Salvini, impara dall’Europa come essere razzista (sul serio)

Salvini, impara dall’Europa come essere razzista (sul serio)

Il caso Diciotti

Siamo a quattro giorni dall’arrivo della nave Diciotti al porto di Catania. A bordo 150 migranti, ormai tesi, in sciopero della fame, inconsapevoli di quello che rappresentano per il nostro Paese. La questione è di competenza del ministero degli interni, i migranti sono su una nave della guardia costiera nazionale e sembra assurdo non permettere loro di sbarcare per poi gestire la questione in maniera civile.

Ma si sa, il ministro degli interni Salvini non eccelle certo per saggezza politica e gli allarmismi sono di vitale importanza per la retorica salviniana, utilissimi per dimostrare un pugno duro che in realtà non c’è.

Salvini dovrebbe prendere esempio dai politici e diplomatici tedeschi, che un accordo sui migranti l’hanno fatto con la Turchia, senza chiedere nulla a nessuno, senza tenere in ostaggio navi e naviganti, pagando Erdogan miliardi di euro dai soldi

salvini libia

Salvini in partenza per la Libia

comunitari, quindi anche italiani, senza che nessuno aprisse bocca.

Salvini invece? Va bene, un tentativo l’ha fatto, è andato in Libia ed è stato sbeffeggiato a livello internazionale dal vicepremier libico Ahmed Maitig nel Giugno 2018 (alla richiesta di creare campi di accoglienza in Libia, i libici hanno risposto “assolutamente no”).

Cosa fa quindi il ministro degli interni? Piagnucola

Piagnucola contro l’Europa: “L’Europa non ci aiuta! – Ci lascia soli! Vergogna! – Ora basta!”. Lui, che è stato votato per distruggerla questa Europa, per tornare agli stati sovrani, la svolta dei sovranisti, ora si appella porprio ad essa per essere aiutato a gestire il fenomeno degli sbarchi. Dopo aver parlato negli anni di “Europa di merda”, “Prima gli Italiani” e tutto il resto, si appella all’Europa per sottrarsi alle proprie responsabilità. Che l’Europa sia un cinico rottame a copertura  del potere tedesco, questo lo sapevamo già, ed è proprio per questo che Salvini ha vinto le elezioni.

Quindi? Salvini dovrebbe imparare dall’Europa (Germania), prendere esempio dall’accordo Merkel –Erdogan, spegnere Facebook per un paio di giorni, studiare, andare in Libia e tornare a casa con uno straccio di accordo che sia favorevole all’Italia. La Germania ha approfittato per anni del vuoto politico europeo per perpetrare i propri interessi, sappiamo tutti che in Europa ognuno può fare come vuole, Salvini ha la possibilità di fare come vuole, se non lo fa è solamente colpa sua.

Piagnucola contro i migranti: “Scrocconi – Nullafacenti! – Basta questa feccia nelle nostre strade a sbafo degli italiani!” E cosa fa? Filma ragazzi neri in dirette Facebook, ci fa sorbire tweet infiniti sui rifugiati e sky, wifi, cibo buttato, stupri, furti, spaccio, minaccia il pugno duro, i rimpatri di massa. Ora, però, Salvini è ministro degli interni e la campagna elettorale è finita da mesi, gli immigrati continuano a sbarcare e non si vede nemmeno l’ombra di un piano strategico per risolvere il problema dell’immigrazione (incontrollata) che non sia quello di tenere 150 vite umane sul ponte di una nave della guardia costiera in condizioni pietose.

Quindi? Ancora una volta Salvini dovrebbe imparare dall’Europa (Germania) che quando ha dato degli scrocconi, ladri, popolo che vive a sbafo degli altri ai greci, poi li ha messi alla fame sul serio. Austerità decennale, tagli dei settori essenziali come settore pubblico amministrativo, sanità, assistenza sociale. Gli ospedali greci ridotti a “danger zone”, infermieri ridotti ad 1 per ogni 40 pazienti, letti non disinfettati, mancanza degli strumenti medici di prima necessità come disinfettanti, garze, 25.000 tra medici e operatori sanitari licenziati. L’austerità ha devastato la sanità greca facendo alzare drasticamente la mortalità, perchè i greci sono un popolo di scrocconi e un terzo della spesa sanitaria andava tagliata.

Se Salvini vuole usare il pugno duro, allora impari dall’Europa.

E per non farci mancare nulla, in questi giorni di polemiche sulla nave Diciotti, abbiamo dovuto assistere alla sfilata dei derelitti dell’opposizione politica italiana. Martina, Boldrini, Boschi, ecc. sono corsi a fare visita a bordo della nave Diciotti per non lasciarsi sfuggire l’ennesima occasione di farsi massacrare da Salvini sul tema immigrazione, suo cavallo di battaglia, unico tema da cui dovrebbero stare serenamente alla larga.

Samy Dawud


 

L’arte del nascondersi: una ‘nuova’ prassi tutta italiana ed europea

L’arte del nascondersi: una ‘nuova’ prassi tutta italiana ed europea

Sulla questione migranti in Italia giungono svariate notizie di sindaci sul piede di guerra, rispetto ad una obiettiva emergenza che non accenna a placarsi. E’ l’ennesimo segnale che questo Paese da solo non può farcela, in una situazione che nessun paese Ue riuscirebbe ad affrontare senza altrui voci (vedi aiuti) comunitarie. Pur con questa consapevolezza, l’Europa continua a nascondersi dietro irrisori elogi al Belpaese e improbabili distinzioni tra richiedenti asilo e migranti economici. Il risultato è un ripetuto collasso istituzionale, frutto di un pressappochismo e menefreghismo generale che allontana ed impallidisce il sogno europeo. Ma all’Europa va bene così.

Il vertice di Tallinn ed il G20 di Amburgo hanno del resto confermato come il tema non rivesta priorità. Si pensi che, in Parlamento europeo, i membri presenti alla discussione ‘migranti’ del 4 luglio erano “una trentina” su 751. Un risultato disastroso ed indegno per chi si professa collettività, ed invece al giorno d’oggi altro non può che definirsi mera aggregazione di Stati a sé stanti, senza un minimo interesse alla revisione di Trattati non in linea con l’attualità di problematiche sempre più in espansione e che richiedono pertanto risposte globali.

Il punto d’arrivo del disastro è la debolezza del nostro attuale esecutivo, sempre più a rischio nella (in parte) correlata situazione politica che vede in Parlamento nazionale la difficile partita dello Ius Soli. Nell’isolazionismo della maggioranza e di un Pd esautorato dalla solitudine renzista, le speranze di vedere una Italia forte in Europa sono ridotte al lumicino.

I proclami in vista delle prossime elezioni politiche sono intanto cominciati. Tutti concordi ormai nel ritenere necessario un ripensamento dell’Unione Europea (ne parla oggi a ‘Il Mattino’ anche Silvio Berlusconi). Ma per dare voce ad un ripensamento serve innanzitutto un programma da presentare agli elettori, che non si limiti all’an ma manifesti pubblicamente un come ed un quantum. A questo programma deve poi accompagnarsi un’altra triste consapevolezza, che andrebbe risolta con un intervento su una legge elettorale che spiani la strada alla cosiddetta governabilità.

Come si vincono le elezioni con un proporzionale in un sistema tripolare e con il partito dell’astensione maggioranza del Paese? Sarebbe bene chiedersi soprattutto questo. Per essere forti in Europa, bisognerebbe mettere qualcuno nelle condizioni di vincere. Peccato che questo, alla politica italiana, non interessi affatto. Il proporzionale innesca difatti la madre delle ragioni della resa dei partiti: munirsi di un pezzo di torta, dato che nessuno potrebbe mangiarla tutta.

Mangiarla tutta poi, è rischio di ingordigia e future sconfitte: essere all’opposizione è infatti notoriamente più comodo e facilmente suscettibile di consenso. Perché il punto è sempre quello di partenza: attaccare chi governa, senza necessità di svelare controproposte. L’ideologia, rispetto alla quale i discorsi sul proprio presunto funerale si sprecano, tende ad una inesorabile dissoluzione non a causa del presunto vecchiume, ma di nuovi atteggiamenti ormai consolidatisi e divenuti prassi. Nascondersi, insomma, è molto semplice, ed è rappresentativo di una ideologia ‘moderna’ e (dis)funzionante. In politica pare addirittura portare i suoi frutti.

Terrorismo in Regno Unito: Lupo solitario o macchinazione complessa? Analisi sull’attentato di Manchester

Terrorismo in Regno Unito: Lupo solitario o macchinazione complessa? Analisi sull’attentato di Manchester

Editoriale de The Economist (11/05/2017) originale qui. Traduzione e sintesi di Francesca Del Vento.

I dettagli degli attacchi alla Manchester Arena stanno lentamente emergendo. Lo Stato Islamico ha rivendicato l’attacco. La polizia ha confermato che l’atto omicida è stato effettuato da un solo attentatore, che ha fatto esplodere l’ordigno imballato improvvisamente nella confusione del concerto. L’uomo è stato identificato come Salman Abedi, un ventiduenne di Manchester con origini libiche. È stato arrestato anche un 23enne in un sobborgo di Manchester connesso con il reato. Le immagini strazianti delle giovani vittime e degli spettatori dispersi sono state pubblicate on-line.

Il resto, fino ad ora, è solo supposizione. La scelta di destinare l’attacco durante un concerto pop ricorda la strage avvenuta al Bataclan di Parigi del novembre 2015. È diventata prassi operativa sia per lo Stato Islamico che per i terroristi ispirati ad Al-Qaeda che cercare di colpire i grandi ambienti ospitanti eventi che simboleggiano ciò che essi considerano la decadenza della cultura occidentale. Il fatto che molte delle vittime dell’attacco erano adolescenti non ha fatto che incoraggiare il gesto del carnefice, perché accresce notevolmente la sensazione di orrore.

L’unica nota positiva per le autorità britanniche è stata la mancanza di uomini muniti di armi automatiche, al contrario di quanto avvenne a Parigi nel cui caso si mirò anche a coloro che fuggivano dal primo attacco. Questo grazie agli stretti regolamenti britannici sulle armi da fuoco e alla mancanza di una complessa organizzazione.

Tuttavia questo non significa che l’attentatore fosse sconosciuto alle forze antiterrorismo britanniche o che egli abbia agito in solitudine. Il MI5, il servizio britannico d’intelligence interna, ha individuato circa 3.000 persone che si potrebbero considerare estremisti religiosi, ma ha le risorse per il monitoraggio costante di solo 40 di loro. La sorveglianza di un singolo sospetto per 24 ore impegna 18 ufficiali. Ci sono inoltre regole severe che determinano la longevità massima della sorveglianza intensiva.

Dati sulla convivenza del terrorismo nell'Europa Occidentale

Dati sulla presenza del terrorismo nell’Europa Occidentale

Di conseguenza, anche coloro che risultano essere altamente pericolosi possono facilmente scivolare fuori dal radar di servizi di sicurezza relativamente dotati come quello della Gran Bretagna. L’intensità della minaccia da gestire e affrontare è scoraggiante. Nei 18 mesi precedenti a marzo di quest’anno almeno 12 complotti terroristici sono stati sventati, secondo Dominic Grieve, presidente della Commissione Parlamentare Intelligence e Sicurezza.

Recentemente è stato fatto molto dai cosiddetti “lone wolf” (lupi solitari): individui che agiscono più o meno da soli utilizzando qualsiasi arma che possa successivamente incriminarli. Il 22 marzo Khalid Masood, un cinquantaduenne britannico convertito all’Islam, uccise cinque persone nel centro di Londra con una macchina a noleggio e un coltello da cucina. Il fatto che l’attacco di Manchester sia stato un bombardamento rende molto più probabile che l’autore sia stato aiutato. Anche se esistono numerosi siti web jihadisti con le istruzioni utili su come assemblare una bomba improvvisata, abbastanza piccola da poter essere nascosta nella cintura o nel gilet di un suicida e facilmente da disattivare in un momento di difficoltà.

Se l’attentatore di Manchester non faceva parte di una cellula terroristica che opera in Gran Bretagna, potrebbe aver acquisito altrove le competenze necessarie per compiere l’attacco. Circa 800 persone hanno viaggiato dalla Gran Bretagna con differenti motivazioni per combattere in Siria, e più di 400 di loro potrebbero essere ritornati. Alcune di queste potrebbero essere state addestrate per compiere attacchi di massa nei paesi di provenienza. Se questa descrizione riguardasse l’attentatore di Manchester significherebbe veder materializzato il peggior incubo dei servizi di sicurezza.

Si rifletterà inoltre sui tempi dell’attacco. Alcuni hanno notato che ha avuto luogo in occasione dell’anniversario dell’omicidio di un soldato britannico, Lee Rigby, avvenuto quattro anni fa in una strada nel sud-est di Londra. E ‘inoltre possibile che l’attacco mirasse a distogliere l’attenzione dalle elezioni generali dell’8 giugno, anche se in Gran Bretagna non c’è un partito di estrema destra che potrebbe trarre beneficio.

Questo non vuol dire che questo attacco non avrà alcun impatto sulle elezioni nonostante la sospensione temporanea della campagna elettorale. Le carenze di Theresa May, qualunque esse siano, dopo sei anni al Ministero degli Interni, possono plausibilmente presentarsi come quelle di un “primo ministro della sicurezza”. Al contrario, il leader del partito laburista all’opposizione, Jeremy Corbyn, ha un record come un simpatizzante del Esercito Repubblicano Irlandese e ha descritto i membri di Hamas e Hezbollah, nonostante siano considerati gruppi terroristici da UE e USA, come “amici”. I sondaggi hanno recentemente mostrato che la leadership della signora May sul signor Corbyn si restringe, a seguito del lancio della settimana scorsa di un manifesto conservatore impopolare. Con il terrorismo che torna a far notizia, cosa dovremo aspettarci?

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

60 anni dell’Europa: quali bilanci e prospettive per il futuro?

60 anni dell’Europa: quali bilanci e prospettive per il futuro?

Sessant’anni dai trattati di Roma sono un compleanno importante per la civiltà europea, ma come ogni compleanno è tempo di bilanci e di buoni propositi per il futuro. Un futuro da Stato nazione o come Unione di Stati? Una o due velocità?

L’Europa, che per secoli è stata mera espressione geografica, è il continente che ha visto nella sua storia più sangue versato fino alla carneficina delle due guerre mondiali. Proprio da parte italiana ricorderanno tutti come nel ‘900 l’esercito si fosse scontrato, in molti casi avendo la peggio, con gli eserciti delle altre nazioni del continente.

Il progetto di un unione federale fra stati europei fu in un certo senso un’invenzione italiana, se pensiamo al Manifesto di Ventotene (1941-44) di Altiero Spinelli, Eugenio Colorni e Ernesto Rossi. Quel documento ha rappresentato il seme per un’Europa libera e unita”. Questo progetto iniziò a concretizzarsi però grazie all’intesa tra i politici francesi e tedeschi. Uno sforzo non semplice, visto che i loro genitori e nonni sono stati nemici durante le guerre.

Sessant’anni dopo i trattati di Roma questa comunità di Paesi non appare omogenea ma più un lago a diverse profondità (metafora presa in prestito dai tabloid inglesi). Come tutti sapranno non tutti i paesi che fanno parte dell’Unione Europea attualmente adottano l’euro, e questo li esclude dalle riunioni dell’euro-gruppo, oppure non sono iscritti all’area di libera circolazione Schengen( è il territorio europeo dove viene garantito il libero spostamento di persone). Nemmeno il Regno Unito. Quest’ultimo è sempre stato il membro più capriccioso perché si è sempre posto ai margini di questo sistema non accettando la moneta unica e esonerandosi dalla maggior parte delle politiche europee.

Italian navy rescue asylum seekers

Immagine più significativa della crisi dei migranti. Immagine scattata nel Canale di Sicilia

Oltretutto gli stati del continente si ritrovano trasversalmente a fronteggiare le questioni interne come: la crisi migratoria per gli stati a nord del mediterraneo; la deflazione della moneta unica per i paesi sud dell’euro-zona (meno preoccupante dopo i primi successi del Quantitative Easing di Mario Draghi), la minaccia dei partiti anti-establishment nei paesi prossimi alle elezioni e il persistente pericolo degli attacchi terroristi.

Altre minacce arrivano come, sottolineava il commissario per gli affari economici Pierre Moscovici, dall’esterno: “Siamo in mondo pericoloso, ci sono forze che vorrebbero smantellarci, penso alle politiche americane e alla politica russa” -aggiungendo che – “Se così tanti vogliono dividerla forse è perché l’Unione è forte e disturba. Serve un sussulto politico per lottare per una Ue più democratica e più efficace anche a livello economico”. In effetti basta guardare alla posizione tedesca e degli altri paesi UE al di là dei limes europei per comprendere la radice delle tensioni con la Russia (vedi Ucraina).

Alcune nuove tensioni dall’esterno insieme alle incomprensioni fra stati membri sono dovute anche alla precedente e rapida integrazione europea di quasi tutti i paesi dell’ex-area sovietica dal 1995 al 2001. Questo processo non proseguì di pari passo alle riforme e oggi si assiste ad una vera e propria differenza tra Stati occidentali e orientali. Su questo argomento sono spuntati molti dibattiti sulla probabilità di far “viaggiare” il continente a due velocità.

Europa: Rajoy (Spagna), Merkel (Germania), Holland (Francia) e Gentiloni (Italia), a Versailles. Le prime quattro potenze demografiche ed economiche del continente fanno appello a un'Europa a due velocità. Immagine da Twitter

Rajoy (Spagna), Merkel (Germania), Holland (Francia) e Gentiloni (Italia), a Versailles. Le prime quattro potenze demografiche ed economiche del continente fanno appello a un’Europa a due velocità. Immagine da Twitter

Questa Unione secondo Romano Prodi, ultimo presidente italiano della Commissione europea, così com’è non sembra nè cotta nè cruda. Insieme a lui diversi esponenti politici hanno preso una posizione favorevole a una doppia velocità. La retorica sarebbe quella che attualmente esistono già due tipi di Europa. La prima fatta da 28 stati con un’area di libero scambio troppo burocratica, e la seconda formata dalla zona euro che punterebbe all’integrazione non solo economica con l’ambizione di diventare una potenza globale in grado di sostenere la concorrenza della prima e della seconda potenza mondiale: Usa e Cina. Non in quanto nemici ma in qualità di competitors.

Al vertice di Versailles tra Germania, Francia, Italia e Spagna è arrivata una spinta per le due velocità. I primi due paesi sono mossi dalla volontà di cooperare sulla difesa e sicurezza (comprensibile), i secondi sono interessati alla crescita economica, alla lotta contro la disoccupazione e alla crisi migratoria. Ad opporsi a questa proposta ci sono in primis i paesi dell’Europa orientale (baltici e balcani) che vorrebbero non solo evitare un’integrazione di “serie A e una di serie B” ma soprattutto vivono con tensione la loro posizione geografica al confine con la Russia.

Questa comunità in crisi d’identità è una realtà sbocciata da progetti e visioni utopiche. Ed è proprio dall’utopia stessa, intesa filosoficamente come “propensione verso una società perfetta”, che deve ripartire.

Abbandonare i deboli non salverà i più forti.

Focus on… Russia – Parte 1

Focus on… Russia – Parte 1

Piccola premessa: Inauguro questa nuova rubrica dal titolo “Focus on…”  per analizzare e descrivere gli avvenimenti attuali in materia di politica interna e estera. Questo primo appuntamento, dedicato alla Russia, è stato realizzato con fonti giornalistiche di provenienza russa e europea. Buona lettura.

Forze separatiste pro-russia in Ucraina immagine presa da Deutsche Welle

Forze separatiste pro-russia in Ucraina immagine presa da Deutsche Welle

Partiamo dal 2014, proprio dall’annessione della penisola di Crimea a seguito delle manifestazioni pro-russe nella regione ucraina del Donbass. Questa vicenda ha segnato un duro colpo in campo internazionale per la degenerazione in conflitto. Una condotta che ha portato Mosca in una nuova fase. Questa successione di eventi confermano l’esistenza di una strategia ben definita avente come obiettivo la possibilità russa di tornare ad essere riconosciuto come un giocatore indispensabile negli affari internazionali. (altro…)

Pin It on Pinterest