Traduzione della telefonata tra Trump e il presidente ucraino Zelenskyj

Traduzione della telefonata tra Trump e il presidente ucraino Zelenskyj

La presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, la democratica Nancy Pelosi, ha avvierà la procedura di impeachment contro Trump. L’accusa è di aver abusato del proprio potere facendo una richiesta impropria al capo di Stato ucraino Volodymir Zelensky. A quest’ultimo, durante una telefonata a luglio, Trump ha chiesto di indagare su Joe Biden, ex vicepresidente degli Usa e probabile rivale alle elezioni del 2020. Dopo JevroMaidan, Biden aveva fatto pressioni su Kiev affinché venisse rimosso il procuratore generale che stava conducendo un’indagine su Burisma, l’azienda di gas nel cui consiglio d’amministrazione sedeva Hunter Biden, figlio di Joe. Mercoledì la Casa Bianca ha rilasciato una trascrizione della telefonata; si attende ora la copia della denuncia del funzionario che ha ravvisato possibili violazioni.

ATTENZIONE: Questo memorandum della conversazione telefonica (TELCON) non è una trascrizione testuale dell’intera discussione. Il presente testo documenta le note e i ricordi nella “Situation Room Duty”. Gli ufficiali e il personale della NSC svolgeva l’incaricato di ascoltare e trascrivere la conversazione man mano che essa si svolgeva. Pertanto numerosi fattori possono influenzare l’accuratezza della registrazione, tra cui: le cattive connessioni della telecomunicazione; le variazioni di accento e/o l’interpretazione di una parola “impercettibile” che può essere stata utilizzata per indicare le parti di una conversazione che il notaio non è stato in grado di ascoltare bene.

Donald Trump: Congratulazioni per questa grande vittoria. Abbiamo tutti assistito con interesse dagli Stati Uniti, ha fatto un ottimo lavoro. Eppure è partito da fuori dell’ambiente politico, mentre ad altri non è stata data molta possibilità e alla fine ha vinto facilmente [le elezioni n.d.t.]. Questo è un risultato fantastico. Congratulazioni.

Volodymyr Zelenskyj Presidente dell’Ucraina: Ha perfettamente ragione, signor Presidente. Abbiamo vinto alla stragrande ma abbiamo lavorato sodo proprio per questo. Un duro lavoro, e le confesso che ho avuto l’opportunità di imparare da lei. Abbiamo usato il suo stesso metodo e le sue stesse conoscenze adattandole alle nostre elezioni, e sì, è vero che queste elezioni erano proprio uniche. Eravamo in una situazione particolare e siamo riusciti a raggiungere un grande successo. Posso dirle quanto segue: mi ha chiamato la prima volta per congratularsi con me per la vittoria nelle elezioni presidenziali; questa seconda volta invece mi ha chiamato perché il mio partito ha vinto le elezioni parlamentari. Comincio a pensare che dovrei concorrere più frequentemente, così da sentirci più spesso telefonicamente.

Trump: [risate] È un’ottima idea. Penso che il tuo paese possa essere molto felice.

Zelenskyj: Beh, sì, a dire la verità, stiamo cercando di lavorare sodo per prosciugare il pantano in cui si trova il nostro paese. Abbiamo portato molti volti nuovi. Non i vecchi politici e nemmeno i soliti politici proprio per dare un nuovo volto e un nuovo corso al governo. Lei è un grande insegnante per noi proprio per questo.

Trump: Beh, è ​​molto gentile da parte sua. Sa noi facciamo molto per l’Ucraina. Dedichiamo tanto impegno e tempo. Molto di più di quanto i paesi europei stiano facendo. Loro dovrebbero aiutarti di più di quello che fanno. La Germania non fa quasi nulla. Tutto che fa è parlare, penso che sia qualcosa su cui dovresti davvero discutere con loro. Angela Merkel nei colloqui mi parlava spesso dell’Ucraina, ma non ha mai fatto nulla. Gli altri paesi europei ragionano allo stesso modo, quindi penso che dovresti pararne, invece gli Stati Uniti sono stati molto buoni con l’Ucraina. Non credo che siamo stati mai ricambiati per questo, ovviamente perché stanno accadendo cose brutte, ma gli Stati Uniti sono stati molto buoni con l’Ucraina.

Zelenskyj: Sì, ha assolutamente ragione. Non solo al 100%, ma al 1000%; posso dirle che ho già parlato con Angela Merkel e l’ho anche incontrata. Ho anche incontrato e parlato con Macron e ho detto loro che non si stanno impegnando molto riguardo le sanzioni. Non le impongono affatto. Scopriamo quindi che, anche se logicamente, l’Unione europea dovrebbe essere il nostro più grande partner, tecnicamente gli Stati Uniti lo sono in maniera più rilevante rispetto all’UE e ti sono molto grato per questo perché gli USA ci stanno aiutando molto. Molto di più rispetto all’Unione Europea, soprattutto se parliamo delle sanzioni contro la Federazione Russa. Approfitto anche ringraziarvi per il vostro grande sostegno nel settore della difesa. Siamo pronti a collaborare per i prossimi passi, in particolare siamo quasi pronti ad acquistare più Javelin* dagli Stati Uniti per difenderci.

* Il Javelin o FGM-148 Javelin è un’arma militare utilizzata in caso di attacco contro mezzi blindati e carri armati, ma non sono esclusi elicotteri a bassa quota. Il raggio d’azione è di circa 2–3 km. L’arma è composta da un lanciatore spalleggiabile usa e getta, chiamato CLU (Command Launch Unit, unità di controllo lancio); il proiettile utilizzato è un missile a combustibile solido.

Trump: Vorrei che tu ci facessi un favore perché il nostro Paese ne ha passate molte e l’Ucraina ne sa qualcosa. Vorrei che tu scoprissi cosa è successo con l’intera situazione in Ucraina, riguardo Crowdstrike**… Immagino tu abbia uno dei tuoi uomini, o il tuo personale… I server, dicono che [le informazioni] siano in possesso dell’Ucraina. Sono successe molte cose. Credo che lei si stia circondando di alcune di quelle stesse persone. Vorrei che il Procuratore Generale chiamasse lei o il suo staff e che arrivaste in fondo. Come ha visto ieri, tutta questa assurdità si è conclusa con una performance molto pessima di un uomo di nome Robert Mueller, una performance da incompetente, ma dicono tutto sia iniziato con l’Ucraina. Qualunque cosa tu possa fare, è molto importante farlo se è possibile.

**Crowdstrike è una società di sicurezza informatica americana coinvolta negli attacchi e-mail del Comitato nazionale democratico del 2015 e 2016 e accuse di illeciti di Joe Biden e suo figlio. Trump stesso non ha usato le parole “aiuto militare” nella trascrizione rilasciata della chiamata del 25 luglio.e la sospensione da parte dell’amministrazione Trump degli aiuti obbligati dal Congresso fu uno shock per i funzionari del governo ucraino. Secondo quanto riferito, l’Ucraina non sapeva fino ad agosto che era stata trattenuta.

Presidente USA Donald Trump e il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky si stringono la mano a New York il 25 Settembre 2019 (Photo credit should read SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

Zelenskyj: Sì, è molto importante per me e ciò che ha appena detto. In quanto presidente, è molto importante e siamo aperti a qualsiasi cooperazione. Siamo pronti a voltare pagina sulla cooperazione nelle relazioni tra Stati Uniti e Ucraina. A tale scopo, ho appena ricordato al nostro ambasciatore negli Stati Uniti che sarà sostituito da una figura più competente che lavorerà affinché le nostre due nazioni si avvicinino. Spero di poterla incontrare personalmente per cooperare ulteriormente. Uno dei miei assistenti ha parlato di recente con il signor Giuliani, speriamo moltissimo che possa soggiornare in Ucraina così da poterlo incontrare. Questo è per assicurarle che non ha altro che amici con noi. Mi assicurerò di circondarmi di personale più efficiente. La ritengo un amico. Siamo amici noi e ha amici nel nostro paese così da poterle assicurare una partnership strategica. Intendo circondarmi di personale capace e, oltre a quell’indagine, garantisco come presidente dell’Ucraina che tutte le indagini saranno condotte apertamente e candidamente. Glielo assicuro.

Trump: Bene perché ho sentito che ha un procuratore molto bravo ma che è stato bloccato una vera ingiustizia. Molti parlano di come l’hanno bloccato e ha coinvolto alcune persone molto cattive. Il signor Giuliani è un uomo molto rispettato. Era sindaco di New York City, un grande sindaco e vorrei che la chiamasse. Gli chiederò di chiamarla insieme al procuratore generale. Rudy sa cosa sta succedendo è un tipo molto capace. Se potesse parlargli sarebbe fantastico. L’ex ambasciatrice degli Stati Uniti, la donna, era una cattiva informatrice e le persone con cui aveva a che fare in Ucraina lo erano altrettanto, ci tengo a farglielo sapere. Un’ultima cosa, si parla molto del figlio di Biden, di Biden che bloccato l’accusa e molte persone vogliono scoprirlo, quindi qualsiasi cosa tu possa fare con il procuratore generale sarebbe grandiosa. Biden si è vantato di aver bloccato l’accusa, quindi vedi se riesci ad informarti… Mi sembra orribile.

Zelenskyj: Parlerò con il procuratore. Prima di tutto quello che so e sono ben informato sulla situazione. Adesso abbiamo la maggioranza assoluta in Parlamento; il prossimo procuratore generale sarà al 100% il mio candidato, sarà approvato dal parlamento e inizierà come nuovo procuratore da settembre. Lui o lei esaminerà la situazione, in particolare per la società che hai citato. Il problema dell’indagine sul caso è in realtà il problema di assicurarsi di ripristinare l’onestà, quindi ci occuperemo di questo e indagheremo. Inoltre, le chiedo gentilmente se hai ulteriori informazioni da fornirci, sarebbe molto utili per il caso e ai nostro magistrati; per quanto riguarda l’ambasciatore negli USA dall’Ucraina per quanto ricordo il suo nome era Ivanovich. È fantastico, lei è stata la prima a dirmi che era una pessima ambasciatrice e sono d’accordo con lei al 100%. Il suo atteggiamento nei miei confronti era tutt’altro che positivo in quanto ammirava il mio predecessore. Non accetta di vedermi come nuovo presidente.

Trump: Beh, esaminerò alcune cose. Chiederò a Giuliani di chiamarla e lo farò anche io. Il procuratore generale Barr la chiamerà così arriveremo in fondo al caso. Sono certo che lo scopriremo. Ho sentito che il procuratore è stato trattato molto male nonostante sia stato molto onesto, quindi buona fortuna con tutto. La tua economia migliorerà sempre di più. Hai molte risorse. È un grande paese. Ho molti amici ucraini e sono persone incredibili.

Zelenskyj: Io ho parecchi amici ucraini che vivono negli USA. In realtà nel mio ultimo viaggio negli Stati Uniti sono stato a New York, a Central Park e ho anche alloggiato alla Trump Tower. Parlerò con loro e spero di rivederla in futuro. La ringrazio per il suo invito a visitare gli Stati Uniti, a Washington DC. D’altra parte, voglio anche assicurarle che saremo molto seri riguardo al caso e lavoreremo sull’indagine. Per quanto riguarda l’economia, c’è un grande potenziale per i nostri due paesi e una delle questioni molto importanti per l’Ucraina è l’indipendenza energetica. Credo che possiamo avere molto successo e cooperare per l’indipendenza energetica con gli Stati Uniti. Stiamo cooperando. Acquistiamo petrolio americano e sono molto fiducioso di incontrarla in futuro. Avremo più tempo e più opportunità per discutere di queste opportunità e per conoscerci meglio. Grazie per il vostro supporto.

Trump: Ottimo. Bene grazie mille e lo apprezzo molto. Dirò a Rudy e al procuratore generale Barr di chiamare. Grazie. Ogni volta che vorresti venire alla Casa Bianca, sentiti libero di chiamarmi. Dacci un appuntamento e lo risolveremo. Non vedo l’ora di vedervi.

Zelenskyj: Mille Grazie. Sarei molto felice di venire e sarei felice di incontrarla personalmente e conoscerla meglio. Approfitto anche invitarla a visitare l’Ucraina e venire a Kiev, è una città bellissima. Abbiamo un paese meraviglioso e sarebbe il benvenuto. D’altra parte, credo che il 1° settembre saremo in Polonia e potremo incontrarci li speranzosamente. Dopodiché, potrebbe essere un’ottima idea venire in Ucraina. Possiamo prendere il mio aereo oppure possiamo il suo, che probabilmente è molto meglio del mio.

Trump: Ok, ci organizzeremo. Non vedo l’ora di vederti a Washington e forse in Polonia perché penso che saremo lì quei giorni.

Zelenskyj: Grazie mille, signor Presidente.

Trump: Congratulazioni per l’ottimo lavoro svolto. Il mondo intero stava guardando anche se non sono sicuro che sia stato così sconvolgente ma congratulazioni.

Zelenskyj: Grazie signor Presidente ciao ciao..

Fine della conversazione

Testo originale qui. Fonte Financial Times qui

La vendetta di Lenin: Vladimir Putin troverà difficile conciliare il passato rivoluzionario della Russia con le sue ambizioni zariste.

La vendetta di Lenin: Vladimir Putin troverà difficile conciliare il passato rivoluzionario della Russia con le sue ambizioni zariste.

Il centenario della rivoluzione Bolscevica del 1917 sarà estremamente imbarazzante per il presidente della Russia, Vladimir Putin. Da un lato il Cremlino ha restaurato così tanti simboli ed istituzioni sovietiche che difficilmente può ignorare il mito cardine del governo sovietico. Dall’altro lato, Putin prova una forte avversione per le rivoluzioni, in particolare per quelle che abbattono regimi imperiali autoritari. Inoltre, i commenti mondiali circa l’organizzatore della rivoluzione, Vladimir Ilyich Lenin, non ultimo in una recente ondata di biografie, inviteranno a riflessioni sul suo omonimo dei giorni nostri. Nel 2017 aspettatevi un Putin che si esibisce in capriole intellettuali col fine di combinare la guida anti-imperialista di Lenin con la sua personalissima ambizione di restaurare l’ordine imperiale.

Il lascito di Lenin ha avuto i suoi alti e i suoi bassi dalla più tarda era sovietica. Nel 1980 Mikhail Gorbachev e i suoi sostenitori, molti dei quali erano i figli dei vecchi bolscevichi vittime delle purghe di Stalin, hanno portato avanti le loro riforme liberali sotto lo slogan del ritorno ai principi leninisti. (Il loro Lenin aveva poco a che fare con l’uomo che ha promosso la guerra civile e il terrore nel suo paese). Gorbachev, come altri leader sovietici, ha trovato nel fondatore dello stato bolscevico la legittimazione al suo operato. Come Dei, camminerebbero nel mausoleo di Lenin (l’Underworld) e si arrampicherebbero sulla sua cima (un Olimpo). Da qui potrebbero osservare parate militari e marce di mortali che portano i loro ritratti (icone).

Per contrasto, Boris Yeltsin ha presidiato la disintegrazione dell’Unione sovietica e ha respinto il regime comunista per un fatto di principio e politiche. Nonostante la sua popolarità a picco, rigettare pubblicamente l’era comunista gli ha assicurato la ri-elezione.
Ma Putin fa poche distinzioni fra Russia imperiale, sovietica e post-sovietica. “Cos’era l’Unione sovietica?” ha chiesto nel 2011. “E’ essenzialmente la stessa Russia, solo chiamata diversamente”. Seguendo il suo sogno di ricostruire il potere statale e di conservare il controllo su Ucraina e Bielorussia-le principali parti costituenti l’Unione Sovietica- Putin ha ignorato Lenin e riabilitato Stalin. Per lui, la differenza fra i due, era la loro attitudine nei confronti dello stato russo e della sua eredità imperiale.

Nella versione di Putin della storia, mentre Lenin ha condotto una lotta contro la Russia imperiale e ha rigettato la sua fede Ortodossa, Stalin è ritornato all’idea di impero, ha rimesso in moto il nazionalismo russo e ha strizzato l’occhio alla chiesa. Stalin ha consolidato le risorse del paese e ha restaurato il sentimento patriottico, il ché ha portato alla vittoria sovietica nella seconda guerra mondiale, usata come il più grande evento in grado di legittimare lo stato corrente. (Il feroce attacco di Stalin ai contadini russi, al clero e all’intellighenzia è tralasciato da questa narrazione).

Ma il centenario della rivoluzione è un evento troppo grande da coprire. All’inizio del 2016 un insegnante della Russia meridionale, della zona di Astrakhan, ha chiesto a Putin come interpretare la rivoluzione bolscevica per spiegarla al meglio ai suoi studenti: “ La sua posizione a riguardo è molto importante per noi.”

La risposta di Putin: lui un tempo non era solo un membro del partito comunista ma anche un ufficiale del KGB (comitato per la sicurezza dello stato, ndt) : “lo scudo e la spada del partito”. A differenza di molti, ha detto, non ha mai distrutto la sua tessera del partito: “Mi è piaciuta l’idea alla base del comunismo e del socialismo, e mi piace tuttora”. Il suo più grande disaccordo con Lenin verte sull’organizzazione da parte di quest’ultimo della Russia come un’unione di repubbliche etniche con diritto di auto-determinazione. Dando loro il diritto di uscire dall’Unione Sovietica, ha detto Putin, Lenin “ha piantato una bomba atomica” sotto le fondamenta della Russia.

Putin vede sé stesso come un restauratore delle storiche terre della Russia, un nuovo zar. In una cerimonia recente Vladimir Zhirinovsky, un politico veterano con un eccellente intuito sulla direzione in cui il vento sta soffiando, ha recitato l’inno della Russia imperiale, “Dio salvi lo Zar”, a Putin.

Ma il regime di Putin, che ha trasformato la Russia in uno stato centralizzato dalla federazione del 1990, non è più in grado di risolvere le crescenti contraddizioni economiche e politiche del paese di quanto lo fossero gli zar. La Russia oggi è pronta per delle riforme quanto lo era sotto Nicola II nel 1917. Putin spera che facendo sposare il passato Sovietico e quello imperale possa preservare il nucleo dell’impero russo ed evitare il destino della monarchia. E, nel mentre che l’economia ristagna e la megalomania di Putin peggiora, i fantasmi della rivoluzione bolscevica stanno diventando inquieti. Lenin potrebbe permettersi un sorriso.

Fonte: http://www.theworldin.com/article/12595/lenins-revenge?fsrc=scn%2Ffb%2Fwi%2Fbl%2Fed%2F
Traduzione a cura di Silvia Fortunato

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Siamo vicini ad una soluzione in Siria?

Siamo vicini ad una soluzione in Siria?

Giunti al sesto anno della feroce guerra in Siria, appare più chiara la piega che tale crisi prenderà nel futuro. Dopo l’intervento russo e il passo di lato degli Stati Uniti, il baricentro della crisi siriana si è spostato totalmente ad Oriente. Appaiono più chiare anche le forze in gioco, gli schieramenti e le loro intenzioni, in un contesto che volge verso un punto di svolta. Oggi i protagonisti rimangono la Siria, supportata da Russia ed Iran, mentre dall’altra parte, ufficialmente, c’è solo la Turchia. I gruppi ribelli non paiono avere nessuna reale prospettiva di un ruolo politico nel futuro assetto della Siria, apparendo come meri strumenti delle ambizioni di Paesi stranieri, come molti hanno sempre sostenuto. Qual è, quindi, la situazione oggi in Siria e cosa ci si può aspettare dal futuro?

Che ruolo hanno gli USA ?

Gli Stati Uniti, in piena e radicale transizione politica, hanno assunto un ruolo sempre più marginale nel conflitto. Cosa avevano gli USA da guadagnare in Siria? L’estensione della loro influenza, per mezzo del rovesciamento di Assad e l’instaurazione di un governo Sunnita più vicino ai suoi alleati regionali (Arabia Saudita, Qatar, Turchia).
Gli USA speravano che tale transizione potesse avvenire a favore di ribelli moderati (come l’ESL), ma i Sauditi e i Qatarioti hanno preferito i gruppi radicali (ISIS, Jabaht al-Nusra, Jaysh al-Islam, Faylaq al-Islam, ecc.), fornendo loro aiuto militare e finanziario. Per far cambiare idea ai propri alleati, gli americani hanno cercato di usare i Curdi e l’ESL contro l’ISIS, per imporre la linea moderata ai Paesi del golfo. Senza però riuscirci.
Ad Aprile 2016 gli USA utilizzano Muhamad al-Ghabi (membro dell’ESL con strette relazioni con l’intelligence USA), mettendolo a capo di un programma atto a convincere militanti dell’ISIS a disertare, pagandoli e convincendoli a combattere per gruppi moderati o tornare a casa. Tale atteggiamento è confermato dai Leak delle mail di Hilary Clinton, in cui scrive: “Mentre questa operazione militare/para-militare continua [usare curdi ed ESL contro l’ISIS , ndr], dobbiamo usare le nostre risorse di intelligence per fare pressione su Qatar e Arabia Saudita, che stanno fornendo clandestinamente aiuto logistico e finanziario all’ISIS“.

La Russia, la vittoria di Aleppo e il Ruolo di Ankara

L’intervento russo, partito nell’autunno 2015, ha risollevato le sorti di Bashar al-Assad. Mentre nel 2015 gli islamisti occupavano il 75% della Siria, oggi i gruppi armati sono in seria difficoltà. L’ultima e più importante sconfitta è quella di Aleppo, a fine 2016, dove i terroristi, asserragliati nei quartieri che occupavano da ormai 4 anni, erano certi di poter vincere. Quando l’assedio di russi, siriani, lealisti iraniani ed Hezbollah è iniziato, le cose si sono messe male per i ribelli, che hanno implorato l’aiuto alla Turchia. Nello specifico hanno chiesto di mediare politicamente la loro resa, e così è stato.

Evacuazione di Aleppo in Pullman – Fonte: lifegate.it

La Turchia, da sempre vicina ai ribelli, si è accordata con Russia e Siria, facendo da garante, per la resa di Dicembre e l’evaquazione dei miliziani islamisti rimasti intrappolati ad Aleppo verso la provincia di Idlib. L’aiuto turco nella liberazione di Aleppo sarà sicuramente il pretesto per una pretesa territoriale turca nei confronti della Siria. La caduta di Aleppo si traduce in una possibilità di dialogo tra le parti in gioco, costringendo la Turchia e i gruppi ribelli che a lei fanno riferimento a sedersi al tavolo delle trattative, cioè quello dei colloqui di Astana.

I colloqui di pace di Astana

L’ultima evoluzione della situazione siriana sono proprio i colloqui di pace di Astana, in Kazakhstan, svoltisi il 23 e 24 Gennaio 2017. La location indica come la soluzione al conflitto siriano sia una cosa “tutta orientale”, da cui sia USA che Europa sono completamente estromessi e senza voce in capitolo. Dimostrazione dell’ irrilevanza occidentale è la completa autonomia con cui Russia, Iran, Siria e Turchia hanno organizzato il vertice, senza alcun supporto dell’ONU.
Astana ha l’aria di essere un vertice decisivo, dove la situazione è sicuramente cambiata: la Russia si è innalzata a “guida” politica e strategica, capace di far dialogare Turchia e Siria, cosa non facile dal momento che quest’ultima non ha alcuna fiducia nella Turchia e nelle sue intenzioni. La Turchia ha accettato che Assad rimanga al potere,

La zona “cuscinetto” che oggi si estende ad al-Bab

cosa che solo un anno fa sembrava impensabile; in cambio chiede il controllo turco sulla “zona cuscinetto”, così da poter spezzare a metà i territori del Rojava, distruggendo il sogno Curdo e la possibilità di un accordo Assad-curdi per una regione federale curdo-siriana.
A conferma di questo, le dichiarazioni del vice primo ministro turco, Numan Kurtulmus: “Se qualcuno pensa che dopo aver liberato la città di Al-Bab [città nella zona cuscinetto, ndr] la consegneremo nelle mani di Assad, si sbaglia“. Proprio al-Bab pare essere al centro della nuova strategia russa: consegnare l’area alla Turchia ed assicurarsi la sua uscita di scena dal conflitto.
Anche la sorte di Bashar al-Assad è al centro dei negoziati: rimarrebbe in carica fino a nuove elezioni per poi cedere il posto al nuovo presidente.
I progressi ottenuti negli ultimi mesi, e più recentemente con i colloqui di Astana, appaiono sulla strada di una soluzione al conflitto. Sarà però il vertice di Ginevra dell’8 Febbraio a dimostrare la solidità degli accordi fin’ora presi.

 

 

Samy Dawud


 

Guerra Ibrida: Putin, il populismo, i media e la cyberguerra

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Secondo il sondaggio dell’Istituto per gli Studi Politici Internazionali realizzato con la collaborazione di 130 esperti, Vladimir Putin è stato il personaggio più influente del 2016. Chiaramente 130 esperti servivano a confermare qualcosa di palesemente già chiaro, questa Russia è tornata ad essere un attore internazionale molto influente. (altro…)

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