Giovani sacrificati, impasse di bilancio, debito pubblico esplosivo. L’incapacità del sistema politico di produrre risultati alimenta pericolosamente il pessimismo dei cittadini.

La coalizione tra populisti e sovranisti è crollata questo agosto come il viadotto autostradale di Genova è crollato un anno prima: senza preavviso. Questa tragedia tra le righe lasciava intendere ancora una volta il profondo stato di decadimento del Paese e della sua classe politica.

Uno stato pietoso. Come il contratto di governo che la Lega di Matteo Salvini ha stipulato per governare quattordici mesi con il Movimento 5 Stelle finendo per non ottemperare a nemmeno uno dei problemi reali del nostro Paese.

Peggio ancora, in alcuni casi li ha aggravati distribuendo soldi che non c’erano e che non poteva permettersi in tempo di guerre commerciali. Sia il reddito di cittadinanza che quota 100 hanno preparato le condizioni per un impasse di bilancio così crudele che il prossimo governo deve assolutamente cercare, per cominciare, ben 23,1 miliardi di euro soltanto per evitare l’aumento dell’IVA. C’era da aspettarsi in fondo che le “soluzioni” populiste sono i soliti specchietti per le allodole.

A volte sorge spontaneo chiedersi: ma in questo Paese avranno capito che le soluzioni a breve termine sono un’illusione? E che è importante scegliere bene una classe dirigente saggia che non porti nei periodi più economicamente difficili all’isolamento internazionale?

Certamente, è appurato che abbiamo consolidato da tempo il nostro posto attorno al tavolo delle maggiori potenze industrializzate del G7. Abbiamo ancora aziende di successo, uno standard qualitativo d’insegnamento universitario a livello mondiale, incredibili tesori culturali e turistici, un popolo di ineguagliabile genio creativo. Ma ci siamo mai chiesti se ciò che abbiamo è soltanto l’eredità che ci resta dopo gli splendidi anni dell’epoca passata? E se il Paese è in grado di ricreare gli stessi presupposti di prima?

L’Italia è anche il paese d’Europa che maltratta gran parte dei sui giovani. Quasi il 30% degli italiani della mia generazione, quella tra 20 e 34 anni, secondo Eurostat, non ha né un impiego, né un’istruzione, né una formazione professionale. La mia generazione è fatta da disoccupati, inattivi, indifesi, alla deriva. Non è difficile sentire tra loro il desiderio di fuggire: da casa dei genitori, dal sud, dall’Italia.


Un giovane su sei, il 16.5% della popolazione giovanile né lavora né studiava, sono i cosiddetti Neet . L’Italia ha l’oro su questo triste podio, 28,9%, seguita dalla Grecia che ne ha il 26,8%. Sopra la media europea sono ancora Croazia, Francia, Cipro e Ungheria, mentre i Paesi più virtuosi sono la Svezia con solo l’8% di Neet. Perfino Montenegro e Serbia Paesi extracomunitari superano l’Italia.

Questo malessere italiano si riflette poi: in un tasso di natalità anemico e nella partenza di molti giovani, spesso i più istruiti che scappano in Germania, nel Regno Unito o altrove. Il vero problema dell’Italia, contrariamente a quanto sostengono i populisti, non è l’immigrazione, ma l’emigrazione. Un problema che non si chiude aprendo o chiudendo le frontiere o con un decreto sicurezza.

In un momento in cui le nuvole nere si stanno accumulando sull’economia mondiale, le incertezze italiane rappresentano una minaccia assordante per l’Unione europea. Il debito pubblico, pari a 2,4 trilioni di euro, rappresenta il 132% del PIL del Paese. Se i mercati dovessero perdere la fiducia, l’episodio greco del 2009-2015 potrebbe sembrare a confronto come una cosuccia da niente. Il crollo dell’economia italiana potrebbe far cascare come le tessere di un domino tutto il resto dei Paesi dell’eurozona.

Le opzioni che si sono aperte nell’attuale crisi di governo italiana sono una più brutta dell’altra. Se questa nuova prospettiva di governo, secondo alcuni “il migliore dei governi possibili” con gli attuali seggi, non dovesse prender vita non farebbe altro che prolungare di molti anni questo desolante calvario.

Stando agli ultimi sondaggi nel caso in cui si andasse ad elezioni anticipate, questa offrirebbero un’assist a Salvini e i suoi alleati. L’alternativa giallo-rossa o rosso-gialla preferita dal presidente Sergio Mattarella ancora in trattativa fatica ancora in questa ultime ore nel vedere la luce. Eppure si farà.

Sondaggio politico – Le intenzioni di voto

I 5 stelle, restano il gruppo più numeroso alla Camera nonostante il pessimo risultato delle europee. Sono loro attualmente a fungere da fulcro per formare una maggioranza. Il problema è che rimangono un partito con dei parlamentari che non hanno mai avuto il timore di celare sentimenti complottisti, euroscettici, filo-russi e NO-VAX.

Sta nella loro irrazionale opposizione alla TAV il pretesto su cui Salvini ha pensato di porre fine del governo. E c’è chi addita a questi anche una certa responsabilità nella tragedia di Genova dopo che questi hanno combattuto fortemente contro la costruzione della Gronda, il percorso stradale per evitare il ponte Morandi.

Da quando lo scandalo di corruzione Mani pulite degli anni ’90 ha travolto tutti i partiti politici italiani che si erano consolidati dal dopoguerra, nessuna delle nuove formazioni di governo è riuscita a rimettere il Paese sulla buona strada.

L’instabilità rimane un fatto fondamentale, quasi la normalità agli occhi di chi è nato 20-30 anni fa. Il prossimo governo sarà il 66° in settantacinque anni. L’incapacità del sistema politico di fornire risultati alimenta il pessimismo tra i cittadini. Forse lo stesso “pessimismo cosmico” che percepiva Leopardi.

Per una buona ragione: il reddito reale delle famiglie è rimasto quello di vent’anni fa. La crescita è troppo debole per riportare la speranza tra le nuove generazioni. Quest’anno è prevista solo dello 0,1%, dopo un magro 0,9% nel 2018.

Si sente il disperato bisogno da anni di importanti riforme strutturali. Le stesse che sono state fatte in Germania prima dell’arrivo di Angela Merkel
volute dall’allora cancelliere Gerhard Schroeder a metà del Duemila.

Se mai ci saranno questi passi quale sarà il governo in grado di farli? Fatto sta che questo dramma italiano mette in crisi anche l’Europa.

A quattro anni dall’inizio della questione migratoria, l’UE non è stata ancora in grado di attuare una politica comune a tutti i Paesi in materia di migrazione e asilo.

Si sbagliano gli analisti che guardando alla Lega all’opposizione sono convinti che “il potere logora chi non lo ha”, perché seppur è abbastanza probabile aspettarsi un iniziale ridimensionamento del bacino elettorale nell’arco dei prossimi mesi, Matteo Salvini ritornerà o continuerà, a prosperare proprio sugli stessi temi: immigrazione e altri disagi che colpiscono i ceti più sensibili.

Se un giorno il leader leghista diventaiesse Presidente del Consiglio, l’Europa occidentale e la stessa UE si ritroverebbe di nuovo con leader di destra radicale come fino al dopoguerra. Una sfida storica non solo italiana, ma che deve essere raccolta anche dai nostri stessi vicini.

É probabile che il Regno Unito lascerà a breve l’UE e se i nostri vicini desiderano davvero un’Europa forte, indipendente e prosperosa che non sia solo gigante economico preda di Russia e Cina devono necessariamente lavorare al fianco dell’Italia per renderla più forte e prosperosa.

Author: Roberto Del Latte

Da blogger indipendente ho deciso di fondare Cronache dei Figli Cambiati. Sono laureando in lettere moderne a Bari e appassionato di politica estera. Ho collaborato con diversi web-magazine, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, occupandomi di politiche energetiche, la politica degli Stati post-sovietici e geopolitica delle religioni.

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