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Alla complessa  domanda “Cosa distingue l’uomo dagli animali?” il buon Charles Darwin avrebbe semplicemente risposto: “Le mani”. Già, le nostre semplici mani, strumento principale di cui l’uomo si serve nella sua quotidianità. Secondo le teorie di Darwin, quest’ultimo nel suo percorso evolutivo ha sviluppato una gestualità, un’abilità e una capacità motoria superiore anche a quella dei primati, tanto vicini a noi, che lo ha portato a rivestire quel ruolo predominante di cui esso gode.

Ma prima del noto naturalista, l’importanza di quest’organo tattile era già stata riconosciuta  da Aristotele e Giordano Bruno. Aristotele lo definiva espressione dell’intelligenza dell’uomo. Bruno  riconosceva invece nelle mani uno strumento generatore di lavoro, di cultura e di linguaggio.

Personalmente assocerei questa parte del corpo a un più semplice e limpido sostantivo:  la bellezza. Nulla mi pare così leggiadro, delicato e tanto ipnotico.  Le sottili dita che si protendono alla scoperta del mondo, le minute ossa che si intravedono in ogni movimento, la forza che si accompagna alla leggerezza e alla danza dei nostri giorni.

Il fascino da esse esercitato, aumenta se si pensa al ruolo più profondo che si cela dietro cotanta armonia, alla loro potenza percettiva e comunicativa. Le mani sono un dispositivo di input, ma anche di output. Nel primo caso captano tutte le informazioni provenienti dall’esterno e permettono al nostro cervello di elaborare successivamente. Vanno in avanscoperta.

Immaginate ora il contatto con un tessuto morbido, accarezzate con la mente la corteccia di un albero sul quale cresca del muschio, e provate ad affondare le mani in un sacco pieno di legumi, come piaceva fare alla dolce Amèlie Poulain. Sensazioni di cui possiamo godere solo grazie alle nostre spesso piccole mani. Semplici piaceri quotidiani sui quali non ci soffermiamo abbastanza. In preda al tempo e all’esistenza.

Ma l’ aspetto più evidente è quello comunicativo. Quando la comunicazion avviene attraverso il linguaggio del corpo si suol parlare di canali cinesici.  Quale elemento più espressivo ed indicativo delle mani? Emblema delle gestualità, della trasmissione non verbale. Ma non dobbiamo pensare alla comunicazione come semplice diffusione o spiegazione di un concetto. Intendiamola invece come espressione di moti interiori che manifestiamo inconsciamente e che possono essere letti proprio attraverso il linguaggio nascosto parlato dal nostro corpo.

A tal proposito non posso che collegarmi alla figura di Egon Schiele e ai soggetti di molte sue opere, che indovinate un po’… sono proprio le mani.

mani

Mime Van Osen, Egon Schiele, 1910. Originale qui

I disegni ed acquerelli di Schiele esprimono chiaramente disagi e tormenti interiori, ma anche un erotismo discreto e silenzioso.

Nelle fotografie in cui è immortalato, come nei suoi autoritratti egli mette in evidenza le proprie mani che assumono forme contorte e deformate. Mani lunghe, intrecciate, ossute, spigolose.. Mani parlanti che esprimono con forza, ma allo stesso tempo con delicatezza, la sofferenza e i desideri di un’anima dannata.

Notiamo quindi come qualcosa di apparentemente banale possa invece caricarsi di significati nascosti, di un’importanza che spesso è data per scontata. Qualcosa di così semplice che ha invece avuto la forza di ispirare poeti e artisti, essere spunto di riflessione per grandi personaggi. Mentre noi riflettevamo sulla trama, così inconsapevolmente distratti.

Le mani muovono l’universo suonando la sua melodia.

Author: Serena La Spada

Sono Serena. Serena di nome, ma tumultuosa di fatto. Studentessa di lingue e amante di ogni forma d’arte, in particolare delle arti visive. Definita giovane donna d’altri tempi, inadatta a questo presente.

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