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Link dell’articolo originale qui: http://www.italoamericano.org/story/2016-9-25/sicily-jazz-band

Non molti lo sanno, ma i musicisti di origine italiana hanno lasciato un marchio indelebile nella storia del Jazz.

Jazz, figlio illegittimo del ragtime e del blues, delle ballate americane spirituali e tradizionali, ha anche sangue italiano che gli scorre nelle vene. Concepito nell’aria dolce, accogliente, della New Orleans d’inizio novecento, il jazz ha ereditato il ritmo e il tempo dei suoi antenati di colore e la voce potente, ma anche eterea delle melodie degli ottoni italiani. Non molti lo sanno, tuttavia.

Un po’ di background

Cominciò tutto con un gruppo d’ottoni del sud italia: la maggior parte di coloro che sono stati in un piccolo paese del sud Italia sanno che abbiamo un fetish per le trombe. Il sud, in particolare, è conosciuto per la cura speciale che dedica al mantenimento delle tradizioni musicali. Non dovrebbe destare sorpresa, dunque, sapere che molti musicisti italiani decisero di portare i loro strumenti con sé quando la povertà e l’abbandono li costrinsero ad abbandonare il paese, verso le lussureggianti, e salubri coste americane.

…E fra la fine del 19° e l’inizio del 20° secolo, era la Louisiana “il posto”: Il governo degli Stati Uniti aveva deciso di offrire appezzamenti di terra gratuiti a chi avesse deciso di abbracciare il mestiere di fattore e agricoltore nel Nuovo Mondo. Quindi, molti italiani, uomini e donne, specialmente dal sud della nazione, si imbarcarono su uno di questi “viaggi della vita”, portando con sé le loro abitudini, i ricordi, gli amori e, inoltre, la musica.

Forse a causa dell’affinità, dell’intenso attaccamento alla distante terra natale e, naturalmente, grazie ad un innato senso musicale, gli immigrati italiani e la comunità nera di New Orleans cominciarono a suonare insieme: ed è così che i ritmi carichi del ragtime e del blues, tipici degli afro-americani, e l’uso di percussioni e ottoni, si sono uniti alla musica tradizionale italiana, fondendosi e creando le primissime melodie jazz.

Il primo italiano che ha reso ciò noto ad un pubblico più vasto è stato Renzo Arbore, noto musicista jazz e blues proveniente da Napoli*, con il documentario “Ed è subito Jazz”, in cui ha raccontato come uno dei simboli più tipici della tradizione musicale americana abbia anche radici italiane.


Un calzolaio italiano, suo figlio e il primo disco jazz al mondo

Girolamo La Rocca era un calzolaio nel suo paese nativo, in Sicilia, nella provincia di Trapani. Come molte persone a quel tempo, suonava nella banda locale: il suo strumento era il corno. Quando i tempi si fecero duri e l’opportunità di ottenere terra gratis in Louisiana diventò una realtà, Girolamo mise il suo corno in valigia e si diresse verso le spiagge d’America.
Suo figlio, il giovane James Dominick, suonava il corno con suo padre da bambino. Presto, imparò a suonarlo. In quegli anni gli Stati Uniti erano stati testimoni dell’ascesa di un altro musicista e direttore jazz Italo-Americano, Giorgio Vitale (conosciuto anche come Jack Papa Laine), padre della “Reliance Brass Band” attiva fra la fine del 19° e l’inizio del 20° secolo.Ci si chiede quanto l’esempio di Papa Laine abbia influenzato il giovane Nick La Rocca e la sua musica. E’ certo che la sua stella brillava fino a Chicago, dove lui e la sua “Original Dixieland Jass Band” (diremo di più sul curioso nome della band fra qualche riga) ottennero un contratto. Potreste anche notare che c’è qualcosa di strano nel nome della band di La Rocca: dice “jass”, non “jazz”. Dunque, il jazzista Lino Patruno, che spesso si esibiva con il figlio di Nick La Rocca, sa cosa successe. Dice che il figlio di La Rocca avrebbe chiamato suo padre dicendogli che dovevano cambiare il nome della band dopo che un gruppo di ragazzi a New York aveva strappato la “j” del poster della band, cambiando “jass” in…beh, l’avete capito. Per evitare ulteriori problemi (dopo tutto era l’inizio del 20° secolo e la censura era molto più rigida di adesso) la parola venne cambiata in “jazz” e così restò.

Il gruppo “Original Dixieland Jazz Band” di La Rocca, era famoso? Assolutamente, se dobbiamo credere alla figura più iconica fra tutti i jazzisti, Louis Armostrong, che ci ricorda come la band – “guidata da un italiano”, disse – abbia continuato a suonare jazz per almeno quattro anni, dopo che lui ha cominciato a suonare la tromba nella “Waif’s Home Orchestra” nel 1909.

La Rocca è solo uno fra i molti nomi italiani associati alla storia del jazz: Leon Poppolo è considerato uno dei migliori clarinettisti jazz e Jimmy Durante ha fatto fortuna come jazzista ad Hollywood; Henry Mancini ha messo la sua creatività in moto diventando uno dei più acclamati compositori jazz in America. E non dimentichiamoci dei nomi più usuali come Frank Sinatra, Dean Martin (il cui vero nome era Dino Crocetti) e Tony Bennett (detto anche Tony Benedetto), che hanno inciso la storia della musica americana e la cui impronta jazz è rimasta riconoscibile lungo tutto l’arco della loro carriera.

* Renzo Arbore non è di Napoli ma di Foggia. In vari eventi americani e italiani ha specificato di essere un napoletano d’adozione. Nell’articolo originale l’autrice, Francesca Bezzone, fa fede alle dichiarazioni dell’artista.

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Author: Silvia Fortunato

Silvia, studentessa di lettere moderne a Bologna. Dissemino parole per ritrovare la strada.

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