In foto: copertina “Soffocare”, Chuck Palahniuk; Mondadori ed. Foto a cura dell’autrice. Originale qui

L’umiliazione è vera umiliazione soltanto quando si sceglie di soffrire.

È difficile iniziare a parlare di questo libro.
Come si fa a trovare le parole giuste per parlarti delle emozioni con cui Palahniuk gioca e si diverte grazie a queste pagine? Quali sono i giusti commenti che si possono fare rispetto ad un grande libro come questo?

Sicuramente ti è chiaro che il libro mi è piaciuto. E che mi è piaciuto molto. E sicuramente ti è chiaro che oggi cercherò di invitarti a leggerlo, perché credo davvero che sia un libro che vada letto.

Mi sono sempre stati antipatici i libri banali, quelli troppo prevedibili. E questo è uno dei motivi per cui da bambina, ho letto pochi libri per bambini. Bene, tutto ciò che troverai tra queste pagine è senza dubbio il contrario della prevedibilità. Ma andiamo con ordine.

C’è un uomo. Che una volta è stato un bambino. E che ora fa una cosa che, avulsa dal contesto, potrebbe sembrare strana: lui ogni sera va in un ristorante diverso e fa finta di strozzarsi con un po’ di cibo, di soffocare. Finché qualcuno lo salva. Tutte le sere lui muore un po’. E poi rinasce. E chi gli ha dato la vita diventa un nuovo genitore, un eroe, quello che vuole. Insomma, quest’uomo è così generoso che dà a tutti la possibilità di sentirsi eroe per una sera e per tutta la vita. E tutto questo in cambio di denaro. O forse solo di una carezza?

In quel momento sembrava che tutto il mondo si preoccupasse per quello che gli era successo. Tutte quelle persone lo abbracciavano e gli accarezzavano i capelli. Tutti gli chiedevano se stava bene.
Sembrava che quel momento dovesse durare per sempre. Che bisognasse rischiare la vita per ottenere affetto. Che bisognasse arrivare a un pelo dalla morte perché qualcuno si decidesse a salvarti. 

Quel denaro che chi ti ha ridato la vita si sente in dovere di mandarti ogni anno, nella ricorrenza del salvataggio, per continuare a salvarti. Possiamo considerarlo un impostore. Uno che prende in giro la gente. Ma lo considereresti davvero un impostore anche se ti dicessi che quel denaro gli serve per pagare la clinica in cui è ricoverata la sua mamma malata? Che ha dovuto lasciare la facoltà di Medicina per poter tornare a casa dalla madre? Che lavora nel passato, in una vecchia colonia americana del 1700, perfettamente ricostruita? Forse no. Ma probabilmente ti farebbe pena se ti dicessi che è cresciuto tra tante famiglie adottive, con una madre ricercata che se lo andava a riprendere ogni volta. E probabilmente ti farebbe rabbia se ti dicessi che è un sessodipendente. O forse no. Forse non proveresti nessuna emozione per questo derelitto. O forse proveresti gioia.

Gli orgasmi ti inondano il corpo di endorfine che alleviano il dolore e ti calmano. I sessodipendenti in realtà hanno una dipendenza dalle endorfine, non dal sesso. I sessodipendenti hanno un bisogno folle della feniletilamina peptide che si produce in situazioni di pericolo, di infatuazione, di rischio e di paura.
Per un sessodipendente le tette, il cazzo, il clitoride o la lingua o il buco del culo sono una pera di eroina sempre lì, sempre pronta all’uso. Nico e io ci amiamo come un tossico ama la sua dose. 

Io non lo so cosa ho provato. Non mi sono ritrovata a pensare a una possibile simpatia/antipatia col personaggio – anche se non potevo fare a meno, da (quasi) psicologa, di cercare di interpretare quello che leggevo. Sono i dialoghi e gli eventi, quelli che mi hanno destabilizzato. E’ il modo in cui tutto si svolge, si dispiega. Accade. Vi faccio un esempio:

Se stai per metterti a leggere, evita.
Tra un paio di pagine vorrai essere da un’altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci, finché sei ancora intero.
Salvati.
Ci sarà pure qualcosa di meglio alla TV. Oppure, se proprio hai del tempo da buttare, che so, potresti iscriverti a un corso serale. Diventare un dottore. Così magari riesci a tirare su due soldi. Ti regali una cena fuori. Ti tingi i capelli.
Tanto, ringiovanire non ringiovanisci.
Quello che succede qui all’inizio ti farà incazzare. E poi sarà sempre peggio.

Non è geniale un incipit come questo?

Bene, questa è solo una piccola premessa, il resto è molto, molto di più.

A dispetto di ciò che può sembrare nelle prime pagine, i personaggi sono ben costruiti, a 360°, le concatenazioni psicologiche di quegli stessi e degli eventi che vivono sono precise. A tratti mi sono ritrovata a chiedermi se non fosse una storia realmente accaduta. La scrittura è viva e scorrevole, le parole sembrano quasi fatte di carne che, a volte, sanguinano, altre mostrano cicatrici chiare, altre sono lisce e perfette, non ancora toccate. Ha ragione. Victor, Ida, Denny, i sessodipendenti, persino la dott.ssa Marshall… hanno tutti ragione. Ed è incredibile la capacità di Palahniuk di far muovere tutti nella merda, eppure no.

Vorrei scriverti, in questo spazietto nell’etere, ogni frase sottolineata sulla mia copia, ma forse non è il caso: sarebbe come copiarti una parte consistente del libro. Con grande difficoltà ne scelgo una e lascio che sia tu a scegliere se vale la pena leggerlo o meno.

Articolo originale qui.

Author: Dott.ssa Francesca Caporale

Di formazione primariamente classica, mi presento oggi come Dott.ssa in Psicologia Clinica.
Attualmente tirocinante Psicologa in ambito oncologico, coltivo da sempre la mia passione per i libri.
Mi definiscono anacronistica, ed è così che mi piace essere.

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