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In copertina: vista panoramica di Lisbona. Fonte Lisbona.info

Ho Bon Iver nelle cuffie. Una stanza senza finestra di appena due metri per un metro: fuori piove. Per la prima volta da quando sono qui oggi piove. Ieri sera, in compagnia di alcuni amici abbiamo camminato tra la pioggia, fra vicoli che si inerpicano su per il centro della città e nessun turista a zonzo, nessun ombrello: solo libertà. Questa non è una città che ami subito, soprattutto se provieni dal Sud dell’Italia. Il fruttivendolo all’angolo della strada, le macchine parcheggiate un po’ a caso, le salite ripidissime. Così, è molto difficile apprezzare fino in fondo un nuovo contesto. A poco a poco però, Lisbona ti entra nel cuore.

Il Portogallo è una terra meravigliosa. E’ come se avessero nel Dna il fatto di essere sempre stati un crocevia di popoli. Lisbona è invece una finestra spazio-temporale nel passato. Qui il tempo si ferma, pur volando. Ogni giorno non sai dove mettere gli occhi per la meraviglia e gli innumerevoli e innumerabili posti da visitare. Puoi passeggiare per ore, scalare faticosamente mille salite, ma non sarà mai abbastanza.

In questo posto ritorni a vivere, puoi amare dieci sconosciuti contemporaneamente, essere allo stesso tempo italiano, inglese, francese, cattolico o musulmano, essere come i mille Io di Pessoa, ma tutte queste personalità, non si scontrano fra loro e non provocano alcun senso di distanza ed inquietudine. Assorbi dalla città quello che essa è: un po’ San Francisco, col ponte sul fiume Tago, un po’ Rio de Janeiro per il Cristo Redentore. Lisbona é un caleidoscopio di posti nel mondo racchiuso in una sola sfera. E non sono i tram, il caffè La Brasileira, non il bachalau, ma l’aria che respiri, la gente che incontri, l’arte che cammina per le strade, i mille locali carini ed economici sparsi qua e là. Tutto è un’alternarsi di bom dia e boa tarde, col sorriso sempre stampato sulle labbra.

A volte la città é decadente ma ciò non le offre una atmosfera trasandata. Fa parte del modo portoghese di affrontare la vita, ed è un continuo ‘let it be’. Non ho ancora trovato una parola per definire questo atteggiamento degli uomini fuori dai bar, in pieno giorno, aspettando semplicemente che la vita passi, senza vivere con troppe ansie. E poi la saudade, che ha che fare con la nostalgia, ma che nella mia visione delle cose è qualcosa di simile alla serenità, ad una perfezione così breve che a volte intristisce.

Così ci si ritrova a percorrere vicoli, a rubare scorci di tetti ammassati gli uni sugli altri. Non servono Canon, o almeno quotidianamente: rubi con gli occhi piccole polaroid di momenti ed attimi, tipo il barbiere fuori dal negozio vecchio stile. E una città ‘old fashioned’ questa. E poi gli anziani coi baffi, gli occhiali e gli abiti in velluto. Non dovrai nemmeno chiudere gli occhi per immaginarli in una comparsa di Sostiene Pereira.

lisbona
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Ed ancora: la gente alle finestre che osserva il corso degli avvenimenti, il rumore del tram che attraversa la mia dimora, il 28 che porta a Martin Moniz e Pessoa seduto in piazza centrale, a ricordare la malinconia d’ottobre cantata da Lucio Dalla assieme alle pene d’amore.

A Lisbona non puoi non avere la mente in festa, perché in giro é sempre Carnevale. Sono venuta qui per respirare un po’, riprendere in mano la mia vita ma anche per perdermi. La città mi sta insegnando che fra i diversi modi di vivere che uno può scegliere forse il metodo portoghese é quello giusto. Una volta nella vita, allora, bisognerebbe prendere la valigia per venire a dare un occhio a questi tetti. Ai miliardi di colori, ad annusare l’odore del pesce per le strade, ascoltando il fado che esce dai ristoranti,  per perdersi nel tempo e nello spazio. E ritrovare sé stessi, in un groviglio di sensazioni disarmanti e meravigliose.

Author: Maria Sabata Di Muro

Studentessa di Giurisprudenza per caso prima, per passione poi. Sognatrice e idealista per professione.

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