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“Nel 1989, il mondo ha scelto la pace; oggi dobbiamo tornare ad avere quella stessa prospettiva.

Il muro di Berlino, che per decenni aveva diviso non solo una città ma anche una nazione e l’Europa stessa, cadde nel novembre 1989 e la storia accelerò la sua marcia.

Quei momenti mettono alla prova la responsabilità e la saggezza degli statisti. I cambiamenti attesi da tempo nei paesi dell’Europa centrale e orientale avevano ricevuto un forte impulso dal processo democratico già in atto nell’Unione Sovietica. Le richieste della gente stavano diventando sempre più urgenti e radicali.

Nell’autunno del 1989 la situazione nella Germania dell’Est, la D.D.R., si fece esplosiva. Grandi gruppi di persone stavano lasciando il paese; la gente fuggiva in massa attraversando Ungheria e Cecoslovacchia, che nel frattempo avevano aperto i loro confini occidentali. Nelle principali città, i cittadini scesi in piazza, manifestarono pacificamente, ma la violenza con conseguenze al di fuori del controllo di chiunque non poteva essere esclusa.

Nell’ottobre 1989, partecipai ai festeggiamenti di Berlino Est, in occasione del 40° anniversario della D.D.R. Mentre ero in piedi sul podio, e salutavo le file dei partecipanti alla sfilata, sentii quasi fisicamente lo scontento della gente. Sapevamo che erano stati accuratamente scelti, il che rendeva il loro comportamento ancora più sorprendente.

Cantavano: Perestrojka! Gorbachev, aiutaci! Gli eventi successivi confermarono il rapido sgretolamento del regime della D.D.R. Le proteste e le richieste politiche – dalla libertà di emigrare alla libertà d’espressione e dallo scioglimento degli organi di governo alla riunificazione della Germania – stavano crescendo. La caduta del muro di Berlino non è stata quindi una sorpresa per noi.

Quel che accadde il 9 novembre 1989 fu il risultato di circostanze specifiche e dell’evoluzione dell’umore popolare. In quelle condizioni, il primo passo della leadership sovietica fu quello di rimpatriare la forza militare delle truppe sovietiche di stanza nella D.D.R. Allo stesso tempo, abbiamo fatto del nostro meglio per assicurarci che il processo procedesse lungo linee pacifiche, senza violare gli interessi vitali del nostro paese o minare la pace in Europa.

Ciò era estremamente importante, perché dopo la caduta del muro gli sviluppi nella D.D.R. si fecero turbolenti. La riunificazione della Germania era ormai all’ordine del giorno e questo processo era destinato a preoccupare anche i cittadini sovietici, molti dei quali si allarmarono.

La loro preoccupazione fu comprensibile, sia storicamente che psicologicamente. Dobbiamo fare i conti con la memoria della gente sulla guerra, sui suoi orrori e sulle sue vittime. Naturalmente i tedeschi erano cambiati; avevano imparato le lezioni del reich di Hitler e della seconda guerra mondiale. Ma ci sono cose che non possono essere cancellate dalla storia.

Dissi al cancelliere Kohl: “è importante che i tedeschi, nel gestire l’unificazione, rispettino i sentimenti degli altri popoli e i loro stessi interessi”. Non eravamo gli unici ad essere preoccupati. Gli alleati NATO della Repubblica Federale Tedesca (F.R.G.) – Francia, Gran Bretagna, Italia – non volevano una rapida riunificazione. L’ho capito dai miei colloqui con i loro leader.

In tutti quei paesi che erano stati aggrediti [dalla Germania], c’era il timore che l’unificazione della F.R.G. e D.D.R. avrebbe accresciuto molto il potere della Germania. Avevano serie ragioni non dette, storiche e politiche per tali paure. Credo che i paesi europei membri della NATO non sarebbero stati contrari a sfruttare Gorbachev per frenare l’unificazione.

Oggi, leggendo alcuni commenti e reminiscenze di quel tempo, si potrebbe avere l’impressione che il processo di riunificazione sia stato un gioco da ragazzi, che tutto sia sceso come la manna dal cielo, o che tutto sia avvenuto sulla scia di una buona opportunità o addirittura con l’ingenuità di alcune parti . Ma non fu così.

I due più quattro negoziati che coinvolsero le due Germanie, l’Unione Sovietica, gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna non potevano procedere facilmente. Ci furono discussioni controverse e scontri di opinioni, e talvolta sembrava che un solo malinteso avrebbe fatto saltare i negoziati. Ma si conclusero con successo, perché tutte le parti di questo complesso processo diplomatico mostrarono lungimiranza, nonché coraggio e un senso di alta responsabilità.

Tuttavia, quando mi chiedono chi considero l’eroe principale di quel periodo di drammaticità e tumulto, rispondo sempre: il popolo. Non sto negando il ruolo dei politici. Erano molto importanti. Ma erano le persone – i due popoli – che contavano di più. I tedeschi, che manifestavano il loro desiderio di unificazione nazionale e con un processo pacifico.

E naturalmente i russi, che capivano le aspirazioni dei tedeschi, credevano che la Germania fosse davvero cambiata e sostenevano la volontà del popolo tedesco. Russi e tedeschi possono essere orgogliosi del fatto che dopo il tragico spargimento di sangue della guerra si siano capiti.

Se non lo fossero, il governo sovietico non sarebbe stato in grado di agire come ha fatto. Abbiamo tirato una linea conclusiva alla guerra fredda. Il nostro obiettivo era una nuova Europa: un’Europa senza linee di demarcazione. I leader che sono venuti dopo non sono riusciti a perseguire questo obiettivo.

In Europa non sono state create delle moderne architetture per la sicurezza e nemmeno un’istituzione forte per prevenire e risolvere i conflitti. Oggi nascono da qui i dolorosi problemi e conflitti che affliggono il nostro continente. Esorto i leader mondiali ad affrontare questi problemi e a riprendere il dialogo per il bene del futuro.

Gorbaciov, vincitore del premio Nobel per la pace, era l’unico presidente dell’Unione Sovietica


[Traduzione e sintesi di Roberto Del Latte. Questo articolo è apparso sulla rivista Time]

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cronache dei Figli Cambiati

Author: Roberto Del Latte

Da blogger indipendente ho deciso di fondare Cronache dei Figli Cambiati. Sono laureando in lettere moderne a Bari e appassionato di politica estera. Ho collaborato con diversi web-magazine, tra cui theZeppelin e il Caffè Geopolitico, occupandomi di politiche energetiche, la politica degli Stati post-sovietici e geopolitica delle religioni.

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