Domenica Letteraria – A cercare cose nel posto sbagliato

Domenica Letteraria – A cercare cose nel posto sbagliato

Andiamo tutti a cercare cose nel posto sbagliato. Gioia nel dolore, pienezza nella fiera della vanità, quiete nella tempesta. Ci armiamo di ingenui propositi, bendiamo gli occhi con false credenze e finiamo col restare sbigottiti, a tratti persino inorriditi, quando il velo cade e ciò che abbiamo sempre avuto davanti si svela nella sua essenza inospitale.

Butto la carta straccia
dei miei pensieri,
la sigaretta avvampa
in ghirigori profetici
ed eccolo lì
il peccato originale
di Adami ed Eve
prodotti in serie
da un Dio distratto ed annoiato:
credere di scorgere
in vapori di niente
il tutto che sfugge,
che scompare, che mente,
in ogni boccata
di un liquore scadente
bagliori di vita,
parvenze di un sempre.

Domenica Letteraria-Anime destinate alla disfazione

Domenica Letteraria-Anime destinate alla disfazione

A volte gli specchi sono vuoti, perchè non sanno più che dirci, non sanno cosa ridarci, né raccontarci. E noi, fantasmi pallidi, ombre di anime, manchiamo di essenza, svuotati e lacerati, persi, appunto, nella disfazione: nell’infrangerci come la luce che attraversa le gocce d’acqua, ci scomponiamo, fino a ridurci, millesimarci.

Anime destinate
Alla disfazione
Corpi che s’aggirano infecondi
Calpestati come suoli aridi,
Siamo anime lacerate
Perse nel tutto-quel-che-può.
Echeggiamo la moltitudine
E di essa il raro splendore
Ma, soli, posti al centro
Della sala degli specchi
Siamo fantasmi inconsistenti
Indicibili e probabilmente
Inesistenti.

Domenica Letteraria – In un angolo sperduto di un mondo rotondo

Domenica Letteraria – In un angolo sperduto di un mondo rotondo

Quante volte ho pensato di voler avere una seconda occasione, quante volte ho pensato “e se..?”. Ho visto strade infinite dipanarsi, scenari, palcoscenici e possibilità. E voi, cosa sareste disposti a dare in cambio di un rewind? Cambiereste qualcosa oppure terreste tutto intatto, esattamente com’è?
Io mi sono ritrovata a cercare passanti, figure, ricordi, in ogni angolo un angolo sperduto di un mondo rotondo.

E se potessi, mi chiedo,
scegliere di non conoscerti più
se un angelo, o demonio, chissà
mi offrisse invitante il tempo
che abbiamo avuto e mi porgesse
la spugna per detergerlo
(ogni attimo di bellezza e sangue
candeggiato, inesistente)
se potessi darti via
come un libro che non voglio leggere
(ma come le parole, saresti ancora
sottopelle, come eco irrefrenabile)
se potessi dare tutto quel tempo
per averne dell’altro, nuovo di zecca
forse si, io ci venderei
supplicherei quel diavolo per sentire
il tuo sguardo nero avvolgermi come
inchiostro per una seconda prima volta;
forse io ci venderei
per tutto quello che non ho,
ma stai sicuro che persino nel più
lontano angolo sperduto
di un mondo rotondo
io ti troverei.
Se solo, sussurrai,
se solo potessimo essere
di nuovo sconosciuti.

E se potessi- Illustrazione di Carlo Di Stasi

E se potessi- Illustrazione di Carlo Di Stasi

Domenica letteraria-La donna della mia vita

Domenica letteraria-La donna della mia vita

Parole. Ci sono persone che sono fatte solo di parole. E così questa poesia parla della donna della mia vita, fatta di inchiostro, maldestra, pregna di magia come una strega, fuori dal tempo. Non ha davvero un corpo, è solo un’aura che mi gravita attorno, che non se ne andrà mai. E’ una benedizione, una maledizione, è un insieme di parole e il posto in cui mi salvo.

La donna della mia vita
ha i pensieri che si intrecciano
nei fili neri dei capelli.
Lei non cammina, ma danza,
inciampa, arranca.
E’ una solitaria ballerina
sul palco vuoto della vita.
Non prega nessun Dio,
non la salva nulla, se non io.
Ascolta il frusciare delle foglie,
le sfugge sempre il colore delle stelle.
La donna della mia vita
non ha nessuno specchio
perciò tutte le notti va nel bosco
e rimette i tasselli del mondo a posto.
La donna della mia vita
è di una bellezza scura, inaudita,
vive nei crateri della Luna
e per vedermi scende giù, come rugiada.

poesia la donna della mia vita-Illustrazione di Carlo di Stasi

poesia la donna della mia vita-Illustrazione di Carlo di Stasi

La poesia ai tempi del cantautorato: 5 esempi di canzoni dietro cui si nascondono poesie

La poesia ai tempi del cantautorato: 5 esempi di canzoni dietro cui si nascondono poesie

Il lettore più in là con l’età (ma non per forza) ricorda quanto si sia dovuto penare sui versi di qualche celebre poesia del Manzoni, quanta fatica nel ricordare gli endecasillabi del Sabato del villaggio, mentre ai più “sfortunati” potrebbero essere capitati i canti della Divina Commedia da imparare a memoria. Infatti, la poesia nelle scuole italiane, durante gli anni di scuola obbligatoria, non si apprezza mai fino in fondo, la si studia come se fosse un dovere. Sono pochi i docenti a cui va riconosciuto il merito di trasmettere il grande valore di questa forma di letteratura che pian piano diventa obsoleta, e che nel contemporaneo a volte non ha la forza di esprimersi fra il grande pubblico. La letteratura classica poi è caduta nell’oblio, non per una questione di gradimento, ma per il fatto che viene studiata e non letta, vista e non guardata. C’è poi chi ha addirittura proclamato la morte della poesia.

La parola “lirica” richiama la prassi greca di proclamare i versi di questo genere poetico accompagnati da strumenti a corda come appunto la lira. Questo è solo il primo esempio di quanto il mondo della musica e quello della poesia siano in realtà strettamente connessi. L’esempio più recente arriva invece da Stoccolma, per altre ragioni, ma può sempre essere considerato come un aver sancito l’interconnessione tra questi due mondi rendendolo noto ai più. Si parla ovviamente del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan lo scorso anno.

Può capitare inoltre che, inaspettatamente, dietro una melodia canticchiata a caso, può nascondersi un verso o un’intera poesia. Uno fra i tanti che hanno messo poesie in musica è lo stesso Bob Dylan che, per esempio, in A hard rain’s day A-gonna fall si ispira liberamente Lord Randal, ballata tradizionale scozzese del XIII secolo. Molti interpreti la collegano ad una ballata italiana cantata anche da Angelo Branduardi, L’avvelenato. Si tratta di un dialogo tra un uomo e una donna che l’ha ferito. Bob Dylan ne fa una canzone contro la guerra, ai tempi della crisi dei missili a Cuba nel 1962, mentre c’è anche chi legge in questa canzone significati biblici. Pare che Dylan l’avesse prima scritta in forma di poesia decidendo poi di metterla in musica, producendo così con questo rimaneggiamento una canzone che passerà alla storia. (1)

Leonard Cohen, che poeta lo è anche stato, in Take this waltz interpreta meravigliosamente una poesia di Federico García Lorca, ovvero Piccolo valzer viennese, e mette insieme i versi realizzando qualcosa di divino a metà fra un quadro e un romanzo breve, in cui musica e poesia si fondono in quel modo unico di cui solo Cohen può essere artefice. Nella poesia si racconta di una donna che chi narra sta inseguendo,il tutto ricreando un po’ un’ atmosfera da club parigino, pur essendo la vicenda ambientata a Vienna. Non si può che ringraziare Cohen per aver conferito ancor più splendore ad una poesia già bella, che altrimenti sarebbe rimasta in un libro polveroso, magari nelle nostre librerie, magari senza che mai ce ne accorgessimo. Cohen compone un vero e proprio valzer e in un attimo ci si ritrova a immaginarsi volteggiare nella sala di un qualche palazzo imperiale.

Ovviamente in questa carrellata di poesie-canzoni non poteva mancare Fabrizio De Andrè che diverse volte ha musicato versi. Interessante è il retroscena del ritrovamento de’ Le passanti, anche questa ispirata ad una poesia, anche se di un poeta minore. Il testo è di tale Antoine Pol che combatté nella “Grande guerra” come capitano di artiglieria e poi militò nel sindacato degli importatori di carbone francesi. Pol aveva la passione della poesia. Nella primavera del 1943, un ragazzo nella Parigi occupata dai nazisti scovò un suo libro su una bancarella. (2) Il resto è storia nota agli ascoltatori. In realtà questa è la storia del prestito di un prestito, perchè primo a musicarla fu il cantautore francese George Brassens e De Andrè la tradusse e reinterpretò come è noto ai più.

Certo, per i cantautori è molto più facile oltrepassare il guado, prendere un testo e musicarlo, resta però il fatto che far rivivere opere come queste è un atto di estrema importanza dal punto di vista della divulgazione e della diffusione. L’intento è allora quello di mettere a disposizione di tutti un sapere che altrimenti, ancora oggi, rimarrebbe elitario. Tra gli artisti emergenti l’ha capito Ettore Giuradei che mette in musica una poesia di Pasolini, che porta il nome dello stesso poeta, dedicata alla morte di suo fratello Guido, partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Il pianoforte nella canzone addolcisce le parole forti, aspre e deluse del poeta confluendo in un connubio di melodia e versi di grande pregio.

Non poteva farsi scappare un’occasione del genere,il professor Roberto Vecchioni che mette in musica reinterpretandola Saffo,ne’ Il cielo capovolto, e prova a dare un colore con le note alla descrizione dello strazio provato nell’abbandonare la sua amante Anattoria. Resta da menzionare Angelo Branduardi che canta William Butler Yeats, nonché Lorenzo de’ Medici con Il trionfo di Bacco e Arianna, o il poeta russo Sergej Esenin.

Branduardi stesso dichiara allora quanto poesia e musica siano facilmente sovrapponibili e a noi ascoltatori non resta che prenderne atto e assaporare i risultati sublimi che l’incontro di questi due mondi può regalarci. Noi, che spesso “sommersi da immondizie musicali”, con la poesia nelle canzoni inspiriamo una boccata di bellezza salutare.

NOTE

(1) Canzoni contro la Guerra, https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=3

(2) Canzoni contro la Guerra, https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=8132&lang=it

 

Domenica Letteraria-G.

Domenica Letteraria-G.

E mentre durante questa Domenica (ancora letteraria) andiamo alla deriva, incontro all’apatia e all’insensibilità, mentre abbracciamo sempre più i nostri sensi anestetizzati, capita che sporgano, come fiori dal marciapiede, delle persone fuori posto. Come G., che nonostante le botte, le ossa rotte, le tasse da pagare e gli esami da fare, ama ancora con la stessa ingenuità di un ragazzino. Un novello Peter Pan, sembra che il mondo non riesca a spegnere la sua fiducia nell’amore, nemmeno quando fa male (ed è per questo che gli dedico una poesia)

E’ nelle mani il tuo amore
e là dove i tuoi occhi si posano
sboccia
ingenuo, come la brezza
di mezzogiorno sul mare.
Si lasciano incantare, le tue mani,
da afose armonie domenicali,
dai capelli abbandonati
fuori posto,
dal riso più spontaneo
posato lì sul volto.
Sono la tua forza, le tue mani,
capaci di afferrare il mondo
mani che non temono il silenzio,
mani ardite per un cuore ardente
che ama vede ride
come solo quello di chi ancora ha fede
in quel folle arciere
sa.

È nelle mani il tuo amore G. di Carlo di Stasi

È nelle mani il tuo amore G. di Carlo di Stasi

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