Negli ultimi 20 anni, migliaia di studenti italiani si sono iscritti al Link Campus di Roma, l’università privata vicino al Vaticano, per studiare corsi diversi come cinematografia e luxury fashion management.

Nei giorni scorsi però il palazzo che ospita quest’oscura università italiana e la stessa capitale Roma sono finite nell’orbita di una complessa rete di accuse di spionaggio internazionale, intrighi e cospirazioni.

L’indagine di impeachment statunitense sul presidente Donald Trump e le accuse sulle interferenze russe nelle elezioni USA del 2016 hanno riportato i riflettori sulla figura di Joseph Mifsud, il professore maltese scomparso ed ex membro dello staff della Link University.

Joseph Mifsud, sarebbe stato lui ad avvicinare Papadopulos, consigliere dello staff di Trump, offrendogli “migliaia” di email rubate dai russi a Hillary Clinton

Con la visita del segretario di Stato americano Mike Pompeo negli ultimi giorni e una del procuratore generale degli Stati Uniti il ​​mese scorso in cerca di risposte su Mifsud, il ruolo cardine di Roma sia per l’intelligence che per la Link Campus University è oggetto di attenzione.

La Link, istituita nel 1999 come avamposto romano dell’Università di Malta, negli anni ha stretti legami con il mondo dello spionaggio italiano, grazie al suo preside, l’ex ministro degli Esteri italiano Vincenzo Scotti, e un facoltoso percorso di studi in un master in intelligence che ha attirato oratori dei servizi segreti di tutto il mondo.

Ha stretto legami con i membri chiave del partito al governo Movimento Cinque Stelle. L’ex segretaria alla Difesa Elisabetta Trenta ha tenuto una lezione per alcuni corsi di studio.

“So per esperienza che hanno un buon rapporto di lavoro con le agenzie di intelligence italiane”, ha affermato Stephen Marin, ex agente della CIA e direttore del programma di analisi dell’intelligence presso la James Madison University, che ha tenuto conferenze al Link Campus. Circa 2.500 studenti frequentano l’università ogni anno. “Il programma del master è stato istituito nell’ambito di uno sforzo per sviluppare le conoscenze al servizio delle infrastrutture di difesa e di intelligence italiane. La mia impressione è stata che gli studenti siano un mix di persone, alcune senza una conoscenza preliminare dell’area mentre altri sono professionisti che già lavorano”.

Non è molto chiaro come si sia inserito qui l’onorevole Mifsud. È scomparso dal 2017 dopo essere stato accusato di essere l’informatore di George Papadopoulos, consigliere della campagna elettorale di Trump, riguardo la violazione delle e-mail dal server della candidata democratica Hillary Clinton da parte della Russia aveva violato.

Alcuni alleati di Trump hanno a loro volta accusato, senza prove, Mifsud di essere una spia col compito di compromettere la campagna elettorale del presidente. Sostengono altri che sia stato coinvolto in una campagna per infangare Trump per aver cospirato con la Russia direttamente dal “deep state”, lo stato profondo: cioè l’insieme di quegli organismi, legali o meno, che a causa dei loro poteri economici o militari o strategici condizionano l’agenda degli obiettivi pubblici dietro e a prescindere delle strategie politiche di un presidente.

Papadopoulos ha messo in giro un’altra una teoria infondata secondo cui il maltese Mifsud era un agente dell’intelligence occidentale probabilmente della FBI o CIA che i funzionari del “deep state” hanno inviato come trappola di controspionaggio per la campagna di Trump.

James B. Comey, l’ex direttore della FBI ha definito Mifsud un agente russo. Mifsud ha mantenuto i contatti con i soci russi, nonostante la sua smentita, tra cui un ex dipendente dell’Agenzia di ricerca Internet, che ha utilizzato post sui social media per seminare odio nel 2016 come parte del sabotaggio elettorale della Russia.

Il signor Mifsud ha dichiarato a un giornale italiano nel 2017 di non essere un agente segreto. “Non ho mai avuto soldi dai russi”, ha detto. “La mia coscienza è chiara.” William Barr, procuratore generale degli Stati Uniti, ha rivelato la scorsa settimana di aver fatto due visite quest’anno nella capitale italiana.

I giornali hanno riferito che William Barr ha avuto un’incontro con Gennaro Vecchione, direttore generale del dipartimento dell’Intelligence italiana e capo dell’Intelligence all’estero, in funzione dell’indagine sulle origini del caso russo.

Nel corso di una riunione di settembre, sempre Barr è stato accompagnato in Italia dall’avvocato americano John Durham, che sta conducendo le indagini di controspionaggio su una possibile attività di intelligence straniera diretta contro Trump. Il loro obiettivo era Mifsud. Il governo italiano non ha ancora commentato questa visita di Barr in Italia.

Scotti, presidente di Link, ha evitato commenti su Mifsud tramite un portavoce. La Link Campus ha dichiarato che Mifsud non era un docente dell’università e aveva insegnato lì solo nel 2015 e nel 2016. L’università ha anche respinto le accuse di Papadopoulos secondo cui Link aveva cercato di incastrarlo attirandolo nell’università.

Ma perché sono uscite queste teorie sono improbabili? Mifsud non ha lavorato ne per FBI né per CIA, secondo gli ex funzionari americani. Se fosse stato un informatore, i pubblici ministeri avrebbero potuto facilmente trovarlo e interrogarlo. Se avesse lavorato per la CIA, l’agenzia avrebbe avuto l’obbligo di informare la FBI mentre indagava su Papadopoulos.

Credere che un altro governo occidentale abbia impiegato segretamente il Mifsud come parte di un complotto contro Trump è come credere che un’elaborata cospirazione abbia completamente eluso l’ufficio del consulente speciale nella sua indagine esaustiva, che includeva più di 2.800 citazioni in giudizio, quasi 500 mandati di ricerca richieste ai governi stranieri di prove e interviste di circa 500 testimoni.

Author: Roberto Del Latte

Da blogger indipendente ho deciso di fondare Cronache dei Figli Cambiati. Sono laureando in lettere moderne a Bari e appassionato di politica estera. Ho collaborato con diversi web-magazine, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, occupandomi di politiche energetiche, la politica degli Stati post-sovietici e geopolitica delle religioni.

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