In copertina: Immagine dal manoscritto Voynich. Originale qui

Eccoci giunti alla seconda parte della rubrica di approfondimento riguardo ai libri straordinari. Dopo la prima parte dedicata al Codex Seraphinianus (disponibile qui), oggi, invece, scopriremo il progenitore di questo, ovvero il Manoscritto Voynich, da molti definito come il libro più misterioso del mondo.

La storia di questo testo è lunga e complessa, e al tempo stesso affascinante, ma andiamo per gradi.

Corre l’anno 1912 quando Wilfrid Michael Voynich (nato Michal Wojnicz), antiquario e rivoluzionario di origine polacca rifugiato a Londra dopo essere evaso dal carcere di Tunka in Siberia, si reca a Frascati (vicino Roma) presso un collegio dei Gesuiti per l’acquisto e la messa in salvo di trenta volumi che il governo italiano vuole espropriare.

La curiosità dell’antiquario si sofferma su uno di essi; all’interno della partita di libri appena acquistata è presente un libro, senza titolo, alquanto particolare: scritto in una lingua incerta e contenente illustrazioni uniche nel loro genere. Incollata dietro una pagina, una lettera datata 19 agosto 1665, firmata dal medico e astronomo boemo Jan Marek Marci e indirizzata al gesuita ed egittologo tedesco Athanasius Kircher:

«Reverendo ed esimio Padre in Cristo

Questo libro mi è stato lasciato per testamento da un caro amico. Subito ho pensato di destinarlo a voi, Attanasio carissimo amico, essendo persuaso che nessun altro, all’infuori di voi, avrebbe potuto leggerlo.

In passato (27 aprile 1639) vi fu inviata una copia, parziale, di questo manoscritto dall’allora possessore (Baresch) per chiedervene un parere. Egli non vi inviò l’originale perché tentava lui stesso di decifrarlo, ma veloce la morte lo rapì prima che ne venisse a capo. In verità il lavoro fu frustrante, perché queste sfingi obbediscono soltanto a Kircher. Accettatelo dunque, a testimonianza di quanto secondo me voi lo meritate, e scardinate le sue corazze , se esistono, con la vostra consueta felice intuizione.

Il dottor Raphael, precettore in lingua boema di Ferdinando III re di Boemia, mi riferisce che l’imperatore Rodolfo II ha pagato 600 ducati per questo libro. Raphael riteneva che l’autore stesso fosse l’inglese Roger Bacon, su questo punto io non esprimo ancora il mio parere. Invero definite voi quello che noi dobbiamo ritenere. Mi affido totalmente alla vostra benevolenza.

Praga, 19 agosto 1665»

Alla luce della lettera rinvenuta all’interno del manoscritto dallo stesso Voynich, molti sono quelli, nei primi decenni del XIX secolo, a credere che l’autore sia stato proprio il filosofo medievale inglese Ruggero Bacone vissuto durante il XIII secolo.

In realtà sono tante le teorie che riguardano la datazione, l’autore e la stessa veridicità dell’opera; prima di parlarne sarebbe essenziale descrivere la struttura e il contenuto del Manoscritto Voynich.

Le sue dimensioni sono piuttosto ridotte: 16 cm di larghezza x 22 di altezza x 4 di spessore. 102 fogli di pergamena di capretto in cui si trovano le speciali illustrazioni e la indecifrata scrittura. Si pensa che alcuni fogli (14) siano andati perduti.

L’opera, in base alla natura diversa delle immagini, sembra divisa in sezioni, così rinominate:

  • Sezione botanica contenente 113 disegni di piante sconosciute;

  • Sezione astronomica o astrologica contenente 25 diagrammi simili a costellazioni. All’interno di questa sezione si possono riconoscere alcuni segni zodiacali;

  • Sezione biologica contenente immagini di donne nude spesso immerse in strane vasche;

  • Sezione farmacologica contenente strane immagini di fiale, ampolle ed erbe medicinali.

  • L’ultima è una non sezione, probabilmente una sorta di Indice. Presenti solamente delle stelline sul margine sinistro.

È proprio osservando la sezione botanica che qualcuno ha rifiutato l’attribuzione dell’opera al filosofo inglese: un botanico ha riconosciuto un girasole (Helianthus Annuus) nel foglio 33. Il girasole è una pianta nativa americana che ha raggiunto il suolo europeo solo nel 1493, quindi circa due secoli dopo la morte di Ruggero Bacone.

Un’altra teoria è quella del falso d’autore: sarebbero stati l’alchimista e astrologo Edward Kelley e il filosofo John Dee, entrambi inglesi, a realizzare questo manoscritto nel XVI secolo, e a spacciarlo come opera di Bacone per truffare l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo che pagò la bellezza di 600 scudi per averlo nella sua biblioteca. (vedi lettera).

Questa teoria è stata in gran parte confutata grazie alle analisi al Carbonio 14 effettuate dall’Arizona University nel 2011. I ricercatori hanno assicurato che la pergamena del Manoscritto risalirebbe alla prima metà del XV secolo, ovvero tra il 1404 e il 1438. Per alcuni questa ricerca non confuterebbe del tutto la teoria, visto che i falsificatori avrebbero potuto benissimo utilizzare, appunto, dei fogli di pergamena risalenti a quell’epoca.

Oltre chi ha tentato di stabilirne la datazione, c’è chi ha tentato di decifrarne la scrittura. Il primo è stato Athanasius Kircher (vedi lettera) senza perarltro grandi successi. William Newbold, un professore di filosofia medievale presso la Pennsylvania University, va ricordato per essere stato il primo ad affermare di aver trovato la “chiave” decifrare il misterioso testo. In un articolo, pubblicato nel 1921, scrive della presenza di “micro-caratteri” stenografici, situati all’interno dei caratteri principali, che andavano anagrammati per formare delle parole in latino. Epilogo della storia? I micro-caratteri erano solamente delle minuscole crepe!

Tanti altri si sono cimentati nell’avventurosa pratica di decifrazione del Manoscritto Voynich; non è il caso di raccontarli tutti, anche perché sarebbe un sacrilegio compromettere l’alone di mistero che avvolge da sempre questo libro, che vi ricordo essere denominato il più misterioso del mondo.

Attualmente il Manoscritto Voynich è custodito presso la Beinecke Library dell’Università di Yale, negli Stati Uniti.

Author: Nunzio D’Alessandro

“Studio filosofia presso l’Università di Bologna. Mi appassiona ricercare e ascoltare la musica anni ’70/80 dal rock progressivo alla new wave. ”

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