Nella giornata della memoria non è così difficile imbattersi in strazianti foto in bianco e nero degli orrori dei campi di concentramento nazisti. L’apertura dei cancelli del campo di Auschwitz, il 27 Gennaio 1945, e la caduta militare delle Germania, permise al mondo di assistere alla malvagità della macchina di annientamento industrializzato delle minoranze ad opera dei nazisti ma anche di immortalare in preziosi fotogrammi le reazioni dei superstiti dei campi di concentramento all’arrivo dei soldati russi o americani.

Le foto storiche ci mostrano un gran numero di bambini e adolescenti, vestiti con sudici abiti a righe, salutare l’arrivo delle truppe di liberazione. Molti di quei bambini oggi hanno superato di molto gli ottanta anni ma non se la passano affatto bene. I sopravvissuti viventi in condizioni di povertà sono circa 500.000 in tutto il mondo. Uno studio del 2016 afferma che dei 189.00 superstiti che vivono in Israele, almeno 45.000 vivono in povertà assoluta.

La Association for Immediate Help for Holocaust Survivors è una ONG che si prende cura di circa 3.000 superstiti dell’olocausto che vivono in Israele in condizioni di povertà: “Queste persone hanno sofferto così tanto all’inizio della loro vita, non dovrebbero vivere queste ulteriori sofferenze alla fine della loro vita”.

L’età media dei superstiti dell’olocausto che vivono in Israele è di 87 anni e, probabilmente, per il 2025 saranno tutti passati a miglior vita senza aver mai visto alcun un sostegno dal governo. Molti dei sopravvissuti non hanno una famiglia, non hanno figli o hanno perso i contatti con gli unici parenti rimasti, una volta migrati in Israele. Per questo motivo, oltre alle limitazioni economiche, i 45.000 sopravvissuti israeliani lamentano solitudine e abbandono sociale.

Raf Sanchez, giornalista del Telegraph, ha raccolto le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti all’olocausto, che oggi vivono in Israele:

“Asia Komisarov è sopravvissuta assieme a sua madre, mentre suo padre fu ucciso dai nazisti in Russia. Asia e sua madre sono immigrate in Israele negli anni novanta, nel pieno dell’ondata migratoria di ebrei russi trasferitisi in Israele. Viveva in un appartamento cadente a Jaffa, ma è stata buttata fuori dal proprietario di casa che voleva aumentarle l’affitto.”

Lo squallore della casa di Isaac, che ha passato l’infanzia nascondendosi dai nazista nello stantinato di un porcile in Ucraina. (Foto di Raf Sanchez)

“Isaac cammina trascinando i piedi tra una valle di giornali marci e buste di immondizia che affollano la sua piccola cucina. Nonostante il freddo di Gennaio, Isaac indossa dei sandali e si incammina verso il bagno, attraversando lo squallore della sua casa. Lo aspetta un bagno, ma senza acqua calda e un piccolo lavandino ammuffito.
Lo squallido appartamento di Isaac si trova a Ramat Gan, vicino Tel Aviv, e non ha un forno, costringendo il 79enne a cibarsi prevalentemente di patatine, verdure crude e zuppe pronte in polvere da riscaldare in un bollitore elettrico. È una situazione triste e dura per un uomo i cui primi ricordi di vita sono il nascondersi dai nazisti nello scantinato di un porcile, ammassato con altri dieci ebrei impauriti, mentre aspettavano di essere salvati o di morire”.


Author: Samy Dawud

Sono laureato in Economia e Management presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Grande appassionato di Politica Estera e Medioriente, di viaggi e di musica

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