Correva l’anno 2018 quando la nostra connazionale Silvia Romano veniva rapita in data 20 novembre da un attacco armato che aveva in quell’aggressione proprio la sua persona come obiettivo. Da quel momento, a parte l’iniziale (ed inevitabile) clamore mediatico della vicenda, le notizie sulle condizioni della ragazza sono sempre state piuttosto nebulose e prive di quel concetto di verità di cui tante volte purtroppo si abusa (a suon di promesse al Paese e presunti passi avanti) senza giungere alle vie della certezza e della rassicurazione. 

Fortunatamente il finale ha avuto esito ben diverso dall’altrettanta triste e nota vicenda di un altro connazionale: si chiamava Giulio Regeni, ed ancora oggi le verità su quel caso non sono ancora del tutto state portate alla luce. Già, la luce. Quella luce che oggi si riaccende perché oggi è una giornata in cui poter gioire. Dimenticando le nostre problematiche locali, perché oggi il Presidente del Consiglio annuncia per la prima volta una buona notizia dopo mesi di comunicazioni assai pompose ed ancor più spesso futili ed inconcludenti. E’ il ritorno della luce e della lotta. Perché anche questa era ed è Silvia Romano, oltre che sinonimo di quella libertà ritrovata e che oggi inseguiamo senza nemmeno comprendere realmente perché ci sia stata brutalmente ed improvvisamente sottratta. 

Nell’anno del governo degli annunci, cui spesso non sussegue una adeguata narrazione dei fatti (vedasi decreto ‘ex aprile’), registriamo finalmente una ventata di lieto fine. Necessaria, dopo aver assaporato con dispersione ed amarezza il possibile remake del caso Regeni, con il rapimento di un altro connazionale, Patrick Zaky, che ancora oggi purtroppo non può condividere con il nostro popolo le difficoltà della nazione di oggi. Siamo convinti, che nonostante tutto, oggi preferirebbe essere qui. Magari pronto anche a dissentire sulle scelte istituzionali che accompagnano la nostra quotidianità. 

Peccato che anche in una giornata di festa, l’onestà intellettuale non permetta di impedirci un (seppur breve) richiamo all’analisi dei fatti. Ma dico, – “voi ve la ricordate Silvia Romano” – segnalavano a più riprese in questi 18 mesi quotidiani nazionali ed internazionali, analisti, esperti di geopolitica e chi più ne ha più ne metta. Mentre da altre parti, ovvero da chi avrebbe dovuto provare a fare luce sulla questione, si è sentito parlare di Silvia Romano sempre meno, giorno dopo giorno, mese dopo mese, perché la specialità delle istituzioni del Belpaese è assai spesso incline alla dimenticanza e alle verità sepolte. Non sarebbe stata l’ultima vicenda, né la prima.  

Beffardo e singolare poi che tutto questo accada nell’anniversario del giorno buio, quel 9 maggio 1978 nel quale Aldo Moro e Peppino Impastato perdevano la vita per ragioni diverse eppur così simili. Oggi invece, la storia si capovolge e ci restituisce una folata di lieve serenità. Del resto, anche un Paese intriso di menzogne e incapacità di raccontare le cose sino in fondo, ha diritto ad un minimo di felicità. Ha diritto a quella luce ritrovata, che notizie come quella della liberazione di Silvia Romano sanno regalarci. Strappandoci un sorriso, verso un cammino tutto ancora da scrivere e raccontare. 

Author: Cosimo Cataleta

Laureato in Giurisprudenza con tesi sul conflitto tra Parlamento e Magistratura e immunità parlamentare, è scrittore e collaboratore MSF e vive a Bologna. Ex Poste Italiane e collaboratore giornalistico per diverse testate online, è cofondatore del progetto Cronache dei Figli Cambiati. Ha pubblicato il suo primo romanzo ‘La zelante viltà di Mr Lloyd’ nel luglio 2018 (Europa Edizioni).