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Migration Compact: Il Piano Marshall per l’Africa

Era il 5 giugno 1947 e l’allora segretario di Stato statunitense George Marshall annunciò al mondo la decisione degli Stati Uniti di avviare l’elaborazione e l’attuazione di un piano di aiuti economico-finanziari per l’Europa che poi sarebbe stato noto sui libri di scuola come “Piano Marshall”. Uno dei momenti più importanti della politica internazionale perché questo piano consentì all’economia europea di superare un momento di indubbia crisi e favorì una evidente ripresa.

La volta dell’Africa

Ad aprile 2016, Matteo Renzi ha lanciato l’idea di finanziare delle politiche di intervento in Africa attraverso l’emissione di eurobond (titoli di debito pubblico emessi in comune dai 19 stati dell’eurozona). Questa proposta chiamata “Migration Compact” è stata accompagnata da una lettera del Premier italiano al Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker e, anche se non immediatamente, ha suscitato grande interesse in Europa e riacceso il dibattito su una soluzione europea alla gestione dei flussi migratori.

L’attuale situazione

C’è chi chiude temporaneamente le frontiere per evitare il più possibile l’afflusso migratorio lasciando i paesi di primo arrivo (Grecia e Italia) con il cerino in mano dato che per gli accordi di Dublino è previsto che sull’uscio europeo bisogna necessariamente presentare richiesta di asilo e rimanere lì. Inizialmente, i due paesi si sono impegnati ad identificare tutti i profughi nei centri “hotspot”. Poi però gran parte degli arrivi ha preso autonomamente, lecitamente e illecitamente, la via del Nordeuropa (vedi Grecia con la “rotta dei Balcani”). L’Europa è intervenuta introducendo le quote di ricollocazione dei profughi ma questa ricollocazione non è mai decollata.

La proposta, ora, vorrebbe agire sulle cause dei flussi migratori puntando ad azioni che guardino fuori dai confini europei; l’Italia propone quindi uno scambio fra Europa e Paesi africani, prevedendo 5 iniziative per parte:

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Questa operazione costerebbe sicuramente miliardi. Ma anche lasciare le cose come stanno ora sta costando miliardi: la sola Germania ne spenderà circa dieci per l’accoglienza durante quest’anno.

Le reazioni

La risposta del Presidente della Commissione Juncker a Renzi è stata positiva e sono stati ricordati i risultati già ottenuti a La Valletta e con il governo turco. Fermamente si è invece espressa la Germania negando la possibilità di adottare simili strumenti di finanziamento proposti come gli eurobond o i prodotti finanziari condivisi.

Per le associazioni e le ONG, si tratta di un processo molto pericoloso e da fermare assolutamente. Secondo Filippo Miraglia, responsabile Immigrazione dell’Arci, l’Ue ha deciso di imboccare una strada che tenta di scaricare sui Paesi africani la responsabilità della gestione dei flussi, senza considerare la sorte dei migranti e ledendo gravemente i diritti umani. Come se non bastasse per questi accordi si usano i soldi degli aiuti allo sviluppo che riceverà solo chi accetterà di fare da “gendarme”.

Tesi sostenuta anche dal Rappresentante per i diritti dei migranti alle Nazioni unite François Creapeau. Nel Rapporto dell’Ufficio Immigrazione Arci si legge che i soldi della cooperazione vengono dirottati verso politiche securitarie e di criminalizzazione delle migrazioni creando una relazione perversa con i Paesi africani; non soltanto l’Unione europea pur di fermare i flussi stringe da anni rapporti con dittature, considerate le vere cause delle migrazioni. Le prove degli effetti negativi sono in Sudan, paese al centro della strategia europea e italiana, dove solo nel mese di maggio sono stati arrestati e espulsi circa 1.300 profughi eritrei deportati poi verso il loro Paese. In Eritrea partire illegalmente è considerato un reato e adesso non si hanno notizie di quelle 1.300 persone che potrebbero essere finite in carcere. 
Marco Bertotto di Medici Senza Frontiere ha definito questa politica estera “cinica”, sottolineando che di fronte all’emergenza si buttano via anni di riflessioni sulle caratteristiche che dovrebbero avere i programmi di aiuto allo Sviluppo cioè “imparzialità, indipendenza, neutralità”.

Molte critiche ricevette anche il Piano Marshall sia per l’azzardata mossa economica e sia perché si voleva ottenere un vantaggio egemonico sui governi dei paesi in pre-guerra fredda. Spontaneamente ora viene da chiedersi se questa Unione Europea stia puntando sul cavallo vincente.

Author: Roberto Del Latte

Sono un blogger e laureando in lettere moderne a Bari. Sono appassionato di politica estera e collaboro con diverse riviste del settore, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, dove tratto le politiche energetiche, la politica degli stati post-sovietici e la geopolitica delle religioni.

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