La Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’autore è un evento patrocinato dall’UNESCO che si tiene il 23 Aprile ogni anno dal 1996 per promuovere la lettura e la pubblicazione dei libri.

Secondo una recente indagine Istat in Italia ci sono oltre 4 milioni di lettori di libri in meno rispetto al 2010. Dai dati emerge che nel 2016 sono circa 33 milioni le persone con più di 6 anni che non hanno letto nemmeno un libro di carta in un anno, cioè il 57,6% della popolazione, la stessa quota che era stata toccata nel 2000.

Ma in un’occasione come questa, invece di considerare la lettura come un fenomeno del quale valutare in maniera chirurgica deficit e statistiche, occorrerebbe forse misurarsi e far misurare lettori effettivi e potenziali con quella che è la reale intima esperienza della lettura perché leggere non è un processo meccanico che implica un sordo e freddo assoggettamento alla parola di una pagina stampata.

Leggere è “un processo che coinvolge mente e occhi insieme, un processo d’astrazione o meglio un’estrazione di concretezza da operazioni astratte, come il riconoscere segni distintivi, frantumare tutto ciò che vediamo in elementi minimi, ricomporli in segmenti significativi, scoprire intorno a noi regolarità, differenze, ricorrenze, singolarità,sostituzioni, ridondanze”

scrive Italo Calvino in Mondo scritto e Mondo non scritto. E Calvino è uno dei pochi autori che hanno condotto una vera e propria indagine su un atto che viene spesso dato troppo per scontato e lo ha fatto dedicando svariati saggi al tema ma soprattutto consegnandoci un’opera tanto singolare come Se una notte d’inverno un viaggiatore. Un’opera in cui la figura dell’autore e quella del lettore si con/fondono in un gioco in cui si svelano i meccanismi sottesi a quel misterioso incontro che avviene fra le pagine di un testo. Calvino nello spiegare il suo lavoro scrive:

“è un romanzo sul piacere di leggere romanzi; protagonista è il Lettore, che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. […] Ho dovuto scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro […] più che d’identificarmi con l’autore di ognuno dei dieci romanzi, ho cercato d’identificarmi col lettore: rappresentare il piacere della lettura d’un dato genere, più che il testo vero e proprio. […] Ma soprattutto ho cercato di dare evidenza al fatto che ogni libro nasce in presenza d’altri libri, in rapporto e confronto ad altri libri.”

 La lettura per Calvino è infatti un’esperienza soggettiva che lascia tracce diverse su ogni individuo. In Perché leggere i Classici l’autore scrive: “Il «tuo» classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui.” Ognuno di noi è quindi in realtà portatore delle centinaia e migliaia di esistenze raccolte tra le pagine che lo hanno accompagnato e che finiscono in qualche modo per costruirgli intorno un’identità fondata sulla molteplicità. La molteplicità di cui parla Calvino ne Le Lezioni Americane è quella delle coscienze. Quale atto è infatti più democratico della lettura? È una forma di comunicazione pura in cui si accoglie la parola dell’altro praticando un silenzio interiore che raramente conosciamo. Ma è anche un processo di transfert in cui si guarda al mondo indossando uno sguardo estraneo, dando forma a quello che è probabilmente il più puro ed intimo esempio di contatto umano.

Nella sua ancestralità la lettura è in realtà ancora oggi la più forte ed efficace esperienza interattiva che si possa compiere. Nell’abitare gli svariati corpi dei personaggi con cui entra a conoscenza e nel vivere e assaporare i tempi e gli spazi che appartengono loro, il lettore si fa protagonista di un’immensa varietà di esistenze in un puro, breve e provvisorio momento di convergenze temporali. E lo fa mettendo in moto un processo cognitivo che, passando prima per il corpo e poi per la mente, crea una forma di conoscenza altrimenti inafferrabile. Questa conoscenza passa prima di tutto per un’autoconoscenza  perché “la lettura è un rapporto con noi stessi e non solo col libro, col nostro mondo interiore attraverso il mondo che il libro ci apre.”

Con la straordinaria ironia che tanto lo caratterizza, Calvino apre il suo romanzo con un cerimonioso quanto goliardico invito alla lettura che prende lo spazio di un intero capitolo in quello che è un gioco di strizzate d’occhio e complicità che instaura con il lettore.

 “Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!» O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.”

Calvino va poi a costruire un romanzo che è un costante lanciarsi ed aprirsi ad una storia che sembra non assestarsi mai finché il lettore non arriva a comprendere di essere lui stesso il protagonista di un racconto che gli affida la propria trama. E in questo Calvino si rende autore straordinario. Nell’elevare il mistero dell’incontro tra un narratore ed un lettore a tema del romanzo, Calvino spinge il lettore reale a guardare se stesso con la stessa lente indagatrice con la quale descrive minuziosamente i suoi piccoli rituali e a rendersi quindi cosciente di ciò che realmente lui/lei chiede al libro.

Se una notte d’inverno un viaggiatore è quindi un romanzo che celebra la lettura sollevandola dalle ceneri dell’atto scontato per renderla una piena presa di consapevolezza. Nelle parole del narratore, sotto lo strato di compiaciuta ironia, si cela la poesia di chi vuole raccontare il piacere di un’esperienza che non trova quasi mai lo spazio per far parlare di sé, un’esperienza spesso relegata a strumento, a tramite, a filtro. Ma nel descrivere le piccole azioni che la circondano Calvino le restituisce una fetta di visibilità, ponendola sotto i suoi stessi riflettori in modo che possa auto raccontarsi e lasciare intravedere, anche se in minima parte, il suo misterioso richiamo. Quel richiamo che ogni giorno ci spinge ad andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà.”.

Author: Aicha Matrag

Studentessa di Cinema e Televisione a Bologna. Votata alla passione per l’Espressione

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