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L’NBA è probabilmente l’idea meglio riuscita dello sport americano.

Quasi nessuna lega riesce a riunire a sé tutti i migliori giocatori del pianeta, e contornare il tutto con uno spettacolo televisivo fuori dal comune. Non a caso è uno dei prodotti televisivi più appetibili di sempre.

Ma chi recita la parte principale in questo palcoscenico luccicante sono i giocatori: omoni di oltre 2 metri che, oltre ad avere uno strapotere fisico ed atletico, sono dei personaggi totali, fuori dal comune.

L’Underdog di oggi viene da quel mondo li. Ed in quel mondo non c’è finito per caso, ma ha sudato ogni singolo minuto della sua vita per arrivarci.

Gilbert nasce in Florida, ma grazie a papà Gilbert Sr, che si era messo in testa di fare l’attore ad Hollywood, si trasferisce a LA. Qui Gibby cresce, e trova nella pallacanestro il modo per sfogare il suo carattere troppo “irrequieto”. A 16 anni si presenta alla porta di UCLA, che risponde con un poco gentile “no grazie”. È quindi all’università dell’Arizona (la stessa di Steve Kerr e del magnifico Andre Iguodala) dove si forma cestisticamente. Si dichiara eleggibile per il Draft del 2001. Ha soli 19 anni, ma si sente pronto per fare il grande salto.

È un Draft strano quello del 2001, e Gilbert sbuffa quando, al primo giro di chiamate, il suo nome non è ancora stato chiamato. Alla fine sono i Golden State Warriors (che nel 2001 non erano il carro armato di oggi) a selezionarlo, come 31° scelta. In quegli anni nella Baia di Oakland non tira una bell’aria, e i GSW finiscono ultimi nella loro conference.

La cosa più brutta di tutte è che nessuno reputa Gilbert importante: il suo coach ad Arizona dice che è insensato candidarsi per l’NBA, che non avrà speranza e giocherà 0 minuti nella lega.

Gilbert Arenas con la maglia 0 dei Washington Wizard, che l’ha fatto passare alla storia come “Agent Zero”

Non si può dire che il coach non abbia avuto ragione. Arenas passa le prime 40 (QUARANTA) partite della regular season senza entrare in campo, praticamente aveva più chances uno spettatore in prima fila di entrare sul parquet. Sembrava che nessuno si fosse accorto del suo talento. Da li prese la decisione di giocare con la canotta numero zero, per esorcizzare quel nefasto destino. Li si allena, si allena duro, e finalmente riesce ad esordire. Esordisce con la maglia Warriors, e al secondo anno di NBA, a 21 anni, viene eletto come il Giocatore più Migliorato della lega. Alla fine del secondo anno, si dichiara free agent, che significa sostanzialmente svincolarsi, e passa ai Washington Wizards, che proprio l’anno prima erano rimasti orfani di un certo Michael Jordan, che diciamo non ha reso le cose facili per l’Agent Zero.

Gli anni passano, e Gibby cresce, cresce davvero. Diventa una point guard di livello, che ogni tanto si prende la briga di fare triple insensate.

Quella volta che, in un match di beneficenza, ingaggiò una gara di triple da centrocampo con un altro tipo niente male, Tracy McGrady aka T-MAC

Cresce fino ad essere votato dai fan per entrare a far parte dell’East team dell’All Star Game 2007. Una cosa impensabile solo qualche anno prima. Probabilmente dovuta al fatto che il 17 dicembre, qualche mese prima, ne aveva messi SESSANTA ai “suoi” Lakers.

È ormai padrone dello spogliatoio a Washington, e riesce a divertire sé e la squadra come solo uno come lui sa fare. La gamma degli scherzi è enorme: si va dagli escrementi depositati nelle scarpe dei compagni, alla simulazione di furto delle auto parcheggiate al campo d’allenamento, durante le trasferte.

Gilbert però è troppo discontinuo, ed è forse questo che, pur diventando una star della Lega, non riuscirà mai a portare a casa un anello.

Federico Buffa, la luce nel buio del giornalismo sportivo italiano, lo definisce un giocatore “terminale”. Gustatevi il video.

 

Dopo un infortunio al ginocchio nell’aprile del 2007, Arenas non sarà più lo stesso.

Tra incidenti di percorso, come una squalifica per storie tese in spogliatoio a seguito di grossi debiti di gioco, e la naturale propensione a mettersi nei guai, finirà la sua carriera in Cina, con gli Shanghai Sharks.

Qualche settimana fa, per dirla tutta, ha iniziato a condurre uno show con Mia Khalifa, il che lo rende un giocatore ancora più totale di quanto non lo sia già.

Immagino sia andata più o meno così: “Ehi Gibby, cerchiamo uno che conduca un programma di sport su YouTube con un ex pornostar, ci stai?E lui:“Dove devo firmare?

Gilbert avrebbe potuto rimanere lì in panchina, ad amareggiarsi di quanto le sue scelte fossero state sbagliate, ma si è rialzato.

Non era più solo basket, era dimostrare che tutti, alla fine del gioco, si sarebbero sbagliati sul suo conto.

Bisogna inseguire i propri sogni, anche quando tutti continuano a dirci che non siamo adatti per farcela.

Grazie Gilbert.

Vincenzo Matarrese

P.S. Se avete voglia seguitelo su Instagram (@no.chill.gil). Merita solo per le stories sui calzini incredibili che indossa.

Author: Walter Somma

Vivo e studio comunicazione a Roma. I miei principali interessi sono legati a cinema e musica, senza dimenticare la letteratura.

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