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L’interesse per Leonardo da Vinci non si è ancora esaurito, nemmeno 500 anni dopo la sua morte.

Leonardo da Vinci non era estraneo alla Francia. Trascorse i suoi ultimi tre anni nel paese, morendo a 67 anni in un castello della Valle della Loira esattamente 500 anni fa. La sua Gioconda, appesa al Museo del Louvre dalla Rivoluzione francese, caratterizza Parigi come una città di tesori d’arte.

E così è Parigi – nonostante l’irritazione di molti italiani, in particolare della città nativa di Leonardo, Firenze – che celebra quell’anniversario ospitando la più grande collezione delle sue opere di sempre.

Mandatory Credit: Photo by Thibault Camus/AP/Shutterstock (10452900i) Journalists watch the painting “La Belle Ferronniere” by Leonardo Da Vinci, at the Louvre museum, in Paris, . The Louvre, the home of the “Mona Lisa,” is commemorating the 500th anniversary of Leonardo Da Vinci’s death with a landmark new exhibit Da Vinci, Paris, France – 22 Oct 2019

Dopotutto, il Louvre possiede già cinque dei suoi 15 dipinti che ci rimangono. “Leonardo da Vinci” è il titolo della mostra che dal 24 ottobre resterà aperta al pubblico per quattro mesi. È già un successo straordinario, con gli oltre 410.000 prevendite staccate nei primi 5 giorni. E passeggiando per le stanze scure, si capisce il perché del successo.

Le quasi 120 opere spaziano da schizzi di quaderni a dipinti magistralmente illuminati, come la Madonna Benois e San Giovanni Battista, nonché i grafici a raggi infrarossi. Tutti esposti con l’obiettivo di far cogliere allo spettatore le inarrestabili indagini di Leonardo nelle varie discipline: biologia, architettura, meccanica, luce e trama.

La realizzazione non è stata facile. Il Louvre ha trascorso dieci anni per sollecitare gli altri musei, compresi quelli negli Stati Uniti, per farsi prestare i pezzi delle loro collezioni su Leonardo.

Foto del Museo del Louvre: Xinhua

Così, il celebre disegno dell’uomo vitruviano è arrivato da Venezia pochi giorni prima dell’apertura dopo una difficile battaglia giudiziaria in Italia sul fatto che fosse troppo fragile per sopportare il viaggio fino a Parigi.

Mancano all’appello Salvator Mundi e Monna Lisa!

“Nessun offerta riuscirà a portare a Parigi il dipinto Salvator Mundi”, venduto nel 2017 per 450,3 milioni di dollari, secondo quanto da detto il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. L’opera fa parte di una collezione privata ad Abu Dabi.

La Gioconda non sarà tra le opere esposte all’interno della mostra. L’opera occuperà infatti il suo classico posto al Louvre, dove ogni giorno oltre 30.000 persone passano davanti alla sua teca per scattarsi i selfie.

Il Louvre non voleva che quell’ossessione travolgesse la sua mostra di Leonardo, che richiede un biglietto a parte che include però un’esperienza della Gioconda in realtà aumentata.

“Se fosse presente la Gioconda, non ci sarebbe più una mostra generale su Leonardo” ha detto Louis Frank alla rivista americane TIME, uno dei curatori della mostra. “È l’opera più venerata nel museo.”

La Gioconda, dicono alcuni operai del Louvre, crea una calca massiccia di persone. A maggio, lo staff del museo ha scioperato, perché i 10,2 milioni di visitatori annuali stavano trasformando il Louvre in una “Disneyland culturale”, rendendo insostenibile il loro lavoro. “Il Louvre è soffocante”, ha dichiarato il loro sindacato. Questa mostra di successo di Leonardo farà poco per alleviare questa cosa.

Ma dato che tutti i biglietti dovranno essere prenotati in anticipo, sarà almeno per questo un’esperienza più ordinata, che potenzialmente attirerà i parigini che in genere si tengono alla larga dal Louvre. “Le persone vogliono vedere opere che conoscono, che riconoscono”, dice Frank. E la Francia, dopo tutto, non è di certo impermeabile a Leonardo.

Author: Roberto Del Latte

Da blogger indipendente ho deciso di fondare Cronache dei Figli Cambiati. Sono laureando in lettere moderne a Bari e appassionato di politica estera. Ho collaborato con diversi web-magazine, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, occupandomi di politiche energetiche, la politica degli Stati post-sovietici e geopolitica delle religioni.

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