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E’ parte della città metropolitana di Reggio Calabria, un comune italiano di soli 12 488 abitanti. Si tratta di Locri, la cui storia è strettamente legata alle vicende di altri due centri sorti nella zona circostante, Locri Epizefiri città della Magna Grecia e Gerace città medievale costruita nel IX sec.

La Colonizzazione Greca

Tutto cominciò tra il IX sec. a.C., periodo di sola frequentazione, e VIII sec. a.C., periodo di vera e propria colonizzazione. Nel corso di quest’ultimo secolo gruppi organizzati di cittadini provenienti dalla Grecia continentale e dalla Ionia, giunsero in Italia meridionale e in Sicilia. Lo scopo di queste genti era quello di fondare nuove città, le Apoikiai (dal verbo Apoikeo che significa abitare Lontano) e le cause potevano essere di diversa natura: c’era chi per esempio doveva fuggire dalla propria città perchè caduto in inghippi politici e chi invece non godeva degli stessi diritti civili, quindi, insoddisfatto, decideva di crearsi una nuova vita, lontano. In ogni caso queste genti, guidate da un ecista, ossia una sorta di guida per i coloni arrivati nel nuovo territorio, fondarono delle colonie nel Sud Italia (una delle più conosciute è sicuramente quella di Cuma), ed entrarono subito in contatto con le popolazioni indigene dell’Italia meridionale. Furono portatori di tecniche artigianali e artistiche, delle prime forme urbanistiche e del metodo di comunicazione per eccellenza: la scrittura.

La Città sacra

Una delle meglio conservate e ricchissima di santuari è proprio Locri.

Locri venne fondata negli ultimi anni dell’VIII sec. a.C. e i coloni probabilmente erano Locresi provenienti dal golfo di Crisa. Nel VI sec. a.C. divenne tra le più ricche e floride città della Magna Grecia. Ciò è attestato archeologicamente dai ricchi santuari che immediatamente dentro o fuori dalla cinta muraria delimitavano il territorio locrese.

Tutti questi santuari sono accomunati dalla stessa peculiarità, ovvero quella di essere luoghi relativi a culti femminili. Locri a questo proposito rappresenta un caso eccezionale perché questi culti racchiudevano tutti gli aspetti del ciclo di vita della donna: il passaggio dalla nubiltà al matrimonio, culti relativi a donne già sposate e addirittura riti sacrificali.

Pianta del territorio locrese

Pianta del territorio locrese

Sulla collina della Mannella, nella zona più alta, si trovava il Tempio di Atena scoperto e indagato dall’archeologo Paolo Orsi nel 1889. Sull’altro versante, immediatamente fuori le mura, vi era il Santuario dedicato a Persefone, relativo ai culti di tipo pre-matrimoniale. A tal proposito furono qui rinvenuti diversi materiali votivi tra cui i Pinakes (che rimandano ad un periodo di frequentazione tra il VII e il III a.C.), doni offerti alla dea realizzati in argilla policroma. Qui erano ritratte a rilievo diverse scene riguardanti appunto le vicende di questa divinità. Ecco alcuni esempi:

Pinakes con Rapimento di kore

Pinakes con Rapimento di Kore

Qui Ade rapisce Kore (noi la conosciamo come Persefone) trasportandola su una quadriga per portala negli inferi. Si noti Persefone che distende il braccio in segno di aiuto.  La scena del ratto racchiude un forte significato simbolico che sta a rappresentare la conquista della donna da parte dell’uomo.

Pinakes con Persefone regina

Pinakes con Persefone regina

In questo caso la dea è divenuta regina degli inferi. E’ affiancata dal suo re, Ade. Dinnanzi a loro vi è un personaggio che regge un tralcio con grappoli :si tratta di Dioniso, rappresentato barbato alla maniera arcaica e non ancora come giovane uomo.

Relativo invece al culto di donne sposate e dedicato a Demetra, madre di Persefone, è il Thesmophorion.

Ricostruzione del thesmophorion

Ricostruzione del thesmophorion

Situato a sud della città, a ridosso delle mura e vicino l’Acropoli. In questa zona si ergeva un altro importante santuario dedicato ad Afrodite, detto anche Santuario di Marasà, costituito dal suo meraviglioso tempio.

Santuario urbano di Afrodite

Santuario urbano di Afrodite

In ultima analisi è opportuno ricordare il santuario di Centocamere. Un santuario che stranamente non presenta nessun tempio perché doveva essere costituito da unico un portico a forma di U, formato da ambienti adiacenti con ingresso decentrato.

Pianta di Centocamere

Pianta di Centocamere

Tutti gli ambienti dovevano ospitare delle Klinai, ossia delle banchine addossate alle pareti. Ciò denota il fatto che dovevano essere ambienti nei quali si consumavano cibi per i riti. Il cortile interno contiene fosse votive attestando una frequentazione che va dal VIII e il V a.C. in cui furono rinvenute offerte e statuette rappresentanti simposiasti  e/o Afrodite e resti di cibo. Da ciò si deduce che il santuario era dedicato ad Afrodite. Ma a differenza del tempio di Marasà, dove il culto era relativo a donne sposate, questo era dedicato ad un’Afrodite di tipo Orientale e il culto attestato è di tipo erotico. Infatti a Locri è attesta la pratica della prostituzione sacra (utilizzata in Oriente per gli introiti destinati solo al santuario), di origine greca e trasmessa in Magna Grecia (secondo la vicenda narrata nel ciclo Omerico, Aiace proveniente da Locri violenta Cassandra nel tempio macchiando di questo sacrilegio l’intero esercito greco. Locri doveva purificarsi da questa macchia costringendo una serie di donne a prostituirsi).

Author: Giulia Morra

Studio Scienze dei beni culturali presso l’Università degli studi di Bari. Amo le danze popolari e i racconti di J.R. R. Tolkien. Sogno di diventare un’archeologa specializzata in cultura funeraria tardoantica

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