Le polemiche sulla liberazione di Silvia Romano confermano definitivamente che le speranze di un’umanità ritrovata in Italia sono una scemenza.

La notizia della sua liberazione ha fatto riemergere qualche spavaldo odiatore in rete. Ma a far venire la bava alla bocca ai sovranisti sono state le immagini dell’atterraggio di Silvia a Roma.

I commenti e gli insulti sono tremendamente uguali tra loro ed è pur vero che le critiche come queste ci sono sempre state e sempre ci saranno, ma questa volta c’è una macchia imperdonabile che la vittima si porta dietro. Quella che fa calare giù la maschera a chi, con le frasi “non sono razzista, ma” e “aiutiamoli a casa loro”, pensa di nascondere un’ideologia secondo la quale la razza superiore (quella dei sovranisti) deve affermarsi su una inferiore, e quando così non è, per loro vuol dire che il mondo sta andando al rovescio.

Riscatto si o riscatto no? Nessuna fonte ufficiale ha confermato il pagamento di un riscatto, ma ai nostri tempi un’ipotesi giornalistica equivale ad una verità. Prima di scoprire se è vero, è legittimo interrogarsi se sia giusto liberare un ostaggio pagando un gruppo terroristico, perché questa gente con quel denaro può uccidere e terrorizzare altre persone. Nel fare questo si finisce purtroppo nel pesare monetariamente una vita umana, o nel paragonare il valore di una vita a quello di altre vite. Una cosa è certa: se Silvia fosse stata nostra figlia, di certo avremmo voluto la sua liberazione, anche pagando.

Ma non può finire qui. Bisogna interrogarsi su come vent’anni di politiche anti-terrorismo abbiano permesso non solo la sopravvivenza di gruppi terroristi islamici, ma anche la loro moltiplicazione e diffusione nell’area del Sahel, prima immune a fenomeni simili.

La Conversione e la frase “sto bene”. Se il pagamento del riscatto può essere perdonato, la conversione all’Islam, per i sovranisti, non è perdonabile. Per giunta, Silvia, ha detto di stare bene e di essere stata trattata altrettanto. Beh, questo è troppo, dicono i sovranisti, e allora: “meglio morta che musulmana”.

Perché? Perché pur di veder confermate le loro idee sull’Islam come religione di mostri tagliagole, questa gente, avrebbe preferito vedere Silvia Romano scendere dall’aereo in lacrime, ferita, magari ancora sanguinante. Invece no, così non è stato, e allora Silvia diventa una “ingrata”.

Il vestito e la mano sulla pancia. Le immagini dicono più di mille parole. Se Silvia Romano avesse detto di essersi convertita ma non avesse indossato un Hijab, non ci sarebbe stata la stessa violenza. In primo luogo perché nell’immaginario sovranista le donne musulmane portano tutte il velo e quindi, se le sue parole “mi sono convertita” potevano anche essere messe in discussione la sua immagine no. Per gli addetti alle polemiche il velo è il marchio definitivo del suo passaggio alla parte oscura. Ma c’è di più: nelle prime immagini dopo l’atterragio Silvia si tocca la pancia, appare ingrassata sotto i vestiti. Ed è qui che si tocca il punto più basso dell’odio sul web: si specula sul fatto che potrebbe essere incinta. Nel linguaggio sovranista però non esiste la parola “potrebbe” e infatti alcuni ne sono certi: è incinta.

Questa fantastica intuizione completa l’orrido quadretto dipinto nella loro testa. Così i coraggiosissimi “hater” di mezza età possono pronunciare la loro sentenza: Silvia Romano è stata in vacanza tutto questo tempo, si è sposata e si è convertita, ora è pure incinta e ha deciso di tornare in italia così suo marito può intascare il riscatto. Non è finita qui, perché presto Silvia chiederà il ricongiungimento familiare e il terrorista di Al Shabab che ha sposato verrà in italia, riceverà il reddito di cittadinanza e vivranno felici e contenti alla faccia dei “veri italiani”.

Author: Samy Dawud

Sono laureato in Economia e Management presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Grande appassionato di Politica Estera e Medioriente, di viaggi e di musica