È necessario essere consapevoli che esistono fondamentalmente due modalità dello sguardo: la prima riguarda gli oggetti, considerati non solamente come cose che si stagliano davanti a noi in sé stesse, ma anche come mezzi per un fine, come strumenti caratterizzati da quella che Heidegger chiamava «fidatezza», ossia la fiducia che riponiamo nel fatto che essi adempiano alla loro funzione.

La seconda modalità è quella che attiene, o dovrebbe attenere, agli esseri umani e agli animali: è d’uopo, in questo caso, tenere in considerazione l’imperativo categorico kantiano, che impone di trattare gli uomini anche come fini, e mai semplicemente come mezzi (è interessante notare, al riguardo, le critiche che Schopenhauer mosse a Kant perché egli, nella stesura del suo imperativo, non prese minimamente in considerazione gli animali).

Ciò deriva dalla consapevolezza delle responsabilità morali che abbiamo verso gli altri in quanto esseri viventi capaci di nutrire sentimenti e di provare dolore. Un’altra differenza tra le due tipologie di sguardo è che, mentre nel primo caso ci troviamo propriamente di fronte ad oggetti, nel secondo caso siamo inseriti in un rapporto tra soggetti, in cui non si può e non si deve ridurre l’altro a cosa materiale, senza prestare attenzione alle sue qualità di soggetto. Mentre nel rapporto con, ad esempio, una sedia non c’è alcuna reciprocità, nella relazione con un’altra persona o con un altro animale noi guardiamo e allo stesso tempo siamo guardati.

Quando si affronta la “questione migranti”, bisogna innanzitutto avere chiari i punti sopra enunciati: si sta parlando di persone che fuggono da guerre, persecuzioni, miseria o povertà (l’ingiusta discriminazione dei cosiddetti “migranti economici”, termine utilizzato assai spesso in un’accezione fortemente negativa e denigrante, meriterebbe un approfondimento a parte). Ebbene, i vertici europei questo l’hanno dimenticato: tale è l’impressione suggerita dalle recenti accuse – provenienti da varie parti, tra cui il direttore di Frontex Fabrice Leggeri e il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro – mosse alle ong che si occupano dei salvataggi in mare. Esse agirebbero da fattori di attrazione per i migranti, intralcerebbero il lavoro delle autorità o lavorerebbero per accrescere il business dell’accoglienza.

È forte il sospetto che queste accuse siano tese a delegittimare le ong stesse e a bloccare i migranti prima della partenza o lasciarli morire prima che i barconi raggiungano un punto in cui la guardia costiera è autorizzata ad intervenire. Quasi come si trattasse del passaggio di uno sgradito testimone che, diciamola tutta, sarebbe meglio non ci arrivasse tra le mani.
Occorre recuperare, perciò, la dimensione della reciprocità dello sguardo cui si accennava prima.

Di fronte alle sempre crescenti ondate di populismo e xenofobia forse l’unico antidoto è questo penetrare e lasciarsi penetrare che caratterizza l’incontro con gli occhi dell’altro. Si può, in questo modo, prendere finalmente piena consapevolezza del fatto che dietro le pupille di ogni singolo individuo si nasconde un mondo completamente diverso dagli altri, un mondo che non ci si può concedere il lusso di ignorare o reificare. Ci si può, inoltre, sganciare dalla narrazione dominante dei media, che nella maggior parte dei casi presenta i migranti come merci stipate su una nave da carico. È significativo, in questo senso, l’atteggiamento dell’Unione Europea stessa, che ferma i viaggiatori prima della partenza con il pretesto di salvare le loro vite, dimostrando però allo stesso tempo di non prendere minimamente in considerazione le esigenze di quelle che sono persone ma vengono maneggiate come oggetti: subappaltiamo i nostri problemi alla Turchia, che in cambio di qualche miliardo di euro custodisce i migranti come in un magazzino, e giriamo poi lo sguardo dall’altra parte per ignorare le condizioni dei “campi di accoglienza” turchi.

È doveroso, a questo punto, fare una precisazione: non si vuole qui sostenere che l’Unione Europea debba farsi carico della totalità dei problemi del resto del mondo, ed è sicuramente drammatica l’assoluta indifferenza o aperta avversione dimostrata dai paesi del Golfo di fronte alla questione dell’accoglienza. Tuttavia, è significativo che si continui a parlare di emergenza se l’Europa deve accogliere poco più di un milione di persone, quando la Giordania e il Libano offrono asilo rispettivamente a 600 mila e ad un milione di rifugiati siriani. Preoccupa, peraltro, leggere gli innumerevoli racconti di Stati che in questi ultimi anni hanno eretto barriere psichiche o fisiche tese ad arginare una supposta e fantomatica invasione: basti pensare alla chiusura della cosiddetta rotta balcanica, alle politiche del governo Orbán in Ungheria o al Regno Unito e alla campagna per la Brexit, condotta in larga parte sui binari di una bieca retorica razzista e xenofoba.

Persino l’Italia, nonostante sia certamente uno dei paesi più impegnati sul fronte accoglienza, dimostra di condividere tale sentimento di paura e ostilità, e il successo riscosso negli ultimi tempi dalla Lega Nord e dal Movimento 5 Stelle sono un segnale del rigetto dell’altro che serpeggia nella società civile. Questo contegno indica, d’altronde, un completo oblio della storia italiana, costruita anche e specialmente attraverso migrazioni e peregrinazioni. Una menzione d’onore merita, infine, la Francia, che con la chiusura della frontiera a Ventimiglia ha fornito un altro esempio di dimenticanza non solo del proprio passato coloniale, ma anche del proprio presente sfacciatamente e allo stesso tempo celatamente neocoloniale (il riferimento è, in questo caso, al franco CFA, moneta utilizzata da 14 paesi africani ma controllata dal ministero delle Finanze francese).

Di fronte ai naufragi che in questi anni hanno affondato nel mare migliaia di vite l’auspicabile silenzio ammutolito cede malvolentieri il passo a polemiche, accuse di complotti e rigurgiti sovranisti. Ciò non riguarda solamente personaggi come Le Pen, Salvini o Trump, ma la maggioranza assoluta dei leader europei e non; sembra che ormai, per timore di una ricaduta sulle urne, nessuno sia disposto a trasmettere un radicale messaggio di ospitalità e fratellanza. Continuiamo a crogiolarci nelle nostre conquiste democratiche e a bearci della nostra bontà, contrapposta alla malvagità di una certa destra, ma ai risultati raggiunti con l’acquis di Schengen (messi in dubbio anche questi, figuriamoci) corrisponde una netta ripulsa a chi non si qualifica come cittadino europeo. Si tratta, peraltro, di un disconoscimento della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, dinanzi al quale è necessario porsi una fondamentale domanda: un essere umano ha dei diritti in quanto essere umano, o solamente in quanto individuo dotato di un passaporto o una carta d’identità, in quanto particula circoscritta da confini nazionali contingenti e storicamente dati? Se, come ritengo, la risposta è la prima, occorre ricostruire dalle fondamenta tutto il discorso intorno ai migranti.

Quanto detto finora non significa che si debba lasciare mano libera agli scafisti, anzi, la battaglia contro di essi dev’essere un obiettivo primario. Tuttavia, questo non deve tradursi nel tentativo di bloccare il flusso della migrazione, tentativo che si è già dimostrato fallimentare tanto quanto la cosiddetta war on drugs: come una lotta senza quartiere alla droga non ha portato e non può portare a un abbattimento dei consumi di sostanze stupefacenti, così non è pensabile impedire ai migranti di partire alla ricerca di condizioni di vita migliori, poiché, per ogni blocco, si aprirà un’altra via d’accesso. E, in mancanza delle garanzie istituzionali, le persone non possono che affidarsi all’illegalità, ai trafficanti e agli aguzzini.

Pertanto, la necessità primaria dev’essere quella di garantire un ponte legale e sicuro tra Europa e Africa/Medio Oriente, perché, al di là di ogni buonismo, sono la dignità degli individui coinvolti e il nostro rispetto per essi ad esigerlo.
In conclusione, due link per rendersi maggiormente conto delle condizioni in cui versa chi intraprende il viaggio verso l’Europa:
http://www.internazionale.it/video/2017/04/26/the-game-lmigranti
http://www.fanpage.it/migranti-le-tariffe-degli-scafisti-2-500-euro-per-il-viaggio-100-euro-per-acqua-e-sardine/

Autore:Adrian Rusu

Author: Redazione Cronache dei figli cambiati

Siamo dei giovani intraprendenti, amanti di tutte le sfumature delle vita e soprattutto appassionati di letteratura e giornalismo.

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