“When you think the night has seen your mind
That inside you’re twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
‘Cause I see you”

Velvet Underground- I’ll be your mirror

 

I see you. Il titolo del nuovo lavoro degli XX è rubato direttamente dalle mani di Mr. Lou Reed e suona come un vero e proprio monito, un patto interno alla band, costituita da un triumvirato londinese. Cosa ti succede quando il tuo disco d’esordio vende due milioni di copie, vinci il Mercury Prize a 20 anni, dopo pochissima gavetta nella periferia di Londra? Gestire un successo tale a quell’età senza venirne travolti è quasi impossibile e questo ha sicuramente influenzato Coexist, il secondo album. Gestirne l’influenza e le conseguenze è quello che più ha influenzato quest’ultimo lavoro.

Molte recensioni parlano di un disorientamento nel momento in cui si sono approcciati alla nuova fatica del trio. Spingere il tasto play, ascoltare 30 secondi di “Dangerous” a cassa dritta e con le fanfare è effettivamente quanto di più diverso rispetto allo stile etereo a cui gli XX avevano abituato.

Per fare un paragone con l’illusionismo, il pubblico si è abituato alla promessa che gli XX avevano fatto: prendete due voci grandiose che si commistionano alla grande, gli arpeggi di chitarra studiati per fondersi con la raffinata produzione e le basi di Jamie e otterrete il sound caratteristico dei primi album. Chiunque pensasse che non ci fossero stati cambiamenti e la formula rimanesse identica ha avuto però molti indizi per abituarsi a un cambio di stile così radicale. Il primo indizio è stato l’album solista di Jamie: In Colour. L’album, accolto benissimo dalla critica e dal pubblico, ha trasformato di fatto Jamie in un nome noto al grande pubblico, mentre Romy ha collaborato, uscendo di fatto dalla comfort zone stilistica degli XX, con nomi come Ryan Tedder degli One Republic.

 

4 anni di distanza e il fatto che i tre si siano divisi per lavorare in maniera distaccata testimoniano comunque delle difficoltà univoche nel processo creativo che in realtà sono un riflesso di un momento difficile nella vita soprattutto di Romy e Oliver Sim, entrambi cantanti, una chitarrista e l’altro bassista della band.

L’album è stato registrato tra Marfa, Texas (il video di On Hold, primo singolo tratto da I See you è un omaggio alla città), l’Islanda e Los Angeles. Los Angeles doveva essere parte di un processo di relax e divertimento, cercando di mettere quelle sensazioni su nastro. In realtà, le situazioni son andate un po’ oltre, ci sono stati degli screzi anche col loro produttore a causa di episodi come l’after-party del compleanno di Miley Cyrus: i ragazzi del gruppo hanno invitato un sacco di gente nella loro villa in affitto ad Hollywood, in generale ci sono stati troppe feste che hanno distolto il gruppo dal lavoro. Dopo questo periodo, Jamie tornò in tour per il disco solista e Romy a Los Angeles a lavorare con altri autori. Oliver trovò conforto nella bottiglia, che di fatto lo accompagnava da due anni, passati a festeggiare i successi della band tra feste e alcol.

Non è un caso che in questo periodo, Oliver abbia lavorato a canzoni come Replica. Il punto di vista da cui Oliver affronta la dipendenza è molto interessante: il nostro stile di vita è influenzato in maniera genetica, quindi siamo condannati a compiere determinate azioni o queste sono frutto di nostre scelte? (They all say I will become a replica/Your mistakes were only chemical/25 and you’re just like me/Is it in our nature to be stuck on repeat?/Another encore to an aftershow/Do I chase the night or does the night chase me?).

Oliver Sim, via Instagram

 

Non è neanche una coincidenza il fache nelle canzoni in cui canta Romy si esplori l’idea del lutto, avendo perso la madre a 11 anni e il padre a 20 anni, mentre era in tour per il primo album. Il tema è forte in questo album, pensiamo a “Brave for you”, una sorta di lettera che esprime come in ogni cosa che faccia, il ricordo dei genitori sia vivo, soprattutto nell’approccio dal vivo ( And when I’m scared/I imagine you’re there/Telling me to be brave/So I will be brave for you/Stand on a stage for you/Do the things that I’m afraid to do).

Romy Madley-Croft con Oliver e Jamie, foto di Tony Cenicola

I see you è il primo album dove le voci non sono due ma tre: Jamie ha usato dei campionamenti, ne parla come se questi fossero la sua voce, oltre ad essere il modo in cui è riuscito a guidare il lavoro degli altri due componenti per la prima volta. Al posto di lavorare sulle basi dopo aver letto i testi o le melodie di Romy e Oliver, per la prima volta ha presentato lui la base con i campionamenti (è accaduto ad esempio per Lips, che campiona Just di David Lang, una canzone presente nella colonna sonora di Youth, ultimo film di Paolo Sorrentino) e gli altri due hanno dovuto costruirci il testo sopra. E lo schema ricorre in On Hold, che campiona un successo degli anni ’80, “I can’t go for that(No, can’t do)” di Hall & Oates, ma l’uso dei sample che Jamie fa diventa molto chiaro nella bonus track, “Naive”. Naive è un’ammissione molto sincera di Sim, che mette in un testo quello che non riusciva ad ammettere per un certo periodo ai suoi stessi compagni di band (“Everyone’s trying to save me/Can’t they see I’m having fun?/Something’s wrong but I choose to be naive) e in risposta c’è un campionamento di Jamie, che sampla Drake e in risposta gli dice “that’s the wrong thing to do”, quasi parlando dall’alto di una sicurezza e di una maturità ormai totalmente acquisita.

Il disco si chiude con “Test me” che come “Our Song”, il pezzo di chiusura di Coexist, parla apertamente delle dinamiche interne alla band. Oliver durante la sua battaglia ha avuto dei forti dissapori con Romy, questo perché, ha spiegato in varie interviste, sapeva come e cosa dire per ferire i suoi sentimenti e arrivare ad un punto di rottura. Nonostante tutto, la canzone parla proprio di quanto se le radici di un legame sono forti, anche nei momenti più difficili, questo sopravviverà a qualsiasi momento complicato (Test me/See if I stay/How could I walk the other way?).

 

Le difficoltà hanno portato ad un disco che si preannuncia tra i migliori del 2017 e ad una catarsi personale attraverso i brani che lo compongono. Nonostante il difficile periodo che ha caratterizzato la lavorazione, gli XX si sono evoluti aprendosi apertamente al pop ma mantenendo un’estrema raffinatezza negli arrangiamenti.
Come se non bastasse, una settimana fa, ospiti a “Che tempo che fa”, hanno annunciato che dopo la data sold out di lunedì 20 febbraio, saranno in Italia per due nuove date, a Firenze e al Rock in Roma rispettivamente l’8 e il 10 luglio.

E dal palco, riescono finalmente non solo a guardarsi e a vedersi tra di loro, ma anche a vedere molto bene il pubblico.

Author: Walter Somma

Vivo e studio comunicazione a Roma. I miei principali interessi sono legati a cinema e musica, senza dimenticare la letteratura.

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