Il centenario della rivoluzione Bolscevica del 1917 sarà estremamente imbarazzante per il presidente della Russia, Vladimir Putin. Da un lato il Cremlino ha restaurato così tanti simboli ed istituzioni sovietiche che difficilmente può ignorare il mito cardine del governo sovietico. Dall’altro lato, Putin prova una forte avversione per le rivoluzioni, in particolare per quelle che abbattono regimi imperiali autoritari. Inoltre, i commenti mondiali circa l’organizzatore della rivoluzione, Vladimir Ilyich Lenin, non ultimo in una recente ondata di biografie, inviteranno a riflessioni sul suo omonimo dei giorni nostri. Nel 2017 aspettatevi un Putin che si esibisce in capriole intellettuali col fine di combinare la guida anti-imperialista di Lenin con la sua personalissima ambizione di restaurare l’ordine imperiale.

Il lascito di Lenin ha avuto i suoi alti e i suoi bassi dalla più tarda era sovietica. Nel 1980 Mikhail Gorbachev e i suoi sostenitori, molti dei quali erano i figli dei vecchi bolscevichi vittime delle purghe di Stalin, hanno portato avanti le loro riforme liberali sotto lo slogan del ritorno ai principi leninisti. (Il loro Lenin aveva poco a che fare con l’uomo che ha promosso la guerra civile e il terrore nel suo paese). Gorbachev, come altri leader sovietici, ha trovato nel fondatore dello stato bolscevico la legittimazione al suo operato. Come Dei, camminerebbero nel mausoleo di Lenin (l’Underworld) e si arrampicherebbero sulla sua cima (un Olimpo). Da qui potrebbero osservare parate militari e marce di mortali che portano i loro ritratti (icone).

Per contrasto, Boris Yeltsin ha presidiato la disintegrazione dell’Unione sovietica e ha respinto il regime comunista per un fatto di principio e politiche. Nonostante la sua popolarità a picco, rigettare pubblicamente l’era comunista gli ha assicurato la ri-elezione.
Ma Putin fa poche distinzioni fra Russia imperiale, sovietica e post-sovietica. “Cos’era l’Unione sovietica?” ha chiesto nel 2011. “E’ essenzialmente la stessa Russia, solo chiamata diversamente”. Seguendo il suo sogno di ricostruire il potere statale e di conservare il controllo su Ucraina e Bielorussia-le principali parti costituenti l’Unione Sovietica- Putin ha ignorato Lenin e riabilitato Stalin. Per lui, la differenza fra i due, era la loro attitudine nei confronti dello stato russo e della sua eredità imperiale.

Nella versione di Putin della storia, mentre Lenin ha condotto una lotta contro la Russia imperiale e ha rigettato la sua fede Ortodossa, Stalin è ritornato all’idea di impero, ha rimesso in moto il nazionalismo russo e ha strizzato l’occhio alla chiesa. Stalin ha consolidato le risorse del paese e ha restaurato il sentimento patriottico, il ché ha portato alla vittoria sovietica nella seconda guerra mondiale, usata come il più grande evento in grado di legittimare lo stato corrente. (Il feroce attacco di Stalin ai contadini russi, al clero e all’intellighenzia è tralasciato da questa narrazione).

Ma il centenario della rivoluzione è un evento troppo grande da coprire. All’inizio del 2016 un insegnante della Russia meridionale, della zona di Astrakhan, ha chiesto a Putin come interpretare la rivoluzione bolscevica per spiegarla al meglio ai suoi studenti: “ La sua posizione a riguardo è molto importante per noi.”

La risposta di Putin: lui un tempo non era solo un membro del partito comunista ma anche un ufficiale del KGB (comitato per la sicurezza dello stato, ndt) : “lo scudo e la spada del partito”. A differenza di molti, ha detto, non ha mai distrutto la sua tessera del partito: “Mi è piaciuta l’idea alla base del comunismo e del socialismo, e mi piace tuttora”. Il suo più grande disaccordo con Lenin verte sull’organizzazione da parte di quest’ultimo della Russia come un’unione di repubbliche etniche con diritto di auto-determinazione. Dando loro il diritto di uscire dall’Unione Sovietica, ha detto Putin, Lenin “ha piantato una bomba atomica” sotto le fondamenta della Russia.

Putin vede sé stesso come un restauratore delle storiche terre della Russia, un nuovo zar. In una cerimonia recente Vladimir Zhirinovsky, un politico veterano con un eccellente intuito sulla direzione in cui il vento sta soffiando, ha recitato l’inno della Russia imperiale, “Dio salvi lo Zar”, a Putin.

Ma il regime di Putin, che ha trasformato la Russia in uno stato centralizzato dalla federazione del 1990, non è più in grado di risolvere le crescenti contraddizioni economiche e politiche del paese di quanto lo fossero gli zar. La Russia oggi è pronta per delle riforme quanto lo era sotto Nicola II nel 1917. Putin spera che facendo sposare il passato Sovietico e quello imperale possa preservare il nucleo dell’impero russo ed evitare il destino della monarchia. E, nel mentre che l’economia ristagna e la megalomania di Putin peggiora, i fantasmi della rivoluzione bolscevica stanno diventando inquieti. Lenin potrebbe permettersi un sorriso.

Fonte: http://www.theworldin.com/article/12595/lenins-revenge?fsrc=scn%2Ffb%2Fwi%2Fbl%2Fed%2F
Traduzione a cura di Silvia Fortunato

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Author: Silvia Fortunato

Silvia, studentessa di lettere moderne a Bologna. Dissemino parole per ritrovare la strada.

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