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In copertina: Un giovane profugo scatta un selfie con il suo smartphone. Originale qui

Articolo originale: Surprised that Sytian refugees have smartphones? Well sorry to break this to you but you’re an idiot (Independent, James O’Malley, Monday 7 September 2015) 

Traduzione a cura di Antonella Leone e Serena La Spada

Non bisogna necessariamente essere degli occidentali per possedere un pezzo di tecnologia alquanto economico

“Ehi! Queste persone in fuga dalla guerra in Siria non sono del tutto povere, ognuno di loro ha uno smartphone!” è una delle noiose denunce che sempre più spesso ritroviamo sui social network. A quanto pare, è inammissibile possedere un telefono cellulare se cerchi di salvare te stesso e la tua famiglia da morte certa scappando da una guerra.

 

All’apparenza sembrerebbe che la xenofobia cerchi d’aggrapparsi a qualsiasi cosa possa servire a mutare l’opinione pubblica nei confronti dei rifugiati provenienti dal Medio Oriente. Ma è davvero una posizione piuttosto progressista.

 

Poche settimane fa, la Brigata Anti-immigrazione si lamentava del fatto che gli immigrati sono poco qualificati e vogliono solo i nostri benefici. Ora invece sostengono che i rifugiati che accogliamo sono troppo ricchi, tacitamente affermano che dovremmo priorizzare gli aiuti ai poveri. Ma in ogni caso, viene sollevata un’interessante domanda: per quale motivo dovremmo essere sorpresi del fatto che delle persone provenienti dalla siria possiedono uno smartphone?

 

La Siria non è una nazione ricca, ma neppure povera: secondo la Banca Mondiale rientra negli stati a reddito medio-basso. Nel 2007 la Siria aveva un reddito nazionale lordo (RNL) pro capite di 1850 dollari, più alto del reddito dell’Egitto, che all’epoca era 1620 dollari. La diffusione di smartphone in Siria è ampia quanto quella egizia.

 

Secondo il CIA World Factbook, nel 2014 in Siria 84 persone su 100 possiedono telefoni cellulari, rispetto ai 110 su 100 presenti in Egitto (Nel Regno Unito la statistica di 123 su 100). Nel 2001 abbiamo visto egiziani scendere in piazza ed utilizzare la potenza dei loro cellulari per mobilitare i supporti attraverso applicazioni e media. Questo solleva un’altro quesito: perchè possiamo accettare che l’Egitto abbia abbastanza telefoni da creare una rivoluzione, ma ci stupiamo se un paese più ricco non molto lontano dalla loro situazione faccia altrettanto?

Dunque, sappiamo che la Siria non è uno stato schifosamente povero, e sappiamo che ci sono molti telefoni cellulari, ma.. perchè smartphone? Beh, perchè no?

In Occidente molte persone possiedono computer, portatili e smartphone. Ma se vi chiedessero di rinunciare a molti dei vostri beni materiali e vivere con 1850 dollari all’anno, oltre vestiti e cibo, cosa scegliereste di comprare? E’ difficile pensare a qualcosa di più utile di uno smartphone, specie se si sta scappando dal proprio paese.

Anche quando l’utilità non è presa in considerazione, la ragione per cui i Siriani usano smartphone e non vecchi cellulari come Nokia3210 è la stessa per cui coloro che ne reclamano i benefici hanno televisori a schermo piatto. Avete provato ad acquistare un modello qualsiasi ultimamente?

Gli smartphone con sistema Android possono essere acquistati a meno di 100€, e sono dotati di telecamere, schermi di grandi dimensioni e tutto ciò che ci si aspetta da un telefono moderno.

Poiché si è diffusa l’abitudine di sostituire i propri telefoni con nuovi modelli circa ogni anno o due,  il prezzo dei telefoni leggermente più vecchi diminuisce significativamente.

E’ anche possibile ritirare iPhone di seconda generazione–come l’iPhone 3G – a circa 25 £, e nonostante essi siano vecchi di alcuni anni sono ancora perfettamente funzionanti/utilizzabili.

Nel mondo ci sono più cellulari che persone, quindi è probabile che chiunque possa permettersene uno (come milioni di siriani), lo possieda già .

Quindi, la risposta a quanto sorpresi dovremmo essere di fronte al fatto che molti dei rifugiati siriani abbiano uno smartphone, è un sonoro “non molto”.

Il mondo non è una netta divisione tra “ricchi” e “poveri”, e noi dovremmo regolare di conseguenza le nostre considerazioni sui paesi del Medioriente.

Traduzione a cura di:

Antonella Leone

Serena La Spada

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Author: Redazione Cronache dei figli cambiati

Siamo dei giovani intraprendenti, amanti di tutte le sfumature delle vita e soprattutto appassionati di letteratura e giornalismo.

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