Seleziona una pagina

In copertina: Vignetta di Bil Watterson, Calvin and Hobbes, originale qui

Traduzione dell’articolo a cura di Don Cobacho, qui l’originale

Cercando di giovare dei piaceri estivi, magari vicino la spiaggia, si ha l’impressione di vivere un po’ di pace e tranquillità quando, improvvisamente, ci si sente puntare sul collo la lama affilata della società: <<Vieni o ti tagliamo la giugulare, scegli!>>.


E così cessa la quiete: tocca decidere. Bisogna, nuovamente, scegliere tra bene e male: le rogne che ti rincorrono sono il prezzo da pagare per vivere nella società. Sappiate che sono un tipo che non sta lì ad assumere posizioni radicali sulle situazioni, le osserva sempre dal relativismo che offre il calarsi in diversi punti di vista davanti alle varie opzioni quando si presenta un dilemma su cui prendere una decisione. Pur non essendo d’accordo, mi riconosco amante dei vantaggi che ogni cosa offre e di poter esser in grado di afferrarne l’utile.
Ma una soluzione definitiva non c’è.
Si finisce, per forza, per fare una selezione binaria (mettiamola sull’informatica!). Sempre. Coca-Cola o Pepsi; l’acqua no, è per i pesci! In inverno, durante il tempo libero, si resta a casa a giocare con la PlayStation o con la Nintendo64; i libri no, sono per i tipi strani. E, quando si ha la fortuna di avere le ferie si va, naturalmente, o al mare o in montagna. Ambire ad entrambe le scelte significa vivere al di sopra delle proprie possibilità.
È così, sempre uguale, non l’hai chiesto eppure ti ritrovi davanti un cerchio e con una matita in mano affinché tu possa cominciare a disegnare la parte dello yin o dello yang alla quale attingere.
No, non puoi non scegliere. O tifi Real Madrid o FC Barcelona, altro non vale. Il sanguinaccio l’ottieni solo se sei del Real Betis Balompè.

Subiamo eccessivamente la difficoltà della scelta, soprattutto quando ci si addossa più di due opzioni tra cui decidere.

E niente, niente: Charmander o Squirtle, decidi tu. Bulbasaur è stato un semplice chupapiederas*che nulla aveva da offrire, di certo non era decisivo per la vittoria, eppure, nonostante ciò, io prediligevo il “tipo erba” sin da quando ero bambino.

Nella cucina meglio non dilungarsi: la tortilla è con le patate, con o senza cipolla,l’aggiunta di qualsiasi altro ingrediente la fa diventare una frittata sicuramente diversa dalla tortilla (può essere buona o meno ma non si può, e non si deve, chiamare tortilla). Che fare? Un’ipocrita dilemma che ossessiona tutti noi e in ogni aspetto della nostra vita; il sentirsi parte di qualcosa ci obbliga a orientarci verso due uniche opzioni esistenti i in uno stesso insieme(mettiamola sulla matematica!). In alto o in basso, sinistra o destra. Bianco o nero, nessuna sfumatura di grigio. O stai con me o sarai contro te stesso.

Questa falsa dicotomia che si viene delineando e la necessità sociale di appartenenza a un gruppo sono gli ingredienti perfetti per preparare un cocktail dal quale prendono vita le mode. Se oltre a ciò aggiungiamo alla ricetta l’indole malvagia dell’essere umano il risultato risulta essere il pane quotidiano con il quale internet si alimenta: l’odio.
Come già detto prima: O sei con me o contro te stesso. Questo è il punto di partenza che porta ad odiare chiunque non faccia parte del tuo gruppo. Neppure ci danno la possibilità di stringere legami con le persone che ci circondano, c’è solo questa necessità di odiare chi ci sta davanti e la pensa diversamente. Anzi no, non abbiamo solo bisogno di odiarle: l’intento è perseverare affinché tutti si posizionino contro di loro.

E allora ricominciamo.
Cercando di giovare dei piaceri estivi, magari vicino la spiaggia, si ha l’impressione di vivere un po’ di pace e tranquillità quando, improvvisamente, ci si sente puntare sul collo la lama affilata della società: “Vieni o ti tagliamo la giugulare, scegli!”.
Ti si dà la possibilità di scegliere: o sei uno che segue la moda, o sei tra quelli che la odiano (e la moda di odiare la moda?). Di nuovo l’eterno dualismo. Vagabondo, non stai tracciando il tuo percorso, ma esso è solo l’esito dell’alternativa proposta dal bivio che hai dinanzi. Altrimenti guardatevi intorno. Riflettete sui vostri rapporti sociali, sia virtuali che reali: tutti sviluppati e divisi sulla base dell’essere d’accordo o contrari. Il principio aristotelico del terzo escluso (mettiamola sulla filosofia!): o sei nemico di qualcosa o non lo sei, tertium non datur.

Così mi ritrovo, qui, nella situazione di prendere una decisione che non voglio prendere.
Su quale argomento devo assumere una prospettiva? Sulla questione dei rifugiati? Sul colpo di stato turco? L’investitura di Rajoy in Spagna? Il femminismo?
Ma per favore…io mi esprimo solo su Pokèmon GO!

*giocattolo per bambini, composto da un cerchio di cuoio il cui centro è attraversato da una corda, il quale applicato bagnato sulle pietre assume una forza attrattiva come una ventosa.

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Author: Annalaura Garofalo

Studentessa di Lettere moderne a Bari, ho conseguito il diploma socio-psico-pedagogico nel 2013 a Canosa di Puglia. Nutro un intenso interesse per l’arte, il cinema e la letteratura ma, in genere, amo indagare il mondo e le sue dinamiche con curiosità e spirito critico. Sono fortemente attratta dalle culture locali e dalle tradizioni.

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!