Una guerra hi-tech è la prospettiva migliore da seguire? Huawei ha fatto un’offerta di pace così conveniente da non essere respinta del tutto.

L’America ha scatenato una raffica di azioni contro Huawei, il colosso cinese delle telecomunicazioni, perché ritiene che sia una spia del governo cinese e una minaccia per gli interessi occidentali, proprio a causa del suo ruolo dominante nelle tecnologie 5G. Da maggio alle aziende americane è stato proibito di fornire Huawei.

Il Dipartimento di Giustizia a stelle e strisce vuole che il Canada estradi un alto dirigente accusato di violazione delle sanzioni. I diplomatici dello Zio Sam hanno esortato i loro Paesi alleati a smettere di usare le tecnologie marcate Huawei. L’America mira a paralizzare questo business che considera una minaccia per sè.

Come riportato questa settimana da Shenzhen, dove ha sede Huawei, il piano americano non ha funzionato (se si guarda alla sezione Affari). È vero però che Huawei sta soffrendo. Le banche occidentali sono diffidenti. I fornitori della Silicon Valley e i proprietari dei set di dati li evitano.

E il 19 settembre Huawei, che oltre a costruire reti è il secondo produttore di smartphone al mondo, affronta l’umiliante lancio di un nuovo smartphone privo delle App americane popolari come Google Maps e WhatsApp.

Eppure l’azienda cinese non è in ginocchio. Non sono stati annullati molti contratti per il 5G cinese. Va bene in casa e in Paesi che non sono vicini agli alleati americani. La crescita dei suoi ricavi si sta stabilizzando, dopo il calo dopo maggio, e prevede di rimanere redditizia.

Huawei ha $36 miliardi di dollari in cassa, inoltre, afferma che ha fonti alternative per la fornitura dei componenti e potrebbe presto lanciare un degno concorrente per Android, il sistema operativo per smartphone di Google. Invece della morte di Huawei, con un’industria cinese sempre più autosufficiente attiva ovunque tranne che in America, il mondo dell’hi-tec deve affrontare le sue tante divisioni.

L’aggiornamento al 5G dell’America e i suoi alleati potrebbe arrivare in ritardo perché le aziende cinesi offrono tecnologia all’avanguardia ad un costo minore. Inoltre, la sostituzione di dispositivi Huawei esistenti sarebbe costosa. La concorrenza ne risentirebbe, specie se Huawei sviluppasse dei rivali di Android, indebolirebbe le aziende tecnologiche occidentali. È giusto quindi diffidare di Huawei.

Nessuna impresa cinese può semplicemente sfidare i sovrani autocratici della Repubblica Popolare Cinese, specialmente in materia di sicurezza nazionale. La domanda è se esiste un meccanismo per mitigare i rischi e creare fiducia laddove ce ne sia poca. Gran Bretagna e Germania hanno istituito organismi di monitoraggio per esaminare i prodotti Huawei, ma ciò non ha affatto impressionato i funzionari americani.

La proposta di Huawei

Ora Ren Zhengfei, il capo di Huawei, ha proposto un’alternativa: clonare il suo “stack” (mucchio) di tecnologia 5g (brevetti, codici, progetti e know-how di produzione) e venderlo a una società occidentale così sarebbe libera di usarlo fuori dalla Cina e sviluppare la tecnologia come meglio crede. Gli acquirenti potrebbero includere Samsung o Ericsson.

I portafogli della proprietà intellettuale delle telecomunicazioni sono già stati venduti. Microsoft ha acquistato parti di Nokia nel 2014. In questo caso, l’acquirente non dovrebbe affrontare alcuna concorrenza da parte di Huawei in America, dove la società cinese non opera (anche se lì avrebbe bisogno di gestire frequenze di spettro diverse).

In altri Paesi, avremmo avuto un concorrenza testa a testa, nonostante questi nuovi competitors avrebbero impiegato anni per accelerare la produzione. La vendita della tecnologia Huawei non garantirebbe però la sicurezza da spie o sabotatori cinesi. Questi “spettri”, cioè le possibilità che vengano hackerate le reti gestite da aziende occidentali, rimarrebbero perfettamente in piedi.

Ma l’Occidente otterrebbe un accesso sicuro alle tecnologie 5G all’avanguardia, evitando ritardi d’installazione. La concorrenza sarebbe rafforzata da un nuovo contendente occidentale o da uno più forte esistente. Il mondo potrebbe purtroppo avere ancora due ecosistemi tecnologici, ma il piano potrebbe comunque aiutare a disinnescare una guerra fredda tecnologica.

Le due superpotenze sono su una strada pericolosa. Se sceglieranno l’escalation, l’America ha una sola scelta: cercare di mettere fuori mercato Huawei e fuori dalla Cina innescando un conflitto con i guantoni da boxe. In circostanze normali, il suggerimento di Ren sarebbe stravagante. In tempi come questi merita di essere ascoltato.


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Articolo di Redazione da The Economist dalla numero della rivista September 14th 2019]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Author: Roberto Del Latte

Da blogger indipendente ho deciso di fondare Cronache dei Figli Cambiati. Sono laureando in lettere moderne a Bari e appassionato di politica estera. Ho collaborato con diversi web-magazine, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, occupandomi di politiche energetiche, la politica degli Stati post-sovietici e geopolitica delle religioni.

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