In copertina: prime foto di donne in minigonna. Originale qui

Settembre è il mese dei buoni propositi, gli stessi appuntati il 31 Dicembre. Il mese della bassa stagione estiva, in cui qualche fortunato continuerà a prendere il sole sulle calde spiagge italiane. Il mese dei rientri, delle prime manifestazioni in università, dello stress negli uffici, dei grembiulini nelle scuole, dei nuovi libri usati da acquistare, delle zuppe di verdura e delle iscrizioni in palestra.

A settembre tutto riacquista un ordine innato, abitudinario: un puzzle lasciato a metà nel mese di giugno, quello degli arrivederci. Qualche pezzo manca, lo si mette al giusto posto e magari quei vecchi buoni propositi si riescono a realizzare prima che cominci un nuovo anno. Forse settembre è il mese dell’attesa per qualcosa che l’estate non è riuscita a regalare, proprio come quella dello scorso anno.

Il mattino è sempre più fresco, ma il rito è lo stesso: la colazione, il telegiornale, un cartone animato anni ’80 a reti Mediaset, un altro caffè, le notizie flash sulla home di Facebook, il link di quella che ti ha colpito di più. I tempi sono drasticamente cambiati.

Così, il 31 agosto, con il peso di Settembre nello stomaco e una tazzina in mano, mi imbatto in un post di Roberto Saviano: “Ecco la nuova, sorprendente trovata del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin: il #FertilityDay, da festeggiare il 22 settembre.”

Continuo a leggere: lo scrittore ne critica la campagna pubblicitaria analizzandone i punti irrimediabilmente discutibili, dimostrandone l’inefficienza, con dodici cartoline sullo schermo che illustrano l’artificio ministeriale.

Cos’è questa novità? E questo nuovo evento da festeggiare? Perché?

Mi rendo conto che devo fare un passo indietro. Freneticamente comincio a digitare sul web parole che possano ricondurmi a qualcosa di più completo. Così la ricerca dà forma a quel qualcosa che mi sta letteralmente piovendo addosso.
Il Fertility Day, o meglio “Piano nazionale per la Fertilità”, è un documento lungo 137 pagine, pubblicato nel maggio del 2015 dal ministero della Salute, con l’obiettivo di informare il popolo italiano riguardo l’importanza della Fertilità in qualità di caratteristica propria di ogni essere umano, della durata della stessa e della prevenzione annessa.

Ecco così che viene istituita una giornata per onorare una quasi rivoluzione culturale per ri-scoprire il “Prestigio della Maternità”. Tutto è spaventosamente segnato con la lettera maiuscola, quasi a voler marcare l’importanza dei ruoli, delle scelte e delle posizioni. Scopro che il documento è frutto di un lavoro di squadra tra professori universitari e medici, che hanno collaborato in tavoli consultivi ministeriali. Tutto sarà più chiaro dopo la giornata di oggi, quando a Roma, Bologna, Padova e Catania, si terranno quattro tavole rotonde nelle quali interverranno professionisti in grado di fornire mezzi e strumenti utili alle finalità del programma.

In realtà, il pezzo forte è in quelle dodici cartoline che attirano sguardi e sgomento: una clessidra, una frase che invita a non aspettare la cicogna, una buccia di banana vuota per farti capire quanto non sia poi così improbabile l’infertilità maschile, poi ancora la scritta “La Fertilità è un bene comune”, come l’acqua. La tua fertilità, sì: tu che stai leggendo, tu che stai bevendo una birra ma non dovresti, tu che fumi anche se sai che fa male, tu che non hai ancora capito che a 28 anni sei già troppo grande e che i genitori giovani sono cool e creativi. Se studi o lavori per poche centinaia di euro poco importa, dovresti pensare a preparare una culla, perché “la bellezza non ha età, ma la Fertilità sì”.

Quindi non ti sballare, non ti drogare, non fare cin cin mentre bevi con un amico o con la tua ragazza, sii prudente affinché la Costituzione possa tutelarti e garantirti una procreazione cosciente e responsabile: prevenire è meglio che curare, ce lo hanno insegnato da bambini!

Dottori, scarpette verdi e nastri tricolore, pance scoperte, preservativi e spermatozoi. Poi ancora hashtag sui social e donne con la rivolta tra i denti: “L’utero è mio e comando io!” Vengono pubblicati articoli su blog e testate nazionali: il Fertility Day è sotto attacco e la campagna viene oscurata, per poter essere riformulata. Beatrice Lorenzin conferma le intenzioni del documento ministeriale, affermando che non vuol essere un’offesa ma una provocazione, un invito per rendere consapevoli sulla tematica.

Parlare di fertilità significa scoperchiare un vaso di pandora, fatto di tabù e proibizioni, di sessualità e orgasmi, di pene e vagina, di autonomia e responsabilità, di volontà e di potenza, di maternità surrogata e endometriosi.

Scrivere di fertilità evidenzia il senso dell’uomo e della donna, in quanto coppia, due logiche lontane e in corrispondenza, delle differenze dei generi e dei muri che non sono stati ancora valicati, delle coppie di fatto e della mancata stepchild adoption. Pronunciare la parola fertilità vuol dire capire cosa sono gli anticoncezionali, le malattie sessualmente trasmissibili, il paternalismo medico e il principio di beneficenza.

Occorre cambiare obiettivo, con lo sguardo dietro una macchina da presa, osservare le dinamiche sociali, storiche ed economiche. Le stesse che ti fanno tornare a casa con 850€ al mese dopo ore massacranti di lavoro. Quelle dinamiche che hanno dato avvio alle rivoluzioni femministe, le quali possono sfociare in un ‘essenzialismo’ massacrante, proprio quelle che mi hanno dato l’opportunità di esprimermi coscientemente a riguardo di questa folle iniziativa che poteva essere qualcosa di grande, se studiata opportunamente con rigore, esperienza e dinamismo.

Ma la frittata è fatta: il risultato è debole, gretto e statico. Come le nostre scuole, l’educazione sessuale dimenticata, le case e i bei palazzoni della Roma parlamentare. L’invito alla consapevolezza è dunque legato alla crescita sostanziale di un corpo, quello umano, che ancora non riesce a trovare spazio e tempo nelle nostre quotidiane idiozie. Nel rispetto del valore della maternità ma prima di tutto delle scelte umane e della nostra libertà di donna.

Author: Marila Guglielmi

Con il sogno del circo in un cassetto e una laurea in Filosofia. Adoro l’oroscopo, le fotografie in bianco e nero, i film ‘impegnati’, i libri usati, gli evidenziatori, le agende nuove e le penne bic, gli zaini della Quechua e gli ostelli. Non sono brava in matematica, ma mi piacerebbe capirci qualcosa. Mentre aspetto l’amore, vado ai concerti.

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