Il populismo in Europa si sta indebolendo?

Il populismo in Europa si sta indebolendo?

Le masse europee potrebbero aver cominciato a fare marcia indietro rispetto alle idee politiche populiste della destra nazionalista.

Sembra un azzardo affermare, proprio nella settimana in cui Alternative für Deutschland (AfD) registra due record nelle elezioni regionali, che il populismo anti-UE potrebbe aver raggiunto il suo picco massimo di consensi in Europa.

Tuttavia, siamo portati a pensarlo analizzando gli eventi e le elezioni in molti Paesi. Italia, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Austria, Slovacchia e Repubblica Ceca segnalano un’inversione di rotta dei cittadini a discapito dei movimenti nazionalisti anti-establishment che hanno sconvolto la politica del continente, lasciando questi barbari soli ad ululare nella loro frustrazione.

Attenzione però a cantar vittoria, perché questo non significa che i disagi sociali ed economici della classe operaia e dei ceti più in difficoltà che erano stufi dei partiti tradizionali, del sistema parlamentare e dell’Unione Europea è svanito.

I populisti sembrano incapaci di ottenere la maggioranza nelle sedi istituzionali a causa del loro radicale antieuropeismo e sembrerebbe che le masse siano stufe del loro nazionalismo inconcludente.

L’esempio più eclatante è l’Italia. L’ex ministro degli Interni Matteo Salvini, che condivideva il governo con il Movimento 5 Stelle nel primo governo populista dell’Europa occidentale, convinto che il paese fosse pronto per una svolta a destra e di poter capitalizzare il successo nei sondaggi ha mollato la coalizione in pieno agosto, chiedendo elezioni anticipate al Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Così “Il Capitano” girando le spiagge a petto nudo accompagnato dai sostenitori sognava di prendersi Roma e tenerla tutta per se. Alla fine il suo tentativo di consolidare il potere è crollato.

I suoi ex compagni di coalizione turandosi il naso hanno accettato di formare una maggioranza di governo con il Partito Democratico. L’Italia ha evitato il baratro, almeno per ora, e adesso ci si aspetta di tornare a politiche economiche e migratorie più moderate e favorevoli all’UE.

Il fallimento di Salvini ha leggermente ammaccato la popolarità del partito sollevando i primi dubbi interni sulla sua leadership. Ma la ruota della fortuna italiana gira veloce. L’aspirante uomo forte e padrone dei social media potrebbe tornare presto se l’economia non migliora, e le previsioni non sono rassicuranti, o se la nuova coalizione vacillasse.

L’esempio “B” è la Gran Bretagna. Il tentativo di Boris Johnson di superare i populisti, con gli stessi atteggiamenti, promettendo di condurre il Regno Unito fuori dall’Unione Europea – “do or die” (ora o mai più) – il 31 ottobre, anche a costo di schiantarsi senza un accordo, si è concluso con una spettacolare sconfitta in parlamento.

Il nuovo primo ministro, che aveva promesso di “riprendere il controllo” [della Gran Bretagna n.d.t.] dall’Europa nella campagna per il referendum 2016, ha perso il controllo della Brexit nel suo primo voto alla Camera dei Comuni.

Dato il caos della politica britannica, l’affaticamento civile nelle infinite battaglie sulla Brexit e l’alternativa di sinistra radicale del Partito Laburista di Jeremy Corbyn poco attraente, Johnson potrebbe ancora riuscire a ricollocare il Partito conservatore come unico partito pro-Brexit e vincere le elezioni generali il prossimo mese.

Uno scenario improbabile dopo aver deciso di scommettere sulla sospensione del parlamento per far passare una Brexit senza accordi senza esitazioni.

Nel frattempo Nigel Farage, il cui Brexit-Party ha schiacciato i conservatori e battuto i laburisti alle elezioni europee di maggio, potrebbe ancora una volta affrontare la frustrazione e condizionare l’agenda dei conservatori ma non riuscire a fare il ribaltone nel parlamento del Regno Unito.

Il Presidente francese Emmanuel Macron parla durante la conferenza annuale francese degli ambasciatori all’Eliseo a Parigi il 27 agosto 2019. (Photo by Yoan VALAT / POOL / AFP) (Photo credit should read YOAN VALAT/AFP/Getty Images)

L’esempio “C” è la Francia. Sei mesi fa il presidente Emmanuel Macron sembrava essere nei guai con la base anti-establishment dei Gilets Jaunes (Gilet Gialli) che organizzavano ogni sabato manifestazioni, spesso violente, pompando i consensi del partito di estrema destra di Marine Le Pen.

Ora Macron è tornato in sella, la maggior parte dei gilet gialli sono tornati a casa e almeno per ora Le Pen non è riuscita a vincere la rivoluzionaria partita delle elezioni europee. Con la disoccupazione in calo e l’economia che regge il populismo sembra aver sbattuto contro un tetto di vetro in Francia.

La coalizione austriaca tra conservatori e Partito della Libertà di estrema destra (FPÖ) si è schiantata e bruciata a maggio, quando il leader del movimento anti-immigrazione è finito su video mentre contrattava con una presunta donna d’affari russa in cambio di finanziamenti illeciti al partito.

Espulso dal governo, l’FPÖ ha ancora un consenso del 20% ma sembra improbabile che ritorni al potere dopo le elezioni anticipate di questo mese.

Anche in Spagna, i populisti dell’estrema sinistra e dell’estrema destra sembrano perdere terreno mentre il governo di minoranza socialista del primo ministro Pedro Sanchez sta guadagnando popolarità.

In Germania, l’ondata di AfD negli Stati di Brandeburgo e Sassonia li ha lasciati ancora in opposizione; tutte le forze politiche principali sembrano determinate ad escluderle dal potere sia livello locale che nazionale.

A dire il vero, i partiti nazionalisti-populisti hanno ottenuto ottimi risultati alle elezioni europee in Polonia e Ungheria e continuano a sfidare l’UE sullo stato di diritto e sui diritti civili.

Ma il leader di fatto della Polonia, Jarosław Kaczyński, potrebbe perdere la sua assoluta maggioranza parlamentare alle elezioni generali di ottobre, nonostante la sua popolare combinazione di welfarismo e conservatorismo sociale nazionalista cattolico.

Andrej Babiš, Primo Ministro della Repubblica Ceca parla ai giornalisti a margine dell’incontro del Consiglio Europeo meeting sulla Brexit. (Photo by Leon Neal/Getty Images)

Nel frattempo, i timori di un’ondata populista illiberale che avrebbe investendo l’intera Europa centrale si sono rivelati esagerati. Un democratico liberale ha vinto le elezioni presidenziali slovacche e il primo ministro ceco miliardario Andrej Babis si trova ad affrontare proteste di massa per i suoi presunti conflitti di interesse.

Tuttavia, i politici tradizionali sbaglierebbero di grosso se considerassero questo affievolirsi dell’ondata populista come una ragione per rilassarsi. Le cause di fondo che scatenano le politiche nazionaliste sono ancora lì.

L’erosione di alcune delle basi della democrazia europea del 20° secolo come i partiti politici, i sindacati, le comunità religiose e i posti di lavoro stabili, hanno reso le società più incerte.

La crescente forbice sociale (differenza tra i redditi), la questione migratoria e la perdita di posti di lavoro degli operai generici a causa della globalizzazione forniscono un terreno costantemente fertile per la politica del rancore, non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti.

E i social media offrono uno sbocco immediato per tutte le forme di protesta, amplificate dalle fake news e dalla disinformazione.

C’è anche il fatto che i populisti non hanno bisogno di essere al potere per stabilire l’agenda, in particolare su questioni dolenti come l’immigrazione, dove hanno spostato con successo la discussione da “la miglior ricetta per accogliere e integrare i migranti” a come difendere “i confini europei” e rendere più difficile l’ingresso nel Continente, indipendentemente da quanto siano valide le tue richieste di asilo.

L’ondata potrebbe essersi arrestata ma i problemi sono ancora tutti lì.


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Articolo originale di PAUL TAYLOR per POLITICO.eu link qui]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

L’Italia, il peso morto d’Europa.

L’Italia, il peso morto d’Europa.

Giovani sacrificati, impasse di bilancio, debito pubblico esplosivo. L’incapacità del sistema politico di produrre risultati alimenta pericolosamente il pessimismo dei cittadini.

La coalizione tra populisti e sovranisti è crollata questo agosto come il viadotto autostradale di Genova è crollato un anno prima: senza preavviso. Questa tragedia tra le righe lasciava intendere ancora una volta il profondo stato di decadimento del Paese e della sua classe politica.

Uno stato pietoso. Come il contratto di governo che la Lega di Matteo Salvini ha stipulato per governare quattordici mesi con il Movimento 5 Stelle finendo per non ottemperare a nemmeno uno dei problemi reali del nostro Paese.

Peggio ancora, in alcuni casi li ha aggravati distribuendo soldi che non c’erano e che non poteva permettersi in tempo di guerre commerciali. Sia il reddito di cittadinanza che quota 100 hanno preparato le condizioni per un impasse di bilancio così crudele che il prossimo governo deve assolutamente cercare, per cominciare, ben 23,1 miliardi di euro soltanto per evitare l’aumento dell’IVA. C’era da aspettarsi in fondo che le “soluzioni” populiste sono i soliti specchietti per le allodole.

A volte sorge spontaneo chiedersi: ma in questo Paese avranno capito che le soluzioni a breve termine sono un’illusione? E che è importante scegliere bene una classe dirigente saggia che non porti nei periodi più economicamente difficili all’isolamento internazionale?

Certamente, è appurato che abbiamo consolidato da tempo il nostro posto attorno al tavolo delle maggiori potenze industrializzate del G7. Abbiamo ancora aziende di successo, uno standard qualitativo d’insegnamento universitario a livello mondiale, incredibili tesori culturali e turistici, un popolo di ineguagliabile genio creativo. Ma ci siamo mai chiesti se ciò che abbiamo è soltanto l’eredità che ci resta dopo gli splendidi anni dell’epoca passata? E se il Paese è in grado di ricreare gli stessi presupposti di prima?

L’Italia è anche il paese d’Europa che maltratta gran parte dei sui giovani. Quasi il 30% degli italiani della mia generazione, quella tra 20 e 34 anni, secondo Eurostat, non ha né un impiego, né un’istruzione, né una formazione professionale. La mia generazione è fatta da disoccupati, inattivi, indifesi, alla deriva. Non è difficile sentire tra loro il desiderio di fuggire: da casa dei genitori, dal sud, dall’Italia.


Un giovane su sei, il 16.5% della popolazione giovanile né lavora né studiava, sono i cosiddetti Neet . L’Italia ha l’oro su questo triste podio, 28,9%, seguita dalla Grecia che ne ha il 26,8%. Sopra la media europea sono ancora Croazia, Francia, Cipro e Ungheria, mentre i Paesi più virtuosi sono la Svezia con solo l’8% di Neet. Perfino Montenegro e Serbia Paesi extracomunitari superano l’Italia.

Questo malessere italiano si riflette poi: in un tasso di natalità anemico e nella partenza di molti giovani, spesso i più istruiti che scappano in Germania, nel Regno Unito o altrove. Il vero problema dell’Italia, contrariamente a quanto sostengono i populisti, non è l’immigrazione, ma l’emigrazione. Un problema che non si chiude aprendo o chiudendo le frontiere o con un decreto sicurezza.

In un momento in cui le nuvole nere si stanno accumulando sull’economia mondiale, le incertezze italiane rappresentano una minaccia assordante per l’Unione europea. Il debito pubblico, pari a 2,4 trilioni di euro, rappresenta il 132% del PIL del Paese. Se i mercati dovessero perdere la fiducia, l’episodio greco del 2009-2015 potrebbe sembrare a confronto come una cosuccia da niente. Il crollo dell’economia italiana potrebbe far cascare come le tessere di un domino tutto il resto dei Paesi dell’eurozona.

Le opzioni che si sono aperte nell’attuale crisi di governo italiana sono una più brutta dell’altra. Se questa nuova prospettiva di governo, secondo alcuni “il migliore dei governi possibili” con gli attuali seggi, non dovesse prender vita non farebbe altro che prolungare di molti anni questo desolante calvario.

Stando agli ultimi sondaggi nel caso in cui si andasse ad elezioni anticipate, questa offrirebbero un’assist a Salvini e i suoi alleati. L’alternativa giallo-rossa o rosso-gialla preferita dal presidente Sergio Mattarella ancora in trattativa fatica ancora in questa ultime ore nel vedere la luce. Eppure si farà.

Sondaggio politico – Le intenzioni di voto

I 5 stelle, restano il gruppo più numeroso alla Camera nonostante il pessimo risultato delle europee. Sono loro attualmente a fungere da fulcro per formare una maggioranza. Il problema è che rimangono un partito con dei parlamentari che non hanno mai avuto il timore di celare sentimenti complottisti, euroscettici, filo-russi e NO-VAX.

Sta nella loro irrazionale opposizione alla TAV il pretesto su cui Salvini ha pensato di porre fine del governo. E c’è chi addita a questi anche una certa responsabilità nella tragedia di Genova dopo che questi hanno combattuto fortemente contro la costruzione della Gronda, il percorso stradale per evitare il ponte Morandi.

Da quando lo scandalo di corruzione Mani pulite degli anni ’90 ha travolto tutti i partiti politici italiani che si erano consolidati dal dopoguerra, nessuna delle nuove formazioni di governo è riuscita a rimettere il Paese sulla buona strada.

L’instabilità rimane un fatto fondamentale, quasi la normalità agli occhi di chi è nato 20-30 anni fa. Il prossimo governo sarà il 66° in settantacinque anni. L’incapacità del sistema politico di fornire risultati alimenta il pessimismo tra i cittadini. Forse lo stesso “pessimismo cosmico” che percepiva Leopardi.

Per una buona ragione: il reddito reale delle famiglie è rimasto quello di vent’anni fa. La crescita è troppo debole per riportare la speranza tra le nuove generazioni. Quest’anno è prevista solo dello 0,1%, dopo un magro 0,9% nel 2018.

Si sente il disperato bisogno da anni di importanti riforme strutturali. Le stesse che sono state fatte in Germania prima dell’arrivo di Angela Merkel
volute dall’allora cancelliere Gerhard Schroeder a metà del Duemila.

Se mai ci saranno questi passi quale sarà il governo in grado di farli? Fatto sta che questo dramma italiano mette in crisi anche l’Europa.

A quattro anni dall’inizio della questione migratoria, l’UE non è stata ancora in grado di attuare una politica comune a tutti i Paesi in materia di migrazione e asilo.

Si sbagliano gli analisti che guardando alla Lega all’opposizione sono convinti che “il potere logora chi non lo ha”, perché seppur è abbastanza probabile aspettarsi un iniziale ridimensionamento del bacino elettorale nell’arco dei prossimi mesi, Matteo Salvini ritornerà o continuerà, a prosperare proprio sugli stessi temi: immigrazione e altri disagi che colpiscono i ceti più sensibili.

Se un giorno il leader leghista diventaiesse Presidente del Consiglio, l’Europa occidentale e la stessa UE si ritroverebbe di nuovo con leader di destra radicale come fino al dopoguerra. Una sfida storica non solo italiana, ma che deve essere raccolta anche dai nostri stessi vicini.

É probabile che il Regno Unito lascerà a breve l’UE e se i nostri vicini desiderano davvero un’Europa forte, indipendente e prosperosa che non sia solo gigante economico preda di Russia e Cina devono necessariamente lavorare al fianco dell’Italia per renderla più forte e prosperosa.

Come i populisti italiani stanno surriscaldando il clima elettorale

Come i populisti italiani stanno surriscaldando il clima elettorale

ROMA – L’estremista di destra, ex-candidato alle elezioni comunali, che ha ferito sei immigrati africani in una sparatoria a sfondo razziale a Macerata, trovato in possesso di una copia del Mein Kampf e di croci celtiche. Le fotografie svelano inoltre un tatuaggio neonazista sul viso; al momento del suo arresto invece aveva una bandiera italiana drappeggiata sulle spalle mentre eseguiva un saluto fascista.

L’uomo armato, Luca Traini, era candidato alle elezioni dello scorso anno non con un partito post-fascista e nazionalista, ma come rappresentante della ex lega secessionista del Nord sempre durante la leadership di Matteo Salvini, che il sicario ha descritto come il suo “capitano”. Il partito da poco rinominato ha perso la parola “Nord” per attirare il resto degli elettori italiani che condividono la rabbia anti-immigrati dell’attuale segretario.

In vista delle elezioni italiane del 4 marzo, ce n’è in abbondanza. Forse nessun problema ha colpito più gli elettori quanto l’immigrazione, e forse nessun politico italiano ha espresso preoccupazioni sull’immigrazione tanto quanto Salvini.

Nel precario clima politico europeo, Salvini si pone come una nuova minaccia all’establishment politico che negli ultimi mesi ha goduto di una tregua dopo che le forze populiste sono state in gran parte respinte nelle elezioni francesi e tedesche.

Non è solo il preferito della francese Marine Le Pen, del presidente russo Vladimir Putin e politici nazionalisti in tutta Europa. Alcuni temono addirittura che Salvini, attualmente in coalizione di centro-destra con Silvio Berlusconi, alla fine potrebbe unire le forze con il movimento populista Cinque Stelle, che riecheggia fortemente il messaggio anti-immigrazione e anti-Unione Europea. Insieme sarebbero un incubo anti-establishment.

“Il progetto di Salvini è un progetto nazionale. Le sue idee politiche, la sua idea di proteggere il territorio, sono viste allo stesso modo nel nord e nel sud”, ha detto Francesco Zicchieri, leader di NOI con Salvini, il ramo meridionale e centrale italiano della Lega Nord.

Fino a pochi anni fa, la Lega Nord era un partito separatista costruito sull’antagonismo nei confronti di Roma (la grande ladrona) e del sud terrone. Il sogno era la sovranità per la Padania, una mistica terra del nord Italia intrisa della santità del fiume Po.

Salvini, 44 anni, ha assunto la direzione del partito nel 2013 dal suo fondatore, Umberto Bossi, che era stato indebolito da un ictus e da scandali di corruzione. Da allora Salvini è stato un candidato instancabile per il primo ministro e una figura mediatica onnipresente, mentre separava il partito dalle sue radici secessioniste.

Ha usato il crescente malcontento economico del paese, e in particolare la sua diffidenza verso gli immigrati, come mezzo per raggiungere gli elettori nell’ex territorio nemico.

La macchina del sospettato, Luca Traini, 28 anni, che ha aperto il fuoco sui migranti africani a Macerata durante il fine settimana. Una volta era candidato come candidato alla festa di Salvini. Credits carabinieri italiani, da Reuters

Anche se il governo di centro-sinistra italiano – come altri paesi europei precedentemente più accoglienti – ha represso l’immigrazione clandestina, il messaggio di Salvini continua a risuonare in un paese in prima linea in una grande migrazione che ha rimodellato la politica europea.

Più di 600.000 migranti, molti dall’Africa, sono sbarcati sulle coste italiane negli ultimi quattro anni, provocando un contraccolpo che ha alimentato il centro destra.

L’estate scorsa, un candidato del partito di Salvini ha scioccato l’Italia vincendo a Cascina, una roccaforte liberale in Toscana, liberata dai soldati americani nella seconda guerra mondiale. Nel sobborgo romano di Ostia, i sostenitori del partito post-fascista CasaPound hanno dichiarato che voteranno per Salvini alle elezioni nazionali.

“Salvini è un brav’uomo”, dice Sonia Valentini, 53 anni. “Mi piace perché mette gli italiani al primo posto. E immagino che anche lui sia un fascista. Cosa sai fare?”

Il sentimento anti-immigrati alimentato da Salvini ha costretto il governo a rinunciare allo IUS SOLI, una proposta di legge per concedere la cittadinanza ai figli di immigrati nati e cresciuti in Italia.

A settembre, Salvini – che ha espresso dubbi sulle vaccinazioni – ha accusato la morte di un bambino dalla malaria di migranti che “riportano in Europa” malattie un tempo sradicate.

Nelle scorse settimane un candidato della Lega nella regione settentrionale della Lombardia ha detto alla stazione radio di Padania che l’Italia deve porre fine agli arrivi di migranti perché hanno messo in pericolo la “razza bianca”.

Questo sentimento si sta diffondendo.

Dopo la sparatoria di Macerata, l’alleato politico di Salvini, Berlusconi, ha promesso di mandare a casa 600.000 immigrati senza documenti, definendoli “una bomba sociale pronta ad esplodere”. In un’intervista televisiva italiana ha aggiunto: “Tutti questi migranti vivono di inganno e crimine “.

Proprio lui che sarebbe dovuto essere l’influenza moderatrice della coalizione.

In un centro di assistenza legale per migranti a Milano, Pierangelo Lopopolo ha detto che la paura ha reso le vite delle persone più difficili.

“Salvini sta approfittando del malcontento nel sud e l’immigrato è il nemico ideale” – continua poi – “Non hai un lavoro? Colpa degli immigrati. Paghi troppe tasse? I servizi vanno agli immigrati. C’è troppa criminalità? Sono sempre gli immigrati. Questa è la routine.”

Persino alcuni dei vecchi partner di Salvini nella Lega Nord pensano che sia andato troppo lontano.

“Con Salvini, l’immigrazione è tutta una questione di paura. Se togli l’immigrazione di cosa parla? Ha mai offerto una soluzione oltre a buttarli tutti fuori?”, dice Roberto Bernardelli, un socievole proprietario di un albergo e membro della vecchia guardia della Lega Nord a Milano che ha recentemente fondato un partito scissionista, Grande Nord.

Edifici occupati da migranti nell’ex villaggio olimpico di Torino. L’Italia ha faticato ad accogliere gli oltre 600.000 migranti che sono arrivati ​​nel paese negli ultimi quattro anni. Credit Siegfried Modola / Reuters

Bernardelli, che è attualmente accusato di aver finanziato l’armamento di un carro armato militare per separatisti, ha aggiunto: “Bossi ci ha regalato il sogno dell’indipendenza nel nord. Quando Salvini trasforma la Lega Nord in una lega nazionalista, sta distruggendo il nostro sogno”.

Salvini è un politico profondamente ambizioso e ha il suo sogno. I critici dicono che è principalmente egoista, indipendentemente da chi si farà male. Attualmente ha circa il 12% dei voti, ma è diventato uno sfidante per Berlusconi e un partner potenzialmente ribelle nella loro alleanza di centro-destra.

Salvini, molto scettico sull’Unione Europea nonostante sia un deputato pagato al Parlamento europeo, era solito riservare la sua ostilità ai meridionali. Nel 2009, al festival annuale della Lega a Pontida, ha cantato: “Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivano i napoletani”.

Una volta viaggiando verso Roma rinominò il suo treno “Nerone Express”, in riferimento all’imperatore incolpato di aver bruciato la città.

Quest’estate invece ha condotto una campagna elettorale in tutta la Sicilia su un treno regionale lento e recentemente ha diretto una manifestazione a Roma per mostrare la sua portata nazionale del suo partito.

Nella stessa manifestazione alcuni sostenitori hanno sventolato la bandiera padana con le sei foglie verdi. Clara Agnoletti ha addirittura sfilato con il simbolo della Lega Nord fatto a mano con 4.000 cristalli verdi per manifestare la sua esasperazione nell’aver eliminato la parola Nord dal nome del partito.

Salvini, alzando le spalle ha risposto: “Metterò un po di carta bianca sulla parola nord”.

Dietro di lei, un gruppo di nazionalisti bianchi che si definivano “Giovani Identitari”, manifestavano contro lo Ius Soli. I sudisti della regione Puglia invece tenevano uno striscione pro-Salvini.

“Liberarci del nord sul cartello ha permesso a molti di avvicinarsi alla Lega”, ha detto Silvano Contini, coordinatore del gruppo meridionale. “La causa degli immigrati ci rende tutti uniti.”

Salvini, che indossava un maglione color cipria in armonia con la sua panatica estetica da uomo, ha fatto le sue solite osservazioni contro l’euro e l’islam radicale e in difesa dei pensionati e dei disoccupati.

Ma i suoi più grandi applausi riguardavano gli immigrati. “Sono stufo di vedere gli immigrati negli alberghi e negli italiani che dormono in auto”, ha detto Salvini allegramente. “Questo paese è razzista”.


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Articolo originale di   per New York Times qui ]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Canosa, se l’antipolitica è chiamata a far politica

Canosa, se l’antipolitica è chiamata a far politica

Fonte immagine: CanosaLive.com

Sarà per colpa del suo tipico modus operandi oppure per la difficoltà nell’aprirsi al resto degli schieramenti politici classici, eppure anche a Canosa c’è una forza centripeta che circonda il Movimento 5 Stelle e lo pone al centro di polemiche e contestazioni.

La prima seduta del nuovo consiglio comunale, seppur con le dovute precauzioni diplomatiche, non si è svolta serenamente. Nell’aula consiliare arieggiava l’atteggiamento di sfida tra la maggioranza pentastellata e le forze politiche d’opposizione. E non solo, dato che i canosini venuti ad assistere alla prima seduta si sentivano coinvolti ad applaudire o disapprovare con frasi di sdegno i singoli interventi dei consiglieri.

Quasi come una lotta tra il bene e il male.

Appena cominciata la seduta i due consiglieri più anziani (di esperienza) Francesco Ventola e Mariangela Petroni, entrambi di Direzione Italia, hanno rifiutato l’incarico di presiedere la seduta in segno di protesta alle ingiurie e alle pesanti accuse ricevute durante la campagna elettorale proprio dal Movimento 5 Stelle.

Ma la miccia del vero scontro è stata quella sollevata dallo “spoiler” del giornalista di Telesveva Roberto Straniero che nel suo servizio sull’insediamento della nuova amministrazione comunale ha riportato oltre alla lista delle 5 nomine degli assessorati anche la decisione del Movimento 5 Stelle di voler nominare Antonio Marzullo come Presidente del Consiglio comunale, eletto poi quasi esclusivamente dai consiglieri della maggioranza dato che quasi tutta l’opposizione ha consegnato scheda bianca o si è astenuta nonostante le esortazioni a votare dai 5 Stelle.

 

Che sia proprio questo il motivo di quell’atmosfera strana e di quelle facce adirate tra gli esponenti dell’opposizione? Pare che, l’aver appreso dal sevizio di Telesveva, e non da un confronto come si aspettavano le forze politiche dell’opposizione che la maggioranza aveva già deciso unilateralmente a chi assegnare quell’incarico abbia disturbato parecchio i consiglieri dell’opposizione.

La consigliera Nadia Landolfi prima, e più aspramente Giovanni Patruno poihanno sollevato la questione prima della votazione. Entrambi hanno criticato la decisione della maggioranza pentastellata, rea di aver escluso i consiglieri dell’opposizione dalla decisione e dal confronto per la scelta in merito alla carica.

Per la consigliera Landolfi, il presidente del consiglio comunale, come primus inter pares (primo tra pari), è il rappresentante dell’intero consiglio e non può essere eletto unilateralmente senza un confronto seguito da un percorso democratico. Nella retorica del sindaco Morra, è invece il risultato dell’elezione a scrutinio segreto dei consiglieri a sancire democraticamente la carica bypassando inutili discussioni esterne all’aula.

Nella secca replica di Massimo Lovino alla Landolfi è venuta fuori una critica ai metodi delle precedenti amministrazioni che si accordavano per assegnare questa carica specificando che il loro gruppo è impermeabile a questo modo di fare.

Seppur legittima, la decisione della maggioranza di nominare un presidente del consiglio, come prevede il sistema democratico e come è accaduto anche per la precedente amministrazione La Salvia che elesse Di Fazio, lascia un tantino perplessi. Sarebbe opportuno che questo tipo di decisioni siano apertamente manifestate nelle sedi competenti, anche come segno di apertura ad una collaborazione prolifica e che combaci con il volere dell’elettorato. È inoltre importante evitare che questo tipo di battibecco si sposti sulla banale “retorica delle poltrone” e sulla gara del più bravo cittadino fra tutti.

“L’elezione del presidente del consiglio comunale – come ha anche detto in un successivo servizio Roberto Straniero – è il biglietto da visita dell’amministrazione entrante, quando tale elezione diventa difficoltosa o mancano dei voti significa che la consiliatura inizia male”

Se l’amministrazione sarà all’altezza del suo incarico potremo solo saperlo durante il prossimo lustro. E’ ancora presto per criticare il lavoro del sindaco Morra, ma le prime impressioni lascerebbero presagire ad uno scontro futuro con le opposizioni, già partite sul piede di guerra.

L’auspicio è che il Movimento 5 Stelle ricordi ciò per cui è stato eletto: amministrare la città nel presente e nel futuro. Tutto il resto, comprese le considerazioni politiche sulle precedenti amministrazioni, conta ben poco, ed interessa probabilmente solo a giornalisti ed “addetti ai lavori”. I cittadini hanno invece bisogno di guardare al presente e al futuro. Conteranno i risultati e non le gare di dialettica. Nelle seconde, il M5s non ha mai mancato di mostrare la propria forza. Ed a ben vedere, trattasi di vivace forza insita nell’antipolitica, la cui retorica pare elettoralmente funzionare. Saper amministrare è tuttavia qualcosa di diverso, poiché trasporta quell’antipolitica nella vera politica. Quella dei fatti.

con la collaborazione di: Cosimo Cataleta

Maternità surrogata, il silenzio del Legislatore

Maternità surrogata, il silenzio del Legislatore

Maternità surrogata, dalla legge 40/2004 ai giudici di Trento

E’ di chiara ed inequivocabile portata storica l’ordinanza della Corte di Appello di Trento circa il riconoscimento in territorio italiano di un provvedimento straniero, considerato dunque trascrivibile per non contrarietà all’ordine pubblico, relativo alla genitorialità di due uomini rispetto a due minori, attraverso il discusso meccanismo della ‘gestazione per altri’ (impropriamente definito dai canali di informazione come ‘utero in affitto’).

E’ la prima volta dunque che la giurisprudenza di merito decide attraverso l’applicazione dei principi enunciati dalla Corte di Cassazione (sentenza 19599/2016) in relazione alla trascrizione dell’atto giuridico di nascita straniero. I giudici della Corte di Appello hanno così richiamato la nuova definizione concettuale di ‘ordine pubblico’, considerato parametro cardine rispetto alla ‘trascrivibilità’ o meno degli atti in correlazione.

Ridefinendo dunque la distinzione tra ordine pubblico nazionale ed internazionale (ritenendo applicabile a simili fattispecie solo il secondo concetto), la Corte di Appello si spinge a delineare le linee guida della violazione di ordine pubblico: un provvedimento straniero è dunque trascrivibile e compatibile con l’ordinamento giuridico nazionale sino a quando non lede la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo (e dei minori, nel caso in questione).

Il secondo assunto di base è proprio la tutela del minore: salvaguardare il diritto alla continuità del rapporto genitoriale già costituitosi antecedentemente e sulla base del diritto straniero. Il terzo principio, non meno rilevante, è la non necessità di distinguere tra le varie modalità di procreazione rispetto ad un progetto di genitorialità condivisa.

Secondo la Corte, l’insussistenza di un legame genetico tra minori e padri non ostacola il riconoscimento del provvedimento straniero rispetto alla corretta applicazione del diritto italiano: il che presuppone dunque il richiamo al concetto di responsabilità genitoriale, che è una responsabilità legata all’interesse del minore e non ad un semplice profilo di carattere genetico.

Il tema della maternità surrogata ha suscitato in Italia dibattiti e polemiche, come di recente emerso dal travagliato percorso in merito all’approvazione della legge sulle Unioni Civili. Fermo restando il divieto della pratica in territorio italiano (art.12 L.40/2004 – Procreazione medicalmente assistita) con pesanti sanzioni amministrative e penali, resta il problema della applicabilità di pratiche effettuate all’estero, in riferimento a Paesi nei quali tale divieto non sussiste.

In questo limbo giuridico, l’interesse prevalente del minore non può tuttavia, secondo i giudici, essere messo in discussione:

«Le conseguenze della violazione delle prescrizioni e dei divieti posti dalla legge 40 del 2004 imputabili agli adulti che hanno fatto ricorso ad una pratica fecondativa illegale in Italia non possono ricadere su chi è nato, il quale ha il diritto fondamentale, che deve essere tutelato, alla conservazione dello status filiationis legittimamente acquisito all’estero» (Cass. 19559/16).

Il dibattito europeo e la relazione De Sutter

Ma il dibattito resta tuttavia costante anche alla luce di quanto accaduto antecedentemente l’ordinanza dei giudici di Trento: si pensi alla recente bocciatura del Consiglio d’Europa circa le linee guida in fatto di maternità surrogata (ottobre 2016). Il rapporto in questione, giudicato piuttosto controverso, avrebbe dovuto ottenere i due terzi per l’approvazione. A prevalere furono invece i No (83) a fronte di 77 Sì e 7 astenuti.

Il rapporto, conosciuto come relazione De Sutter (dal nome della ginecologa belga protagonista della proposta) ed intitolato “Diritti umani e problemi legati alla surrogacy”, venne letteralmente disintegrato (anche e soprattutto) dalla rappresentanza politica italiana. Gli unici connazionali a sostenerla furono 4: Nicoletti e Rigoni (Pd), Giro (Fi) e Kronbichler (Si). Tra i contrari anche Cimbro (Pd), due parlamentari di Forza Italia e tutto il Movimento 5 Stelle.

Il fallimento della relazione De Sutter sintetizzò la consueta spaccatura all’interno del Pd, diviso sul tema nonostante il senatore Lo Giudice (divenuto peraltro padre con la pratica dell’utero in affitto) avesse precedentemente invitato il partito alla ‘compattezza’ politica. Eleonora Cimbro, dopo il proprio voto contrario, replicava così all’invito del collega: «Non è una posizione di destra votare contro lo sfruttamento del corpo delle donne, ma una scelta ragionata nel metodo e nel merito, che rispecchia una sensibilità culturale trasversale».

Il Movimento Cinque Stelle, dal canto suo, si mostrò compatto sulla bocciatura della relazione, con Tiziana Cipriani che non esiterà a bollare la maternità surrogata come «reato universale», mantenendo invece una lieve apertura sulla stepchild adoption (adozione del figlio del partner, nda). Sappiamo benissimo come sia andata a finire: una monca approvazione del Ddl Cirinnà nonostante i costanti richiami all’ordine ad opera del diritto comunitario.

La bocciatura del Consiglio d’Europa si accompagnava alla precedente condanna del Parlamento europeo (15 dicembre 2015) allontanando la possibilità di una legalizzazione europea della pratica. Sempre in tema, va peraltro rimembrata la decisione della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, nella sentenza Paradiso e Campanelli v. Italy, secondo cui è ben possibile (sulla base del divieto della 40/2004) emettere provvedimenti che negano il riconoscimento del figlio procreato dalla tecnica dell’utero in affitto all’estero.

L’importanza di chiamarsi ‘Legislatore’

L’incertezza giuridica resta tutt’ora all’ordine del giorno, considerate le (precedenti) questioni di costituzionalità sollevate dai giudici di merito rispetto all’art. 263 cod.civ (‘Impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità’) e al comma sesto dell’art.12 della L 40/2004, riguardo un caso di maternità surrogata in India di una coppia affetta da infertilità. Si apriva così un procedimento per la dichiarazione di stato di adottabilità del nascituro, considerata la sospensione dell’operazione di trascrizione del certificato di nascita estero ad opera dell’Ufficiale di Stato Civile di Milano, che segnalò il caso alla Procura per sospetto circa l’utilizzo della pratica vietata nel Belpaese.

L’ordinanza dei giudici di Trento non va e non può tuttavia essere considerata fonte di soluzione, pur costituendo un valido assunto in vista di un cambio di rotta. Fattispecie come la maternità surrogata, o ancora come quella del fine vita/testamento biologico, rivelano dell’incapacità del legislatore nella risoluzione di tali questioni in maniera ponderata e contemperata alla luce dei vari interessi in gioco.

E’ questione di buon senso (oltre che di buon governo) intervenire su materie di questo genere, nelle quali pare evidente l’interesse del cittadino in relazione ai propri diritti. In questo, non solo il governo Gentiloni, ma il Parlamento tutto (ormai da anni) continuano a nascondersi quasi ignorando la portata delle tematiche e lasciando al Paese e ai giudici un vuoto giuridico tanto consolidato quanto consistentemente destabilizzante.

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