Seleziona una pagina

“Datemi Leonard Cohen nell’aldilà

Così che possa sospirare eternamente”

Kurt Cobain-Pennyroyal Tea

Risultati immagini per Leonard Cohen

Leonard Cohen live ad Amburgo, 1970. Foto di Gunter Zint

Ricordo che qualche giorno fa stavo ascoltando il nuovo album di Leonard Cohen. Pioveva, mentre l’alienazione che avevo, seduto in un pullman dell’Atac qui a Roma, si poteva toccare con mano e mi spingeva alla concentrazione.

La voce, sempre roca e profonda, da qualche anno si era fatta ancora più oscura e la title track ‘You want it darker’ mi ha fatto capitolare.

“Hineni Hineni, I’m ready my lord”.

Le ultime parole della canzone, oltre ad esserne il ritornello, sono queste. Hineni è una parola ebraica che significa letteralmente “eccomi, sono qui”. Il fatto di essere ripetuta due volte deriva da formula tratta dalla Bibbia: la prima volta Cohen si riferisce ad una presenza fisica, tangibile. La seconda indica invece un coinvolgimento spirituale e ho subito colto quanto reale fosse la sua condizione e quanto questa canzone rappresentasse un vero e proprio testamento. Averlo capito è stato un pugno nello stomaco. Come David Bowie con Lazarus, Cohen ha voluto fare della propria morte un’opera d’arte. Senza essere tuttavia criptico ma ‘dichiarandolo’ in ogni modo possibile.

Quello che avrei voluto chiedergli, è se alla fine abbia fumato l’ultima sigaretta. Aveva smesso da tantissimo solo per “poter ricominciare a 80 anni”, aveva dichiarato in un’intervista di moltissimi anni fa. In realtà era ironico come suo solito, non pensava di arrivarci.

 

Mi è giunta voce di un uomo

che parla in modo così magnifico

che se solo pronuncia il loro nome

 le donne gli si offrono.

 

Se sto muto di fronte al tuo corpo

mentre il silenzio sboccia come tumori sulle nostre labbra

 è perché odo un uomo salire le scale

e schiarirsi la gola fuori dalla nostra porta

Leonard Cohen – Poem (da The Spice-Box of Earth)

La cosa che secondo me Cohen sapeva rappresentare meglio erano le donne. La mia adorazione muove dalla scrittura elegantissima, attraverso l’utilizzo di una positiva ironia, spingendosi sino ai particolari sessuali. Cohen è stato un fervente ebreo, con  tantissime crisi religiose, senza un reale interesse per le beatificazioni. Di donne ne ha avute tante e  tutte presenti nelle sue canzoni: basti pensare a Marianne Ihler, con cui ha condiviso la sua permanenza in Grecia, e a cui sono dedicate So long, Marianne e Bird on the wire.

Risultati immagini per Leonard Cohen e Marianne Ihlen

Leonard Cohen insieme a Marianne Ihler, Foto di John Max

 

Il marstro ha cominciato ad ipnotizzare da adolescente. Una cameriera (viveva a casa sua, una villetta nel quartiere ebraico di Montreal) cui chiese di spogliarsi. Cohen non è tuttavia andato oltre. È rimasto lì, fermo a guardarla. Il fatto che poi non riuscisse a svegliarla con l’ipnosi e vi sia riuscito soltanto quando la madre suonò il campanello per entrare in casa è un po’ meno epico. Ma va bene così.

Con le canzoni è stato molto meno maldestro: in Chelsea Hotel #2 riprende una relazione sessuale avuta con nientemeno che Janis Joplin, anche se la questione era rimasta avvolta dal mistero fino a poco tempo fa. Ad un giornalista che glielo chiese esplicitamente, rispose: “Lei non mente, ma se lo sapesse, mia madre sarebbe inorridita”.

Qui lo dichiara apertamente al pubblico:

“Notai una giovane donna che si divertiva più di me ad usare l’ascensore. Anche se aveva comandato enormi folle di spettatori, usare quell’ascensore era l’unica cosa che sembrava dovesse fare. Le chiesi: “Sta cercando qualcuno?” E lei: Si, sto cercando Kris Kristofferson.” E io risposi:” Piccola donna, sei fortunata. Sono io Kris Kristofferson!”. Quelli erano tempi generosi e anche se lei sapeva che io ero  poco più basso di Kris Kristofferson, non me lo fece pesare. Una grande generosità prevaleva in quei decenni destinati all’insuccesso. Comunque, ho scritto questa canzone per Janis Joplin al Chelsea Hotel.”

I remember you well in the Chelsea Hotel

You were talking so brave and so sweet

Givin’ me head on the unmade bed

While the limousines wait in the street

Come è possible vedere, Cohen delinea la situazione in modo chiaro: nessun amore tra i soggetti, sebbene sia possibile denotare molto affetto e nostalgia.

“I remember you well in the Chelsea Hotel

You were famous, your heart was a legend

You told me again, you preferred handsome men

But for me you would make an exception”

“Mi hai detto che preferivi gli uomini di bell’aspetto, ma per me avresti fatto un’eccezione”. La sottilissima ironia che qui emerge è alla base del modo con il quale Cohen guardava alle relazioni e a sé stesso. La genialità del rapporto con il gentil sesso è ancora più chiaro in un’altra sua canzone I’m your man, che dà il titolo all’album capolavoro del 1988.

 

“If you want a boxer
I will step into the ring for you
And if you want a doctor
I’ll examine every inch of you
If you want a driver
Climb inside
Or if you want to take me for a ride
You know you can
I’m your man”

 

Sensualissimo come pochi, Cohen sovverte l’immaginario sessuale maschile e si offre senza remore alla compagna: devo lottare per te? Salirò sul ring. Vuoi qualcuno che si prenda cura di te senza dimenticare un centimetro del tuo corpo? Lo farò. Come ha scritto Daniele Cassandro in un interessantissimo articolo per Internazionale, “Cohen si offre come oggetto di piacere, compagno di vita e fuco per la riproduzione”.

Quando a 5:01 dice: “If you want a lover, I’ll do anything that you ask me too” sorridendo sardonico, il pubblico reagisce come se a dirlo fosse stato un aitante trentenne.

La forza della sua poesia è riuscita anche a trovare figure di bellezza nell’Olocausto.

In Dance me to the end of Love, Cohen parla di un’usanza presente nei lager. Come dichiarato da lui stesso in un’intervista nel 1995 alla CBC:

Questa canzone è arrivata da una lettura, da qualcuno che me ne ha parlato o semplicemente dal sapere che vicino ai forni crematori, in alcuni campi, un quartetto d’archi era costretto a suonare mentre quest’orrore andava avanti, queste erano persone il cui destino consisteva in questo orrore aggiuntivo. Perciò, con questa musica, “Dance me to your beauty with a burning violin” sta a significare la bellezza dell’essere al compimento della vita, alla fine dell’esistenza e dell’elemento passionale in quel compimento. Però usiamo lo stesso linguaggio per arrenderci ad una persona amata, perciò non è importante che qualcuno sappia quale sia la genesi della canzone, se il linguaggio viene da una ricerca appassionata, può abbracciare ogni attività passionale.”

Ho imparato molto di più da Leonard Cohen sulla brutalità dell’Olocausto e sui meccanismi della bellezza,  che da qualsiasi lezione di storia sulla Giornata della Memoria o da una lezione di letteratura.

E mi ha commosso nel leggere con quanta difficoltà e consapevolezza Cohen abbia dovuto lasciar andare Marianne, forse il grande amore della sua vita, con una lettera resa pubblica ad agosto.

“Marianne, siamo arrivati in quel punto della vita dove siamo troppo vecchi e i nostri corpi si sgretolano. Penso che ti seguirò molto presto. Sappi che ti sono così vicino che se tendi una mano puoi raggiungere la mia. Ti ho sempre amata per la tua bellezza e per la tua saggezza, ma so che non devo dire nulla di più a tal proposito, perché sai già tutto. Voglio solo augurarti buon viaggio. Goodbye my old friend. Endless love. See you on the road.”

 

That’s no way to say goodbye, Leonard. Da quelli come Te mi aspetto che ci siano mai addii ma solo arrivederci.

Ne Il Gioco Preferito dice:” Vorrei dire tutto ciò che c’è da dire in una sola parola. Odio quanto possa succedere tra l’inizio e la fine di una frase.

Io ne ho spese 1200 e non sento che abbiano catturato un centesimo di quello che eri.
Non ho detto la più importante, quella che dice tutto ciò che c’è da dire.

GRAZIE.

 

 

Author: Walter Somma

Vivo e studio comunicazione a Roma. I miei principali interessi sono legati a cinema e musica, senza dimenticare la letteratura.

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!