Le votazioni sul referendum costituzionale si sono concluse. Il Sì ha perso totalizzando il 40% di preferenze. Ironia della sorte, Matteo Renzi ha incontrato lo stesso risultato che lo aveva inizialmente lanciato ed in parte legittimato nelle elezioni europee. Il tifo per lui l’hanno fatto in tanti: da Obama all’Unione Europea, tutti erano espressamente a favore di questa revisione costituzionale anche se secondo Philippe Aghion, professore di economia ad Harvard, proprio l’Europa “avrebbe dovuto (?) fare di più” per aiutare il premier italiano.

Principali pagine estere il 5 dicembre

Principali pagine estere il 5 dicembre

Un referendum non dovrebbe essere qualcosa di cui preoccuparsi. Dopotutto è solamente una procedura democratica e semplice espressione della volontà popolare. Tuttavia, dopo la “sorprendente” vittoria di Donald Trump e il risultato inglese della Brexit, ed ancor prima con la minaccia di Marine Le Pen alle regionali francesi, i media internazionali hanno incominciato a preoccuparsi sempre più dei risultati “improbabili”, categorizzando tutti i voti allo stesso modo. Lo stesso è accaduto con il risultato del referendum italiano.

“Che cosa sta succedendo?”

Alcuni analisti, come qualcuno del Financial Times, hanno previsto uno scenario economico quasi “apocalittico” supponendo anche la plausibilità di un’eventuale Italexit (come ha poi titolato il Daily Mail). Il vuoto di potere lasciato da Renzi potrebbe essere un’opportunità di governo irripetibile per i partiti anti-establishment, come la destra lepenista della Lega Nord e il Movimento 5 Stelle, che hanno intenzione di uscire dall’Euro o peggio ancora dall’Unione Europea. L’altra previsione sarebbe poi quella di rendere l’Italia ancora meno attraente agli investitori internazionali, considerato il già precario equilibrio di alcune delle banche italiane come Monte dei Paschi di Siena, che in questo caso sarebbe la prima a saltare.

La rivista inglese theEconomist suppose, ancor prima del 4 dicembre, che la confusione generata dalla difficile comprensione del quesito referendario, avrebbe spinto gran parte degli italiani a votare non più pensando al testo della riforma Boschi, ma secondo la considerazione che avevano di “Mr Renzi” e del suo corso di riforme del mercato del lavoro, adottate e poi destinate in particolar modo a coloro che poi hanno deciso (in larga misura) di votare “No”: i giovani.

Per i media tedeschi questo è un nuovo “stress test” per l’Ue. Gli orari di chiusura tradizionalmente anticipati

Manifestazione a Roma dopo la vittoria del NO

Manifestazione a Roma dopo la vittoria del NO

dei giornali cartacei tedeschi hanno permesso inizialmente il dibattito sull’esito del referendum nelle edizioni online. “Renzi regala all’Europa il prossimo stress test” è il titolo della Frankfurter Allgemeine Zeitung online, che nota come “il fallimento del tentativo del premier e le sue dimissioni possono dare spinta ai populisti anti-Ue”. “Con il voto non è solo fallita in maniera spettacolare la riforma della Costituzione ma l’intero progetto politico di Renzi”, scrive invece la Zeit online, sottolineando come le annunciate dimissioni del premier siano l’inevitabile conseguenza. Anche se è chiaro che il premier non abbia l’intenzione di mollare.

È forse l’intervento di Silvia Mazzini, assistente professore presso l’Università Humboldt di Berlino, su Al Jazeera, l’unico a sottolineare come gli italiani che abbiano votato per il NO non siano tutti (e neanche totalmente) euroscettici, oltre che vicini agli schieramenti della destra populista. Così come invece hanno strumentalizzato (troppo?) i riflettori esteri.

Author: Roberto Del Latte

Sono un blogger e laureando in lettere moderne a Bari. Sono appassionato di politica estera e collaboro con diverse riviste del settore, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, dove tratto le politiche energetiche, la politica degli stati post-sovietici e la geopolitica delle religioni.

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