanti menti militari e scientifiche interne, sia di esperti esterni, e vennero unificate con gli anni nel progetto MK-ULTRA. Tra i collaboratori esterni degli americani c’era la Sandoz Chemical Company di Basilea, in Svizzera. La Sandoz riforniva gli americani di Metrazol, insulina per terapia sotto-shock, anfetamine e anti-convulsivanti. Proprio nei laboratori della Sandoz lavorava un certo Albert Hofmann, colui che nel 1938 sintetizzò per la prima volta l’ LSD. Anche l’LSD era tra le sostanze usate dagli scienziati americani, ed era fornito dalla Sandoz Chemical.

IL DELIRIO DI PONT ST. ESPRIT

Era una solita giornata di metà Agosto del 1951 nel villaggio di Pont Saint Esprit, cittadina di appena 6000 abitanti nel sud della Francia. La gente viveva la normale, pacifica quotidianità di un villaggio di campagna quando iniziò un delirio: alcune persone del villaggio in tarda serata iniziarono a sentirsi male, convulsioni, nausea, allucinazioni. Alcuni, da poco addormentatisi, ebbero incubi e visioni. Il delirio aumentò e molta gente iniziò a manifestare violenti atti psicotici, due si suicidarono, cinque morirono in preda ad allucinazioni, altri aggredirono vicini e soccorritori, un bambino tentò di strangolare la nonna.pont-st-esprit                                                                                                                 [Fonte:thinkingsidewayspodcast.com]

Nel delirio, il colpevole fu ritenuto il fornaio. Gli fu subito data la caccia, pensando che il suo pane fosse avvelenato e quindi causa di tutto ciò. Brian, il fornaio, venne quasi linciato e la sua porta fu segnata con una croce nera, come un untore. La gendarmeria lo arrestò subito, non tanto per la sua colpevolezza quanto per salvarlo dal linciaggio.
La notizia scioccò tutta la Francia. L’orrore si Pont st. Esprit giunse anche sulle pagine del La Stampa. Ma cosa accadde quel giorno alla gente del villaggio? Inizialmente si parlò di un avvelenamento dovuto alla presenza di frumento avariato nella farina con cui era stato fatto il pain maudit (“pane maledetto”). Si pensava che una muffa avesse contaminato il pane, provocando effetti allucinogeni. Tale tesi era sostenuta proprio dalla delegazione di chimici della Sandoz company, accorsi sul luogo per delle analisi investigative.

L’INCHIESTA 60 ANNI DOPO

Per decenni, la storia della farina avariata fu l’unica spiegazione alla follia di Pont st. Esprit, eppure non tutti erano cosi convinti che si trattasse della verità. Nel 1995 Hank Albarelli, giornalista investigativo americano, iniziò una lunga inchiesta partendo dallo strano suicidio di Frank Olson. Olson era un batteriologo operante nella base dell’esercito statunitense per le armi biologiche di Fort Detrick, nel Maryland. Mori nel 1953 cadendo dalla finestra della sua abitazione al tredicesimo piano, a New York. Albarelli, partì con la sua inchiesta deciso a scoprire quale fu la reale sorte di Olson, ancora troppo poco chiara. Investigò sull’operato di Olson, sugli esperimenti della Special Operations Division di Fort Detrick, arrivando a documenti che dimostravano come esperimenti con l’LSD fu usato per contaminare il pane di Pont st. Esprit.  Albarelli cita fonti di ex biochimici della base di Fort Detrick che raccontano: “i risultati complessivi della sperimentazione nel sud della Francia erano buoni, ma c’era anche un effetto negativo, o quello che oggi si chiama reazione del ’cigno nero’. Che diverse persone morissero era un dato inaspettato, del tutto inatteso. Non avrebbe dovuto operare in quel modo, così era stato di nuovo messo allo studio“.
Mkultra cessò di esistere a fine anni sessanta, e pochi anni dopo, nel 1975, invece, una grande quantità di dati riservati dell’agenzia di inteligence statunitense furono resi pubblici. Tali documenti fecero molto scalpore nell’opinione pubblica e costrinsero il governo ad istituire una commissione (la Commissione Rockfeller) di inchiesta sui crimini della CIA. Tra una infinità di documenti, la commissione Rockfeller ne trovò uno che faceva chiaramente riferimento a Frank R. Olson e all’esperimento di Pont st. Esprit, condotto tramite l’utilizzo di due cittadini francesi.  ATM033-WHouse1                                                                                                                                                               [Fonte: voltairenet.org]

Anche la vicenda della morte di Frank Olson fu svelata: egli morì in seguito alla somministrazione di LSD a sua insaputa, cosa che gli provocò uno stato di delirio, causa del suo suicidio. Nel 1975 l’esercito americano ammise tale evento, offrendo alla famiglia un risarcimento di 750.000 dollari.

 

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