In copertina: Rocco Schiavone nelle sue poco corrette abitudini, fonte Panorama

Nelle ultime settimane sui canali di mamma Rai, precisamente su RAI2, ha fatto la sua comparsa una nuova serie tv. Sì, voglio definirla SERIE TV perché è ben fatta e realizzata quindi non la definirò fiction.

Con la sua comparsa sugli schermi è naturalmente cresciuta dal nulla la solita polemica all’italiana, dove si definiva il vicequestore protagonista della serie troppo estremo, troppo fuori dagli schemi e dalle regole per poter essere trasmesso in prima serata su un canale della televisione nazionale.

Quali sono questi atteggiamenti estremi che tanto hanno destato scalpore nei giornalisti nostrani? Beh, il suo atteggiamento spocchioso, con un linguaggio colorito, sono i meno criticato; il vero peccato originale, in realtà, è il fatto che nella serie si veda con estrema tranquillità e assoluta naturalezza il Vicequestore consumare uno spinnello, sì uno spine, sì quello (citazione impropria a Fabri Fibra), che egli stesso, nella seconda puntata, prendendo spunto da una citazione di Hegel, lo definisce come la sua preghiera del mattino.

La droga, sempre che la cannabis si possa definire tale, si dimostra ancora nel 2016 un argomento tabù per l’utente televisivo di vecchio stampo, soprattutto quello italiano, nonostante negli USA vengano trasmesse serie televisive nella quale la si produce a livelli industriali e la si distribuisce a livello nazionale e internazionale come farebbe una multinazionale qualsiasi. Ovviamente mi riferisco a prodotti come Breaking Bad, Narcos e Weeds, per citare alcune delle serie più conosciute. Forse il fatto che il soggetto a farne uso sia un pubblico ufficiale e non il solito personaggio stereotipato della fiction alla italiana, può scombussolare il fragile buonismo dei telespettatori nazionali.

Altra cosa che ha destato scalpore è l’atteggiamento tenuto da Schiavone nella seconda puntata, nella quale si sta indagando su di un suicidio-omicidio di una giovane ragazza trovata impiccata in casa. Nel corso della puntata vengono trattati due argomenti che hanno contraddistinto, purtroppo, la cronaca recente: uno stupratore seriale torna a piede libero dopo una lunga sfilza di accuse accreditate e la vittima del caso principale della puntata si pensa possa aver subito violenze fisiche dal marito.

Entrambi i temi vengono affrontatati in maniera molto delicata e rispettosa senza eccedere nelle descrizioni o in dettagli che avrebbero potuto portare il tutto a un livello di retorica da 4 soldi.

Leggendo questo uno potrebbe chiedersi “Ma di cosa si sono lamentati gli spettatori?”. Beh, si sono lamentati del modo di operare e di reagire alle due dinamiche da parte del protagonista, il quale senza pensarci due volte torna nella sua Roma per ridare una lezione allo stupratore. Evidentemente, la prima volta non era stato convinto a dovere. 

In ogni caso Schiavone, riesce verso la fine a trovare la prova schiacciante: l’assassino della donna è il marito! Torchiato psicologicamente dal protagonista, ammette di averla picchiata più volte per via della sua mancanza di fede e della sua presunta relazione con la proprietaria della libreria. È nei 5 minuti finali, però, che le nostre certezze crollano. Schiavone, leggendo il diario della vittima posseduto dalla sua amica, collega tutto e capisce che il marito non ha ucciso la moglie inscenando un suicidio, ma questa ha fatto esattamente il contrario, con l’aiuto dell’amica e presunta amante. E Schiavone che fa? Elimina la prova che potrebbe collegare l’amica alla scena del crimine,facendo in modo che il marito, innocente, venga accusato dell’omicidio.

Due atteggiamenti che potrebbero mettere in discussione la morale di molte persone, ma che comunque hanno avuto una eco minore rispetto a quella del consumo di sostanze. Questo serve a farci capire quanto ancora un semplice spinello sia moralmente meno accettato di un violentatore che viene accusato ingiustamente di omicidio.

Author: Kleijdi Andrea Hoxha

Non so cosa scrivere di me stesso, non mi conosco abbastanza. So solo che mi piace la settima arte.

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