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Quando parliamo di qualsiasi forma artistica, ci sono gli artisti. E poi ci sono i pionieri. Inutile dire a quale categoria appartenga Damon Albarn. Everyday robots, il suo disco solista [pubblicato nel 2014, ndr] contiene alcune delle più belle canzoni scritte negli ultimi anni ed è inutile dire cosa siano stati i Blur per chiunque  sia stato inondato dalla “Febbre a 90” del Britpop. Scadere nel confronto con gli Oasis è semplice, entrambe le band si sono alimentate della “rivalità” dal punto di vista delle vendite, ma a noi non serve. Non serve nemmeno a un uomo che un giorno suona per la chiusura delle Olimpiadi ad Hyde Park un mega-concerto coi Blur e il giorno dopo suona con l’ensemble dell’Orchestra dei Musicisti Siriani. Tutto ciò per dire cosa? Traiamo due conclusioni. Il nostro ha una forte coscienza sociale, essendosi schierato contro la guerra in Iraq. Non solo,durante il Live 8 ha denunciato l’inesistenza di performer di colore, solo dopo ciò al cartellone si sono aggiunti Youssou N’Dour e Snoop Dogg.

E musicalmente parlando, davvero bisogna provare a definire un artista così poliedrico?
Damon è anche il cervello musicale dei Gorillaz, a cui il fumettista Jamie Hewlett contribuisce attraverso i disegni e le animazioni dei 4 membri fittizi di questa cartoon band. I Gorillaz si configurano come una cartoon band anche dal vivo, dove vengono accompagnati da un collettivo di musicisti a volte “diretti” da Albarn stesso, che spesso agisce senza mostrarsi, dietro degli specchi.

Senza essere megalomani, non appare ardito affermare che da circa 20 anni Mr. Albarn sta influenzando la musica internazionale in un percorso continuamente fatto di scelte rischiose e in continuo mutamento, che risente fortemente della geografia e delle influenze dei diversi continenti: The Magic Whip, l’ultimo album dei Blur, è caratterizzato dalla claustrofobia e dall’atmosfera della Corea del Nord vista dai suoi occhi, critici verso la società dittatoriale e le conseguenze di quest’ultima. (ascoltate il singolo There are too many of us, per capire di cosa sto parlando.)

La definizione più azzeccata se si parla di Gorillaz è quella di collettivo. Sebbene sia la mente di Albarn a concepire le melodie, il progetto musicale ha una marcia in più per la rete di artisti che negli anni ne ha preso parte, gente come Lou Reed, Bobby Womack e De La Soul. Un esempio?

Dopo Plastic Beach e The Fall (pubblicato nel 2011), le voci su un ritorno del gruppo si sono fatte insistenti alla fine del 2016 nonostante lo stesso Albarn avesse parlato di divergenze creative tra lui ed Hewlett. Qualche giorno fa, senza nessun avviso, attraverso l’account Twitter di Uproxx, un’organizzazione media americana, i Gorillaz sono usciti allo scoperto in tono quasi profetico. Il link della nuova canzone,Hallelujah Money”, recava una didascalia piuttosto schierata: “Questo è un lampo di verità in una notte nera. Ora levatevi dalle scatole! La nuova roba non si scrive da sola”. La didascalia quindi non lascia dubbi, i Gorillaz sono in studio a comporre per il nuovo album, ma intanto hanno voluto palesarsi non a caso con una canzone fortemente politica, che vede la partecipazione del raffinato Benjamin Clementine.

Il solco è stato tracciato nello stesso giorno anche dagli Arcade Fire, il cui nuovo singolo “I give you power” è una riflessione sul totalitarismo e sugli effetti che esso ha sull’uso del potere. Entrambe le riflessioni non arrivano a caso il giorno stesso dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca. Albarn invece utilizza il potere delle immagini citando il progetto del neo-presidente.

Here is our tree 
That primitively grows 
And when you go to bed 
Scarecrows from the far east 
Come to eat 
Its tender fruits 
And I thought the best way to perfect our tree 
Is by building walls 

“Ed ho pensato che il miglior modo per perfezionare il nostro albero è quello di costruire muri.”

Il bridge della canzone arriva a metà tra la speranza e la responsabilità:

When the morning comes 
We are still human 
How will we know? 
How will we dream? 
How will we love? 
How will we know?

E allora Hallelujah Money!

Alleluia al potere del denaro, alleluia. L’ironia del titolo che ricorre nella canzone è devastante, una rappresentazione dell’iconografia del Trump uomo e presidente, nient’altro che una maschera imprenditoriale.

L’unica nota positiva di tutto ciò è quel “la roba nuova non si scrive da sola”, i Gorillaz stanno tornando.

Alleluia, alleluia.

Author: Walter Somma

Vivo e studio comunicazione a Roma. I miei principali interessi sono legati a cinema e musica, senza dimenticare la letteratura.

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