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Vrem democraţie, fără amnistie!” Urlano a piena voce migliaia di manifestanti per le strade delle maggiori città rumene. Significa “vogliamo la democrazia, senza amnistia” ed è uno degli slogan che da giorni accompagna le proteste che infiammano il popolo rumeno.

E’ il 31 gennaio quando il governo, guidato dal premier socialdemocratico Sorin Grindeanu, approva un decreto d’urgenza in piena notte che rende l’abuso di potere punibile solo se arreca un danno allo stato superiore a circa 44.000 euro. Il provvedimento prevede, inoltre, che il reato sia investigabile solo a seguito di denuncia, la quale deve essere presentata entro sei mesi dall’accadimento dei fatti.

Il decreto è stato presentato, almeno nelle intenzioni, come misura urgente contro il sovraffollamento delle carceri. Secondo i critici, tuttavia, proteggerebbe proprio il leader del partito al governo e presidente della camera, Liviu Dragnea, condannato a due anni in via definitiva con sospensione della pena per frode elettorale e accusato di una perdita dello stato pari a circa 24.000 euro. A poche ore dall’approvazione del decreto, le piazze delle maggiori città si riempiono di uomini e donne armati di bandiere, cartelli e voci urlanti “Hoții” (ladri). Dopo solo due ore dall’annuncio del Ministro della Giustizia Florin Iordache, ci sono già in Piazza della Vittoria a Bucarest 10.000 persone pronte a urlare la loro rabbia nonostante il freddo e l’orario.

Alle 2.00 circa i manifestanti iniziano a tornare ad abbandonare le piazze, ma sui social network l’appuntamento è già fissato per il giorno successivo e la partecipazione diventa sempre più massiccia, portando in pochi giorni davanti al Palazzo del Governo 200.000 cittadini e 300.000 in totale in tutta la Romania. Un numero così alto non si vedeva dai tempi della rivoluzione che nel dicembre 1989 portò alla caduta del regime comunista di Nicolae Ceaușescu. Il clima è bollente. Il 2 febbraio il Ministro del Commercio Florin Jianu esprime il suo disaccordo con le scelte del governo. Sulla sua pagina Facebook, riferendosi al figlio, scrive: “Tra qualche anno, quando lo guarderò negli occhi non avrò bisogno di dirgli che suo padre era un vigliacco.”

Protesta in Romania immagine da ilPost

E mentre la Commissione Europea esprime forte preoccupazione per la modifica del Codice Penale rumeno, le manifestazioni continuano e il 4 febbraio il premier annuncia la revoca del decreto. Sembrerebbe una storia a lieto fine, ma ormai la miccia è scoppiata e i numeri aumentano. 600.000 persone continuano a protestare nonostante il dietrofront del governo. Nelle loro parole c’è la diffidenza di un popolo che si sente preso in giro. La costituzionalità incerta della nuova ordinanza ha infiammato ulteriormente gli animi dei manifestanti che ora chiedono a gran voce le dimissioni del governo.

Sfilano per le strade giovani e anziani e i loro volti esprimono tutta la rabbia di un paese stanco di essere uno tra gli stati più corrotti d’Europa. Centinaia negli ultimi anni sono infatti i funzionari incriminati di abuso di potere e corruzione e un report dell’IPP (Institute for Public Policy) rileva che il 15% dei parlamentari eletti nel 2012 era sotto indagine o lo è stato in passato.

Sfilano tutte le generazioni in Romania. Ci sono gli adulti che fino a poco tempo fa, disillusi, credevano di non poter cambiare nulla ed ora vedono riaccendersi la speranza. Ci sono ragazzi e ragazze che urlano a temperature sotto lo zero, da giorni, la propria rabbia e che non hanno assolutamente intenzione di fermarsi. E ci sono persino i bambini, con le loro bandierine di plastica tra le mani, a rappresentare il futuro per cui si sta lottando.

Intanto nelle ultime ora il presidente rumeno Khlaus Ioannis ha dichiarato di fronte al Parlamento che “l’abrogazione del decreto e le eventuali dimissioni del ministro della Giustizia non sono sufficienti. La soluzione della crisi si trova all’interno della maggioranza di sinistra” suggerendo implicitamente le dimissioni del governo e la nomina di un nuovo esecutivo sempre affidato al PSD. “Convocare elezioni anticipate sarebbe eccessivo in questo momento” ha aggiunto. Alle parole del presidente molti deputati della maggioranza hanno abbandonato l’aula.
La questione sulle sorti del governo rimane ancora sospesa. Ma ciò che è certo è che, in un tempo in cui la sfiducia nei confronti del cambiamento è alta, il popolo rumeno dimostra che uniti, senza violenza e con grande tenacia, si può fare la differenza. Dimostra che la politica, ossia l’arte di governare, non è solo di chi siede sulle poltrone in un aula del Parlamento, ma è anche e soprattutto dei cittadini, senza la cui partecipazione non può esistere democrazia.

Monia Sammali

Author: Monia Sammali

Diplomata al liceo classico, studentessa di Medicina e Chirurgia a Bari e amante dell’arte in ogni sua forma

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