Radiohead: una piscina modellata dalla Luna

Radiohead: una piscina modellata dalla Luna

Quando pensiamo alla Luna, dobbiamo pensare a una specie di orologio biologico del nostro pianeta e non solo: se dovessimo pensare alla piscina della Terra, senza dubbio ci riferiremmo agli oceani. È la Luna a guidare le maree degli stessi tramite la spinta gravitazionale. C’è una forte componente ecologica nel titolo dell’ultimo album dei Radiohead, uscito esattamente un anno fa, ma non bisogna sottovalutare la forza delle metafore.

Durante la lavorazione dell’album Thom Yorke si è separato dalla sua compagna di vita, Rachel Owen, e Nigel Godrich (il quinto Radiohead a tutti gli effetti, il loro ingegnere del suono) ha perso il padre. La Luna che influenza i periodi delle maree somiglia alla vita che influenza ogni atto che un uomo compie, tra cui si include qualsiasi forma d’arte.

Quanto di quello che ci accade ci smussa emotivamente? Siamo noi gli oceani. Tutto quello che ci accade è la Luna.

A Moon Shaped Pool è un’esplorazione fortissima del concetto di perdita, legata al divorzio di Thom Yorke, che gravita sull’album con una potenza inaudita, continuamente ricordato attraverso molteplici canali espressivi.

DAYDREAMING

“This goes
Beyond me
Beyond you”

Daydreaming parte da un riferimento classico, l’allegoria della caverna di Platone. I sognatori, dice Yorke nel brano, hanno il difetto di preferire i loro sogni alla realtà e in questa categoria rientra anche lui. Un’analisi migliore si può fare alla luce del video che accompagna il brano, diretto dal premio Oscar Paul Thomas Anderson (regista di capolavori come il Petroliere e Magnolia). Il video vede Yorke attraversare, solo, una serie di scenari che passano da una cucina ad un locale di lavatrici a secco, fino ad arrivare su una montagna innevata ed addormentarsi in una caverna. Il numero di porte che attraversa nel video è simbolico e cosa significano ce lo ripete lui stesso ossessivamente alla fine della canzone. Lo fa in un sample che recita: efil ym fo flah. Al contrario, half of my life.

Metà della mia vita.

23 sono gli anni che hanno tenuto insieme Thom a Rachel, e il verso rievoca un’influenza forte della Divina Commedia che non sembra casuale, essendo lei una esperta di letteratura italiana specializzata nelle illustrazioni del capolavoro di Dante.

DESERT ISLAND DISK

“Now as I go upon my way
So let me go upon my way
Born of a light”

Rinascita è quello a cui Thom aspira e Desert Island Disk è probabilmente il momento in cui Thom rivela maggiore positività. La luce è un’immagine ricorrente dell’album, viene evocata per alcuni versi anche in Daydreaming, ma con significato opposto: se qui il bianco è quello di uno spirito che luccica, totalmente vivo, in Daydreaming il bianco era quello di una stanza vuota, simbolo di solitudine e perdita.

La dimensione cromatica non è da sottovalutare: il bianco che ricorre così tanto spesso in A Moon shaped pool ed è inoltre il colore del satellite terrestre definisce un’assenza di colore che sembra simboleggiare il vuoto dovuto alla separazione e a quei momenti di mezzo, tra la fine e l’inizio di qualcosa e c’è un contrasto fortissimo con In Rainbows, dove ogni colore e ogni canzone si sommano, esplorando totalmente lo spettro emotivo derivante da una relazione.

La copertina di In Rainbows

Thom in questa canzone si sveglia da un torpore che l’ha tenuto per troppo tempo sordo e muto, una situazione di cui la persona che aveva di fronte era consapevole (quel “You know what I mean” ripetuto ossessivamente in sottofondo) e realizza che “different types of love are possible”, che l’amore per quanto sia mutato e abbia cambiato forma, rimane.

L’evoluzione musicale che più di tutti Yorke e Jonny Greenwood hanno attraversato esce fuori particolarmente in due tracce: Burn the witch, il cui testo è stato protagonista di una delle mosse di marketing che hanno preannunciato il disco, e “Tinker Tailor Soldier Sailor Rich Man Poor Man Beggar Man Thief”. Yorke, anche nella sua carriera solista ha giocato molto con l’elettronica, esplorata anche in TKOL, mentre Greenwood ha avviato con grandissimo successo un lavoro sulle colonne sonore che l’ha portato a collaborare tra gli altri con P.T. Anderson e appare evidente nell’uso che fa degli archi e dei contrappunti.

BURN THE WITCH

“Abandon all reason

Avoid all eye contact

Do not react”

Non è la prima volta che questo titolo ha a che fare con i Radiohead, in quanto appariva nell’artwork di Hail to the Thief e il testo ha definito la campagna che ha preceduto il lancio dell’album.

L’artwork di Hail to the Thief: Burn the witch è leggibile in basso a sinistra

Burn the Witch esplora i temi della paranoia e del controllo di massa: la via preferibile è l’anonimità, di contro chi è disubbidiente rischia che la cosa gli si ritorca contro, in una delle tante spedizioni punitive dell’autorità. La strega è semplicemente chiunque abbia visioni impopolari o un gruppo le cui verità non sono ortodosse e accettate dall’autorità (un episodio del genere viene esplorato in Harrodown Hill, canzone del repertorio solista di Yorke), che minaccia la gente. Sappiamo dove vivete.

La reazione è quella di una forte paranoia, dove si invita ad abbandonare ogni forma di comunicazione, evitare l’eye-contact, creando una forma di panico che giustifica l’esercizio punitivo e le decisioni forti.

Il video è un’integrazione che amplia in maniera ancora maggiore il significato della canzone: l’animatore Virpi Kettu ha affermato di come attraverso il video si cercasse di alimentare la consapevolezza verso la posizione della crisi dei rifugiati in Europa che unita all’odio per i musulmani porta al sentimento tipico della caccia alle streghe. La stessa cartolina ricevuta dai fan durante la campagna per l’album che recava la scritta “We know where you live” era un invito alla riflessione sul controllo di massa e il conseguente gioco di potere politico.

TRUE LOVE WAITS

“And true love waits
In haunted attics
And true love lives
On lollipops and crisps”

True love waits è il perfetto esempio di canzone che si adatta all’album, nonostante sia una vecchia conoscenza. Scartata sia da Kid A che da Amnesiac, qui si trova ed essere il respiro perfetto nel corpus del disco. È uno dei momenti più vivi della scrittura di Thom ed è stata inoltre, scritta ai tempi in cui aveva iniziato a frequentare la ex-moglie. Il testo evoca una fine nella relazione, che rimane sospesa. Pur di non farla lasciar andar via,l’autore è disposto a rivestire panni femminili, a lavare i piedi alla compagna (l’analogia cristiana nell’incontro tra la Maddalena e Gesù è fortissima) e ad abbandonare ciò che lo definisce come persona, i suoi valori e le sue certezze. La revisione del significato della canzone, che non cambia in nulla nel testo, c’è a livello musicale invece e ci porta a trarre delle conclusioni: il don’t leave finale, che veniva cantato in maniera trionfale nei live, nella versione in studio l’armonia rimane identica, a voler testimoniare la fine della storia e l’abbandono da parte di lei.

 

In definitiva, quanti avvenimenti tracciano un confine nella nostra vita? Quante volte la Luna influenza le nostre decisioni e le nostre maree? Ognuno di noi, di fronte a ciò ha un processo che lo porta a metabolizzare le proprie emozioni in maniera diversa. A Moon Shaped Pool è stato quello di Thom Yorke in primis e dei Radiohead in toto.

Un vero fan dei Radiohead non dovrebbe ascoltare Oasis

Un vero fan dei Radiohead non dovrebbe ascoltare Oasis

original pic from: consequenceofsound.net

Un vero fan dei Radiohead non dovrebbe ascoltare gli Oasis. O almeno dovrebbe provare a (non) farlo.

Perché? Ecco una serie di dichiarazioni dei fratelli Gallagher sui Radiohead e nei confronti del loro frontman, Thom Yorke.

Liam Gallagher: «Non ho mai ascoltato Ok Computer ma qualunque cosa dei Radiohead per me non ha un senso. Tutti pensano che siano all’avanguardia ma sono famosi solo per canzoni come Creep, no? Per il resto della loro carriera sono andati proprio fuori strada. Non capisco. Voglio dire, tutti abbiamo scritto canzoni come Creep, che sono le loro canzoni classiche. Sono queste che rendono i Radiohead quelli che sono ora. Karma Police è carina ma mica stiamo parlando dei Beatles».

 

Liam Gallagher: «Ho ascoltato quel fottuto album dei Radiohead e ho subito pensato: ’Cosa??’ Mi piace pensare che quello che facciamo lo facciamo fottutamente bene (riferendosi peraltro ai Beady Eye, successivi agli Oasis). Loro scrivono una canzone su un fottuto albero? Ma per cortesia! Un albero di mille anni? Ma andate a farvi fottere!

(il disco al quale si riferisce è “The King Of Limbs”)

 

Noel Gallagher: «Sono consapevole del fatto che i Radiohead non abbiano mai avuto una brutta recensione. Ma probabilmente se Thom Yorke facesse i suoi bisogni in una lampadina e poi la cominciasse a gonfiare, avrebbe un punteggio di 9 dalla rivista Mojo. Ecco di cosa sono consapevole. Tecnicamente ci sono songwriter migliori di me, almeno stando a quello che scrivono giornalisti del Guardian. Ma ci sono stati gruppi che sono stati in grado di influenzare una generazione? I Radiohead lo hanno fatto? A me sembra che nessuno li ascolti. Appena Thom Yorke riesce a scrivere una canzone come ‘Mony Mony’ allora fatemi uno squillo. Qualche anno fa eravamo al Coachella, io e la mia signora, e c’erano i Radiohead e abbiamo deciso di dargli (si riferisce proprio a Yorke) una possibilità. Sono saliti sul palco ed hanno attaccato con questa cosa post-techno. Eravamo incazzati, ed abbiamo deciso che non faceva per noi».

 

Tre dichiarazioni a caso, o meglio selezionate tra le tante, indicative della rivalità Oasis-Radiohead. Cosa deve fare dinanzi a questo un vero fan dei Radiohead? Queste dichiarazioni non possono essere tollerate. Non scherziamo. Non si può ignorare Ok Computer o sminuire album eclettici come The King Of Limbs.

 

Cosa dovrebbero dire allora Yorke e Radiohead di “Be Here Now”? A prescindere dalle vendite, per quanto mi riguarda nel 1997 uscirono due grandi album: i loro nomi sono proprio Ok Computer e Urban Hymns dei The Verve. Be Here Now non lo fu e non resse affatto il confronto con l’esplosione dei primi due lavori “Definitely Maybe” e “(What’s the story) Morning Glory”.

 

Forse, sarà proprio quello l’anno cardine nel quale gli Oasis perderanno lo smalto e le fortune degli anni Novanta. Lo stesso Noel non esitò a definire i testi di Be Here Now in una intervista a Singapore «una merda». Sinceramente è un disco che non ricordo (a parte Stand By Me, Don’t Go Away e All Around The World) e che ho faticato ad ascoltare per la sua complessità e lunghezza. E’ un disco noioso. Aggettivo che invece collide con le caratteristiche e con la genialità dei Radiohead. Avete capito? Non dovete ascoltare gli Oasis, tanto meno Be Here Now.

 

Complesso di inferiorità. Giacciono in tale teoria le dichiarazioni dei fratelli Gallagher nei riguardi dei Radiohead? Qui si potrebbe richiamare il complesso di inferiorità coniato da Alfred Adler (1870-1937), lo psicologo della psicologia individuale. Lo studio dell’uomo in rapporto al contesto sociale. Nel libro “Conoscenza dell’uomo” si fa riferimento all’inferiorità organica del bambino, nella sua lotta e nel tentativo di emergere.

 

Ogni bambino, posto a contatto con il mondo adulto, è indotto a considerarsi piccolo e debole. In compenso, l’antidoto professato da Adler è la ricerca di un fine, con le possibilità di raggiungerlo e perfezionarlo. Forse il loro fine gli Oasis lo hanno comunque raggiunto, uscendo pertanto dalle difficoltà del mondo dell’infanzia. I Radiohead sono invece ancora in piedi e continuano la propria opera musicale. Ma non è il caso di fare paragoni, tanto meno farne un dramma. Chi è un vero fan dei Radiohead non dovrebbe ascoltare gli Oasis. Chiaro, no?

P.S: Non chiedeteci più di suonare e cantare Wonderwall: semmai vi beccate dieci minuti di All Around The World.

(Il seguente articolo è ironico e la teoria di Adler non ha un collegamento logico)

Guida alla Guida Galattica per Autostoppisti

Guida alla Guida Galattica per Autostoppisti

“Ebbi l’idea del titolo nel 1971, mentre, ubriaco, giacevo in un prato a Innsbruck, in Austria. Non ero ubriaco fradicio: avevo solo il tipo di sbronza che può prendersi un autostoppista squattrinato il quale, dopo due giorni di digiuno, decida di tracannare due Gosser forti. Si trattava insomma di una lieve incapacità di reggersi sulle gambe. Viaggiavo con una copia molto logora di Hitch Hiker’s Guide To Europe (Guida all’Europa per gli autostoppisti)  […] quando spuntarono le stelle pensai che se ci fosse stata una guida galattica per gli autostoppisti sarei partito a razzo. Poi mi addormentai, e mi dimenticai per 6 anni di quest’idea”

Alcuni anni dopo la laurea in inglese, Adams decise di scrivere una storia a metà fra la commedia e la fantascienza, nonostante nessuno sembrasse interessato all’idea. Tutto cambiò quando un giorno incontrò Simon Brett, produttore radiofonico della BBC, casualmente alla ricerca d’idee per un suo programma, una commistione fra comico e fantascientifico. Il primo episodio della serie radiofonica andò in onda mercoledì 8 Marzo 1978, senza alcuna pubblicità. Due settimane dopo cominciarono ad arrivare le prime lettere: qualcuno aveva seguito il programma.

Degli editori cominciarono ad interessarsi al testo, e Pan Books chiese di ricavare dal serial un romanzo. Si trattò di un periodo molto produttivo per Adams: mentre lavorava alle sceneggiature del telefilm Dr Who, fu chiamato a terminare il romanzo, in quanto sottoposto costantemente sotto pressione dalla Pan, a causa delle continue scadenze mancate. Ma questi impegni non gli impedirono di cadere in bancarotta.

Finché nel settembre 1979, il romanzo Guida galattica per Autostoppisti uscì finalmente in Inghilterra, finendo al primo posto della lista dei best-seller del mass market pubblicato dal Sunday Times. Una incredibile evoluzione, dunque: programma radiofonico, romanzo, serie televisiva. Poi una produzione hollywoodiana, poi ancora un romanzo. Ed infine un romanzo di romanzi:

  1. “Guida galattica per gli autostoppisti”;
  2. “Ristorante al termine dell’universo”;
  3. “La vita, l’universo e tutto quanto”;
  4. “Addio, e grazie per tutto il pesce”;
  5. “Praticamente innocuo”;
  6. “Sicuro, sicurissimo, perfettamente sicuro”.

Il punto? Vediamo. In breve: il protagonista, Arthur Dent, viene costretto ad abbandonare la propria casa, che verrà abbattuta per costruirci su una tangenziale. Ford Prefect è un viaggiatore della galassia, e sbarca sulla Terra per comunicare ai terrestri che il pianeta verrà distrutto per lasciare il posto ad una gigantesca circonvallazione iper-spaziale.
I due, costretti a fuggire, iniziano così la loro avventura nello spazio ricorrendo all’autostop Galattico e all’ausilio della Guida Galattica per gli autostoppisti. Un libro notevolissimo, mai pubblicato sulla Terra, che ha ottenuto un gran successo in tutta la Galassia, diventando il depositario di tutto il sapere e di tutta la scienza. La guida ha riscosso un gran successo essenzialmente per due motivi:

  1. Costa poco;
  2. Ha stampato in copertina, a grandi caratteri che ispirano fiducia la scritta DON’T PANIC.

Marvin the Paranoid Android

Uno dei personaggi più interessanti e curiosi che i protagonisti incontreranno è il loro futuro compagno di viaggio Marvin, un androide molto differente dall’ideale comune di robot. Dotato di V.P.P. (Vera Personalità di Persona) è costantemente depresso a causa del conflitto tra i suoi sentimenti, pessimistici per lo più, e la sua vastissima conoscenza.

I Radiohead, nel loro album Ok Computer, hanno voluto “omaggiare” l’androide, incidendo la ben nota Paranoid Android. Uno dei riferimenti più eclatanti si trova nella strofa:

“You don’t remember/ you don’t remember/Why don’t you remember my name?”

I protagonisti infatti non ricordano mai il suo nome. In “Ristorante al termine dell’universo”, ne faranno totale dimenticanzaritrovandolo solo 566mila milioni di anni dopo, nel romanzo successivo.

Di fondamentale importanza nell’intera vicenda è il super-computer “Pensiero Profondo”, progettato da una razza di esseri superintelligenti e pandimensionali al fine di trovare “la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto”. Il super-computer impiegherà 7milioni e mezzo di anni per formulare una risposta alquanto inconcludente:

il super-computer Pensiero Profondo

il super-computer Pensiero Profondo

-Pensiero profondo: La risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto è… 42. Sì, ci ho pensato

attentamente è questa, 42. Certo sarebbe stato più semplice se avessi conosciuto la domanda.
-Loonquawl: Ma era LA domanda, la domanda fondamentale di tutto quanto!
-Pensiero profondo: Questa non è una domanda! Solo quando conoscerete la domanda comprenderete la risposta.
-Loonquawl: E dacci la domanda fondamentale!
-Pensiero profondo: Non posso, ma c’è qualcuno che può, un computer che calcolerà la domanda fondamentale. Un computer di tale e infinita complessità che la vita stessa farà parte della sua matrice operativa e voi assumerete nuove e più primitive forme ed entrerete nel computer a navigare i dieci milioni di anni di vita del suo programma. Io progetterò questo computer per voi e si chiamerà… [Fine del documentario]

"Answer to life the universe and everything"Anche Google, Apple e Windows si sono lasciati ispirare da questo dialogo al punto di volerlo emulare con i loro prodotti commerciali: Google, Siri e Cortana.

Ponendo il quesito “Qual è il senso della vita?” tutti daranno tutti come risposta: “42”.

Nel mondo dei videogiochi troviamo dei chiari riferimenti al romanzo: in Spore, raggiungendo il centro della Galassia ed ottenendo il Bastone Della Vita si sblocca l’obiettivo 42. Nel gioco Fruit Ninja bisogna invece totalizzare un punteggio pari al “senso della vita” per ottenere la “Sparkle Blade”.

Non solo videogiochi ma anche tv. Un episodio della terza serie moderna di Doctor Who è intitolato “42”: il Dottore, rispondendo ad una richiesta di soccorso, sale su una nave spaziale in panne, avendo a disposizione soli 42 minuti per ripararla.

È abbastanza chiaro che neppure Sir Adams aspettasse che una sbronza avrebbe potuto creare un’opera di tale risonanza.

Noi Figli Cambiati ci auguriamo che Cosimo Cataleta, dotato di altrettanti mezzi, raggiunga gli stessi obiettivi di Adams con il suo racconto “La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi amava”.

Ho chiesto lui personalmente assenso per questo finale. Mi ha scritto un sms avaro di parole.

Solo un numero: 42.

Buon compleanno, The Eraser!

Buon compleanno, The Eraser!

Articolo originale da “Consequence of sound” qui

"The Eraser - Thom Yorke" la copertina dell'album

“The Eraser – Thom Yorke” la copertina dell’album

Il business musicale che conosciamo sta morendo da decenni, il che lo posiziona in buona compagnia, assieme al teatro, letteratura, pittura e scultura. Sono diventati tutti  degli invalidi permanenti, mai abbastanza in guarigione ma non ancora morti. Queste industrie così diverse soffrono della stessa malattia: parliamo di un caso di tecnologia terminale. Un concerto sul palco a New York può difficilmente avere la stessa rilevanza culturale di un TV show guardato da milioni di persone in tutto il mondo; sembra che molte persone inoltre preferiscano leggere i post dei loro amici che qualche autore emerito; e anche se un dipinto dell’oceano può essere davvero carino, probabilmente avrebbe avuto più valore prima che ci fossero le ricerche di Google Image e i last minute per Miami.

Al volgere del nuovo millennio, Napster e altri servizi di condivisione hanno cambiato drasticamente la musica provando l’ovvio:  le persone non pagherebbero per qualcosa che potrebbero avere gratis. Alcuni musicisti hanno preso la notizia in maniera peggiore rispetto agli altri. I Metallica, ad esempio hanno fomentato una guerra pubblica a Napster e facendo ciò, hanno perso la credibilità che dava loro l’immagine da dei del rock. A molti fan, specialmente ai più giovani, sembrò che il gruppo ci tenesse molto alla cosa, soprattutto per una questione di soldi.

Al contrario,i componenti dei Radiohead sembrano,  non disinteressati, ma alquanto coscienti. Dopo che con Hail to the Thief il loro contratto che includeva la registrazione di cinque album per la Emi/Capitol si è esaurito, Thom Yorke ha detto al TIME: “Mi piacciono le persone della nostra casa discografica, ma siamo arrivati al punto in cui devi chiederti perché a tutti ne serva una. E si, probabilmente questo ci da’ una specie di piacere perverso nel dire “Vaffanculo” a questo decadente modello di mercato”.

Il dito medio dei Radiohead è diventato nel 2007 il loro capolavoro “In Rainbows”, con la formula di successo del “Paga quanto vuoi”.

Ma a noi interessa il periodo di mezzo. Dopo aver finito il tour di Hail to the Thief e prima di iniziare a scrivere In Rainbows, i Radiohead hanno premuto il tasto pausa per la prima volta nella loro carriera. Non sono stati inattivi, ovviamente. Facendo un conteggio sommario la pausa ha prodotto un album solista, una colonna sonora per un film e cinque nuovi pargoli, per portare il numero totale ad 11. Si sono tenuti occupati insomma, sebbene in modi diversi. Scorgendo tutti i membri della band separatamente, i fan hanno potuto capire meglio come i singoli lavorano insieme.

In The Eraser Thom Yorke riproduce in maniera rischiosa lo stile di scrittura “a pezzi” già sperimentato in Kid A ed Amnesiac. Quando l’album è uscito, intervistato dal Globe e da The Daily Mail, ha detto: “Non ho iniziato aspettandomi realmente di fare canzoni. È iniziato tutto con pezzi e bit casuali, credo di aver pensato che ci sarebbe stato il cantato, ma pensavo più a dei piccoli intramezzi vocali, renderli parte dell’affresco, ma non la cosa principale. Ma appena abbiamo superato questa fase iniziale, è stato abbastanza ovvio che sarebbero potute essere piuttosto reattive. Nigel (Godrich, il produttore) in pratica mi ha trascinato, urlando e scalciando, cercando di fare di queste canzoni qualcosa di attuale”.

“Reattive” è forse un’esagerazione; le canzoni sono pesanti per le immagini evocate e la narrativa è invece poco presente. Di tutte, la canzone più diretta è forse “Harrowdown Hill”, che tratta la morte della spia David Kelly. Durante la guerra in Iraq, Kelly era sceso in campo per cercare armi di distruzione di massa. Non ne ha trovata nessuna, perché come ora sappiamo, non ce n’erano. Perciò, nel 2003, quando un dossier governativo Britannico aveva affermato di aver trovato quelle armi, Kelly rivelò alla BBC in maniera anonima che il dossier aveva dichiarato il falso. L’identità di Kelly era stata scoperta, la stampa l’aveva diffamato, era stato convocato in Parlamento con la minaccia che sarebbe potuto finire in prigione e si è suicidato…o è solo quello che vogliono farvi credere? La canzone inizia con un avvertimento ad altri possibili informatori, talpe:” Don’t walk the plank like I did/You will be dispensed with/ When you become inconvenient” e si riferisce esplicitamente alle teorie cospiratorie che ci sono sulla sua morte: “Did I fall or was I pushed?” Yorke non sceglie da che parte stare: assolutamente suicidio, sicuramente omicidio. Qual è il punto? È l’incertezza che circonda l’intero avvenimento. C’erano le armi? Oppure no? La verità è stata distrutta.

Se non dovessimo contare Nigel Godrich come sesto componente della band, solo un altro componente collabora all’album. Jonny Greenwood suona il piano nel loop esitante e ossessionante della title track. Il beat della batteria non sarebbe fuori posto in una canzone dance, con Yorke che continua a spingersi all’infinito con la voce, con gli “ooh” sussurrati e gli effetti elettronici. La struttura di questo album ha a che fare con la stratificazione, più o meno complessa. Ciò vale per tutto l’album, che non ha nulla che riguardi i Radiohead, dai cambi di ritmo alle dinamiche “silenzio-urlato” come Sit Down/Stand Up o Weird Fishes/Arpeggi.

Provate a paragonarlo con il lavoro di Jonny Greenwood del periodo, la premiata colonna sonora del film “Non è un paese per vecchi”. La colonna sonora è basata tutta sulle dinamiche: le prime note entrano in maniera soffusa, alzando il tono o il volume, frantumandosi  in una disarmonia prima di costituire una singola nota penetrante. L’intera colonna sonora è costruita sulla tensione: tra note alte e basse, disarmonia e armonia, silenzio e rumore.

I due progetti suonano ovviamente in maniera differente, sono stati creati in ambienti diversissimi e con fini disuguali. Non ci sono molte opportunità per misurare l’apporto individuale dei membri della band, perciò ogni progetto solista ci porta un po’ più dentro il gruppo, per questo c’è un enorme fascino nei dischi solisti di Phil Selway (il batterista della band).  I dischi provano che sicuramente contribuisce alle idee musicali della band, ma che non è uno dei motori principali che spingono i Radiohead. Yorke e Greenwood  sono riconosciuti come i primari compositori, proprio perché durante la prima pausa hanno creato qualcosa di stupendo senza grandi aiuti dagli altri.

Al mio orecchio, The Eraser ha tre momenti deboli: Skip Divided, Atoms for Peace( il nome della band che ha formato assieme a Nigel Godrich, Flea dei Red Hot Chili Peppers e altri, per promuovere quest’album e poi è confluita in un side project con Amok, nel 2013) e Cymbal Rush. Le altre sono quantomeno forti esempi delle persistenti ossessioni di Yorke tra tecnologia, paranoia, ambientalismo e la distruzione del mondo, se non volete considerarle come alcune delle più grandi canzoni nella illustre discografia di Yorke.
L’attrazione di Yorke per i computer è sempre stato equilibrato dalla sua sfiducia in ciò a cui la tecnologia porta. Questo è il tema esplicito di “Analyse”, che è stato ispirato da un blackout a casa sua, che Yorke ha visto come una specie di ampliamento dato dalla sottrazione: “A self-fulfilling prophecy of endless possibility/ In rolling reams across a screen/ In algebra, in algebra/ […] It gets you down.”

Una delle migliori versioni di Analyse, tratta dal live from The Basement con Thom Yorke accompagnato dal solo pianoforte.

Per Yorke, la rivoluzione dei computer avrà conseguenze che non potranno essere predette e questo si estende anche alla scrittura musicale. Di nuovo, come dichiarato al Globe e al Daily Mail: ”Scrivere basandosi su sequenze e campionamenti è molto più difficile. Quando le ascolti continuamente, non puoi reagire spontaneamente e in maniera diversa ogni volta. Accade che le ascolti una volta, smetti,torni indietro e le riascolti, il che in termini pratici porta via troppo tempo. Alla fine ho dovuto imparare a suonarle da solo, in qualche modo, al fine di completare i testi. Ho dovuto imparare a suonare le canzoni che avevo scritto in maniera spezzettata sui sequenziatori, dove in realtà non stavo pensando a cosa facessi. È stata una esperienza stranissima, imparare passo dopo passo.”

La forma più elegante di questa filosofia, oltre che indubbiamente il momento più alto dell’album, è “Black Swan”. È un riferimento alla teoria del Cigno Nero, un problema filosofico sui danni dell’induzione. L’origine appartiene all’Antica Roma e in particolare ad una frase di Giovenale, che usò la metafora “raro come un cigno nero” per riferirsi a qualcosa di inesistente. Più tardi, ovviamente, vennero scoperti i cigni neri. Parlando in maniera più generica, la storia è piena di eventi importantissimi ma difficili da prevedere.

The Eraser è stato scritto in un periodo tumultuosissimo della storia, un periodo pieno di Cigni Neri. Quando Internet è diventato di largo consumo negli anni ’90, qualcuno avrebbe potuto prevedere come Napster e iTunes avrebbero distrutto l’industria musicale? Qualcuno avrebbe pensato che la Guerra Fredda, la Guerra del Golfo e l’invenzione dell’aereoplano si sarebbero potute combinare così violentemente dando vita all’11 Settembre? O che due Paesi verosimilmente democratici avrebbero architettato di mentire ai loro cittadini per creare supporto in una guerra internazionale? Yorke canta:” This is your blind spot, blind spot/ It should be obvious, but it’s not.”  Questo è il tuo angolo cieco, dovrebbe essere ovvio ma non lo è.

E questa, in ultima battuta, è la maggior preoccupazione di colui che è uno dei più grandi poeti dell’ansia: una semplice paura dello sconosciuto. “People get crushed like biscuits crumbs” canta, e non c’è niente che sia possibile fare. Per tutte le ragioni umane possibili, non possiamo anticipare le cose che ci serve realmente conoscere.

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