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Terminate le elezioni regionali del 2017, si ritorna alla solita vita. I cittadini messinesi, precari del loro futuro, sperano in un cambiamento grazie ai nuovi consiglieri al potere ma ancora è presto per parlare di questo. La propaganda di queste elezioni è stata dopotutto simile agli anni passati. Nulla di nuovo che possa attirare l’attenzione del cittadino, come del resto confermato dalla drammatica astensione che fa male soprattutto ai ragazzi e alle ragazze giovani come me. Avevo nove anni quando alle elezioni della mia Regione nel 2001 si recava alle urne oltre il sessanta per cento degli elettori. Ora siamo a poco più del 47, meno della metà. E’ una sconfitta per tutti. Per noi giovani in primis e per me. Ma soprattutto per quella politica che ha dimenticato i cittadini. E i cittadini hanno dimenticato (giustamente?) la politica.

I seggi elettorali restano ormai quasi unicamente frequentati da gente di età compresa tra i 40/50 anni. E’ ciò che ormai dovremmo definire la vecchia classe dirigente, poiché a breve le chiavi della società futura dovrebbero spettare a noi. Molti giovani, si diceva, non rispondono al diritto/dovere al voto (dovere e diritto di ogni cittadino, esprimere la propria preferenza, affermando i propri ideali). I nostri antenati hanno combattuto per secoli, affermando la bellezza e l’importanza del diritto al voto. Ma adesso sembra tutto perso nel nulla (come le stelle immerse nell’universo). Gran parte dei giovani non è interessata alla politica, Il maggior numero dei cittadini si reca a votare solo per aggiungere un altro bollino sulla tessera elettorale.

Storie che accadono in Sicilia. Nella mia Messina. Politici chiedono voti su voti, e consenso dopo consenso promettono lavoro ai giovani sognatori, vogliosi di crescere nella loro terra ed un giorno creare la propria indipendenza per formare famiglia. Ma a volte non resta che scappare, come testimoniato dall’esodo che interessa il meridione. Ce lo ha raccontato del resto un’ultima rilevazione Svimez: 200.000 giovani hanno abbandonato il Meridione. Hanno lasciato sperando un giorno di tornare con un sorriso che sa di prima indipendenza economica.

In tutto ciò, mi chiedo, da anni, i politici di oggi seguono davvero un ideale, o i nobili valori ed ideali di un tempo, in grado di appassionare persino l’italiano medio? Quanti partiti sono presenti in Italia? Milioni. A volte troppo piccoli per esistere. Eppure c’è ancora qualcuno che mi chiede di crederci. Non so se riuscirò a sforzarmi più di tanto. Ma resto determinata, posso farcela. Nonostante la povertà, la disoccupazione. Quella giovanile in primis, che condanna i giovani a degrado ed irrilevanza sociale. Siamo ai margini dell’Europa, ed i dati parlano chiaro. A volte non ho nemmeno il coraggio di leggerli o guardali. Ma davvero possiamo pensare sia solo colpa nostra? Il problema è la nostra classe giovanile? Certamente no, visto che regaliamo intellettuali a Nord. Intellettuali nati nella nostra terra. E basterebbe anche questo. Punto.

Ed intanto tutto sembra essere tornato come prima. A Messina nulla di nuovo, come dopo ogni tornata elettorale. Non è tempo di sorridere e non resta che la speranza per un futuro migliore. Magari senza scappare. Magari restando qui. A dare una mano alla mia meravigliosa e indimenticabile terra. Nonostante la politica. Nonostante tutto.

Silvia Bonifacio 

(Con questo scritto l’autrice comincia la propria collaborazione con ‘Cronache dei Figli Cambiati’)

Author: Redazione Cronache dei figli cambiati

Siamo dei giovani intraprendenti, amanti di tutte le sfumature delle vita e soprattutto appassionati di letteratura e giornalismo.

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