Seleziona una pagina

 Com’eri a 14 anni?

Io ero un adolescente al ginnasio, alto un metro e cinquanta e a livello atletico potevo vantare molteplici stagioni sul tetto d’Europa, a Pes.

Il primo personaggio femminile di questa rubrica è un’adolescente che per prima ha toccato una vetta dello sport prima neanche considerabile: compiere un 10 perfetto in una routine di ginnastica artistica.

Ma la cosa che davvero ha sconvolto il mondo è che l’abbia fatto a poco più di 14 anni, per 7 volte. SETTE. In 4 differenti specialità.

Signore e signori, oggi parliamo della più grande innovatrice di sempre nel mondo della ginnastica artistica: Nadia Elena Comaneci.

 

(Nadia Comaneci a 14 anni con le medaglie vinte alle Olimpiadi del 1976 a Montrèal, Getty, Neil Leifer)

 

Perfezione e stacanovismo

Avete mai anche solo pensato al concetto di perfezione? Io sono arrivato ad assumere che, nelle arti cosi come nello sport, la perfezione si accosti al concetto di equilibrio. Un equilibrio pieno, colmo. Che riempie e non lascia spazio.

Un cerchio di Giotto, la nona sinfonia di Beethoven, la prospettiva centrale di Kubrick, ma anche il tiro di Jordan nelle Finals del 1998, un lob di Roger Federer e la punizione di Maradona contro la Juventus danno la sensazione di completezza, equilibrio.

Anche solo avvicinarsi ad un concetto cosi simile, per la maggior parte degli abitanti di questo pianeta, non è un’ipotesi considerabile. Immaginatevi cosa può essere la perfezione per una ragazzina di 14 anni nata in piena Transilvania.

Nadia, da quando sa camminare, è in palestra e lavora per il suo sogno. Gareggiare per le olimpiadi. Ma fuori da quella palestra, siamo in Romania. La stessa Romania che negli anni ’70 si può racchiudere in nome e cognome: Nicola Ceausescu. Segretario generale della Romania comunista, detenne formalmente il potere per più di 20 anni, dal 1967 al 1989, l’anno del collasso dell’URSS, che diede inizio alla rivoluzione romena. Nadia vive, come rilascerà in seguito in molte interviste, completamente staccata dal mondo nel corso dei primi anni della sua vita. Pensa solo ad eseguire le routine migliore.

Ha 3 anni quando partecipa alla sua prima gara interna alla palestra. Arriva tredicesima. Si dispera, non per la classifica, ma perchè è la prima volta in cui capisce quanto sia essenziale non sbagliare nei momenti importanti.

Da quel momento lavora sempre un po’ di più, per migliorarsi ogni giorno.

L’allenatore gli dice di compiere 5 routine? Lei ne fa 7.

Ha 10 anni e un’etica del lavoro stacanovista, cose che non ti aspetteresti da una bambina cosi piccola ma anche in questo possiamo rintracciare una risposta sociale: la Romania è una repubblica satellite dell’URSS, dove vige il culto del lavoro, dove chiunque riuscisse a garantire una dedizione totale, eliminando qualsiasi altra attività dalla propria vita, probabilmente veniva premiato dal Segretario del Partito.

Le gare in cui gareggia le vince praticamente tutte, compresa un’American Cup al Madison Square Garden di New York, dove incontra un ginnasta americano che stava festeggiando il suo 18° compleanno, Bart Conner. Ma al varco l’aspetta la competizione più importante di tutte: i giochi olimpici di Montreal 1976.

Il luglio canadese di Nadia è ineccepibile. Una ragazza esile di neanche 15 anni si presenta sulle parallele asimmetriche: è un trionfo. La sua routine è senza errori, per i giudici è stilisticamente perfetta. La cosa più bella è che Omega, che si occupa del tempo e dello score dei giochi olimpici dal 1932 ad oggi, non aveva previsto tale risultato, avendo tarato il tabellone fino a 9.99 come punteggio massimo per l’impossibilità di raggiungere il 10 come punteggio assoluto. I giudici furono “costretti” a darle un perfetto 1.00.

(Foto da Eurosport)

Alla fine dei giochi furono 7 (!) le routine perfette (ogni gara di atletica leggera infatti ha varie “batterie” di qualificazione, come avviene ad esempio per i 100 metri). 4 nelle parallele asimmetriche e 3 sulla trave che le valsero 5 medaglie: 3 d’oro (parallele, trave e generale individuale) una d’argento (generale con la squadra romena) e una di bronzo (corpo libero). La Comaneci, nelle sue interviste, parla sempre di come l’incoscienza derivata dalla sua giovane età l’abbia portata a non rendersi conto delle sue gesta.

Un’adolescente di 1,53m e 39 kg aveva sfondato la porta della storia dello sport con una naturalezza disarmante.

Sebbene siano le parallele asimmetriche le sue routine più spettacolari, è la trave la specialità che glorifica la prestazione dell’atleta.

Cosi Sports Illustrated a proposito delle sue routine:

A Montreal Nadia agita le folle con una spettacolare esplosione di energia in un tempo cosi breve- 23 secondi- ma è la trave che rappresenta al meglio le sue incredibili abilità. Le sue mani parlano molto più del suo corpo. La sua velocità enfatizza il suo equilibrio. Il suo controllo e la sua ampiezza zittiscono la folla.”

Nadia torna come eroina in patria, diventando un’icona del comunismo romeno, verrà premiata addirittura come eroe del lavoro socialista.

Le successive Olimpiadi di Mosca sono un po’ particolari: in piena guerra fredda le Olimpiadi diventano una questione politica tra URSS e USA, con quest’ultima che boicotterà i giochi dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan. I russi “spingono” molto i giudici verso un giudizio di parte, che farà trionfare la russa Yelena Davydova a scapito della Comaneci, relegata alla medaglia d’argento nel concorso individuale.

Nonostante gli onori di casa, nel 1989 scappa via dalla dittatura romena, oltrepassando a piedi il confine rumeno con l’Ungheria per trasferirsi a Los Angeles.

Mentre stava rilasciando un’intervista sulla sua fuga dalla Romania, incontra di nuovo Conner, il ginnasta del Madison Square Garden. Lui gli darà il suo numero, e 4 anni dopo si sposeranno.

Quando a 153 cm di altezza e 39 kg di peso, hai tutti ai tuoi piedi puoi prenderti il lusso di poter essere d’esempio. Ed è quell’esempio che ci ricorda ancora una volta in più di un concetto essenziale dello sport, cosi come della vita: se lavori duro puoi arrivare, anche solo per un momento, a raggiungere quello che gli altri considerano impossibile.

 

Grazie Nadia.

Author: Walter Somma

Vivo e studio comunicazione a Roma. I miei principali interessi sono legati a cinema e musica, senza dimenticare la letteratura.

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!